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“Torino-Lione da cancellare, esperimento di democrazia diretta”

category italia / svizzera | ambiente | intervista author Wednesday April 17, 2013 21:05author by Prisma News Report this post to the editors

Intervista con il geologo Francesco Aucone.

L’ultimo feedback in ordine di tempo sul TAV della Valle di Susa ci è giunto dalla visita che parlamentari e cittadini hanno fatto a Chiomonte, luogo del tunnel che serve come pre-opera in vista della galleria definitiva che collegherà Italia e Francia.

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La circostanza ha posto in rilievo una ‘amabile’ contraddizione. E cioè che fino al giorno prima delle elezioni chi si fosse voluto recare sul cantiere e sindacare in merito all’opera sarebbe stato bollato come eversivo o reazionario e forse anche manganellato; 48 ore dopo il voto, invece, quel cittadino ha raggiunto il pieno diritto non solo di recarsi in zona ma addirittura di sindacare a piani polmoni contro la inutilità e la dannosità della linea-merci Torino-Lione, ovviamente evitandosi qualsiasi aggettivo punitivo. Mistero del calendario!

Francesco Aucone, romano, geologo indipendente: posso chiederle un giudizio su questa mia riflessione? Ma non mi dica che la colpa è tutta del calendario!

“D’accordo. Faccio leva allora sul dato economico e finanziario: siamo arrivati finalmente a prendere coscienza che si tratta di un’opera di impatto finanziario elevatissimo e insostenibile. Diciamo che quello che è andato in onda di recente in Valle è stato forse un modo ‘onorevole’ di prenderne atto e di uscirne… D’altra parte è vero sì che il Movimento5Stelle nel suo programma dice da sempre che la Torino-Lione è da cancellare e io credo che lo stesso esperimento della democrazia diretta sia un fenomeno da sottolineare, in quanto denota da parte della popolazione italiana chiari segnali in tal senso, ed è pur vero che ora in Parlamento vi è una rappresentanza diretta dei cittadini che adesso hanno il potere di dire NO alla Tav, ma non dimentichiamoci i venti anni di azione diretta dei valligiani, senza la quale non sarebbe pensabile alcuna conquista”.

Visto che parliamo di Val di Susa, che contatto ha lei con questa zona?

“Non è un contatto recente bensì datato. Negli Anni ’90 lavoravo al cantiere per l’autostrada A32 del Frejus. Stavo lì e facevo analisi del terreno, ero un giovane alle prime armi, timoroso dei grandi dirigenti che vedevo in giro. Di certo posso dire questo: le trivellazioni fatte in Valle di recente non hanno scoperto nulla che già non si sapesse. Proprio in concomitanza con i lavori dell’autostrada si fecero sondaggi e studi. Le conoscenze ci sono tutte: stupisce quindi che si sia continuato a scavare. Invece non credo sia una notizia sapere che alcuni dei dirigenti dell’epoca ebbero in seguito diversi guai con la giustizia…”.

Nel reportage dedicato da Prismanews al Tav e alla Valle piemontese, fra Susa e dintorni abbiamo incontrato chi ci ha parlato del danno ambientale prodotto dall’opera, con riferimento al milione di litri di acqua che uscirà dalle falde sotterranee. Cosa ci dice lei in proposito?

“Che vi sarà, se l’opera verrà portata a compimento, un enorme impatto idro-geologico. La geologia della valle è molto complessa, inizia circa 15-30 milioni di anni fa, con il sollevamento dell’intera area in seguito ad una fase dell’orogenesi alpina; contemporaneamente e successivamente al sollevamento entrano in gioco gli agenti erosivi, rappresentati specialmente dall’azione dei ghiacciai prima e dei corsi d’acqua poi, con conseguente doppia azione erosiva e di deposito, fino a dare alla valle la conformazione che ha oggi. Una testimonianza dell’azione dei ghiacciai è rappresentata ad esempio dalle parti di Avigliana, dove vi sono imponenti formazioni moreniche risalenti all’epoca dei ghiacciai…

Tutti questi sedimenti ospitano oggi una falda di importanza regionale utilizzata anche per scopi agricoli nonché potabili; l’opera prevista, stando agli ultimi piani di fattibilità, interagisce direttamente con questa falda attraversandola longitudinalmente e spesso ‘bucandola’ trasversalmente, con pesanti ed inevitabili ripercussioni sul suo bilancio idrico, mettendo in discussione i livelli dei pozzi, le portate delle sorgenti e quelle dei corsi d’acqua, ecc.”.

