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mashrek / arabia / irak / imperialismo / guerra / comunicato stampa Sunday January 28, 2018 17:41 byDevrimci Anarşist Faaliyet

Afrîn appartiene alla gente di Afrîn. La gente che vive nel cantone di Afrîn è nata in questa terra e vuole morire su di essa. Vivere lì non ha nulla a che fare con nessun piano o programma. Gli abitanti di Afrîn non vivono nel cantone di Afrîn per motivi strategici. Afrîn, per loro, è l’acqua, il pane, il cibo, il gioco, la storia, l’amicizia, la solidarietà, l’amore, la strada, la casa, il vicinato. Ma per lo Stato non è che un pezzo di una strategia. Una strategia che non si preoccupa certo della terra di Afrîn o della sua gente. [Türkçe] [English] [Castellano] [Ελληνικά] [Français]

L’aggressione militare contro il cantone di Afrîn è inserito nella strategia della guerra dell’Energia, che risulta dallo smantellamento della Siria e che porterà allo smantellamento di altri Stati della regione. Gli Stati creano l’illusione di fare queste guerre per “i loro cittadini”. Costruiscono una propaganda nazionalista conservatrice per convincere i loro abitanti di false credenze. Per gli Stati questo è un bisogno ineludibile sia sul fronte interno che su quello esterno. Sono menzogne necessarie per il fronte elettorale all’interno, e utili per i tavoli dii negoziato sul fronte estero. I dirigenti che prendono parte ai processi commerciali, in particolare l’estrazione, il trasporto e la commercializzazione delle risorse energetiche utilizzano ogni possibile risorsa per accrescere i loro profitti.

In queste discussioni, in cui il numero di fucili, di tanks e di aerei da guerra è importante, il numero dei soldati ha un suo posto fondamentale. Un soldato non è differente da una merce. Ecco dunque che serve l’illusione nazionalista conservatrice.

Chi si unirebbe a una guerra in cui solo qualcun altro ci guadagna? Chi combattebbe per il petrolio, che è sempre venduto dagli Stati o dalle Compagnie petrolifere, ma di cui una goccia costa più del pane? Noi, quelli che vivono sulla propria pelle la montata crescente dei prezzi causata dall’aumento del prezzo del petrolio, noi che perdiamo comunque, perchè dovremmo combattere per chi ci guadagna comunque? E infatti, nessuno di noi combatterebbe per loro. Per questo hanno bisogno del nazionalismo e del conservatorismo.

E oggi, loro urlano dai giornali e dai canali televisivi lo slogal nell’illusione: “La Nazione, la Nazione, la Nazione”. Volontà nazionale, unità nazionale. Non potranno mai dire chiaramente ” Vi stiamo derubando” , oppure “Combattete, così vi venderemo del petrolio , e chissà cos’ altro. Noi continueremo a farvi produrre, a farvi consumare, a sfruttarvi”. Ecco il piano, il programma, la strategia, la guerra degli Stati. Noi, quelli che stanno in basso, forzatamente cittadini e cittadine degli Stati, possiamo però cambiare tutto. Oggi, gli abitanti di Afrîn vivono liberamente perchè sono riusciti a cambiare tutto. Così come nel cantone di Kobanê, nel cantone di Cizere o nel Chiapas Zapatista. Ed è lì la differenza cruciale tra la guerra popolare e la guerra degli Stati. Nelle loro guerre, gli Stati attaccano e brutalizzano senza rispettare nessuna regola, per accrescere i profitti. Bombardano con tutti i loro tank e i loro aerei. Feriscono, uccidono, assassinano e sarebbero contenti di fare prigioniera ogni forma di vita. Mentre nella guerra popolare c’è la libertà.

Nel corso degli ultimi giorni, ognuna delle bombe lanciate su Afrîn, ogni proiettile, è stato un attacco alla libertà. Lo stato Turco, a cui piacerebbe aumentare la propria fetta di torta, ha lanciato la sua offensiva sul cantone di Afrîn. E’ una strategia fondata sul nazionalismo, sul conservatorismo e basata su menzogne. E’ una strategia elettorale. E’ una strategia completamente commerciale. La guerra di Stato è una strategia. Ma la guerra popolare è la libertà. E nessuno Stato può sconfiggere chi lotta per la libertà.

