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I Comunisti Anarchici ed i sindacati nel Nord America

category nord america / messico | lotte sindacali | documento politico author Tuesday January 17, 2006 02:02author by 11° Congresso federale - NEFAC Report this post to the editors
Noi riteniamo che la lotta per la società comunista libertaria debba coinvolgere l'intera classe lavoratrice e vediamo i luoghi di lavoro ed i sindacati dei lavoratori come un riferimento essenziale di lotta e di mobilitazione. I sindacati rappresentano le più grandi realtà organizzate della classe lavoratrice. Per questa ragione riteniamo che sia essenziale la presenza degli anarchici all'interno dei sindacati. Gli anarchici devono stare dentro le lotte sindacali, sia perché siamo noi pure lavoratori, sia perché siamo dei rivoluzionari. Mentre lottiamo contro i padroni insieme ai nostri compagni di lavoro, noi lottiamo per l'avanzamento del nostro progetto sociale.


I Comunisti Anarchici ed i sindacati nel Nord America

Introduzione

In quanto comunisti anarchici puntiamo ad una radicale riorganizzazione del lavoro. Noi vogliamo luoghi di lavoro che siano gestiti direttamente dai consigli federati dei lavoratori e dai consigli territoriali. Noi vogliamo che i supremi organi decisionali siano le assemblee dei lavoratori nei luoghi di lavoro e nel territorio in cui vivono. Noi vogliamo abolire il sistema salariale, mettere fine alla alienazione ed alla divisione del lavoro, e vivere in una nuova società fondata sul comunismo libertario.

Per raggiungere questo fine, è necessario ingaggiare una lotta contro i padroni; una lotta tra la classe lavoratrice e la classe datoriale, una lotta di classe rivoluzionaria che avrà fine solo quando lo stesso sistema di classe verrà distrutto e quando ciascuno avrà il controllo ed il beneficio della ricchezza che tutti noi, in quanto lavoratori, produrremo.

Noi riteniamo che la lotta per la società comunista libertaria debba coinvolgere l'intera classe lavoratrice e vediamo i luoghi di lavoro ed i sindacati dei lavoratori come un riferimento essenziale di lotta e di mobilitazione. I sindacati rappresentano le più grandi realtà organizzate della classe lavoratrice. Per questa ragione riteniamo che sia essenziale la presenza degli anarchici all'interno dei sindacati. Gli anarchici devono stare dentro le lotte sindacali, sia perché siamo noi pure lavoratori, sia perché siamo dei rivoluzionari. Mentre lottiamo contro i padroni insieme ai nostri compagni di lavoro, noi lottiamo per l'avanzamento del nostro progetto sociale.

Noi comunisti anarchici dobbiamo organizzarci all'interno dei sindacati, portandovi la nostra prassi caratteristica. Diventiamo così protagonisti delle lotte, sia come portatori di un progetto sociale rivoluzionario, sia come compagni di lotta degli altri lavoratori nella lotta collettiva contro lo sfruttamento. Noi scegliamo la partecipazione contro l'autoritarismo e scegliamo la solidarietà contro l'isolamento. E' tramite questo processo di lotta collettiva che la classe lavoratrice può radicalizzarsi e diventare più sensibile alle idee dell'anarchismo. Per vincere questa battaglia delle idee, noi promuoviamo l'azione diretta, il mutuo appoggio e la democrazia diretta all'interno dei nostri sindacati ma ancor più all'interno del movimento dei lavoratori nella sua interezza. Questo è in breve ciò che intendiamo per prassi rivoluzionaria anarchica.

La lotta di classe

In ogni periodo della storia umana - dall'età antica al feudalesimo all'attuale sistema capitalistico - vi è sempre stata una divisione tra coloro che producono beni e servizi ed una piccola minoranza che ne trae profitto. Questa divisione ha portato allo sviluppo di interessi inconciliabili tra le due maggiori classi sociali ed economiche, con il perpetuarsi di una continua lotta fra le due classi.

