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Contro La Pandemia Capitalista, Solidarietà Tra I Popoli

category internazionale | movimento anarchico | opinione / analisi author jeudi mai 07, 2020 02:21author by Alternativa Libertaria/FdCA - Alternativa Libertaria/FdCA Report this post to the editors

Analisi di congiuntura. Aprile 2020

Il 2020 è iniziato con alcuni cambiamenti a livello regionale, e soprattutto con la continuità dell'enorme e incredibile mobilitazione del popolo cileno. Quella rivolta popolare che ha attraversato più di 100 giorni ha cambiato la situazione sociale e politica di quel Paese, e ha avuto un impatto anche sull'intera regione. È apparso un nuovo scenario e, come abbiamo detto nell'analisi precedente, si inserisce nel quadro dell'enorme ondata di mobilitazioni popolari che si è dispiegata per le comunità latinoamericane (Haiti, Ecuador, e altri Paesi con minore intensità). Come si vede, è tempo per la gente in strada, questi sono tempi di lotta.
Allo stesso tempo, sta iniziando in tutto il mondo una nuova crisi economica che sta aumentando con il Coronavirus e il suo impatto sui mercati internazionali. La questione del petrolio e i suoi effetti sulle economie periferiche dell'America Latina possono avere un impatto anche sul costo della vita e sulla legittimità della tecnocrazia ultraliberale, che continua a far parte di questa nuova fase in tutto il nostro continente.
Ma la pandemia del coronavirus ha portato con sé anche una serie di cambiamenti in questa nuova fase, difficile e prematura da valutare. Tuttavia, il suo impatto ci costringe a discutere di una nuova situazione, una fase globale che sta cambiando con politiche di controllo di massa e misure repressive crescenti, ed è qui che i tre decenni di devastazione del neoliberismo diventano evidenti con il crollo della sanità pubblica e delle misure di sicurezza sociale.
Abbiamo diviso questa analisi in due sezioni: una prima dedicata alla mobilitazione cilena e ai cambiamenti sociali e politici nel continente; e una seconda con un'analisi preliminare sulla nuova situazione che si è venuta a creare dopo l'espansione di Covid-19.
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CONTRO LA PANDEMIA CAPITALISTA, SOLIDARIETÀ TRA I POPOLI

Analisi di congiuntura. Aprile 2020


Il 2020 è iniziato con alcuni cambiamenti a livello regionale, e soprattutto con la continuità dell'enorme e incredibile mobilitazione del popolo cileno. Quella rivolta popolare che ha attraversato più di 100 giorni ha cambiato la situazione sociale e politica di quel Paese, e ha avuto un impatto anche sull'intera regione. È apparso un nuovo scenario e, come abbiamo detto nell'analisi precedente, si inserisce nel quadro dell'enorme ondata di mobilitazioni popolari che si è dispiegata per le comunità latinoamericane (Haiti, Ecuador, e altri Paesi con minore intensità). Come si vede, è tempo per la gente in strada, questi sono tempi di lotta.

Allo stesso tempo, sta iniziando in tutto il mondo una nuova crisi economica che sta aumentando con il Coronavirus e il suo impatto sui mercati internazionali. La questione del petrolio e i suoi effetti sulle economie periferiche dell'America Latina possono avere un impatto anche sul costo della vita e sulla legittimità della tecnocrazia ultraliberale, che continua a far parte di questa nuova fase in tutto il nostro continente.

Ma la pandemia del coronavirus ha portato con sé anche una serie di cambiamenti in questa nuova fase, difficile e prematura da valutare. Tuttavia, il suo impatto ci costringe a discutere di una nuova situazione, una fase globale che sta cambiando con politiche di controllo di massa e misure repressive crescenti, ed è qui che i tre decenni di devastazione del neoliberismo diventano evidenti con il crollo della sanità pubblica e delle misure di sicurezza sociale.

Abbiamo diviso questa analisi in due sezioni: una prima dedicata alla mobilitazione cilena e ai cambiamenti sociali e politici nel continente; e una seconda con un'analisi preliminare sulla nuova situazione che si è venuta a creare dopo l'espansione di Covid-19.

Cile: la rivoluzione popolare significa l’inizio di una nuova era

"(...) un'assemblea costituente è il mezzo primario usato per le classi privilegiate, quando non è possibile una dittatura, sia per impedire una rivoluzione sociale, sia, quando una rivoluzione sociale è già scoppiata, per fermare il suo progresso con la scusa di legalizzare, ed evitare molte delle possibili conquiste che il popolo ha ottenuto durante il periodo insurrezionale". (E. Malatesta, 1930)

Il popolo cileno è parte di una rivoluzione sociale che dura da sei mesi e che occupa le str In tutto il paese si sono sviluppate proteste dal 18 ottobre, giorno in cui Santiago è crollata. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'aumento dei biglietti della metropolitana, ed è stato il movimento studentesco che ha iniziato e guidato la ribellione. I tornelli sono stati elusi da migliaia di giovani davanti alle facce impotenti dei carabineros. Rapidamente la protesta degli studenti si è guadagnata un'importante simpatia da parte dei settori popolari a tal punto che altri settori si sono progressivamente integrati ad essa e la protesta è balzata dalle stazioni della metropolitana alle strade.

La repressione di Stato è stata attuata immediatamente: è stato lo stato d'assedio su Santiago e regione metropolitana. Ma la ribellione si è estesa rapidamente e nei giorni successivi l'intero Paese si è sollevato in ribellione e lo stato di assedio e coprifuoco si è esteso in tutta la regione cilena.

Milioni di persone in strada in questi sei mesi - come è stato dimostrato lo scorso 8 marzo a Santiago -, anche migliaia di barricate, assemblee territoriali, movimenti sociali in strada, sindacati in lotta - in particolare la Federación Portuaria - e un crescente sviluppo delle attività e delle misure di lotta quotidiana, tra cui l'occupazione di Plaza Italia, che d'ora in poi si chiamerà Plaza Dignidad. Il popolo cileno ha detto basta a tre decenni di neoliberalismo, eredità della dittatura. In questo modo la paura è stata spezzata e la gente è scesa in massa per le strade per una rivendicazione a tutto tondo, non solo per una rivendicazione settoriale, come abbiamo potuto vedere sulle lotte studentesche importanti, sulle lotte forestali, sui minatori, ecc. degli anni precedenti.

Così questa crisi dell'esperimento neoliberalista cileno potrebbe caratterizzarsi come la risposta dei settori popolari a una radicalizzazione dei livelli di precarietà del lavoro e della vita o a una crisi sulla riproduzione della vita perseguita tramite la prevaricazione, e che, da decenni a questa parte, ha conseguenze particolari sul nostro corpo e sui nostri territori.