Afrîn vincerà.

Devrimci Anarşist Faaliyet (DAF) Turchia

traduzione a cura di Alternativa Libertaria

italia / svizzera / movimento anarchico / editoriale Sunday January 14, 2018 09:15 byFdCA
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Donato Romito (1954-2018)

Oggi 13 gennaio 2018 ci ha lasciati Donato Romito, segretario nazionale di Alternativa Libertaria e militante comunista anarchico. Maestro e sindacalista ha fortemente inciso nella vita sociale e politica della provincia di Pesaro e Urbino, unendo nel tempo all’indefessa militanza politica una profonda attività di formatore, una raffinata sensibilità di storico di movimento e di didatta, oltre a una intensa e instancabile attività sindacale, in CGIL prima, e nell’Unicobas poi, tali da considerarlo un punto di riferimento per tutto il movimento anarchico e per la sinistra di questo territorio.

La camera ardente sarà aperta all’ospedale di Muraglia (Pesaro) domenica 14 nel pomeriggio e lunedì 15 nel pomeriggio.

Le compagne e i compagni di Alternativa Libertaria/FdCA invitano chi vorrà salutare Donato ad una cerimonia laica che si svolgerà sabato 20 gennaio alle ore 15 presso il Cimitero dell’Ulivo di Fano.

“Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà”

[Français]


Si vedono anche:

italia / svizzera / repressione / prigionieri / documento politico Thursday January 04, 2018 03:03 byAcción Socialista Libertaria

In questi giorni di dicembre la gente si riunisce spontaneamente nelle strade del centro di La Plata e nei quartieri di Buenos Aires. La gente sta prendendo le strade contro il governo e in segno di protesta contro un'altra ondata di attacchi ai benefici sociali. Momenti come questi ci riportano in flashback ai giorni di dicembre 2001, l'anno della ribellione popolare che sorse sulla scia del crollo finanziario che scosse l'Argentina. Quello fu l'anno in cui la gente, le masse, lottavano per le strade, impadronendosi delle fabbriche e organizzando assemblee di quartiere contro molti degli effetti diretti dell'imperialismo, dello Stato e del sistema capitalista: il loro governo, le imposizioni del FMI (Fondo monetario internazionale) e i loro cosiddetti "rappresentanti" in diverse istituzioni. [English]


“¡Que Se Vayan Todos!” – una nuova rivolta in Argentina?


by Acción Socialista Libertaria



In questi giorni di dicembre la gente si riunisce spontaneamente nelle strade del centro di La Plata e nei quartieri di Buenos Aires. La gente sta prendendo le strade contro il governo e in segno di protesta contro un'altra ondata di attacchi ai benefici sociali. Momenti come questi ci riportano in flashback ai giorni di dicembre 2001, l'anno della ribellione popolare che sorse sulla scia del crollo finanziario che scosse l'Argentina. Quello fu l'anno in cui la gente, le masse, lottavano per le strade, impadronendosi delle fabbriche e organizzando assemblee di quartiere contro molti degli effetti diretti dell'imperialismo, dello Stato e del sistema capitalista: il loro governo, le imposizioni del FMI (Fondo monetario internazionale) e i loro cosiddetti "rappresentanti" in diverse istituzioni.

Dalla formazione della coalizione di destra Cambiemos nel 2015, che ha sostenuto con successo l'imprenditore argentino Mauricio Macri nelle elezioni presidenziali, l'idea del paese "risalente agli anni '90 "(un periodo di riforme neoliberali) è diventata comune nei dibattiti politici, e ancora una volta, lo spettro del 2001 sta ossessionando l'Argentina.

