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Lettera aperta all'Osservatore Romano

category italia / svizzera | religione | altra stampa libertaria author Wednesday March 14, 2007 07:31author by Graziella Bertozzoauthor email graziellabertozzo at libero dot it Report this post to the editors

Dopo l'ennesimo attacco alla libertà da parte dello Stato del Vaticano


LETTERA APERTA ALL’OSSERVATORE ROMANO


Una carnevalata, per di più isterica, i cui autori sono persone irrispettose. Questa l’opinione dell’Osservatore romano sulla manifestazione di sabato sui Dico.

Io c’ero, ed avevo anche uno di quei cappelli "isterici" e "offensivi" con la scritta NO VAT in capo...

E’ stato un modo perchè fosse visibile che, secondo il coordinamento Facciamo Breccia di cui faccio parte, il Vaticano vuol imporre al parlamento italiano la propria opinione non tanto sulle questioni di fede, ma soprattutto sulle questioni riguardanti l’organizzazione politico-sociale.

Meno Vaticano o -meglio- NO VAT, rappresenterebbe in Italia meno incitamento alla violenza contro gay, lesbiche, trans, donne e uomini non conformi al modello di vita proposto da quella chiesa. E una normativa che punisca gli insulti a causa dell’orientamento sessuale dovrebbe essere inserita nel codice italiano prima ancora di eventuali norme sulle unioni civili. Chissà, dovessero cominciare a pagare, magari ci penserebbero due volte... Visto che al soldo attaccati sono (vedi ICI, acqua che vien loro pagata dai/dalle cittadini/e di Roma, contributi alle loro scuole, alle loro radio, 8 per mille.......)

Nell’articolo, l’Osservatore rileva che "erano in molti, fra l’altro, i manifestanti omosessuali che recavano sulle spalle o per mano, dei bambini, frutto di precedenti relazioni o anche di fecondazioni praticate all’estero. Bambini - scrive il quotidiano del Papa - la cui presenza è stata sfruttata proprio allo scopo di accreditare l’immagine, che vorrebbe essere rassicurante, di una famiglia da tutelare.”

Ero “mascherata”? Ho utilizzato i bambini presenti?

Mascherata mi ha il Vaticano quando a sette anni mi travestì da sposina... E continua a mascherare da sposine anche oggi le bambine di quell’età. Almeno io la mitra in capo l’ho messa a me stessa, non certo ai bambini che erano in piazza...

Carnevalate? E le loro processioni? Mai vista Sant’Agata a Catania? Nulla contro il carnevale ma, per favore, usiamo lo stesso metro…

E sul rispetto dei bambini, un po’ di umile silenzio (non è la loro specialità?) da parte di chi, come Ratzinger, è uscito da un processo negli Stati Uniti, dov’era imputato per favoreggiamento della pedofilia, per il solo fatto di essere diventato capo di stato, da parte di chi sta chiudendo delle diocesi all’estero perché in fallimento a causa dei danni che si trovano a pagare per le violenze sessuali perpetrate dai loro sacerdoti.

Il Vaticano si deve rassegnare ad un fatto: se interviene direttamente in politica sarà trattato né più né meno che come un potere politico e, come ogni potere politico, contro di lui saranno usate le armi dell’ironia da parte di chi quel potere subisce. Semplicemente questo è accaduto sabato in piazza: non più uomini mascherati da donne (troppo facile…), ma donne ed uomini che mettevano alla berlina i loro copricapo e i loro vezzi, quelli di un potere esclusivamente maschile che pretende di governare le nostre vite.

Certo, i partiti di governo –tutti– non avrebbero voluto la nostra presenza, perché in Italia, senza l’appoggio del Vaticano, delle sue banche, delle sue scuole, del suo potere, è difficile rimanere al governo: era però proprio diretto a loro il nostro messaggio che, evidentemente, era condiviso dalla piazza più della posizione dell’organizzazione (non è sfuggito il forfait di Cecchi Paone invitato pressantemente a “non parlar male” del Vaticano).

