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Finanziaria 2007 - ancora una volta i padroni ridono!

category italia / svizzera | economia | comunicato stampa author Thursday October 26, 2006 00:18author by Federazione dei Comunisti Anarchici - FdCAauthor email fdca at fdca dot it Report this post to the editors

Comunicato FdCA

L’impianto interclassista della Finanziaria dà infatti l’illusione che "i ricchi piangano" veramente ed ammalia partiti della sinistra di governo e soprattutto i sindacati confederali, i quali, pur di superare la sindrome del governo amico, si rendono disponibili ad agire da veri e propri partners della maggioranza nel legiferare sulla finanziaria, nel firmare furtivamente memorandum sulla previdenza dal 2007.

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Finanziaria 2007

ancora una volta i padroni ridono!

I vincoli dell’Unione Europea si sono stretti al collo della Finanziaria 2007.

L’abbattimento prioritario del rapporto tra deficit e Prodotto Interno Lordo sotto il 3% e la riduzione del debito - già presenti nel Documento di Programmazione Economico Finanziaria del governo - sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere attraverso tagli alla spesa pubblica e reperimento di risorse. Un vero e proprio furore ragionieristico con cui anziché ridistribuire ricchezza, si rastrellano miliardi di euro andando a prenderli lì dove sono: dai salari, dagli stipendi, dalle liquidazioni e dalle pensioni del lavoro dipendente, subordinato e a collaborazione.

I vantaggi per lo Stato

I tecnocrati di Stato devono rendersi presentabili a Bruxelles e proseguire sulla strada del "ritiro" dello Stato dalla spesa pubblica per favorire le privatizzazioni. Infatti, si collocano per ora sulla linea dei tagli, oltre il già acquisito tetto del 2% nel rinnovo dei contratti nel P.I., il ridimensionamento della amministrazione pubblica nel suo complesso (2,83 miliardi), la riduzione della spesa sanitaria (3 miliardi) e dei trasferimenti alle amministrazioni locali (4,3 miliardi), infine 5,3 miliardi di tagli sulla previdenza. Sulla linea invece del reperimento di risorse, si collocano per ora la rimodulazione dell’IRPEF, l’aumento dei contributi previdenziali, l’aumento dell’imposta sul risparmio, il collocamento in un fondo del Tesoro del 100% del TFR lasciato dai lavoratori nelle aziende oltre i 50 dipendenti e del TFR mai versato ai lavoratori pubblici (5 miliardi). Una vera e propria operazione da "pago anch’io? Sì, tu sì!" a danno dei lavoratori per finanziare il debito e le opere pubbliche. E le missioni militari all’estero.

I vantaggi per le imprese

Una volta assicurati gli utili alle casse dello Stato, si tratta di garantire gli utili al capitale industriale e finanziario del paese, sempre pronto a finanziarsi col denaro pubblico. Le imprese incassano così la riduzione del cuneo fiscale (non pagando più alcune imposte ed alcuni contributi), trattengono il TFR dei lavoratori che resta nel 99,5% di esse, riceveranno le compensazioni per il TFR transfugo verso il Tesoro ed i fondi di categoria ed infine gli utili derivanti al capitale finanziario dagli investimenti fatti dai fondi pensione col TFR dei lavoratori. Si consideri che l’eventuale TFR entrato nelle casse del Tesoro, potrebbe essere speso anche per finanziare infrastrutture utili alle imprese magari tramite i carrozzoni come Sviluppo Italia. Insomma un gran bel bottino, senza dare nessuna garanzia di investimenti in occupazione ed innovazione.

Gli svantaggi per i lavoratori

E il sostegno al potere d’acquisto dei lavoratori, il sostegno alla domanda, dov’è?

Non c’è!!

La demagogica politica di rimodulazione dell’IRPEF, che viene spacciata per un inesistente guadagno fiscale per il lavoro dipendente, l’aumento dei contributi previdenziali, l’aumento delle imposte comunali, l’aumento dell’imposta sul risparmio, i tickets sanitari, insieme a scarse prospettive di rinnovo dei contratti di lavoro, prefigurano un pericoloso impoverimento delle condizioni materiali di vita delle classi più deboli, costringendole ad un inevitabile indebitamento sempre più diffuso e crescente. Quello che infine passa per sostegno alle famiglie non è altro che un mero adeguamento all’aumento dei prezzi dei servizi sociali. Né sono di secondo piano i danni che derivano dall’abbassamento della qualità della scuola pubblica in seguito ai tagli di personale ed all’innalzamento del numero di alunni per classe. Una scuola misera per una misera scuola. E lo stesso si può dire per l’università ed i trasporti.

La "vittoria" del sindacato confederale

Eppure c’è chi canta vittoria. L’impianto interclassista della Finanziaria dà infatti l’illusione che "i ricchi piangano" veramente ed ammalia partiti della sinistra di governo e soprattutto i sindacati confederali, i quali, pur di superare la sindrome del governo amico, si rendono disponibili ad agire da veri e propri partners della maggioranza nel legiferare sulla finanziaria, nel firmare furtivamente memorandum sulla previdenza dal 2007. Essi non si curano affatto di frenare e contrastare una politica economica che trasforma il salario in assegno di sopravvivenza, dà in pasto al mercato finanziario pensioni e liquidazioni, tassa punitivamente il risparmio per trascinarlo verso le voragini della Borsa. No, in questa finanziaria non vi è alcuna redistribuzione della ricchezza, non vi è alcuna tutela del reddito immediato e futuro, né della contrattazione futura, né un impegno concreto per spezzare la catena della precarietà e della clandestinità che rende schiavi tanti lavoratori italiani e migranti.

Mobilitarsi! Occorre mobilitarsi! Nei luoghi di lavoro e nelle organizzazioni sindacali, nel territorio e nei luoghi di aggregazione, negli organismi di base e nell’associazionismo culturale e sociale autogestito.

Per fermare l’abbraccio mortale del partneriato governo-sindacati, per costruire un’opposizione dal basso alla Finanziaria, per impedire che il disagio sociale ed il malcontento finiscano nelle spire eversive della destra di sempre.

Manifestazione nazionale STOP Precarietà il 4 novembre a Roma

Sciopero generale nazionale e manifestazione contro la Finanziaria il 17 novembre a Roma


FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
25 ottobre 2006

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Revolutionary Trade Unionism: The Road to Workers’ Freedom

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