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Il Tibet nella morsa dell'imperialismo cinese

category asia orientale | imperialismo / guerra | comunicato stampa author Tuesday March 18, 2008 18:54author by Federazione dei Comunisti Anarchici - FdCAauthor email fdca at fdca dot it Report this post to the editors

Per l'autonomia dei lavoratori del Tibet e della Cina!

La rivolta del popolo tibetano contro l'occupazione cinese porta una volta di più agli occhi del mondo intero lo stato di soggezione di un territorio che da decenni subisce la presenza militare dell'esercito della Repubblica Popolare Cinese. [ English] [ Français] [ Nederlands]


Il Tibet nella morsa dell'imperialismo cinese


La rivolta del popolo tibetano contro l'occupazione cinese porta una volta di più agli occhi del mondo intero lo stato di soggezione di un territorio che da decenni subisce la presenza militare dell'esercito della Repubblica Popolare Cinese. Geograficamente strategico, dopo la scoperta e la conseguente depauperazione di giacimenti di materie prime essenziali per l'economia cinese, uranio in primis, che hanno ridotto il paese a discarica nucleare, da tempo subisce anche la pressione delle politiche demografiche di sinizzazione condotte dal regime di Pechino, secondo un classico schema di potere imperialista che la Cina ha imposto nell'area dell'estremo oriente fin dagli anni '60 e che non si fa scrupolo della più feroce repressione.

Il Tibet si colloca così come area strategica nella zona di influenza cinese al pari della Birmania o del Darfur, dove gli interessi cinesi sono tutelati e difesi dai regimi locali tramite una sistematica opera di repressione dei movimenti di lotta. Da anni, del resto, sono evidenti le mire imperialiste cinesi sull'Africa.

Una grande disponibilità di liquidità finanziaria consente alla Cina di porsi come paese investitore in grado di giocare sugli scenari internazionali sostenendo progetti industriali in Sud Africa come in Venezuela, in Sudan come nell'Indocina, entrando in accordi di gestione dei corridoi delle materie prime dal Mar Caspio alle sue aree industriali del sud-est, ponendosi in quell'area come grande competitore al pari di Russia, USA e potenze locali come Iran ed India, come gendarme anti-islamico del Patto di Shanghai.

Ma il gigantesco surplus finanziario cinese è il frutto di decenni di accumulazione assicurata da quella seconda via dello "sviluppo parallelo" (i profitti dell'agricoltura investiti nella industrializzazione), seguita dai dirigenti cinesi tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, che è consistita nello sfruttamento dei lavoratori cinesi, e di determinazione, appropriazione e gestione del sovrappiù da parte dello Stato cinese che non ha disdegnato di usare e pratica ampiamente oggi la repressione aperta.

In realtà in Cina non vi è stata alcuna transizione al comunismo, non è andata al potere nessuna tecnoburocrazia, ma abbiamo assistito in 60 anni alla gestione capitalistica di stato da parte di un rigido centralismo burocratico che oggi gestisce la transizione al capitalismo nella forma più selvaggia, senza per questo effettuare il passaggio ad un assetto politico da democrazia occidentale.

La tragedia del Tibet e del suo popolo sono tutt'uno con la tragedia dei lavoratori cinesi, vittime del dominio statale della Repubblica Popolare Cinese, in nome... del popolo!

Per la liberazione del Tibet, per l'autodeterminazione del popolo tibetano, per l'autonomia dei lavoratori del Tibet e della Cina!


17 marzo 2008

Segreteria Nazionale
FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI

Related Link: http://www.fdca.it
author by Ilan S.publication date Wed Mar 19, 2008 20:23author address author phone Report this post to the editors

Lo Stato cinese è un'entità capitalista di stato. Ha conquistato il Tibet principalmente per motivi strategici, non per sfruttare il popolo indigeno o per un progetto colonialista di insediamento.

Ho il sospetto che l'eliminazione della teocrazia reazionaria (e altamente sfruttatrice) dei monaci non è stata motivata da solidarietà con i servi della gleba tibetani. (Poi, non sono nemmeno sicuro se la maggior parte dei tibetani stessi abita in Tibet propriamente detto o in altre regioni quale il Sichuan - anche se poca importa).

La soppressione della "cultura tibetana" servì a ridurre la popolazione di monaci che abitavano i monasteri, che vivevano di quanto riuscivano ad estrarre forzatamente dai poveri contadini fino all'occupazione cinese, forse anche costringendoli al lavoro forzato.

L'autodeterminazione di un popolo in un sistema capitalista raramente risulta in altro che l'autonomia di una elite locale di sopprimere e sfruttare la popolazione lavoratrice.

Spesso, l'elite dominante "autodeterminata" è peggio ancora di quella degli imperialisti.

Mi chiedo se c'è chi sostiene l'autodeterminazione degli hutu che massacravano i tutsi del Ruanda, oppure i sudanesi che commettono genocidio tra le popolazioni nere del sud e del Darfur... Oppure l'autodeterminazione dei coloni naZionisti dell'Israele che cacciarono i palestinesi e che tuttora non rispettano la loro autodeterminazione, sia in Israele stesso o nella Striscia di Gaza o il West Bank. E che dire degli indonesiani che hanno beneficiato della propria autodeterminazione di colonizzare Timor l'este ed altre parte dell'Indonesia con popolazioni autoctone non-indonesiane?

author by AL - Alternative libertairepublication date Fri Mar 21, 2008 05:20author email journal at alternativelibertaire dot orgauthor address www.alternativelibertaire.orgauthor phone Report this post to the editors

La version française de ce communiqué vient d'être faite par AL.

Related Link: http://www.alternativelibertaire.org
author by Francesco - FdCApublication date Sat Mar 22, 2008 00:04author email zatarra_62 at yahoo dot itauthor address author phone Report this post to the editors

Sono d'accordo con Ilan.
Quella che dobbiamo difendere è l'autoderminazione dei lavoratori e delle lavoratrici di una nazione, anche contro i loro stessi aguzzini nazionali.

Quello che però dobbiamo affermare con forza, è che nessun intervento di uno stato straniero potrà volontariamente e consapevolmente migliorare le condizioni di vita del proletariato, e dei diseredati in genere, di una nazione.

In questo senso siamo per l'autodeterminazione dei popoli.

un abbraccio libertario
Francesco

 
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