La lotta di classe non è affatto confinata all'interno dei luoghi i lavoro. Il conflitto di classe si mostra quotidianamente nel territorio nelle lotte per il diritto alla casa, per lo stato sociale, per il diritto ad un'istruzione di qualità, contro le carceri e la violenza della polizia, nel campo della cultura popolare ed in particolare contro il razzismo, il sessismo ed altre forme di oppressione che stratificano e dividono all'interno la classe lavoratrice. La lotta di classe non è dunque semplicemente lotta per un salario migliore e per migliori condizioni di lavoro, ma è anche lotta quotidiana per dare una direzione alla società.

Tuttavia, come comunisti anarchici, noi abbiamo un particolare interesse strategico verso le lotte nei luoghi di lavoro, poiché è lì che c'è la possibilità di sfidare direttamente gli interessi materiali del capitalismo. Il capitalismo è soprattutto un sistema di relazioni sociali, ma è anche un sistema economico con reali punti di debolezza a livello di produzione, distribuzione e comunicazione. La nostra più grande forza in quanto lavoratori organizzati è rifiutare collettivamente lo sfruttamento del nostro lavoro. Una classe operaia organizzata è una forza che ha le potenzialità per abbattere questo sistema e ricostruire la società sulla base dei nostri interessi.

I lavoratori che producono ricchezza nel sistema capitalistico si trovano in una condizione molto diversa da quella delle classi oppresse delle epoche precedenti. Prima di tutto, noi abbiamo oggi la capacità produttiva per creare ricchezza sufficiente a provvedere alle necessità basilari (cibo, casa, vestiario, istruzione, sanità) di tutti ed ulteriore ricchezza da utilizzare per la scienza, la cultura, le comodità e così via.

In secondo luogo, ed ancora più importante, il fatto che nella vita di ogni giorno da lavoratori ci prepariamo a poter eventualmente autogestire la società.

Burocrazia sindacale e riformismo

Sebbene siamo consapevoli del fatto che esistono alcune eccezioni, va detto che la realtà del movimento sindacale nordamericano oggi è fatta di compromessi e di collaborazione con lo sfruttamento capitalistico. I sindacati oggi svolgono un ruolo di mediazione tra la classe lavoratrice ed i padroni, e spesso agiscono come comitati di affari che negoziano la vendita della forza lavoro dei loro iscritti alla parte datoriale (ed in cambio offrono ai loro iscritti benefici materiali quali la sicurezza del posto di lavoro, l'assistenza sanitaria, miglioramenti salariali). Essi cercano di mitigare le forme di sfruttamento capitalistico, invece di mettere fine allo sfruttamento in sé.

Se il movimento operaio nel corso degli anni ha fallito nel porsi come crescente e fondamentale sfida al potere capitalistico, le organizzazioni sindacali invece si sono date una struttura sempre più verticistica e si sono integrate nel sistema. I dirigenti che guidano questi sindacati non fanno altro che contenere le spinte di lotta dei lavoratori all'interno di un quadro di compatibilità con le relazioni che essi hanno intessuto con i datori di lavoro e con la classe politica.

Sebbene vi siano delle differenze tra i vari sindacati (alcuni sono più democratici e più conflittuali di altri), resta il fatto che la stragrande maggioranza è controllata da funzionari retribuiti, i quali controllano la contrattazione con la controparte, si occupano delle vertenze e tendono ad avere un rapporto con la base limitato alla fornitura di servizi, senza mai verificare con essa il loro mandato. Questa strozzatura burocratica, insieme ad anni di legislazione per la regolamentazione del lavoro, hanno trasformato i sindacati in ostacoli reali allo svilupparsi di una seria forza di classe in Nord America, perdendo quindi quel ruolo storico di supporto alla lotta di classe che avrebbero dovuto mantenere.