Prima della rivolta


Molti mesi sono passati da allora e mentre la miseria e la repressione lentamente ma continuamente hanno continuato a crescere, molti di noi si chiedevano se una cosa del genere potesse effettivamente aver luogo, o almeno, se il popolo avrebbe effettivamente reagito contro queste misure. Il clima sembrava ancora più contraddittorio quando le strade erano piene di proteste contro le misure del governo, contro la repressione del popolo Mapuche e per le rivendicazioni di giustizia per Santiago Maldonado ma piene anche di denunce di settori coinvolti nella protesta, in particolare organizzazioni anarchiche locali e individualità agenti come "infiltrati" perché erano più propensi a usare la violenza contro lo Stato e le sue forze (a volte in situazioni favorevoli, a volte sfavorevoli). Nel frattempo il presidente Macri ha vinto le elezioni nazionali di medio termine della legislatura, rafforzando simbolicamente la sua coalizione come maggioranza legittimata. Ora è arrivato il momento della resistenza popolare, o almeno questa è stata la nostra impressione nei giorni scorsi.

“Non permetteremo un'altra Amburgo”


Mercoledì 13 dicembre, durante le proteste contro la XI Conferenza ministeriale del WTO che si è tenuta a Buenos Aires, abbiamo visto la prima grande repressione del periodo Cambiemos. In passato abbiamo avuto repressioni contro le proteste, ma erano per lo più localizzate contro particolari settori del movimento e di solito si svolgevano dopo la fine delle manifestazioni quando la folla si stava disgregando. Il metodo utilizzato era quello di inviare la polizia per colpire e arrestare persone a caso con alcune istanze che resistevano agli attacchi. Il 13 abbiamo visto centinaia di forze repressive pronte a respingere qualsiasi tipo di manifestazione popolare ricorrendo a molte altre misure, come l'uso di deportazioni e la censura, pensate per fermare qualsiasi tipo di resistenza. Questo è stato il modo del governo di inviare un messaggio internazionale per il vertice del G20 del prossimo anno: "Non permetteremo un'altra Amburgo"

Lo stesso dispiegamento militare si è visto il giorno 14 dicembre, mentre era in corso una seduta straordinaria della camera bassa del Congresso per discutere e votare una "riforma provvisoria", una misura di austerità diretta a colpire il sistema pensionistico, su suggerimento del FMI.

Le riforme neoliberiste di Macri


Questa "riforma provvisoria" è solo un altro nome di fantasia per farci lavorare fino a 70 anni, rendendo ancora più difficile il pensionamento e riducendo l'assegno pensionistico che le persone riceveranno. La legislazione "modifica la formula utilizzata per calcolare i benefici collegandoli ai prezzi al consumo invece che alle entrate fiscali e agli aumenti salariali" ed apre le porte a un processo che distruggerebbe l'attuale programma, imperfetto ma sostenibile, di sicurezza sociale. Questa legge non è l'unica riforma strutturale che Cambiemos e Macri vogliono imporre alle persone ma fa parte di un "pacchetto di riforme (neoliberiste)" che spinge verso un modello di libero mercato per l'assistenza sanitaria, i diritti dei lavoratori e l'istruzione e cambierebbe significativamente il modo in cui le classi oppresse vivono oggi.

Stato d'assedio per le strade


Tuttavia, la sessione del 14 dicembre è stata sospesa in quanto la repressione aveva raggiunto una tale brutalità che nemmeno i mass media egemonici potevano nasconderlo. Le strade del centro di Buenos Aires sembravano in stato d'assedio con persone colpite da armi da fuoco, pensionati attaccati e molti feriti. Persino i membri del Congresso sono stati gassati di fronte alle telecamere, dopo che la sessione parlamentare era stata sospesa, mentre le persone continuavano a uscire di casa per sfidare le forze repressive dello Stato.