Gli alti livelli di indebitamento, la perdita dei diritti sociali, lo sfruttamento eccessivo, la flessibilizzazione del lavoro, i bassi livelli di sicurezza sociale, il furto di risorse naturali come acqua e terra, l'allarmante aumento dei femminicidi, non hanno fatto altro che far esplodere questa "pentola a pressione" di decenni di abusi e ingiustizie. La risposta della classe dominante non ha aspettato, sia a livello repressivo che politico-istituzionale. Subito dopo l'inizio della ribellione, il carattere repressivo e autoritario dello Stato si è intensificato, travestito da democrazia. Le cifre perverse che il terrorismo di Stato ha lasciato nella regione sono abbastanza conosciute: secondo l'Istituto nazionale per i diritti umani (Instituto Nacional de Derechos Humanos) a febbraio, sono stati 3.765 i feriti, 10.365 i detenuti, circa 2.500 i prigionieri politici, 411 le persone con ferite agli occhi, 34 con perdita della vista o rottura di un occhio, 1.541 le violazioni dei diritti umani denunciate, di cui 192 corrispondono a violenza sessuale-politica e circa quaranta i morti. Inoltre, in queste ultime due settimane di marzo, ci sono già tre persone uccise da agenti statali, che continuano a torturare, mutilare e imprigionare persone.

Il governo e i partiti di destra hanno cercato una via d'uscita dalla crisi che non solo ha cercato di salvare il modello neoliberale, ma ha anche potuto salvare il sistema capitalista in Cile, e ha pensato a una via d'uscita attraverso una riforma costituzionale. La borghesia cilena era disposta a "sacrificare" una parte della Costituzione degli anni '90, eredità della dittatura di Pinochet. Ma sono disposti a camuffare quella Costituzione solo in un'assemblea costituente. Purtroppo, tale proposta lanciata dall'alto è stata presa da diverse organizzazioni di sinistra che hanno iniziato a giocare sul terreno che il sistema voleva e di cui aveva bisogno.

In questo modo, la firma dell'accordo "per la pace e una nuova costituzione" del 15 novembre scorso, sancisce un accordo unitario dei partiti politici dell'ordine (conservatori, liberali e progressisti, dall'UDI al Frente Amplio) in difesa del mantenimento dello stato di diritto, dell'istituzionalismo ereditato dalla dittatura e della minaccia di un possibile sciopero dei militari, ma questa volta impunemente garantito di fronte alla massiccia protesta e all'approfondimento dell'azione diretta nel quadro di un appello allo sciopero generale all'inizio di marzo.

Il fatto che fino ad oggi le mobilitazioni sociali continuano nonostante i noti opportunisti, che si sono seduti accanto al tavolino della borghesia facendo patti sulla nostra vita, segna un elemento importante di questa rivolta e ci fornisce orientamenti da prendere in considerazione per ciò che accadrà nei mesi successivi. Nonostante i tentativi da parte della forza dominante di diminuire la situazione di disordine e i continui richiami di gran parte dei movimenti di sinistra per canalizzare il malcontento per il processo costituente iniziato dall'alto, la profondità della crisi sociale espressa sulla povertà ad alto livello e la precarietà della popolazione e il malcontento sociale come risposta ad essa, difficilmente sarà controllata o ridotta da un pacchetto di leggi o risorse per qualche area prioritaria (salute, istruzione, sistema di welfare). A nostro avviso, uno dei maggiori temi che sostengono la mobilitazione e il supporto a essa è la totale assenza di diritti sociali, oltre al saccheggio dell'acqua e alla distruzione degli ecosistemi.

Questi sono tempi di creatività e di audacia; il conflitto rimarrà aperto e sicuramente si intensificheranno le misure che mantengono unite, unite le posizioni e che mirano a costruire comunità forti; le strade continueranno ad essere piene di gente, gran parte degli oppressi hanno imparato che la mobilitazione e l'organizzazione sono gli aspetti chiave per la ripresa della loro vita, è tempo di generare alternative organiche che puntino a dare forza e organizzazione al protagonismo popolare, agendo in prima persona e non, al contrario, scorciatoie costituzionali che ossigeneranno il dominio sulla regione cilena.

Sappiamo già che, quello che all'inizio sembrava un impulso spontaneo, in cui nessuna organizzazione poteva designarsi come portavoce del movimento, si è trasformato in un nuovo periodo speciale per la politicizzazione dei territori, per l'irruzione di nuove organizzazioni e diverse espressioni di lotta per i diversi problemi della vita sociale (un'attenzione particolare merita l'ascesa dell'assemblea territoriale ovunque), in cui, inoltre, è stata legittimata l'autodifesa, le azioni dirette e le mobilitazioni come armi da lotta.

Per tutto ciò che è stato sottolineato in precedenza diciamo di vedere il "processo costituente" come un "processo di restituzione", che viene solo per offrire una via d'uscita istituzionale al conflitto che, tra l'altro, opererà solo secondo gli interessi della classe dominante. Questo processo arriva a ricostruire il potere dello Stato e delle sue istituzioni che sono state messe in totale discredito dopo l'esplosione della ribellione, quindi questo processo è molto più una necessità da parte della borghesia che da parte degli oppressi. Quindi, scommettere su questo processo costituzionale alla luce di questa rivolta sociale non è altro che cedere il destino di questo movimento a coloro che ci opprimono. Una nuova costituzione non cambierà i rapporti di potere nella regione cilena, né è garanzia di diritti sociali e di una vita migliore e dignitosa.

La domanda che ci poniamo è: dobbiamo rafforzare il processo istituzionale dall'alto o dobbiamo mettere tutta la nostra forza nella costruzione del potere popolare dal basso? Logicamente, scegliamo sempre la seconda opzione. La controversia non è sul terreno delle istituzioni, ma su ciò che il popolo potrebbe sviluppare per abbattere il sistema capitalistico e continuare a costruire una nuova società.

Questa fase è aperta e le rivolte e le mobilitazioni popolari che avevano scosso buona parte dell'America Latina (oltre al Cile, anche Ecuador, Haiti, Colombia) continueranno sicuramente tra poco. L'unica cosa che non ha futuro è continuare a credere, come fa parte della sinistra, nel gioco del sistema. Si rivendica solo la democrazia borghese e il capitalismo e si vota per leggi repressive, come è successo in Cile da gran parte di quella sinistra che finge di trasformare qualcosa con quegli strumenti che servono solo a perpetuare un ordine di privilegi.

L'unica via d'uscita è quella di rafforzare il popolo e le sue organizzazioni, aprire canali di lotta popolare e costruire un Fronte delle Classi Oppresse che raccolga quelle espressioni e postuli la rottura di questo sistema ingiusto.

Di fronte alla pandemia capitalista, sostegno reciproco e solidarietà dal basso

Stiamo vivendo tempi che sembrano costruire una cerniera storica, una nuova fase di un virus influenzale, la SARS-CoV2, che agita il mondo intero, chiudendo le frontiere, colpendo fortemente l'economia globale e causando migliaia di morti. Riteniamo sia molto importante, da parte dell'anarchismo organizzato, continuare ad elaborare - anche in via preliminare - alcune analisi e linee d'azione intorno agli effetti che sta avendo e che potrebbe avere questa crisi in ambito socio-politico.

La comparsa e la propagazione del virus hanno lasciato trasparire, ancora una volta, il clamoroso fallimento del sistema capitalista, mostrando i suoi volti più crudeli, disumani e pericolosi per le classi oppresse. In primo luogo mette in evidenza che i progressi tecnologici in campo sanitario non hanno potuto prevenire o contrastare questo fenomeno, dimostrando che le risorse sociali miliardarie che le aziende farmaceutiche e sanitarie gestiscono non rispondono al tentativo di migliorare la qualità della vita degli abitanti e di prevenire le malattie, ma piuttosto di massimizzare i profitti; qui non c'è altro che il buon senso capitalista, ma ciò ha i suoi effetti sulla crisi sanitaria che tutto il mondo sta vivendo.