E' importante capire come sia emersa questa burocrazia. Ondate a ripetizione di attività organizzativa sindacale, dagli scioperi a gatto selvaggio alle occupazioni, hanno costretto i padroni e lo Stato capitalista ad una ritirata tattica con la concessione di diritti alle organizzazioni sindacali. Ma anziché a un evolversi dello scontro di classe, si è assistito ad un processo di limitate e compatibili concessioni di garanzie. Con la conseguenza di regolamentare e settorializzare le lotte sindacali perché si mantenessero al di sotto del livello di cruciale di rottura. E' così emersa una nuova generazione di funzionari sindacali incaricati di raffreddare il conflitto di classe. Questi funzionari dovevano placare la base degli iscritti con la firma di contratti vantaggiosi dal punto di vista salariale e nel frattempo garantire la tranquillità della forza lavoro ed un clima favorevole all'accumulazione capitalistica. Benché fossero tollerate delle intemperanze sindacali, questi funzionari erano obbligati a far rispettare i contratti e a tenere buona la base. Questa burocrazia ha poi sviluppato strutture centralizzate e metodi di controllo coerenti col suo ruolo e le sue funzioni.

Al di là della burocrazia e delle gerarchie interne, la maggior parte dei sindacati che sono riconosciuti dallo Stato, non osano muoversi al di fuori del quadro legislativo esistente e limitano così la loro capacità effettiva di agire contro il padronato. Il che comporta un sostegno solo per lotte moderate, e la scarsa propensione a mettersi in gioco persino in manifestazioni di segno moderato. Quei sindacati locali che vogliono portare avanti una linea più indipendente e scontrarsi con la controparte, devono fare i conti con gli ostacoli che gli creano i funzionari sindacali. Nelle situazioni in cui sindacati locali della AFL-CIO o della CLC si mostrano troppo militanti, i sindacati nazionali o internazionali usano il loro potere per imporre una sorta di dittatura chiamata "trusteeship", dove i delegati eletti sono costretti a dimettersi e i locali vengono affidati ai delegati nominati dall'apparato burocratico.

Gli attivisti sindacali anarchici devono opporre una resistenza rivoluzionaria alla burocrazia sindacale, rifiutare il compromesso con i padroni, e sfidare direttamente chi lavora per rafforzare il compromesso di classe. E' necessario costruire un movimento di base e di massa che comprenda il ruolo della burocrazia sindacale ed il suo autoriprodursi e che possa rompere sia con tale burocrazia che con le sue tattiche e quelle capitalistiche finalizzate a controllare le lotte operaie.

Dal momento che i sindacati esistenti non sono in grado di abbattere la classe dei capitalisti (né molto spesso sono capaci di sostenere efficaci lotte sindacali contro di essa), si rende necessario costruire un movimento indipendente dalle gerarchie sindacali, fuori e dentro i sindacati, che abbia come obiettivo la trasformazione della società. Se le lotte operaie esprimono maggiore conflittualità ed aprono maggiori spazi di solidarietà, allora l'auto-organizzazione diviene una possibilità realistica.

Le tendenze indipendenti di base all'interno degli attuali sindacati, i gruppi di resistenza nei luoghi di lavoro, le reti di solidarietà operaia (dalle squadre volanti ai centri operai ai gruppi di studenti/lavoratori, ecc), ed eventualmente assemblee operaie e coordinamenti, ci danno la percezione dell'esistenza di un movimento capace non solo di vertenzialità con i padroni, ma anche di sviluppare l'unità e la coscienza di classe necessari per una lotta che scardini l'ordine sociale capitalistico. Sono questi i contesti in cui la NEFAC cerca di agire nei luoghi di lavoro.

Le divisioni nel movimento operaio

Abbiamo tutti sotto gli occhi lo stato di esclusione che molti lavoratori subiscono all'interno del sistema capitalistico per ragioni di discriminazione (razziale o di genere). Queste forme di divisione rafforzano le tattiche capitalistiche per isolare e dividere i vari settori della forza lavoro e al tempo stesso rafforzano le tendenze reazionarie all'interno della classe operaia.