Il messaggio era: vi hanno eletti i/le cittadini/e italiani/e, cattolici/che e non, ed è a loro che dovete rendere i conti. Ha ragione chi dice che per un ministro italiano ha poco senso andare in piazza: se ha bisogno di farlo significa che non è in grado di portare avanti le medesime istanze nelle stanze dei bottoni, controllate –evidentemente- da emissari di poteri che di democratico hanno ben poco (Andreotti per esempio, lui sì davvero maschera di se stesso, ha ben altri padrini e padroni…)

Era una manifestazione pro o contro il governo?

Personalmente non definisco questo un governo di centro-sinistra, ma un governo di unità nazionale (fatta eccezione per l’UDC, tutti i partiti costituzionali sono al governo: Forza Italia non è democratica al proprio interno, la Lega è secessionista e AN proviene dal partito fascista). Non sono contraria a priori ad un governo di unità nazionale, visto che effettivamente in Italia si corre il rischio di un regime totalitario, ma è necessario averne consapevolezza, e soprattutto, è necessario che tale governo rivendichi la sovranità dello stato.

Questa è la vera emergenza, oggi, in Italia: la democrazia, attaccata continuamente da un regime totalitario come quello d’oltre tevere, che sicuramente non parla la lingua della democrazia, visto che si rappresenta attraverso un sovrano assoluto.

E sia chiaro che non ho parlato di religione in un solo rigo di quanto ho scritto.

Ho parlato però di etica, di etica laica della politica, senza la quale davvero non c’è nulla da trasmettere ai/alle giovani, di qualsiasi tipo di famiglia siano parte.

Etica della politica, educazione alla democrazia e alla legalità, di cui troppo spesso si parla a vanvera, onestà intellettuale, politica non più usata per il proprio tornaconto personale, uomini e donne politici/che abili non tanto ad occupare poltrone, quanto piuttosto a creare spazi di civiltà e di dibattito, ad occuparsi dell’emergenza famiglia, emergenza non perché attaccata dai gay, dalle lesbiche e dai trans, ma perché minata al proprio interno dalla violenza sulle donne, incapace di trasmettere valori, valori che i mezzi di comunicazione, in mano a piccoli uomini graditi al potere, non sanno riconoscere, diventando così mezzo di amplificazione di un vuoto riempito da “tette-vallette-sfruttatori” più o meno legali. E quando di altro si parla, in questo caso di omosessualità, quelli sono gli strumenti che, purtroppo, accomunano nell’ignoranza maghi e apprendisti dello schermo e della politica.

E’ di un’altra politica che abbiamo bisogno, di una politica coraggiosa, di persone intelligenti, che usino un linguaggio comprensibile, che parlino di ciò che conoscono e che sappiano ascoltare per conoscere ciò da cui sono lontani.

Lo stesso movimento gay e lesbico si è dimostrato poco coraggioso nel momento in cui ha creduto di poter rivendicare la propria dignità senza dar fastidio a nessuno: abbiamo dato fastidio noi con i nostri poco ortodossi cappelli, ma ancor più hanno dato fastidio i gay e le lesbiche che, senza chiasso né ironia, hanno portato i loro figli in piazza.

E proprio questi ultimi si sono sentiti dire che i loro figli sarebbero cresciuti meglio in una tribù africana (sperando che il Vaticano smetta di impedire l’unica difesa contro l’AIDS per i paesi -e non le tribù- africani…)

Sono partita dalle carnevalate per giungere più lontano, ma quel cappello in capo con la scritta NO VAT ha rappresentato semplicemente l’unico modo in cui rendere visibile una richiesta mia – e non solo mia – di spazio civico, di dibattito vero, la mia legittima pretesa di non essere più chiamata deviante, offesa, ridicolizzata, esposta alle violenze del bullo di turno, ma di essere considerata a tutti gli effetti un soggetto politico.

Non è grave il fatto che io mi sia messa una mitra in testa, è grave piuttosto il fatto che io sia stata costretta a farlo.


Graziella Bertozzo

graziellabertozzo@libero.it

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