Questa pandemia non è una "punizione divina" o una "prova per l'umanità", è l'espressione della crisi civilizzatrice-ecologica che sta colpendo la nostra terra. Il mantenimento dei profitti dei capitalisti genera la devastazione di interi ecosistemi. L'ottimizzazione genera che i genomi "non produttivi" vengono eliminati e lo sfruttamento commerciale di corpi e territori fa sì che la possibilità che un virus mortale elimini una percentuale della popolazione globale sia un rischio assunto per il mantenimento dell'economia mondiale.

Siamo a un punto di rottura, dove l'umanità sta interrogandosi sulla continuità del sistema di dominazione capitalista o della vita.

Inoltre, non è un fatto secondario che il coronavirus ha effetti devastanti sulle persone più colpite negli ultimi anni, gli anziani. Questo sia in ambito sanitario, per la mancanza di vaccini, per l'aumento del prezzo dei farmaci e per l'incuria di una parte importante delle cure, ma anche nel sistema previdenziale provvisorio che è stato l'ambito storicamente più penalizzato, avendo come riferimento immediato la riforma pensionistica antipopolare di Macri nel 2017 e la sua modifica durante l'attuale governo per il caso argentino, e la completa privatizzazione in Cile secondo il modello nordamericano, le riduzioni del Sistema sanitario pubblico (SUS) in Brasile, ecc..

Il campo popolare dovrebbe, in questo senso, adoperarsi affinché alcune delle riforme più recenti siano giudicate come criminali, poiché l'eliminazione del ministero della Sanità da parte del precedente governo argentino è vista come un crimine contro la salute pubblica, e ha avuto come conseguenza immediata una ricrescita del morbillo, una malattia già estinta in America Latina.

Sembra che i nostri anziani siano il "surplus" di popolazione di un sistema sociale che sta crollando. Con tutto ciò che è esposto qui, è chiaro che la vita e la salute sono un business più che un diritto.

Nella regione latinoamericana, la classe operaia più precaria e impoverita sarà senza dubbio la principale vittima della situazione generata dalla pandemia. In questo modo saranno colpite molte persone che non hanno fognature o acqua potabile, si vedranno impossibilitate a provvedere a molte misure igieniche necessarie, le famiglie sovraffollate nelle stanze e nei locali in affitto non potranno

assistere all'isolamento preventivo, decine di migliaia di persone che vivono per strada e non contano con una casa per trovare un rifugio, i lavoratori indipendenti che si guadagnano da vivere quotidianamente non possono assistere alla chiamata di isolamento o le persone private della libertà che soffrono di sovraffollamento, di trattamenti crudeli e della pianificata mancanza di protezione.

In linea con questa idea, la storia ci ha dimostrato che in più di un'occasione le malattie e il controllo del nostro corpo sono stati usati da diversi stati come arma in funzione degli interessi capitalistici e imperialistici. Oltre ai noti esperimenti del nazismo, nella nostra regione abbiamo avuto casi emblematici come l'inoculazione della sifilide sul popolo guatemalteco da parte dell'esercito degli Stati Uniti. Queste aberrazioni sono possibili solo nell'ambito di un ordine sociale capitalista, e fanno dubitare alcuni dell'origine particolare di questo virus, nel cuore di una delle potenze imperialiste che hanno contestato l'ordine mondiale. Sono state fatte circolare varie teorie - anche da parte di importanti accademici e intellettuali - che sostengono questa tesi e mettono a nudo la crudeltà del sistema e delle sue politiche imperiali.

La risposta dall’alto: stato di emergenza

Insieme alla crisi sanitaria che stiamo vivendo ora, è importante sottolineare i meccanismi che hanno utilizzato i vari Stati per contenere la pandemia. Per l'anarchismo organizzato questo è un elemento chiave rispetto alle proiezioni politiche che possiamo assumere a breve e lungo termine. Panico, paura e confusione hanno consolidato il discorso totalitario per la crisi sanitaria. In questo senso, le misure più restrittive e repressive diventano abituali a livello statale come le più efficaci per contenere un virus che si diffonde tra migliaia di persone ogni giorno, sviluppando un discorso patriottico e bellico e che ignora le classi sociali.

Allo stesso modo, i Paesi con la capacità di centralizzare l'economia e di limitare fortemente la libertà della popolazione, proprio come la Cina, rafforzano un modello capitalistico di gestione dello Stato, di fronte a un neoliberismo in decadenza in Europa, Stati Uniti e America Latina, dove l'impossibilità di fermare l'economia rende inerme qualsiasi tentativo di contenere il virus. Di conseguenza, assistiamo a una disputa all'interno della classe dominante, dove il modello di gestione neoliberale e centralistico lottano in un duello fino alla morte per decidere chi guiderà una nuova fase della storia del sistema capitalistico.

Le classi oppresse devono stare all'erta; lo stato di emergenza permanente si rafforza e, in modo indifferenziato, gli Stati di tutto il mondo portano i loro eserciti nelle strade, dando loro il potere di operare, pianificare e agire in questa crisi. Un chiaro esempio è l'attuale coprifuoco imposto sulla regione cilena, che va dalle 22:00 alle 05:00, e che ha come unica funzione il controllo delle strade, la repressione e nuovamente il controllo sulle popolazioni e sui viali dove, dalla rivolta sociale del 18 ottobre, non hanno più capacità operative. Fino ad oggi sono più di 300 le persone detenute a causa del coprifuoco, che senza dubbio non provengono da quartieri alti ma da quartieri popolari e popolari. Qualcosa di simile è accaduto in Argentina, dove i detenuti sono più di 3200, e anche in altri Paesi come il Perù e il Paraguay. I militari in strada non contribuiscono in alcun modo al controllo del virus, ma sono solo la garanzia di contenimento di una classe oppressa stanca del governo e delle sue politiche di genocidio.

Conseguenze sociali e più repressione

L'impatto sociale ed economico della rapida propagazione del coronavirus sta diventando evidente. Da un lato sappiamo che il freno dell'economia mondiale sarà pagato dalla gente dal basso. Già nei Paesi in cui il virus è più diffuso, si sono verificati licenziamenti e riduzioni degli stipendi, per non parlare degli effetti devastanti sui settori lavorativi non occupati e sfruttati. In Uruguay, nei primi giorni, su oltre 21 mila assicurazioni contro la disoccupazione inviate, più di 3500 sono state licenziate, il che significa un 15%. Al momento di questo scritto, le assicurazioni contro la disoccupazione inviate ammontano complessivamente a più di 60 mila. In Argentina, alla fragilità prodotta dal debito pubblico e all'intenzione del governo di pagarlo a spese dei settori popolari, si aggiungeranno i danni che questa pandemia genererà, esprimendo la debolezza di un ordine economico che ha quasi il 50% della popolazione affondata nella povertà e un alto tasso di lavoratori in situazione di precarietà e che sono colpiti dall'isolamento perché si vedono limitate le loro risorse di sopravvivenza. Allo stesso modo, il settore privato del lavoro dimostra le cifre dei licenziamenti che la crisi porterà per salvare i profitti della gestione, come si nota nel tentativo di licenziamento di 1500 lavoratori della multinazionale Techint in Argentina".