Dopo tutta questa repressione, il governo ha annunciato un'altra sessione straordinaria per lunedì 18 dicembre con continue minacce di eludere il congresso attraverso l'uso di un decreto di urgenza e necessità, un ordine esecutivo per circostanze speciali consentite dalla Costituzione. Ma questa volta abbiamo potuto vedere che le forze sociali erano ancora più preparate a resistere - scagliando pietre sulla polizia e senza paura delle raffiche di gas lacrimogeni e dei proiettili di gomma. Non importa quanto la polizia abbia attaccato, i manifestanti si sarebbero ricompattati ancora e ancora, rifiutando di disperdersi e di abbandonare le strade. I media hanno dovuto ripetere costantemente che c'era un gruppo di cosiddetti "violenti" isolati dai "veri manifestanti", col compito di attaccare la polizia per rendersi credibili. Ma questa divisione non esisteva in quanto le immagini mostravano centinaia di manifestanti che resistevano agli attacchi della polizia con bastoni e pietre e qualsiasi cosa trovassero. La repressione è durata ore ed ore ancora una volta e le persone hanno lasciato le strade nel pomeriggio, ma sono riapparse di nuovo durante la notte, questa volta però spontaneamente e non solo a Buenos Aires, ma in molte città in tutto il paese. Si trattava di un nuovo "cacelorazo", una forma di manifestazione caratterizzata da colpi su pentole e padelle che divenne popolare durante il collasso economico del 2001 in Argentina.


Una nuova unità, un nuovo cacerolazo


Il dibattito in congresso è durato tutta la notte e dopo molti scontri, rigidi voti e prese di posizione, la misura è stata approvata. Ma i movimenti sociali e le forze popolari non si sono arrese. Attraverso questo processo di intenso conflitto sociale abbiamo visto un chiaro progresso nella coscienza radicale del popolo e, almeno momentaneamente, disposto a confrontarsi direttamente con le forze dello Stato. Allo stesso tempo, vediamo una maggiore unità attraverso le linee politiche e sociali e, come dicono i compagni: "Quando lanci pietre contro i poliziotti, nessuno ti chiede se sei anarchico, trotzkysta o altro." Questa è l'unità nella lotta che dobbiamo costruire tra gli oppressi. La repressione non ci ha fermato ed il voto del congresso e di altre istituzioni statali non ci fermerà neanche. Ecco perché, nuovi cacerolazos sono in corso nelle città di tutto il paese. Ed è per questo che gridiamo ancora una volta: "¡Que se vayan todos!"
Acción Socialista Libertaria
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

italia / svizzera / repressione / prigionieri / comunicato stampa Wednesday January 03, 2018 00:08 byAcción Socialista Libertaria

Il 27 dicembre, è stato reso pubblico con mezzi ufficiali un rapporto di 180 pagine intitolato RAM, preparato dal Ministero della Sicurezza della Nazione in collaborazione con i governi provinciali di Río Negro, Neuquén e Chubut, dove si torna nuovamente a criminalizzare, demonizzare e perseguitare ancora una volta i mapuche che si organizzano e resistono; ma anche i militanti sociali, la sinistra e l'anarchismo. [Castellano] [English]


COMUNICATO SUL DOSSIER INTITOLATO "RAM":
TERRORISTA E' LO STATO


Il 27 dicembre, è stato reso pubblico con mezzi ufficiali un rapporto di 180 pagine intitolato RAM, preparato dal Ministero della Sicurezza della Nazione in collaborazione con i governi provinciali di Río Negro, Neuquén e Chubut, dove si torna nuovamente a criminalizzare, demonizzare e perseguitare ancora una volta i mapuche che si organizzano e resistono; ma anche i militanti sociali, la sinistra e l'anarchismo.

Attraverso caratterizzazioni intenzionalmente infondate e basate su elementi di indagini giudiziarie che non sono state ancora chiuse ma che sono state presentate come prova di "violenza e pericolo" del gruppo RAM (Resistenza Ancestrale Mapuche), l'impresentabile fascista ministra Bullrich dichiara che il cosiddetto RAM è "un movimento che promuove la lotta insurrezionale e che non riconosce lo stato argentino né la legislazione delle province". Questo rapporto collega anche diversi gruppi come se avessero un qualche tipo di relazione e come se, a priori, avessero commesso un crimine quando le loro uniche azioni erano la solidarietà di fronte alla brutale repressione delle comunità Mapuche che aveva già lasciato un bilancio di 2 morti: Santiago Maldonado e Rafael Nahuel.

Nel Rapporto di riferimento, vengono collegati 96 casi dal 2010 in poi, tutti ancora aperti o addirittura chiusi per mancanza di merito, con varie mobilitazioni popolari e attività pubbliche, come se fossero state sviluppate nell'ambito di azione di un gruppo chiamato RAM; mescolando confusamente organizzazioni politiche anarchiche e mezzi di comunicazione alternativi. Montature giudiziarie come queste guidate dallo Stato si sono già viste in Brasile, Spagna e Cile verso settori libertari e altri settori di lotta.