Non possiamo negare l'esistenza all'interno del mondo del lavoro di differenze linguistiche, etniche o "razziali" che alimentano comportamenti razzisti, xenofobi e reazionari tra gli stessi lavoratori. Noi dobbiamo batterci contro queste divisioni, agendo autonomamente per costruire alleanze internazionaliste ed antirazziali. Attraverso l'organizzazione di classe nei luoghi di lavoro, i lavoratori possono sviluppare strategie che mettano fine alle divisioni razziali ed alla xenofobia sia dentro che fuori i luoghi di lavoro, dimostrando come il razzismo sia una costruzione sociale che serve a mantenere il potere della classe dominante, secondo la massima del divide et impera. Per rendere possibile una lotta di classe internazionalista ed anti-razzista, dobbiamo vivere e realizzare una alternativa sociale in grado di creare luoghi di incontro tra diverse culture in cui ciascuno possa imparare dall'altro.

E' necessario difendere i lavoratori migranti clandestini dall'attacco dello sfruttamento capitalistico al loro "status legale". E' necessario sconfiggere le tendenze razziste e xenofobe all'interno della classe operaia, costruendo solidarietà tra movimenti di base e di massa di lavoratori migranti con status "legale" ed "illegale". La nostra arma migliore per sconfiggere le tendenze razziste è quella di organizzarsi per perseguire obiettivi comuni, di modo che il capitalismo non possa trarre vantaggio dallo status di lavoratori migranti per peggiorare i livelli salariali e le condizioni di lavoro per tutti i lavoratori. Nell'organizzare la difesa dei lavoratori migranti all'interno dei luoghi di lavoro, smascheriamo le relazioni capitalistiche che usano i confini geografici per dividere i lavoratori in forza-lavoro legale ed illegale nel supremo interesse della classe capitalista. Questa attività di denuncia tende ad indebolire il controllo dello Stato sulle distinzioni etniche e nazionali.

Dobbiamo prendere atto della oppressione specifica che subiscono le donne all'interno del sistema capitalistico e patriarcale. Prima della industrializzazione ed anche dopo, il posto assegnato alla donna è stato per molto tempo quello di "regina della casa", come sua prima e naturale vocazione. Quando le donne sono state massicciamente utilizzate nell'ambito del lavoro, si sono levate proteste da parte dei gruppi religiosi e persino da parte dei sindacati, col pretesto che il lavoro delle donne era contrario all'ordine naturale delle cose. Ma da quando lo sviluppo della società non può fare a meno del lavoro delle donne, essenziale allo sviluppo del capitalismo ed alla sopravvivenza delle famiglie operaie, abbiamo visto un proliferare di legislazione che pretende di stabilire qual è il tipo di lavoro più connaturato alla natura della donna. Si sono così creati una serie di ghetti occupazionali in cui la qualifica professionale non aveva alcun riconoscimento se non quella di essere "naturale" per le donne. Quindi, se il lavoro delle donne non derivava da un apprendimento diversificato o da speciali attitudini, bensì da qualità innate, non poteva avere alcuna particolare remunerazione. Ecco perché il lavoro delle donne era ed ancora è sottopagato e svalorizzato. La realtà capitalistica del doppio lavoro quotidiano -quello di riproduzione sociale (cura della casa e dei figli) in aggiunta a quello sottopagato- costringe le donne ad isolarsi nella sfera domestica privata. Dobbiamo perciò lottare contro la disuguaglianza sociale ed economica che colpisce le donne nella società e nei luoghi di lavoro, lottare contro le discriminazioni salariali ai danni delle donne, contro il basso tasso di copertura sindacale, come pure contro la precarietà e le pessime condizioni di lavoro a cui sono costrette le donne. La solidarietà del movimento operaio deve andare a tutti i lavoratori, che siano riconosciuti o illegali, salariati o no. Dobbiamo perciò sostenere e difendere l'organizzazione autonoma delle donne intorno alle loro condizioni materiali, difendere tutte le conquiste di classe, comprese quelle a vantaggio delle donne.