Nel frattempo il virus si espande, i ricchi si recano in cliniche private con le ultime e migliori tecnologie offerte ad un prezzo elevato, ma d'altra parte la nostra classe deve farsi curare in ospedali pubblici con scarse forniture mediche, mancanza di personale e di risorse. Mentre la nostra classe si rivolge con timore al sistema di trasporto pubblico pieno di persone, i ricchi rimarranno in quarantena nelle loro case estive sulle spiagge più esclusive. Mentre l'incertezza economica si aggira per le nostre case, l'oligarchia si impadronisce della maggior parte dei prodotti alimentari e igienici. Anche in Cile intere comunità non riescono ad avere acqua per l'igiene come accade a Petorca, mentre su quello stesso territorio i proprietari terrieri e le multinazionali accumulano acqua per i loro progetti di estrattivismo di produzione e commercializzazione dell'avocado. È importante sottolineare nel caso cileno che i test di Covid-19 costano circa 30 dollari, essendo il Cile l'unico paese dell'America Latina dove i test sono a pagamento e che ovviamente solo i settori ricchi hanno accesso.

D'altra parte, la limitazione dei diritti politici e i meccanismi di controllo sociale più aggressivi stanno avanzando, conquistando il consenso sociale come unico modo per garantire l'arresto della pandemia. Tutto questo all'interno di una democrazia apparente che si adatta rapidamente e ricorre agli Stati di emergenza, imitando le tecniche di controllo di quella tanto messa in discussione dittatura del Partito comunista cinese.

Vediamo il caso argentino come esempio: con il decreto di quarantena e isolamento obbligatorio che Alberto Fernandez ha sancito il 19 marzo, diventa evidente il carattere repressivo della strategia di contenimento della pandemia. È stato annunciato che tutte le forze repressive occuperanno le strade, anche l'esercito nazionale. Configurando (per ora, perché si potrebbe stabilire a breve) uno stato virtuale di assedio, lasciando la popolazione abbandonata e subendo la violenza quotidiana dello strumento repressivo dello Stato con la scusa di fermare il progresso del virus. Sappiamo che questi dispositivi di controllo sociale saranno pieni di risorse e di esperienza, e che dovremmo vedere se saranno disabilitati una volta che la pandemia sarà finita. Stimiamo che, a meno che non vengano lanciati altri modi di azione solidale dal basso per contenere la dispersione del virus, il controllo e la repressione serviranno come meccanismo per "contenere" anche il possibile malcontento che questi effetti di crisi genereranno e che persisterà una volta terminata. Nel frattempo il dispiegamento delle forze repressive su tutto il territorio ha lasciato impotente gran parte delle organizzazioni del settore popolare.

Nei fatti, c'è già stato un intensificarsi della repressione scatenata dal governo di Rodríguez Larreta contro gli artigiani, che ha portato alla morte di un venditore ambulante di nome Beatriz Mechato e alla successiva detenzione di Juan Grabois e di altri 12 attivisti del CTEP. In questo modo Alberto Fernandez ha deciso di esprimere la decisione della quarantena generale in una conferenza pubblica, non solo con Rodriguez Larreta, ma anche con il governatore Gerardo Morales, responsabile della detenzione di Milagro Sala. In un atto pieno di simbolismo che sta cercando l'unità di tutta la classe politica al fine di difendere e riaffermare l'autorità statale in queste circostanze, lasciando da parte ogni differenza che possa esistere sui diritti umani o politici. Non è casuale anche il discorso fascista di Berni alla polizia di Buenos Aires, senza nulla da invidiare alla discutibile gestione della persecutrice Patricia Bullrich.

In Argentina, già in questi primi giorni di quarantena si aggiungono migliaia di detenzioni a causa del mancato rispetto del divieto di circolazione, che dimostrano la disposizione dei governi provinciali e nazionali a sovraffollare i commissariati di polizia e le carceri che già operano con alti livelli di sovraffollamento prendendo alte probabilità di contagio, come si è visto in occasione dei disordini seguiti dai prigionieri del carcere di Bower a Cordoba. A pochi giorni da un nuovo anniversario del colpo di stato civico-ecclesiastico-militare, si intensificano gli attacchi contro i diritti umani e che fanno parte della retorica del Kirchnerismo. A questo proposito va sottolineato che la stessa gendarmeria che sta pattugliando le strade è quella che ha recentemente ucciso Santiago Maldonado, che la prefettura che controlla è la stessa che ha sparato alle spalle a Rafael Nahuel e che la polizia provinciale è responsabile di migliaia di casi di agenti dal grilletto facile in lungo e in largo per il Paese.

Lavoratrici in prima linea

Continuando a lavorare o a stare a casa, le donne sono in prima linea nella lotta contro la pandemia, ma sono anche le prime vittime.

La crisi sottolinea il ruolo essenziale di alcuni settori di attività (sanità, istruzione, prima infanzia, cura, industria e distribuzione alimentare, pulizia, assistenza sociale, trasporti e consegne...).

Eppure, sono le donne, il più delle volte in condizioni precarie e scarsamente retribuite, a lavorare principalmente nella maggior parte di questi settori.

Con questa crisi la popolazione riscopre le professioni socialmente utili, quelle di cui non possiamo fare a meno e che soddisfano le esigenze essenziali di tutti noi. In tutti questi settori lavorativi, le lavoratrici si trovano ad affrontare una doppia difficoltà: non solo devono continuare a lavorare, con il rischio di essere contagiate e di contagiare la famiglia, gli utenti e i clienti, a causa della mancanza di una protezione adeguata e di misure igieniche chiare. Ma hanno anche difficoltà a gestire la custodia dei propri figli perché hanno orari atipici, ancor più quando sono l'unico genitore.

L'iniqua distribuzione dei compiti non sarà risolta a causa del confinamento. Ricordiamo che le donne assicurano la maggior parte delle faccende domestiche e la cura dei bambini, anche se sono in una relazione. Nel caso in cui entrambi i genitori telelavorino, possiamo facilmente immaginare come il lavoro domestico sia distribuito nelle coppie in cui i compiti sono già sostenuti dalle donne per il resto del tempo! Molti feedback degli insegnanti puntualizzano che sono soprattutto le madri che li contattano, che fanno loro domande e seguono i compiti a casa. Inoltre, poiché si occupano delle faccende domestiche, non rimane loro molto tempo per il telelavoro, per chi ne ha diritto!

Il diffuso contenimento è un rischio aggiuntivo per chi subisce violenza nella propria coppia.

Le associazioni specializzate che sostengono le donne vittime di violenza hanno denunciato all'annuncio del contenimento che la mancanza di orari di lavoro esterni delle vittime e/o degli aggressori, che erano momenti di tregua, e la convivenza continuativa aumenteranno matematicamente il numero di atti di violenza psicologica, fisica o sessuale. Nell'ambito del contenimento totale, la cui parola chiave non è uscire all'esterno (certamente non con i bambini), senza potersi nascondere per chiamare associazioni o numeri verdi, la vigilanza e l'intervento del quartiere sono cruciali. Più che mai lo sfratto del coniuge violento deve essere la regola per proteggere le donne ma anche i bambini, che oggi in Francia non sono più considerati come testimoni, ma anche come vittime.

