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Per un nuovo movimento contro il neoliberismo. Per l'alternativa libertaria

category italia / svizzera | movimento anarchico | editoriale author Wednesday October 04, 2006 19:33author by Federazione dei Comunisti Anarchici - FdCAauthor email fdca at fdca dot it Report this post to the editors

Mozione finale VII Congresso FdCA


Testo della mozione finale del VII Congresso Nazionale della Federazione dei Comunisti Anarchici, svoltosi a Cremona il 1 ottobre 2006 che racchiude la tattica generale dell'organizzazione nel prossimo futuro.

1. Il decennio prossimo venturo
2. L'internazionalismo proletario delle lotte popolari
3. Il nuovo compromesso storico italiano
4. Un nuovo movimento di opposizione in Italia
5. Le prospettive a breve termine
6. L'alternativa libertaria come orizzonte

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7° CONGRESSO

Federazione dei comunisti anarchici

Cremona, 1 ottobre 2006

Per un nuovo movimento contro il neoliberismo,
Per l'alternativa libertaria

1. Il decennio prossimo venturo

Contro la stagione ed il ciclo di lotte sociali, sindacali, politiche espresse dai movimenti di opposizione al neoliberismo, che hanno attraversato il mondo a cavallo tra XX e XXI secolo, si è scatenata la dura reazione degli Stati e si sono inasprite le condizioni generali di vita e di sopravvivenza di centinaia di milioni di proletari resi sempre più schiavi dello sfruttamento capitalista.

Sembrano caratterizzare il futuro decennio le tendenze

  • verso un rafforzamento della finanza quale motore dell'economia,

  • verso una ricomposizione della forza-lavoro in unità di sfruttamento più intensivo,

  • verso la concentrazione di monopoli di settore, che distruggono ricchezza sociale e lavoro,

  • verso una struttura neuronale fatta di poli produttivi circondati da aree depresse,

  • verso l'uso del militarismo e del nazionalismo quale alimento di uno stato di guerra che brucia ogni speranza di riscatto e di riappropriazione della loro autonomia da parte delle popolazioni e delle classi sfruttate.

Infatti, superati gli scandali finanziari e l'urgenza delle authority, sembra riprendersi il capitalismo finanziario e con esso le politiche monetarie tese all'infanticidio di qualsiasi ripresa economica e di avvio di un ciclo espansivo, a colpi di rialzi dei tassi di interesse, strozzatura del credito e dumping sociale.

Infatti, constatati gli effetti controproducenti della precarietà sulla produzione e sulla competitività, sembra assistere

  • sia al ricomporsi della forza-lavoro in forme subordinate e fortemente flessibilizzate, per rafforzare l'offerta e la competizione nelle aree macroeconomiche (allargamento della UE, rilancio del Mercosur e dell'Asean, crisi del WTO, ecc.),

  • sia alla concentrazione delle produzioni in monopoli a base internazionale (auto; energia; telecomunicazioni; agro-chimico-farmaceutica, ecc),

privilegiando una rete neuronale di siti e relativi corridoi di capitali e materie prime su cui si coagulano investimenti pubblici e privati, impoverendo grandi aree circostanti.

Infatti, scatenata dagli USA, nell'ultima decade del XX secolo, la diffusione di un regime di guerra endemica per il controllo sul sistema di dipendenze imperialista, si soffia sul fuoco del militarismo e del nazionalismo (con le sue varianti religiose ed etniche) per usare il controllo/destabilizzazione dell'area mediorientale-turanica e per distruggere l'autonomia delle classi sfruttate costringendole a schierarsi per uno Stato, per una religione, per delle élite a cui consegnare il loro attuale e futuro destino di sfruttamento.

In questa situazione è necessario rilanciare un grande movimento internazionale contro il neo-liberismo, contro la precarietà, l'esclusione e l'emarginazione e con esso il grande movimento contro la guerra e per la pace. Perché,

  • occorrerà marcare la totale indipendenza da ogni istituzione politica ed economica (non ci sono Stati, né governi, né mercati interessati a combattere il neo-liberismo);

  • occorrerà reclamare la pace perché essa sia la culla per la ripresa della società civile e permetta lo sviluppo delle lotte di emancipazione delle classi oggi sottomesse;

  • ed infine occorrerà lavorare per ricostruire l'autonomia e il ruolo delle classi sfruttate, la difesa e ricostruzione delle loro organizzazioni libere ed indipendenti, quale condizione e fattore indispensabile nelle lotte contro il neoliberismo e la guerra in ogni paese del mondo.