Lo Stato, ancora una volta, cerca di demonizzare e dividere diversi movimenti popolari, con l'obiettivo di creare un nemico interno, un capro espiatorio che giustifichi il vertiginoso aumento della repressione contro la protesta sociale prima delle misure permanenti anti-popolari che esso prepara. Si cerca di far passare che la critica e l'organizzarsi contro gli omicidi ingiusti sia in sé, un atto criminale. Sembra che la solidarietà con il movimento curdo, che affronta il peggio dell'ISIS, implichi il terrorismo. Si vuole creare un senso comune per cui coloro che combattono per il proprio lavoro o per l'istruzione, o in solidarietà per i diritti di tutti, sono criminali.

Allo stesso tempo, si sta cercando di infangare l'immagine del popolo Mapuche, il rapporto li accusa di essere "etno-nazionalisti" per combattere lo storico colonialismo che gli stati argentini e cileni hanno scatenato sui popoli indigeni nelle campagne di sterminio e nell'espropriazione del territorio che poi danno senza riguardo ai potenti uomini d'affari e ai grandi capitali internazionali, scommettendo sulla diffusione della confusione e contribuendo a rafforzare il razzismo ancora in vigore.

Rifiutiamo, in tutti i sensi, le accuse infondate e maliziose del ministero della Sicurezza e dei governi provinciali di Chubut, Neuquén e Rio Nero e simpatizziamo con le organizzazioni e le persone provenienti di diversi strati popolari di cui sopra. Questo dossier e la sua intenzionalità politica è il nuovo trucco di cambiamento del governo di fronte alle grandi e commosse manifestazioni per la scomparsa di Santiago Maldonado, alla richiesta di giustizia per l'assassinio di Rafael Nahuel e per la legittima difesa esercitata in questo caldo dicembre per le strade dai lavoratori più vulnerabili: i pensionati e le donne che ricevono l'Indennità Universale per i figli, e che hanno visto almeno 4 attivisti popolari perdere la vista da un occhio. Dov'è il confronto? Ci riportano al passato perché non sanno come affrontare l'organizzazione dignitosa e il rifiuto dei popoli che, a poco a poco, cominciano a dire Basta! per frenare le politiche di aggiustamento. Il piano repressivo va di pari passo con il pacchetto di Riforma e la riduzione della forza lavoro che vogliono installare nella regione dell'America Latina.

Il Ministero della Sicurezza ha deciso di formare una commissione e un comando operativo congiunto, composto da forze federali e provinciali di Chubut, Rio Negro e Neuquen dove promettono anche di usare il sistema giudiziario per condannare prima che ci sia un'indagine (come è in effetti previsto dal "Report"), o il doppio processo incostituzionale come nel caso di Facundo Jones Huala, ma approvato dai media. Il dato di colore sul Rapporto è che in esso appare come una prova della violenza usata dalla RAM, il taglio fatto il 1 ° agosto per la libertà di Facundo, una foto in cui si vede espressamente Santiago Maldonado, che fu poi ucciso dalla repressione brutale di 130 gendarmi contro 10 compagni. Appaiono anche come prova, strumenti di lavoro come seghe, cacciaviti, pietre, una sporca presa in giro.

CHI VIENE CRIMINALIZZATO

L'elenco di persone e organizzazioni direttamente o indirettamente coinvolte nella RAM è lungo e noioso, oltraggioso perché ogni giorno usiamo le nostre forze per costruire un mondo dove non ci siano più l'ingiustizia patriarcale, razzista, capitalista e estrattiva da parte delle comunità originarie come delle organizzazioni dei piqueteros, dei sindacati, delle organizzazioni femministe, dei diritti umani, sindacali e sociali. A tutti i combattenti popolari offriamo la nostra solidarietà per la demonizzazione fatta dal governo di Cambiemos e chiediamo alle organizzazioni sociali di ripudiare e fermare questo scenario miserabile che ci stanno preparando.