Noi non crediamo che basterà abolire semplicemente il capitalismo per distruggere mentalità e comportamenti di stampo razzista o patriarcale all'interno della classe operaia. La lotta di classe è una lotta contro ogni forma di oppressione, per cui il sistema classista sarà abbattuto da una rivoluzione operaia e di massa inter-razziale e di genere trasversale. Nell'organizzarci contro queste forme di discriminazione all'interno dei luoghi di lavoro, emergono le connessioni tra lo sfruttamento capitalistico e le forme di oppressione sociale, nonché il modo di convogliare le lotte specifiche in una sola lotta unitaria e di classe per la liberazione di tutti i lavoratori. Il nostro lavoro di base e di massa deve puntare ad organizzare delle campagne contro queste divisioni ed a costruire organismi operai che siano antirazzisti, antisessisti ed a favore di migranti. Le mobilitazioni e le azioni in difesa di questi settori di classe emarginati all'interno dei luoghi di lavoro, il sostegno all'autonomia organizzativa dei gruppi oppressi in ogni area della vita sociale, il supporto all'auto-organizzazione consapevole nelle lotte, sono strategie che ci portano a partecipare alla creazione di organismi di classe, antirazzisti, femministi ed internazionalisti, capaci di svilupparsi in un più avanzato movimento di lotta di classe.

Autonomia di base e di massa

Se la società è una vasta rete di connessioni di lavoro cooperativo, allora questa rete di cooperazione può essere il punto di partenza, anche solo un punto di partenza, per spezzare i vincoli della coercizione, dell'autoritarismo e dello sfruttamento. E' in questa rete di lavoro cooperativo, che contempla milioni di azioni quotidiane, che si trovano le basi reali della vita sociale. Senza questa rete di relazioni, spesso misconosciute e non retribuite, la società collasserebbe. Noi crediamo che affinché le lotte operaie possano muoversi verso il comunismo anarchico, esse debbano prefigurare al loro interno le basi sociali per la riorganizzazione della produzione all'interno di un'economia comunista libertaria. Queste basi sociali non possono prescindere da una scelta cooperativa delle lotte operaie all'interno dei luoghi di lavoro, scelta che si deve allargare e si deve generalizzare non sono agli altri luoghi di lavoro ma anche al di fuori di essi, nel territorio e nei luoghi di vita sociale.

A volte la lotta si formalizza in gruppi di lavoratori che agiscono al di fuori ed in opposizione non solo alla classe sfruttatrice ma anche contro la burocrazia sindacale. Queste forme di organizzazione sono state chiamate in tanti modi: comitati operai, squadre volanti, gruppi di resistenza, comitati d'azione, ecc. Altre volte si è trattato di forme di lotta informali, come collettivi di azione spontanei, sit-in di scioperanti, occupazioni, sabotaggi, abbassamento dei ritmi, scioperi a gatto selvaggio, che hanno utilizzato reti informali sempre esistite tra i lavoratori. Ciò che importa non è il nome che essi si danno o il tipo di organizzazione specifica che assumono, quanto come la lotta di classe senza mediazioni di queste formazioni operaie inizi la trasformazione dell'organizzazione della produzione.

Alleanza territorio/lavoro

E' importante costruire legami tra gli organismi di base delle lotte popolari nel territorio e nei quartieri e le lotte sindacali che si verificano in quel territorio. E' ciò che noi chiamiamo alleanza territorio/lavoro. Un'alleanza tra due ambiti che si rafforzano reciprocamente tramite le lotte in corso nei quartieri come nei luoghi di lavoro. E' per questo che la NEFAC promuove la pratica dove gli organismi popolari nel territorio e gli organismi sindacali si sostengano reciprocamente, sviluppino solidarietà, e mettano fine alla divisione artificiale che sembra esserci tra lotte sociali e lotte sindacali.