2. L'internazionalismo proletario delle lotte popolari

La FdCA, quindi, appoggerà, promuoverà, sosterrà ogni iniziativa tesa alla ricostruzione di un grande movimento internazionale

  • contro il neoliberismo, denunciando i crimini dello sfruttamento e portando solidarietà agli organismi proletari ed ai movimenti locali in lotta contro l'aggressione di borghesie indigene o straniere;

  • contro la guerra, richiedendo il cessate il fuoco, la smilitarizzazione ed il disarmo ad ogni Stato, élite etnica o religiosa, accomunati dal disprezzo della vita dei proletari;

un grande movimento internazionale che abbia testa e gambe nelle organizzazioni di base sociali, sindacali, culturali, politiche, antimilitariste nonché nella capacità di federabilità delle lotte che si sviluppano su base nazionale ed internazionale.

A tal fine la FdCA

  • privilegia la costruzione orizzontale di reti, coordinamenti, forum ispirati alla prassi della auto-organizzazione, dell'autogestione e dell'azione diretta, quale capacità collettiva di agire sulle contraddizioni e contro le violenze del neoliberismo;

  • intende contribuire allo sviluppo del movimento anarchico di classe internazionale, sostenendo le sue reti politiche e la sua capacità di inserimento sociale nelle lotte e nei fronti di lotta a sostegno del potere popolare, per la diffusione del progetto comunista anarchico.

3. Il nuovo compromesso storico italiano

In Italia, la vittoria elettorale del centro-sinistra ha provveduto alla sostituzione di un ceto politico di reazionari ed avventurieri, propugnatori di un progetto sociale di selezione di classe, con un ceto politico di razionalizzatori e di tecnocrati, convinti fautori delle virtù salvifiche del liberismo e della compartecipazione delle classi sociali lavoratrici al rilancio capitalistico del paese.

Lo sforzo in chiave antiberlusconiana dei movimenti di opposizione è stato premiato con la sconfitta della Casa della Libertà, ma non con la sua disfatta politica o con una reale discontinuità con le politiche neoliberiste. Una sia pure flebile - e soprattutto mal riposta - speranza di aprire una fase espansiva dei diritti e delle condizioni di vita delle classi subalterne non trova infatti risposta oggi nelle scelte politiche del centro-sinistra. E' per questa ragione che assistiamo ad un fenomeno di semiparalisi dei movimenti, incerti sulla strategia da seguire - permanendo intatto il fattore Berlusconi come remora verso scelte conflittuali rispetto al governo Prodi - nonché frenati dallo schieramento di campo di un ceto politico, ieri "intellighenzia rivoluzionaria" dei movimenti, oggi tristemente ed inevitabilmente impantanato nelle compatibilità parlamentari.

La stessa proiezione su base quinquennale del programma dell'Unione induce un atteggiamento attendista e codista che potrebbe pregiudicare gravemente la capacità di mobilitazione dal basso dei movimenti sociali, sindacali e culturali che si sono opposti duramente al governo della CdL nel lustro precedente.

3.1 La trappola dei comuni interessi opposti

Occorre rompere gli indugi e non farsi cogliere titubanti tra le false coppie di prospettiva che l'Unione, la Confindustria e la Banca d'Italia intendono perseguire nei prossimi 5 anni, quali:

  • la disapplicazione di parti della Legge 30, ma con estensione e vantaggio della flessibilità;

  • il cuneo fiscale per le aziende, ma con la decontrattualizzazione dei tempi di lavoro e del salario aggiuntivo;

  • l'aumento della domanda, ma stasi dei salari entro il 2% e sviluppo della concorrenza via liberalizzazioni;

  • la libertà di pensionamento ma con innalzamento dei limiti di anzianità e di vecchiaia e fondi pensione per tutti;

  • i finanziamenti qualificati alle regioni, ma con rafforzamento delle privatizzazioni e compartecipazione dei cittadini alla spesa sociale, anche tramite la sussidiarietà fiscale;

  • il no alla guerra e ritiro dall'Iraq, ma con conferma di un impegno militare da tragico peace-keeping;

  • la riduzione o stabilizzazione del debito pubblico, ma con blocco dei contratti nel P.I.;

  • diritti e porte aperte per i migranti, ma sotto vigilanza e con sponsor;

  • maggiore attenzione alla compatiblilità ambientale, ma con aumento delle tariffe.

