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Salute e patriarcato

category bolivia / perù / ecuador / cile | genero | opinione / analisi author Friday December 23, 2016 04:02author by Melissa Sepúlveda - Solidaridad, Federación Comunista Libertaria Report this post to the editors

Ultimamente mi ha piacevolmente sorpreso, dopo diversi anni di sciocchezze femministe, l'esistenza di un'intenzione all'interno del movimento popolare di incorporare nell'analisi e nella prassi una prospettiva femminista.

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L'uso di un linguaggio inclusivo durante le assemblee e le riunioni è già una pratica consolidata, tanto che quasi sembra creare imbarazzo la parola di chi non lo utilizza. Tuttavia, nel momento di plasmare questa intenzione nei programmi di lotta dei diversi movimenti sociali che si stanno sviluppando nel territorio cileno e a Wallmapu, la mancanza di strumenti per un'analisi femminista della realtà è evidente.

L'obiettivo di questo articolo è portare allo sviluppo di una costruzione femminista nell'ambito della salute e in particolare al rafforzamento del processo di costruzione programmatica che si sta svolgendo all'interno del movimento "MSpT-Salud para Todas y Todos" (Salute per tutti e per tutte). Per questo è di fondamentale importanza identificare le forme attraverso le quali agisce e si riproduce il patriarcato all'interno delle pratiche di salute, che siano amministrate dai servizi sanitari statali o provenienti da altri attori sociali che accudiscono principalmente donne e bambini/e.

A mio giudizio, un primo punto centrale è riconoscere il patriarcato come un sistema di dominio, differente e anteriore al capitalismo, del quale quest'ultimo si nutre per esercitare lo sfruttamento delle donne e delle bambine in tutto il mondo.

Il modello di salute è direttamente collegato ai sistemi di dominazione imperanti, che articolano la visione del mondo e le relazioni sociali determinando l'economia, la politica e la cultura delle società. Il sistema sanitario, da parte sua, è la materializzazione di questo modello e si esprime attraverso una serie di conoscenze, saperi e pratiche esercitate dentro e fuori dell'istituzione dello Stato per il controllo sanitario della popolazione.

Questo scenario, specialmente nelle società capitaliste, è stato concepito con l'obiettivo di garantire una massa "sana" di lavoratori e di lavoratrici che potesse soddisfare le necessità di produzione e, nel caso delle donne, assicurare la riproduzione della classe lavoratrice. Di conseguenza, il sistema biomedico, centrato sulle patologie dell'individuo, e che ignora quindi le determinati sociali della salute, edifica il sistema sanitario che esiste in Cile, che continua a rimanere lo stesso nonostante i tentativi accademici abbiamo dimostrato la sua insufficienza per ottenere una popolazione più sana, che possa appunto portare a realizzazione i suoi obiettivi produttivi e riproduttivi.

D'altra parte è necessario riconoscere che l'egemonia di questo modello di salute è direttamente collegata alla colonizzazione e al genocidio occidentale, reggendosi sulla lotta contro forme diverse e anteriori di esercitare la pratica medica: ostetriche e guaritrici sono state escluse dal sapere tecnico medico, mentre ogni forma di conoscenza non riconosciuta dagli standard istituzionali di evidenza scientifica è stata rimossa. Pertanto il primo compito è quello di riconoscere, dentro all'analisi del modello di salute in cui viviamo, che questo corrisponde ad un modello patriarcale, capitalista e colonialista.

Propongo di identificare almeno quattro livelli su cui agisce il patriarcato nel modello e nel sistema sanitario egemonico. Questi si relazionano tra loro e si esprimono quotidianamente nella pratica sanitaria.

1) Androcentrismo. Storicamente, il modello biomedico ha un carattere androcentrico, ovvero esso identifica l'uomo come centro della realtà e a partire da lui costruisce l'ambiente, il sistema e la visione del mondo. Il soggetto che usufruisce del servizio sanitario è maschile e in base ad esso si stabilisce l'universalità, essendo incapace di osservare e riconoscere il genere come determinante per le condizioni di salute e di malattia delle persone. Per esempio si ritiene che le donne corrano un rischio maggiore di incorrere in patologie mentali, senza però considerare le condizioni sociali che implicano la prevalenza di patologie psicoaffettive nelle donne. D'altra parte l'approccio del sistema sanitario nei confronti della specificità delle donne è legato soprattutto alla loro funzione riproduttiva, relegandole socialmente al ruolo di madri e di mogli, tanto che la salute, nella medicina occidentale, è orientata principalmente alla riproduzione, ovvero alla gestazione, alla contraccezione, alla pianificazione familiare, e recentemente, alla menopausa.

2) Vincolo patriarcale del sistema sanitario. Affermiamo inconfutabilmente che nella nostra società esiste un rapporto clientelare con il sistema sanitario, proprio del modello del mercato. Ciò che occorre considerare è che questo vincolo è possibile grazie alla relazioni patriarcali, che nascondono molto più che la compravendita della salute, e che esso è si è radicato molto presto nel nostro primo spazio di socializzazione: la famiglia.

Nella struttura familiare chi condensa tutti i poteri è il "padre", incluso il potere di vita e di morte sui figli, sulla/e moglie/i e gli schiavi. La stabilità di questo modello che conosciamo molto bene si basa sulla dipendenza. La condizione di vulnerabilità in cui si trova un corpo malato, fa sì che esso cerchi protezione, e se questo rapporto si riflette chiaramente sugli uomini e sulle donne, queste ultime sono particolarmente dipendenti dal sistema sanitario, poiché sono coloro che lo consultano maggiormente, sia come pazienti che come "accuditrici".

3) Violenza medica contro le donne o altre identità non maschili. Ogni giorno assistiamo alla violazione dei diritti basici nelle pratiche sanitarie, i pregiudizi e la mancanza di una prospettiva di genere dei/delle professionisti/e della salute si traduce in violenza, dove la mancanza di conoscenza dei nostri corpi si trasforma in un terreno fertile per l'autoritarismo medico. Il maltrattamento di donne e transessuali con patologie mentali, necessità speciali o obesità, così come la violenza ostetrica e ginecologica, sono alcuni esempi che svelano l'incapacità di riconoscere le donne e altre identità dentro al sistema sanitario costruito su un modello androcentrico di salute.

4) Soggettività femminile nei processi di salute-malattia. Direttamente collegato al vincolo patriarcale del sistema sanitario è il fatto che noi donne non ci percepiamo e non veniamo identificate socialmente come soggetti con capacità di autodeterminazione, per questo la realizzazione di cambiamenti favorevoli per la nostra salute viene costantemente boicottata. Così per esempio, possiamo affermare che esiste un processo di femminilizzazione dell'obesità nelle società occidentali, particolarmente tra le donne povere, legata ad una bassa autostima e ad una bassa percezione di efficacia nei confronti di cambiamenti nelle abitudini alimentari.

Dobbiamo costruire un nuovo modello e un nuovo sistema di salute, che sia dignitoso per il nostro popolo, che abbandoni la centralità del capitale nei processi di produzione e di riproduzione, rafforzando una prospettiva mirata alla conservazione della salute più che all'amministrazione delle patologie, e che contribuisca attivamente a smantellare le relazioni patriarcali. Questo sarà un lungo cammino di riflessione, autocritica, produzione di saperi nuovi e recupero di saperi ancestrali. Fortunatamente abbiamo fatto i primi passi. L'invito a fare parte di questo processo è stato lanciato.

(traduzione a cura di AL/fdca-Ufficio Relazioni Internazionali)

Related Link: http://www.periodico-solidaridad.cl/2016/10/02/salud-y-...veda/
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