A titolo informativo, rendiamo noti coloro che compaiono nel dossier del Ministero della Sicurezza:
https://www.scribd.com/document/367977358/RAM-Informe-conjunto-realizado-entre-el-Ministerio-de-Seguridad-de-la-Nacion-y-los-Gobiernos-de-las-Provincias-de-Rio-Negro-Neuquen-y-Chubut#fullscreen&from_embed
-Persone che appaiono come sostenitori della RAM: Moira Millán (Donne Indigene per il Buen Vivir- Comunidad Pillan Mahuiza); Facundo Jones Huala (Pu Lof en Resistencia Cushamen)
-Organizzazioni/mezzi di comunicazione che compaiono come collegati alla RAM:
Federación Libertaria Argentina; Colectivo Anarquista Regional La Plata; Acción Socialista Libertaria; IRPGF (Fuerza Guerrillera Popular Revolucionaria Internacional)-Siria-; Kurdistán América Latina(Portal de noticias)
-Organizzazioni/mezzi di comunicazione che compaiono come collegati alla RAM per aver dimostrato solidarietà col popolo curdo in lotta per la sua autodeterminazione:
FM 99.5 Programa Zumba La Turba, (RNMA); Editorial Sudestada; El Churqui, centro cultural, Moreno; Convergencia Socialista; Federación Anarquista de Rosario
-Organizzazioni che compaiono come direttamente collegate alla RAM in quanto presunti finanziatori:
ATE Neuquen; IPES(Instituto de Promoción de Derechos Sociales)
-Organizzazioni che compaiono come direttamente collegate alla RAM, per presunto sostegno militare:
FARC-Colombia-

E una lista vergognosa di almeno 20 persone, alcune semplicemente per identificazione della polizia, altre da arresti in manifestazioni o fatti arbitrariamente, vengono presentate dal Ministero della Sicurezza come membri delle azioni della RAM.

A Patricia Bullrich (Ministro della sicurezza), al governo di Mauricio Macri e ai governi provinciali di Mariano Arcioni (Chubut), Omar Gutierrez (Neuquén) e Alberto Weretilneck (Río Negro), li riteniamo responsabili di intimidazioni, minacce e qualsiasi pericolo che scatenano esponendoci alle loro forze repressive.

Basta con le montature!
Libertà per Facundo Jones Huala!
Giustizia per Santiago Maldonado e Rafael Nahuel!
Avanti con la lotta!

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria-Ufficio Relazioni Internazionali)

FIRMAS

Acción Socialista Libertaria
Antena Negra
Confederación Sindical Solidaridad Obrera (España)
CORREPI (Coordinadora contra la represión policial e institucional)
Corriente Popular Juana Azurduy
Corriente Surcos
ESPACIO POLÍTICO CULTURAL EL CHURQUI *Agrupación Víctor Choque (ATE)/ Agrupación Docente La Bordó (SUTEBA)/ Frente Social y Político La Brecha/ Poder Popular- Corriente de Izquierda
Federación Anarquista de Rosario
Feministas Libertarias de Insurgente de Olavarría
Frente Social y Político La Brecha:
(Colectivo desde el Pie (en La Brecha)
Corriente Social y Política Marabunta
Frente de Organizaciones en Lucha (FOL)
Hagamos lo Imposible)
Frente Popular Darío Santillán (FPDS)
Frente Popular Darío Santillán Corriente Nacional (FPDS-CN)
Izquierda Latinoamericana Socialista
José Luis Carretero (docente universitario, España)
La Cultura del Barrio
Moira Ivana Millan (Comunidad Pillan Mahuiza)
MTD Aníbal Verón
Mujeres Originarias por el Buen Vivir
MULCS (Movimiento por la unidad latinoamericana y el cambio social)
OAC (Organización anarquista de Córdoba)
Organización Política La Caldera
Organización Político Social SUBVERSIÓN
Paloma Negra-Publicación anarquista y feminista
Poder Popular- Corriente de Izquierda
Venceremos- Partido de trabajadorxs