Se il contenimento è necessario per rallentare la diffusione dell'epidemia, non può essere attuato senza misure specifiche per le donne vittime di violenza patriarcale. Ovunque sia possibile, siamo vigili e restiamo uniti affinché questo periodo di contenimento non sia insopportabile per chi è già oppresso e subisce violenza.

Possiamo dirlo subito: non c'è modo che le lavoratrici paghino questa crisi. Né con un ritorno in massa delle donne alle loro case, né indebolendo il codice del lavoro. Le nostre lotte collettive dovranno essere all'altezza di questo contraccolpo di patriarcato!

Brasile: crisi politica in procinto di esplodere nel bel mezzo della pandemia

In Brasile, il governo di Bolsonaro continua con i suoi discorsi ultraliberali, borghesi, irrazionali e antiscientifici nel bel mezzo della pandemia del coronavirus. Bolsonaro, sempre più isolato, si oppone alla quarantena sociale e affronta la resistenza all'interno del suo stesso governo. Quando è iniziata la crisi, il governo di Bolsonaro ha iniziato a minacciare colpi di Stato, mobilitando le sue basi reazionarie e militari in difesa delle sue politiche ultraliberali e autoritarie contro il corrotto congresso brasiliano. Ha anche parlato di uno stato d'assedio per scuotere le sue basi militari nel bel mezzo della pandemia e ricevere sostegno politico. Continua questo modello di fare politica che utilizza la mobilitazione della sua base sociale di estrema destra per conquistare i suoi obiettivi reazionari e che nel bel mezzo di una pandemia riproduce teorie irrazionali e cospirative sul fatto che il virus è solo l'isteria di un mezzo di comunicazione. C'è stata una grande usura del suo governo, con il modo di gestire la recente pandemia di coronavirus e la sua opposizione alle misure dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

L'economia brasiliana già prima della pandemia stava sperimentando una bassa crescita e un conseguente aumento del costo della vita. La disabilità totale del neoliberismo brasiliano per mitigare gli effetti della crisi, sviluppa condizioni migliori per la popolazione per opporsi al progetto neoliberale di Paulo Guedes e Bolsonaro a medio termine, poiché il discorso ufficiale del governo e il sostegno dei media hanno promesso che con i tagli e il saccheggio dei diritti degli indigenti, l'economia brasiliana deve crescere in modo sostanziale. Come l'usura della soluzione neoliberale, il governo di Bolsonaro non è stato in grado di proporre soluzioni dal suo pamphlet economico e continua a sostenere che la classe operaia paga per la pandemia. Peggio ancora, Bolsonaro e i suoi sostenitori fanatici, insieme con i settori della borghesia, ha iniziato una campagna contro l'isolamento sociale, con un discorso demagogico in difesa del lavoro e dell'economia.

Anche se non sviluppano alcuna alternativa economica per i settori popolari e più poveri, il potere esecutivo continua con la forza a opporsi alle risoluzioni mediche e a porre fine alla quarantena. La campagna "Il Brasile non si può fermare" è stata lanciata dalla famiglia di Bolsonaro e dall'estrema destra con la diffusione massiccia di "notizie false" nei mezzi di comunicazione virtuali e continua con la logica che i poveri pagano la crisi con la loro vita, con la fame o con i loro salari. Sui media, l'idea dell'impeachment comincia a farsi strada nelle agende e la classe dominante e la borghesia discute silenziosamente le opzioni per aggiornare il sistema di dominazione, ovviamente, con la classe operaia che perde come sempre. Si sottolinea la crisi del patto federativo e la disputa tra i settori di destra con i politici brasiliani di diversi Stati che si difendono dall'isolamento in opposizione alla posizione di Bolsonaro con obiettivi elettorali.

Sul campo dell'opposizione dal basso, lo sciopero del petrolio e le manifestazioni delle donne dell'8M hanno dato il via alle lotte a partire dal 2020, ma la situazione del Coronavirus ha cancellato le proteste in memoria (e giustizia) di Marielle e la lotta per l'istruzione, che avrebbero potuto rafforzare un'ondata di proteste sociali contro l'adeguamento neoliberale e i suoi brutali tagli di bilancio. Le proteste contro il governo continuano quasi ogni giorno e l'insoddisfazione ha prodotto una vittoria con l'aumento del sostegno economico ai disoccupati, che sta ancora per essere votato. Cresce la pressione popolare in difesa del sistema sanitario pubblico, abbandonato ancora di più da Bolsonaro e che ora deve ricevere budget e risorse a causa dell'emergenza sanitaria.

L'intensa insicurezza del lavoro, con i settori più vulnerabili che lavorano senza diritti, è una catastrofe in cui la pandemia porta la minaccia della fame per quelli che vengono dal basso. Le donne sono le più colpite a causa della disoccupazione, poiché rappresentano più della metà della disoccupazione. E nelle favelas/slum e nelle occupazioni i rischi per la salute dei lavoratori sono maggiori, ma si stanno espandendo le azioni di sostegno reciproco e la solidarietà tra le persone dal basso, come alternativa popolare per un governo antipopolare. Sono iniziate anche misure di azioni popolari dirette come il saccheggio dei supermercati e il governo di Bolsonaro affronta il suo destino finale all'interno della crisi e dell'avanzata della pandemia.

Europa: il centro reale della pandemia


D'altra parte, come si può vedere in Europa, dove anche i sistemi sanitari sono stati attaccati con misure neoliberali e dove non sono state prese le necessarie precauzioni prima dell'arrivo della Covid-19, la pandemia provoca il caos. Più di 10 mila morti in Italia e più di 5700 in Spagna sono numeri che continuano ad aumentare. Hanno applicato sistemi di controllo delle popolazioni su scala più ampia: 15 milioni di persone detenute nel nord Italia, Francia anch'essa nella stessa situazione e con una circolazione limitata, dimostrano che gli Stati stanno utilizzando la situazione per attuare meccanismi di gestione della popolazione in situazioni di crisi, militarizzazione della vita sociale, repressione estrema, ecc. Ci fanno ricordare altri tempi, ma con un miglioramento molto importante dei meccanismi.

Nel frattempo, si è sviluppato senza problemi in Europa il più grande movimento di truppe in una sola operazione e anche l'addestramento militare oltre i confini della Russia, dove partecipano 20 mila soldati americani e 10 mila provenienti dagli altri paesi dell'OTAN. Sembra non esserci rischio di contagio. E' un disegno di un mondo iper-controllato "fino all'estremo e militarizzante con lo scopo di contenere le proteste e le rivolte sociali per dimostrare i loro "meccanismi".

A completare questa caratterizzazione, anche un livello culturale sta esprimendo effetti, con il rafforzamento dell'individualismo, il pericolo dell'"altro" e una cultura "ogni uomo per sé"; e si cerca anche di rendere ogni "cittadino" un potenziale vigilante. A questo proposito, non c'è da stupirsi della tendenza della popolazione, che ha capacità economica, ad accumulare cibo e provviste.