Contro questa logica migliorista che intende inglobare in un partneriato suicida le organizzazioni sindacali post-concertative ed una sinistra ancora immersa nel grigiore antiberlusconiano, è necessario rilanciare una campagna di mobilitazione per uscire dalle secche delle compatibilità, che veda protagonista un nuovo movimento di opposizione. Un movimento che sappia liberarsi della zavorra dell'Unione poiché sa riconoscere e sa respingere nelle scelte del governo di centro-sinistra un "normale" progetto interclassista di condivisione dello sfruttamento capitalistico e della legittimità statuale.

4. Un nuovo movimento di opposizione in Italia

La FdCA, perciò, appoggerà, promuoverà e sosterrà ogni iniziativa nel segno della ricostruzione di un movimento di opposizione che sappia

  • marcare la sua totale indipendenza ed autonomia da logiche elettorali e di scambio, al di là delle compatibilità concesse dal sistema, ma in un'ottica di ampliamento collettivo dei diritti, da quello al reddito, alla casa, alla salute, all'ambiente, capace di modellarsi su un'alternativa radicale e possibile;

  • contrastare sul piano politico, culturale e di massa ogni rigurgito di destra, xenofobo e identitario, riaffermando il valore dell'antifascismo e dell'antirazzismo come base imprescindibile per la costruzione di una società di liberi ed uguali;

  • diffondere e far crescere una cultura antimilitarista nella lotta contro le guerre e le missioni italiane all'estero;

  • federare le lotte sociali e quelle sindacali, quelle politiche e culturali, valorizzando quella capacità soggettiva di opposizione al neoliberismo dell'Unione che sapranno esprimere le organizzazioni sindacali conflittuali, gli organismi di base auto-organizzati liberi ed indipendenti.

4.1 Per lo sviluppo di un movimento sindacale conflittuale

Uno dei punti di forza di tale movimento è lo sviluppo ed estensione delle mobilitazioni dei lavoratori/trici, comunitari e migranti:

  • tramite forme di lotta dal basso, dai luoghi di lavoro al territorio, contro la precarizzazione e l'impoverimento sociale;

  • tramite il rafforzamento e la diffusione degli organismi sindacali in tutti i posti di lavoro, capaci di rilanciare pratiche di partecipazione e democrazia;

  • con la costruzione di rapporti di forza che nascano dalla base e in grado di ricostruire l'unità di classe tra lavoratori/trici, per superare la frammentazione dei contratti e dei diritti;

  • in cui l'autonomia si esprime con rivendicazioni che rompano con le compatibilità del partneriato sindacale, arrestino i processi di desindacalizzazione e decontrattualizzazione, contrastino la legislazione lesiva delle libertà sindacali, per lo sviluppo del sindacalismo conflittuale a prassi libertaria.

4.2 La lotta globale alla globalizzazione

Strettamente legato alle lotte sindacali è lo sviluppo e radicamento di movimenti e mobilitazioni a carattere anticapitalistico ed antiautoritario, laico ed internazionalista per combattere:

  • lo sfruttamento e la mercificazione di persone e risorse, inasprito via direttive UE;

  • la riduzione in schiavitù di donne ed uomini nel lavoro nero, sommerso e precario;

  • le discriminazioni sessiste ed il patriarcato;

  • il militarismo rampante e le spese militari;

  • la privatizzazione dei servizi e la sussidiarietà separatista a base etnica, religiosa, di censo.

4.3 La nuova generazione antifascista

Componente decisiva di un nuovo movimento di opposizione e di lotta è lo sviluppo e la diffusione di una nuova cultura popolare dell'antiautoritarismo e dell'antifascismo che

  • combatta ogni criminalizzazione dell'antifascismo (utilizzando reati come il saccheggio, il concorso morale e la carcerazione preventiva come a Milano e Torino) e ogni revisionismo, sfuggendo alla facile tentazione di una contrapposizione militare ma impegnandosi nella ricostruzione di un tessuto culturale che sappia riconoscere e isolare i rigurgiti neofascisti con i corollari di razzismo e sessismo;

  • lotti contro la deriva xenofoba, sessista e razzista che la propaganda di estrema destra utilizza per radicarsi negli strati più deboli per fomentare giorno dopo giorno odio e violenza contro chi è percepito come diverso;

  • contrasti il radicamento sociale e giuridico di comportamenti politici arroganti e repressivi verso la libertà di pensiero e l'autonomia delle lotte sociali.