ADHESIONES

Agrupación Che Docente (Pte. Perón- San Vicente)
Agrupación de Estatales Luisa Lallana en ATE
Agrupación Docente desde la Clase en SUTEBA San Isidro
Agrupación Docente Fuentealba- Lomás de Zamora
Agrupación Docente La Naranja- Esteban Echeverría
Agrupación Docente La Verde de Brown
Agrupación Docentes Colectivo Unite- Lista Granate
Agrupación estudiantil El Agite en la Universidad de Moreno
Agrupación Granate- SUTEBA Bahía Blanca
Agrupación Resistencia Colectiva- San Martín/Tres de Febrero
APDH Rosario
Asamblea Ácrata
Asamblea Centenario Libre de Fracking
Asamblea La Voz de la Mujer y la Diversidad
Asamblea Socioambiental Catriel
Asambleas del Pueblo
Asociación Civil Moreno por la Memoria
Asociación de ex detenidos desaparecidos (AEDD)
ASPueL- Asamblea en Solidaridad con los Pueblos en Lucha (Neuquén)
ATE CONICET
ATE desde abajo
ATE Seccional Rosario
ATE UNCo
Bachillerato Popular Carlos Fuentealba
Bachillerato Popular El Cañón
Bachillerato Popular Independencia
Biblioteca Popular José Ingenieros
Campaña en defensa de la Salud, la educación y las obras públicas y en contra de la precarización- Lomas de Zamora
Campaña Nacional contra la violencia hacia las mujeres
CADH-Comisión Antirrepresiva y por los DDHH
CCRS (Corriente Clasista René Salamanca)
Centro Cultural Ambiental y Deportivo Galpón 3 de Gonzalez Catán
Centro Cultural Casa Del Pueblo
Centro Cultural El Hormiguero, Moreno
Centro Cultural La Chispa
Centro Cultural Las Catonas, Moreno
Centro por los DDHH hermanos Zaragoza
Ceip Histórica (CEIPH)
Cienfuegos OP- La Emergente- Democracia Socialista
Colectivo Ácrata de la Costa
Colectivo Andamio Libertario de Concepción del Uruguay (Entre Ríos)
Colectivo de trabajadores/as de la educación El Bondi-Lista Amarilla (La Plata)
Colectivo La Minga
CLT (Colectivo Libertario de Traslasierra)- Córdoba
Colectivo Libertario Gualeguaychú
Colectivo Octubre Callejero
Colectivo Subversiones
Comisión interna de SYNTHON (en el SPIQyP)
Comisión de Solidaridad y Resistencia
Comisión por la Memoria de la Verdad y la Justicia de Gral Madariaga
Comisión Santiago Maldonado Barcelona
Comité de Mujeres en Solidaridad con Kurdistán
Comité de solidaridad por Santiago Maldonado
Comité por la Liberación de los Presos Indígenas
Comunidad Mapuche Urbana Pillan Manke de la ciudad de Olavarría
Comunismo Revolucionario
Consejería Pre y Post Aborto Kimelu-Zona Sur
Convergencia Socialista de Combate
Convergencia Socialista La Verdad
Conurbanas
Corriente Político Sindical Rompiendo Cadenas
CPS 29 de Mayo (Confluencia político social)
Derrocando a Roca
Docentes de Base (Gral. Rodríguez)
Docentes en lucha
El Andén, Centro para la Creación Social y Contracultural de Cipoletti
Encuentro Colectivo (Luján)
Encuentro Colectivo Docente de la Provincia de Buenos Aires
ENPCS- Encuentro de Prácticas Comunitarias en Salud
Escuela de Educación Popular Berta Cáceres, Tucumán
Escuela x Escuela- Merlo
Espacio Libertario de Paraná (Entre Ríos)
Espacio Social Anarquista de Córdoba
Federación Libertaria Argentina (FLA)
Federación de Organizaciones de Base (FOB)
Feria Popular de Guaymallén. Mendoza
FAVRE- Familiares y Amigos de Víctimas de la Represión Estatal de Neuquén y Río Negro
HIJOS Bariloche
Insumisas, contra el patriarcado y el capitalismo
Insurgente Espacio Autogestivo de Olavarría
Irma Caupan Perriot- Mujeres Originarias por el Buen Vivir Bs As
Izquierda Latinoamericana
José Antonio Gutierrez (Investigador, Irlanda)
Jóvenes Científicos Precarizados (JCP)
Juanito Laguna, Corriente Artístico Libertaria
Junta interna Ate Infraestructura
Juventud Insurgente
Juventud Guevarista
Juventud Libertaria
Kuruf Editorial. Río Negro-Neuquén
La Bordó- Moreno
La Comuna de estudiantes del 41
La feria del Fin del Mundo
La Fossati Matanza
La Fuente espacio cultural
La Naranja- Avellaneda
La Raymundo Agrupación Estudiantil
La Toma , Centro cultural y comunitario (Lomas de Zamora)
La Unión del Pueblo
Leonardo Lopez- Delegado Suteba La Matanza
Liga Argentina por los Derechos del Hombre
Lista Marrón- Florencio Varela
Lista roja y Negra en SUTEBA Escobar
Luis Romero, werken del Lof Mapuche Felipin- Neuquén
Matanza Viva
Movimiento No matarás
Movimiento Solidario Vida Digna (Chile)
Movimiento Universitario de Izquierda (MUI)
MTR Bariloche (Movimiento Territorio Rebelde)
Mujeres Ferroviarias independientes
Multisectorial contra la Represión Bariloche
Multisectorial La Plata Berisso Ensenada
Ñanderoga Nuestra Casa
OIME Estudiantil, Universidad Nacional de Moreno
Oscar Cianio -Voces de los Muros
Pablo Bergel (Ex legislador CABA)
Partido Comunista de los Trabajadores (PCT)
Partido Obrero- Almirante Brown
Patria Grande Moreno
Patria Grande Regional Oeste
POR
Reagrupamiento hacia el PST
Salvador López Arnal (Profesor de matemáticas- Barcelona, España)
Sociedad de resistencia La Plata
Sociedad de Resistencia de Oficios Varios de Lomas de Zamora (FORA)
Sutepa- PAMI
Taller de Autodefensa Feminista Assata Shakur
Trabajadorxs de Patronato de Liberados en Lucha
Tribuna Docente
UJS Brown
Universidad desde Abajo (UniDA)
Vecinos Autoconvocados contra la Ceamse y el Care de Gonzalez Catán
Virginia Bolten Sociedad de resistencia
Ya Basta-Nuevo MAS
Ya Basta en el 41