In definitiva, il virus sta dimostrando la lotta di classe: la sanità pubblica straripante, i servizi sociali incustoditi, i lavoratori in situazione precaria che mantengono i servizi di base mentre coloro che danno le direttive sono protetti nelle loro case, le pratiche di regolamentazione temporale dei posti di lavoro responsabili dei fondi pubblici nelle aziende milionarie, la mancanza di test diagnostici e di strutture di autoprotezione per le classi popolari e la repressione verso la classe operaia che li costringe a rimanere a casa, o gli abusi della polizia e di tutte le forze repressive, approvati dal governo della Generalitat nel caso della Catalogna e dallo Stato spagnolo in generale. Nel frattempo, un trattamento morbido con le fughe verso le seconde case, anche con le aziende che non sono di primaria necessità e costringono i loro lavoratori a recarsi al lavoro, mettendo a rischio la loro salute, i ricchi e la classe politica con misure sanitarie private a loro disposizione, affittando hotel come ospedali e altre oscenità. L'esproprio delle infrastrutture è una evidente necessità e una responsabilità della classe e dell'uomo.

Stato di emergenza nel Medioriente

Lo "stato di emergenza" è il primo metodo utilizzato dagli Stati del Medio Oriente, che da molti anni è diventato la geografia aperta della guerra. Le politiche, che si modellano secondo le esigenze degli Stati e dei capitalisti piuttosto che secondo le esigenze del popolo, continuano nel processo Covid-19.

Non è importante per gli Stati il numero di quelli che sono morti nell'epidemia. Prendere precauzioni per il futuro della popolazione diseredata è uno spreco di tempo e di denaro per gli Stati. Il problema principale degli Stati e delle imprese oggi è quelli che saranno gli effetti economici dell'epidemia e come prevenire una ribellione sociale. Le precauzioni e le misure adottate sono interamente a questo scopo: divieti di viaggio, divieti di ogni tipo di attività e di organizzazione, coprifuoco, inasprimento delle ispezioni.

E' ovvio che con misure autoritarie e militaristiche, le prime categorie interessate dai meccanismi di ispezione e controllo saranno le persone espulse o che saranno espulse, gli immigrati, le donne, i disoccupati, i senzatetto.

Le persone che vivono in diverse regioni del Medio Oriente testimoniano un processo in cui gli Stati diventano più militarizzati e più autoritari.

Sistemi sanitari dopo 30 anni di neoliberalismo

La sanità pubblica è stata bersaglio di ripetuti attacchi e di riforme neoliberali, tagliando le sue risorse e smantellandola. Prendiamo il Cile come esempio, il laboratorio del neoliberismo. Lì la sanità pubblica è stata smantellata durante la dittatura di Pinochet e si rafforza la sua commerciabilità durante il patto transnazionale. Il trasferimento dalle cliniche ai comuni, il franchising degli ospedali, il trasferimento (saccheggio) delle risorse alle cliniche private, i tagli al budget, l'eliminazione della sanità di comunità, la rottura del nesso tra vicini e strutture sanitarie ha generato la crisi sanitaria vera e propria dove sappiamo che non esistono né condizioni né mezzi per affrontare questa crisi. Anche se non si arriva alla fase peggiore, ci sono limitati beni medici e di sicurezza, anche personali, non ci sono abbastanza letti o respiratori, quindi le classi oppresse saranno fortemente colpite dalla pandemia perché non sono in grado di pagare le cure e un'assistenza adeguata di fronte al virus.

In una parte importante dell'Europa la privatizzazione sanitaria degli ultimi 10 anni, che per ironia della sorte è anche frutto di un'altra crisi (del 2008, nel caso ce ne fossimo dimenticati) ha lasciato un quadro negativo in ambito sanitario. Tanti ospedali con aree chiuse, mancanza di personale e peggiori condizioni di lavoro, come inizio. E' la prova che l'attuale modello di privatizzazione non è solo un errore e una frode, ma ci espone e ci rende ancora più vulnerabili come società.

E adesso? Lo Stato dirotta i malati verso centri privati per mancanza di risorse in tutti i centri pubblici invece di nazionalizzarli e le bollette saranno pagate da tutti noi. Nel frattempo stanno applaudendo il personale sanitario, che è stato condannato con tagli dal 2008, tanto lo Stato spagnolo quanto il governo della Generalitat in Catalogna e in altri paesi del continente e del mondo.

Tutto questo non è casuale, tra l'altro, ma fa parte della pianificazione della classe dominante, dove lo sfruttamento commerciale dei diritti sociali ci ha strappato anche un trattamento di malattia, inoltre, sapere se siamo infetti dipende dal potere d'acquisto di ciascuno. Queste necro-politiche di omicidio di massa dei poveri sono il vero volto del sistema di dominio.

Gli effetti di un sistema di ecocidio e genocidio

Il capitalismo è un sistema sociale che disprezza la vita umana e lo stiamo vivendo in questi giorni. Ma è stato così per tutta la storia: guerre, genocidi, politiche repressive, fame, sono solo alcune di quelle politiche bestiali che il sistema attua con le sue istituzioni e con il personale che fanno il "lavoro sporco".

Oltre a quelle già citate, le politiche di saccheggio delle risorse e di devastazione del pianeta. La politica imperiale che si è sviluppata dopo la conquista dell'America da parte dell'Europa e poi, quando lo stesso continente ha raso al suolo soprattutto l'Africa e l'Asia, accumulando risorse per lo sviluppo del capitalismo monopolistico e dei suoi Stati garanti.

Oggi viviamo una fase sempre di sempre maggiore concentrazione di capitali e con più tecnologie specializzate nel saccheggio. Oggi 2153 miliardari sono più ricchi di 4600 milioni di persone, cioè il 60% dell'umanità. Ci sono continue migrazioni verso l'Europa di milioni di persone che subiscono le più crudeli molestie durante il loro viaggio verso la costa e poi ricevono altre persecuzioni cercando di attraversare il Mediterraneo, se riescono a passare. O che vivono in veri e propri campi di concentramento - che i campi profughi sono stati convertiti - in Turchia, mentre quello stato dittatoriale utilizza i migranti come un'arma pressante contro l'Europa, aspettandosi da loro il finanziamento di decine di migliaia di milioni di euro. In questo modo, la Turchia di Erdogan ha nuovi fondi per combattere i curdi, rendere la propria popolazione sotto costante stato di assedio e invadere la Siria e ora la Libia.

Con guerre, invasioni o semplici investimenti, il capitale multinazionale sta devastando il pianeta. Non mostrano rispetto per gli ecosistemi così come sono, né per le riserve idriche né per i boschi. Basti pensare a quanto è accaduto in Amazzonia con la "stagione degli incendi" sviluppata dalla borghesia rurale brasiliana con tutto il sostegno di Bolsonaro e degli altri paesi della regione. Il capitalismo non solo uccide le persone, ma uccide la natura e con essa, logicamente, rende sempre più difficile la vita umana. Il capitalismo sa solo seminare il panico e la morte. È l'esatto opposto della vita.

Prima stesura di una nuova fase che si sta aprendo in scala planetaria

Nei materiali precedenti abbiamo analizzato un cambiamento di periodo, soprattutto dopo le importanti mobilitazioni che si stanno sviluppando in America Latina e in altre parti del mondo, un cambiamento ancora aperto.