Istituzioni alternative

Il movimento operaio ha storicamente impegnato gran parte delle sue energie nella costruzione di istituzioni sociali alternative permanenti. Alle origini del movimento operaio vi era un fiorire di organismi di mutuo appoggio costituiti dalle organizzazioni dei lavoratori. Molto tempo prima che il governo monopolizzasse i servizi sociali, le organizzazioni operaie avevano creato reti di istituzioni cooperative in tutti i settori: scuole, asili, colonie estive per piccoli ed adulti, case di riposo, centri sanitari e culturali, servizi assicurativi, istruzione tecnica, edilizia, casse di credito, ecc. Se da un lato riconosciamo che in passato il movimento operaio ha ottenuto importanti vittorie tali da costringere il governo a farsi carico di certi servizi, non dobbiamo tuttavia dimenticare che noi ci battiamo per servizi sociali autogestiti e controllati direttamente dai lavoratori stessi.

Se dal canto loro certe istituzioni rischiano di essere (e sono state) assorbite all'interno del sistema capitalistico (e non costituiscono una strategia per un cambiamento sociale rivoluzionario), noi prendiamo posizione a favore di servizi creati e gestiti dai lavoratori che operino, per quanto meglio possibile in un sistema capitalistico, sulla base dei bisogni dell'intera classe lavoratrice, con la partecipazione delle comunità che beneficiano dei servizi. Noi riteniamo che tali istituzioni ed il loro programma possano aprire spazi di sperimentazione di forme limitate di autogestione pur vigendo il capitalismo.

Centri operai

Oggi una delle espressioni del bisogno di istituzioni operaie alternative, come pure di un'alleanza tra territorio e lavoro, è rinvenibile nello sviluppo dei centri operai. Questi centri operai forniscono logistica e sostegno per le campagne di solidarietà in difesa dei lavoratori migranti, dei lavoratori delle piccole aziende, dei lavoratori di aziende in cui non c'è il sindacato. La NEFAC sostiene la nascita, la crescita e la partecipazione alla vita di questi centri operai nell'ambito di una strategia extra-sindacale.

Sindacalismo di base ed organizzazione intercategoriale confederale

Noi sosteniamo il sindacalismo intercategoriale al di sopra delle categorie e dei settori. Il sindacalismo intercategoriale mette insieme tutti i lavoratori di un'industria in una sola organizzazione sindacale. Il tradeunionismo che prevede che ogni realtà, professione o settore venga rappresentato da diversi sindacati, indebolisce l'identificazione e la solidarietà di classe. Allo scopo di creare un movimento operaio su basi di classe, la NEFAC sostiene l'eventuale sviluppo del sindacalismo di base, che incorpori tutti i lavoratori senza distinzione di specificità, settore, categoria ed occupazione.

Lo sciopero generale

Una parte centrale del nostro programma riguarda l'indizione dello sciopero generale. Esso funzione come una sorta di ponte tra le richieste di riforme e lo scopo ultimo della rivoluzione. Il vecchio sistema di un sindacato che indice lo sciopero per i suoi iscritti e contro quel padrone ha dimostrato i suoi limiti. I capitalisti si aiutano a vicenda contro i sindacati. Le aziende sono cresciute in dimensioni, tramite fusioni ed acquisizioni, su scala nazionale ed internazionale. Una multinazionale oggi usa i profitti fatti in un ramo della sua rete di affari per coprire le eventuali perdite verificatesi in un altro ramo a causa di scioperi. I padroni hanno il loro "sindacato", che altro non è che lo Stato nazionale. Grazie allo Stato hanno potuto mettere fuori legge i metodi di sciopero più efficaci, come i picchetti di massa, l'occupazione delle fabbriche, gli scioperi di solidarietà tra vari settori industriali. Così i tribunali possono limitare gli scioperi e certe categorie di lavoratori non possono scioperare affatto.

Noi pensiamo che la risposta stia nel far crescere la solidarietà tra i sindacati, così come tra i sindacati ed il territorio. Quanti più lavoratori possibile dovrebbero essere pronti a scioperare gli uni per gli altri insieme. Sarebbero molto utili scioperi di distretto simultanei che coinvolgano una grande quantità di lavoratori, al punto di mettere in crisi la produzione in tutta l'area. Potrebbe trattarsi di una città o di una contea o di più paesi o a livello globale. Non sarebbe facile fermare questo tipo di scioperi generali.