Fra l’altro è venuta fuori la storia dell’Uranio e dell’Amianto come materiali di risulta ad alto impatto.

“Verissimo. Il riferimento è sempre alla geologia della valle; le rocce sono composte o da litologie cristalline tipo i graniti (chi scava qui trova l’Uranio) o da rocce metamorfiche tipo i serpentini e le anfiboliti (e qui viene fuori l’Amianto). Mi ricollego a quanto ho detto a proposito degli scavi effettuati negli Anni ’90: all’epoca la posizione della scienza ufficiale era che tutto fosse noto visto che si era già proceduto alla costruzione di tunnel del genere in altre parti del mondo. Invece io sostengo che le informazioni che si hanno sono alquanto scarse e ciò impedisce di avere una mappatura completa circa la composizione delle rocce. Aggiunto: la stessa ARPA Piemonte aveva dei dati sperimentali che contraddicevano la scienza ufficiale”.

In che senso dati contradditori?

Ci aiuti a capire. “I rilevamenti, effettuati nell’estate dello scorso anno, avevano a oggetto la cittadina di Sauce d’Oulx. Si era misurata la quantità di amianto nell’aria e si era scoperto come essa fosse superiore alla norma. L’Arpa aveva rilevato che bastava addirittura una banalissima gara di mountain-bike - attenzione: biciclette, mica moto! - per sollevare pulviscolo contenente amianto; ciò perché è la natura del territorio ad essere particolare… immagini cosa accade quando i camion del movimento-terra vanno avanti e indietro lungo la Valle. Ecco, questo è un altro aspetto che non viene mai preso sufficientemente in esame. Per la scienza, infine, sei tipi di minerali sono considerati ‘amianti’: e in Val di Susa nel sottosuolo ne sono presenti ben tre”.

Ci sarebbe anche da chiedersi il come e il perché circa la gestione delle Grandi Opere in Italia, ma è argomento che esula dalla sue competenze, così come esula il fatto che i ¾ del costo del Tav siano a carico italiano nonostante i ¾ del tunnel siano in territorio francese. Invece vorrei domandarle cosa dicano le sue ricerche su quanto si dovrebbe realizzare - ma speriamo di no - in zona.

“Personalmente non ho dati specifici. Ma questo non mi impedisce di affermare che neppure coloro che sono impegnati a vario titolo nel cantiere ne abbiano; e la cosa che più mi mette addosso ansia è che costoro si facciano forti di parametri parziali proprio per portare la verità dalla propria parte e per smentire chi la pensa in modo diverso! Di inquinamento si dovrebbe parlare ad esempio tenendo conto delle resine colloidali che serviranno per consolidare il terreno e renderlo impermeabile. Altro esempio: l’Uranio. Uno dei prodotti del decadimento di tale elemento radioattivo è il Radon: quello presente nell’aria non è nocivo perché si disperde rapidamente ma quello che si sprigiona al chiuso no… Pensi a chi lavora dentro la galleria: alcuni esperti hanno stimato che, anche in presenza di modeste quantità di Uranio nella roccia, le concentrazioni di Radon che si formerebbero in galleria sarebbero talmente elevate, che per evitare danni alla salute si debba depurare l’aria ogni sessanta minuti!” .

A volte - accetti la mia provocazione - sarebbe quasi meglio che i soldi venissero regalati: girerebbero comunque, qualcuno si arricchirebbe sì ma almeno ma non si farebbe scempio né della Natura nè della salute dei cittadini!

“Ritorno agli sconvolgimenti di natura idro-geologica con cui abbiamo avviato la chiacchierata. Chi sta in Valle ha ragioni sacrosante, confermate da quanto accaduto tra Firenze e Bologna per la Variante di Valico. Lì vi sono state trasformazioni imponenti, decine tra corsi d’acqua, sorgenti, pozzi e acquedotti si sono prosciugati arrecando danno non solo alla bio-diversità del luogo ma anche all’economia. In Val di Susa c’è una falda acquifera, che se sarà sconvolta, si danneggerà anche irrimediabilmente il corso del fiume Dora. Anche perché il tunnel della Torino-Lione, come abbiamo già visto, passa al di sotto della falda, e nei pressi di Susa, secondo le ultime ipotesi di tracciato, addirittura la ‘buca’ trasversalmente. In questi termini non è difficile prevedere quali saranno le conseguenze disastrose sulle risorse idriche della valle…”.

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