Ora, senza dubbio, la pandemia di Covid-19 ha lasciato al sistema capitalista un'importante riorganizzazione per modernizzare ancora di più il suo controllo, il saccheggio e il dominio su intere popolazioni. Controlli sulle popolazioni attuate non permettendo movimenti e controllando gli spostamenti di persone. Militarizzare interi paesi, uno stato di polizia sviluppato in generale, tecnologie applicate in ambito sicurezza ora implementate con la scusa della "pandemia e controllo dei contagiati". La proliferazione di discorsi razzisti e il guardare "l'altro" non solo come simile e nemico, ma come "vettore di contagio".

Le imponenti frontiere che si chiudono e si consolidano per mezzo di grandi blocchi e zone economiche. Nello stesso momento che gli Stati stanno rivendicando una nuova sovranità che fino a poco tempo fa erano disposti a cedere a organismi transnazionali o multilaterali, i cambiamenti dei metodi di lavoro, l'attuazione del telelavoro o del lavoro domestico su larga scala, la perdita dei diritti sociali e l'impoverimento ancora più aggressivo di un enorme strato di popolazione mondiale. La possibilità per i capitalisti e le sue agenzie come il Fondo Monetario Internazionale e altri di applicare le loro riforme e di continuare a saccheggiare i nostri diritti sono solo alcune linee che sembrano indirizzare il disegno della prossima fase: una società ipercontrollata e saccheggiata.

Questa pandemia è perfetta per le classi dominanti di ogni paese e del mondo intero per adottare misure che vengono definite "necessarie" per contenere le proteste sociali sviluppate in diversi luoghi del mondo. Con il pretesto della pandemia portano l'esercito e tutte le forze di polizia a reprimere, quando in realtà ciò che serve sono misure e risorse per la salute pubblica, non risorse per la repressione.

Ma apre anche una nuova fase in cui le lotte popolari avranno maggiore importanza: non si fermeranno le mobilitazioni in Cile, in Francia, in Colombia o in altri luoghi. La gente è in strada, la pandemia raggiungerà il suo massimo livello e poi si tornerà gradualmente a una certa "normalità", che non sarà una situazione identica a quella di prima, ma dove la gente tornerà lentamente a lavorare, le attività normali torneranno e la gente riconquisterà strade e campi.

Resistenza

Sono apparse espressioni di resistenza. In Europa sono state espresse proteste in occasione della quarantena e degli scioperi in settori in cui la continuità del lavoro è imposta al di sopra della salute della classe operaia, comprese le grandi fabbriche e con sindacati potenti. In Argentina si sono già espressi i lavoratori del commercio, rivendicando la chiusura dei negozi, come in altri settori lavorativi stanno discutendo misure di tutela della salute. In Uruguay, il sindacato delle costruzioni ha ottenuto un accordo di licenza speciale, che in un primo momento il Ministero dell'Economia ha cercato di sabotare. Allo stesso modo, il governo uruguaiano sta pianificando aumenti per le tariffe e l'IVA a partire dal 1° aprile e non ci sono misure per i settori che non hanno la sicurezza sociale al momento. Anche qui ci sono proteste e si sta sviluppando un'infinità di cacerolazo nei quartieri e anche dai sindacati.

Pensiamo che per il futuro sia importante considerare alcune linee d'azione, come la lotta contro i licenziamenti, le sospensioni e le riduzioni salariali, il recupero dei sussidi economici per i settori più vulnerabili e per i disoccupati, la garanzia dell'accesso ai prodotti alimentari e ai prodotti di prima necessità, la difesa del sistema sanitario pubblico che richiede più budget per i settori poveri e migliori condizioni di lavoro dei lavoratori, la garanzia che il sistema sanitario privato sia al servizio dei bisogni popolari, senza profitto, e l'appello alla solidarietà tra i settori popolari per contenere l'espansione del virus, evitando l'avanzamento del controllo sociale. Possiamo dire lo stesso per la sicurezza sociale, dovrebbe essere un servizio pubblico e non essere in mano ai privati come l'AFP in Cile o l'AFAP in Uruguay, inoltre dovrebbero aumentare i contributi dei datori di lavoro in modo che siano i proprietari del capitale a pagare i costi di questa crisi.

La pandemia e i suoi effetti non nascono dalla natura, ma da un sistema particolare che rende possibile questa crisi a scapito della salute e del benessere della maggior parte della popolazione mondiale, è urgente resistere in questa situazione da una prospettiva rivoluzionaria, articolando la lotta di oggi con la società che sogniamo.

È chiaro che in questa situazione di estrema gravità i settori popolari continuano a lottare in base ai mezzi a loro disposizione: proteste, cacerolazo, diversi modi di solidarietà dal basso che si stanno sviluppando, tutto ciò che alimenta le migliori tradizioni di lotta e di organizzazione dal basso. Abbiamo la piena convinzione che la solidarietà e il sostegno reciproco siano le nostre armi migliori come classe e organizzate geograficamente, ci permettono di costruire il futuro. Le brigate sanitarie sono organizzate ovunque, dove si occupano di rifornire gli anziani e le persone con disabilità; è importante generare e sostenere queste reti di sostegno - come le cacerolazo -, così come altri sforzi che ci permettono di affrontare al meglio questa crisi, comprese le reti di sostegno alle donne e ai bambini che subiscono la violenza patriarcale, un problema che aumenta a causa dell'isolamento.

In questo modo aumentano le proteste per la vita, le piccole comunità rurali e dal litorale cileno interrompono la strada con barricate per evitare che i ricchi arrivino alle loro tenute e alle case estive. I lavoratori interrompono la loro produzione facendo manifestazioni che richiedono la chiusura dei locali e sospendono le loro attività lavorative in Europa e in America Latina. Tutto questo dovrebbe trasformarsi in uno sciopero generale, che dovrebbe essere efficace e senza nessun tentennamento.

Questa pandemia e i suoi effetti aprono una possibilità importante per le persone: da un lato, ci permette una critica implacabile al modello neoliberale e alle sue misure applicate dagli anni '70, pianificando con più forza la difesa della salute pubblica e della sicurezza sociale e di tutti i diritti e servizi sociali, rafforzando le lotte in loro difesa e contro la loro privatizzazione o precarizzazione, la stesso con riferimento alle condizioni di lavoro e di vita. Ci permette una forte critica al sistema capitalistico: una critica alla proprietà privata, una critica allo Stato, alle politiche di sicurezza, al desiderio di profitto, ecc.

E in tutto questo, ci permette di costruire o quasi di delineare le nuove relazioni sociali che vogliamo, la nuova vita. In modo parziale o globale, ci permette di riaffermare sempre più il nostro progetto di società socialista e libertaria.

Porre un limite al danno sociale

La pandemia potrebbe essere stata l'innesco della crisi finanziaria prevista da tempo da tutti gli economisti seri. Dopo la crisi del 2008, gli Stati hanno impiegato enormi quantità di fondi pubblici per salvare operatori e banche private, che in fondo non hanno cambiato nessuna delle loro prassi. Così, ancora una volta, la casino-economia sarà sconvolta e ciò avverrà in proporzioni peggiori rispetto al 2008.