4.4 Antirazzismo

La presenza di lavoratori e lavoratrici stranieri, ormai radicata, non deve costituire un anello debole su cui vengano scaricate le tensioni sociali e le contraddizioni di questa società.

Occorre:

  • lottare per la garanzia del rispetto dei diritti inviolabili di ciascun individuo, contro la criminale categoria di clandestinità e il ricatto del permesso di soggiorno;

  • continuare a lavorare per ricostruire l'unità di classe dei lavoratori e degli sfruttati a prescindere da appartenenze religiose e provenienza geografica;

  • favorire l'auto-organizzazione dei migranti nel rivendicare i propri diritti;

  • costruire momenti e luoghi di incontro che permettano di superare i limiti di ogni cultura identitaria e comunitaria.

4.5 La nuova generazione femminista

A decenni dalla fine delle lotte femministe di massa, in parte involute in un femminismo d'èlite e istituzionale, l'offensiva patriarcale si sta scatenando sul piano economico, culturale, religioso, sociale e legislativo.

Una rinascita della cultura e della pratica politica femminista è necessaria ad ogni livello della vita sociale per il mantenimento, la condivisione e l'allargamento di spazi di libertà e di autoderminazione individuali e collettive.

Consideriamo settori strategici per le lotte femministe:

  • il mondo del lavoro e le battaglie sindacali, per contrastare la precarizzazione, la disparità e discriminazione salariale, la divisione del lavoro iniqua tra uomini e donne e ogni discriminazione dei soggetti GLBTQ (gay, lesbian, bisexual, transgender, queer);

  • il tema della salute pubblica e dei diritti bioetici per contrastare ogni politica e cultura (di ispirazione religiosa e non) che intenda limitare la scelta individuale di autodeterminazione del proprio corpo in ambiti che vanno dalle scelte riproduttive e dall'accesso alle tecnologie di fecondazione assistita, fino al testamento biologico e alle scelte di fine vita;

  • bloccare tutte le forme di prevaricazione e di violenza che, nell'ambito familiare e relazionale, fanno delle donne le prime vittime.

4.6 Un movimento orizzontale, senza comitati centrali

Ma il successo di un nuovo movimento di opposizione e di lotta sta nell'apertura di un processo di federabilità di lotte, di soggetti sociali, sindacali e politici per costruire e generalizzare un'opposizione sociale ampia e radicale su basi orizzontali; per la diffusione di un progetto sociale alternativo dal basso ed autogestito.

A questo lavora e lavorerà la FdCA.

5. Le prospettive a breve termine

Nel breve periodo, la FdCA intende contribuire alle lotte

  • per la redistribuzione della ricchezza sociale, contro le politiche di bilancio 2007-2011 ed i relativi tagli alla spesa sociale;

  • per la sicurezza e la generalizzazione dei diritti sindacali globali, contro il patto di flessibilità, la moderazione salariale nei luoghi di lavoro e nella contrattazione;

  • per la gestione pubblica delle risorse materiali e sociali, contro la privatizzazione e la mercificazione dei servizi e dei beni sociali nel territorio nazionale e locale, dall'assistenza e previdenza alla sanità, dall'energia all'acqua, dai trasporti alla cultura, dalle comunicazioni all'istruzione;

  • in opposizione alla guerra e al militarismo in tutte le sue forme, (spese militari, missioni di pace, banche armate, ecc.);

  • per l'isolamento sociale e culturale del razzismo, del patriarcato e dei rigurgiti neofascisti;

  • per il diritto naturale di critica e di contestazione, contro la repressione delle lotte sindacali e sociali.

6. L'alternativa libertaria come orizzonte

La FdCA intende, perciò, sviluppare la sua azione politica per

  • il diritto all'alternativa sociale ed alla sperimentazione;

  • la fine di ogni forma di patriarcato;

  • l'allargamento e la conquista di spazi di partecipazione e di autogestione contro l'esclusione sociale e contro la repressione delle lotte;

  • l'espansione della sicurezza sociale globale (salario, diritti, servizi, ...)