Piuttosto che uscire dalle fabbriche o dagli uffici, i lavoratori dovrebbero prenderne possesso occupandoli. Questo metterebbe in difficoltà i capitalisti nei loro tentativi di introdurre crumiri o aggredire gli scioperanti (che potrebbe causare danni alle loro proprietà). Messi fuori i padroni dai luoghi di lavoro, i lavoratori potrebbero riorganizzare la produzione, producendo beni e servizi in base ai bisogni del territorio.

Lo sciopero generale è stato usato molte volte in molti paesi -in America, in Europa, in Asia, in Africa ed in Australia. Spesso con risultati limitati. Ma uno sciopero generale pone la possibilità di una rivoluzione soprattutto se riguarda molte città o un intero paese. Poter avere il controllo operaio di una città o di una regione, anche solo per poco, consigli operai che si sostituiscono allo Stato, lavoratori che controllano le strade invece della polizia, fabbriche che producono quello che serve alla collettività - questo dà l'idea di una forma diversa di società. E suggerisce la domanda:"Perché non liberarci del capitalismo e dello Stato?!"

Ma i lavoratori hanno patito numerose sconfitte contro solo poche vittorie. E non hanno fiducia nel loro potere. Al di là della retorica radicale, uno sciopero generale vittorioso dimostrerebbe in pratica che abbiamo il potere per cambiare la società.

Rivoluzione

Qualsiasi movimento popolare per il potere della classe operaia deve prepararsi a difendere se stesso. La classe operaia ha già una fonte di potere che consiste nella sua capacità di abbattere l'economia e riorganizzarla su basi diverse. Ma ciò non è sufficiente per resistere ad una situazione di terrore fisico permanente messo in atto dallo Stato. La classe operaia deve poter resistere con le armi in pugno. Le squadre di difesa operaia devono mutare il loro compito da quello di difesa dei picchetti contro i crumiri ed i provocatori a quello di milizie popolari. La difesa armata deve essere combinata con un appello rivolto ai ranghi delle forze armate eventualmente inviate contro i lavoratori. Le forze armate sono composte da figli di lavoratori che possono essere sensibilizzati. E saranno più disposte a rinunciare allo scontro se percepiscono che i lavoratori intendono andare fino in fondo verso la vittoria. Quanto più la classe operaia è seriamente decisa all'autodifesa, tanto meno ci sarà violenza.

Le rivoluzioni del passato hanno prodotto nuovi governanti. Noi vogliamo costruire un movimento di lavoratori auto-organizzato ed autogestito, in cui il popolo armato è democraticamente organizzato, l'economia è di tipo comunista basata sul principio "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità". Vogliamo abbattere lo Stato, smantellare il capitalismo e tutte le istituzioni autoritarie e creare la libertà duratura del comunismo libertario.

Vogliamo una rivoluzione sociale irreversibile, in cui gli sfruttati e gli oppressi prendano il posto dei loro padroni e si autogestiscano. I lavoratori sostituiranno il capitalismo con una federazione di industrie e territori autogestiti in cui si produce per i bisogni e non per il profitto.

Nel sistema capitalistico, i lavoratori sono parte di un meccanismo di produzione ed accumulazione permanente di plusvalore che viene rubato al loro lavoro. Nella società comunista anarchica la produzione può essere realizzata solo dalla cooperazione produttiva che ha luogo nel territorio nella sua interezza. Nella società comunista anarchica non vi saranno luoghi di produzione isolati. La riorganizzazione della produzione richiede per sua natura l'eliminazione della divisione tra luogo della produzione e luogo di vita.


(adottato dall'11° Congresso Federale della NEFAC svoltosi a Sherbrooke, Quebec il 5-6 novembre 2005)

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali

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author by Nestor - Anarkismopublication date Tue Jan 17, 2006 02:03author address author phone Report this post to the editors

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