Con i licenziamenti e la sottoccupazione, questa crisi si abbatterà in primo luogo sulle classi popolari che dovranno affrontare un aumento della disoccupazione, dei posti di lavoro a tempo parziale, del lavoro precario e della riduzione dei salari.

Per limitare i danni è necessario, da un lato rafforzare la protezione sociale, per attutire lo shock e dall'altro far pagare il capitale. Questo suppone:

• La revoca della riforma dell'assicurazione del lavoro e non solo la sua sospensione
• Revoca della distruzione delle pensioni e non solo della sua sospensione.
• Proroga dei termini per abortire fino alla fine del confino, per alleviare gli ospedali e anticipare le prevedibili conseguenze dell'isolamento
• Gratuità del trasporto pubblico per ridurre gli assembramenti e i vettori di contagio
• Divieto di licenziamenti durante il periodo di isolamento, sostenendo gli stipendi di particolari appaltatori, lavoratori interinali, con contratto a tempo determinato e dipendenti sotto copertura (lavoratori assunti da Uber per esempio)
• Confisca di stanze vuote, affitti Airbnb e simili, stanze d'albergo, per proteggere le condizioni di isolamento sanitario decente alle famiglie senza fissa dimora, ai migranti che sopravvivono in campi selvaggi o chiusi in centri di detenzione, ai lavoratori illegali a volte accatastati in case malsane o agli occupanti abusivi
• A fronte delle più basse entrate economiche, una moratoria sugli affitti e sulle bollette di energia, acqua, telefono e internet, il divieto di sfratto e un affitto di base per le persone che si trovano in condizioni di povertà.

E' anche importante sviluppare il controllo sociale di tutto il sistema sanitario, con la piena fornitura e il finanziamento delle istituzioni di assistenza, la garanzia e la protezione dei diritti dei lavoratori della sanità, del commercio, dell'industria sanitaria, dei lavoratori della logistica e dei trasporti, dei servizi pubblici e della popolazione agricola.

È essenziale promuovere una cultura della vita e della solidarietà, dell'autoprotezione e dell'assistenza collettiva che ci permetta di superare il panico reale e il senso di "ogni uomo per sé", la chiave per avanzare è superare la situazione reale.

Per fermare la pandemia sono necessarie anche misure urgenti, forse molto più puntuali di quelle che abbiamo indicato prima, e incluse:

1. Fermare le misure che non sono misure di classe, al contrario di quanto sta accadendo oggi. L'isolamento non può dipendere dalla gerarchia sociale. Pertanto, deve essere chiuso tutto, imprese e servizi non essenziali, con mantenimento integrale del reddito per i lavoratori in disoccupazione tecnica, compresi quelli in condizione di precarietà (dipendenti temporanei, subappaltatori, lavoratori autonomi, ecc.) Che la crisi sia pagata dai ricchi: che tutte le attività economiche che non sono di base si fermino, che tutte le aziende facilitino tutti i mezzi per garantire il telelavoro, se necessario, e che nessun lavoratore perda il proprio salario durante l'isolamento. Nel caso delle grandi aziende, questi stipendi non devono provenire da fondi pubblici. E se le grandi fortune e le aziende sono obbligate a pagare più tasse?
2. Solo i settori vitali dovrebbero continuare a lavorare come l'assistenza medica, il rifornimento delle scorte e l'informazione della popolazione. Pensiamo in particolare al sistema sanitario, settori agroalimentare e agricolo, trasporti, distribuzione alimentare e sanitaria, mezzi audiovisivi e internet per la diffusione delle indicazioni. I lavoratori di questi settori sono in prima linea: salvare le persone cade sulle loro spalle. Dobbiamo onorarli, aiutarli, sostenerli, iniziando a garantire la sicurezza dei loro figli con misure di prevenzione e protezione.
3. Allo stesso tempo, sia per ragioni di efficacia, sia per evitare i sudici guadagni dei beneficiari della crisi, dobbiamo intervenire sulle imprese private di quei settori e integrarle nel servizio pubblico, mettendo il loro funzionamento sotto il controllo della classe operaia. Sono loro, in effetti, coloro che sono meglio addestrati a riorganizzare la catena di produzione per proteggersi dal virus, con protocolli di prevenzione adeguati.
4. Inoltre, è urgente riorganizzare l'intera produzione e i servizi. L'industria e i servizi devono essere interamente trasformati in produzione di materiale sanitario e di protezione e la garanzia di mezzi di sussistenza per tutti. Se lo Stato e i datori di lavoro non lo vogliono, allora tocca ai lavoratori imporlo.
5. Questa crisi ci dimostra che la salute non può essere in mano ai privati. La nazionalizzazione degli ospedali privati e convenzionati e delle residenze per anziani senza alcun compenso in denaro pubblico.
6. I centri di internamento degli immigrati che sono stati chiusi durante questa crisi in Europa, che dimostra la loro farsa razzista, non si aprono più.
I governi sono stati presi di sorpresa da questa situazione. Possiamo imporre le cose, ma solo se il movimento sociale e i sindacati cercano di affrontare i problemi senza esitazioni. E' fondamentale che tutti i lavoratori determinati e consapevoli si dotino di strumenti sindacali adeguati per raggruppare i loro colleghi su basi solidali e combattive.

La società deve cambiare profondamente

Sia chiaro: queste misure urgenti sono frammentate. Rispondono alla necessità di fermare la pandemia e di limitare i danni sociali. Ma non fermeranno la crisi economica che si verificherà, perché questo è il risultato del capitalismo e dell'economia di mercato. Il virus sarà solo l'innesco.

Di fronte a questa situazione senza precedenti, il capitalismo ha dimostrato il suo fallimento, ma lo Stato cercherà di mantenere tutti i mezzi del sistema economico reale, anche assumendo il controllo delle attività economiche nella fase attuale, guidando autorevolmente l'organizzazione della produzione per mezzo di requisizioni o altri meccanismi. Per il governo, questa sarà l'unica alternativa a un caos guidato dal "ognuno per la sua strada". Per noi, anarchici e comunisti libertari d'America e d'Europa, le misure urgenti che proponiamo come le responsabilità che saranno imposte, prese ed esercitate dalla classe operaia oggi disegnano tutta un'altra alternativa. Abbiamo un altro progetto da difendere: un progetto basato sull'aiuto reciproco e sull'uguaglianza, con un'organizzazione rigorosa e pianificata della produzione e della distribuzione dei beni essenziali ma sotto il controllo dei lavoratori.

Crediamo che sia giunto il momento di pensare in modo integrale il funzionamento della società che cerca di soddisfare le necessità di tutti. Potremmo trovare modi e meccanismi di cura e protezione della natura per garantire la vita. Possiamo sradicare questo sistema, mettendo tutti i mezzi di produzione e di distribuzione nelle mani della classe operaia, sostituendo l'economia di mercato ad un' economia socializzante e autosufficiente, e lo Stato ad un sistema federalista autosufficiente.

E' imperativo avanzare nel mezzo di questa crisi su questa strada, tessendo legami solidali dal basso, rafforzando le organizzazioni popolari e costruendo di fatto un vero Fronte delle Classi Oppresse che possa essere artefice di lotte da oggi e da domani alla ricerca di una società libertaria, federalista e con una democrazia diretta.


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