  • la qualità della vita, dell'habitat, dei consumi, la solidarietà;

  • la costruzione di un tessuto di sinistra sociale che prenda forza dalla pratica e dalle proposte alla base con mezzi, per noi, coerenti con fine;

  • lo sviluppo di reti, coordinamenti, alleanze, poli multipli e pluralisti, campagne politiche per la diffusione della politica libertaria e del progetto sociale autogestionario, comunista anarchico.

Cremona, 1 ottobre 2006

FEDERAZIONE dei COMUNISTI ANARCHICI

Documento finale del VII Congresso

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author by Nestor - Anarkismopublication date Tue Dec 12, 2006 20:55author address author phone Report this post to the editors

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author by Nestor - Anarkismopublication date Sat Dec 23, 2006 18:23author address author phone Report this post to the editors

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author by nestor - Anarkismopublication date Wed Jan 24, 2007 18:55author address author phone Report this post to the editors

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author by Wayne Price - NEFACpublication date Mon Feb 12, 2007 16:43author email drwdprice at aol dot comauthor address author phone Report this post to the editors

Un eccellente documento che propone un strada contro gli attacchi neoliberisti senza cadere nella trappola di sostenere il centro-sinistro. Tuttavia, farei due commenti, nella consapevolezza che so poco al riguardo della politica italiana.

1. Il documento dice "occorrerà marcare la totale indipendenza da ogni istituzione politica ed economica (non ci sono Stati, né governi, né mercati interessati a combattere il neo-liberismo)".

Non sono sicuro di essere d'accordo - dipende da quello che si intende qui. Naturalmente, la parte finale è vera. E noi siamo sempre fautori dell'indipendenza politica della classe lavoratrice. Ma dovremmo anche avere libertà di rivendicazioni dallo Stato. Specialmente dal momento che il neoliberismo privilegi la privatizzazioni dei servizi ed i tagli di tutto ciò che sostiene i disoccupati, i lavoratori poveri, l'ambiente. Opporsi a questi tagli e a quese privatizzazioni necessariamente implica la continuazione dei servizi forniti dal governo. Dopotutto, è proprio il governo che dice di rappresentare "la comunità" e "il pubblico". E' giusto pretendere che esso adempi le sue responsabilità e denunciarlo quando non lo fa (*proprio perché* "non ci sono Stati, né governi... interessati a combattere il neo-liberismo").

2. Il testo dice che "occorrerà reclamare la pace" e che bisogno essere "contro la guerra, richiedendo il cessate il fuoco, la smilitarizzazione ed il disarmo ad ogni Stato, élite etnica o religiosa". [In realtà, il testo dice che la FdCA "appoggerà, promuoverà, sosterrà ogni iniziativa tesa alla ricostruzione di un grande movimento internazionale (...) contro la guerra (...)"]

La pace è un bene, certo. Ma non ci potrà essere pace finché sopravvivrà il capitalismo. Ci saranno lotte violente da parte di popolazioni oppresse. Vanno sostenute. La lotta degli iracheni contro gli imperialisti statunitensi (e altri dell'Occidente) non è dovuta semplicemente al fatto che esistono delle elite cattive. *Se le masse irachene dovessero rovesciare la loro "élite etnica o religiosa", dovrebbero COMUNQUE portare avanti una guerra contro gli aggressori americani!* Forse il documento propone che *gli iracheni dovrebbero rigettare la propria élite per poi disarmare e scegliere metodi pacevoli e non violenti per contrastare gli invasori?* Si potrebbe intendere così il significato di quella frase, così come scritto, anche se faccio fatica a credere che i nostri compagni italiani sono dei pacifisti.

Il riferimento alle donne e al femminismo mi riporta in mente una domanda che ho già fatto altre volte: se un raggruppamento non proletario (che però si sovrappone con la classe lavoratrice) ha il diritto di lottare contro la sua oppressione (le donne contro il patriarcato), perché allora un altro raggruppamento non proletario (una nazione oppressa) non possa avere lo stesso diritto di combattere contro il proprio oppressore? Naturalmente noi anarchici rivoluzionari ci opponiamo alle "élite etnic[he] o religios[e]" borghesi e feudali, così come ci opponiamo alla dirigenza borghese degli organismi femministi, ma non dobbiamo mai opporci alla lotta dei popoli oppressi in quanto tali.

author by Nestor - Anarkismopublication date Fri May 11, 2007 17:59author address author phone Report this post to the editors

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