italia / svizzera / lotte sul territorio / documento politico Tuesday January 02, 2018 18:55 byEmbat

analisi d’Embat, Organització Llibertària de Catalunya, sulle elezioni del Parlament de Catalunya del 21 dicembre. [Catalá] [Castellano]


Continuismo o rottura. Sulle elezioni del 21 dicembre



1.- Nonostante le voci che hanno tentato di porre fine al cosiddetto processo di sovranità, la sua forza numerica, il suo livello cumulativo e il suo peso nella società, così come la sua capacità di confronto, sono in costante aumento. La mobilitazione delle folle sostenuta e in aumento per alcune settimane è stata in grado di imporre la realizzazione di un referendum illegale l'1 ottobre (cosa mai vista nelle società occidentali), un massiccio sciopero generale del 3 ottobre e una prova generale di controllo territoriale con lo sciopero dei tagli delle rotte di trasporto del giorno 8 novembre. Non esiste altra società europea che al momento abbia commissioni di base e gruppi di cittadini auto-organizzati a favore della Repubblica e contro il governo del loro Stato in tutti i quartieri delle città fino all'ultimo angolo della Catalogna. La pressione popolare ha imposto la proclamazione unilaterale della Repubblica.

2.- Contro questo lo Stato ha risposto con l'applicazione dell'articolo 155: la pura e semplice repressione, con i prigionieri politici e con l'indizione delle elezioni del 21 dicembre. Lo Stato le ha concepite in modo plebiscitario e ha sollecitato la mobilitazione dei suoi sostenitori nel tentativo di sconvolgere le forze indipendentiste attraverso la repressione, la giudizializzazione della politica, l'intervento delle istituzioni e i messaggi di scoraggiamento attraverso i media. In breve, l'indipendentismo è giunto alle elezioni su posizioni difensive. Un altro handicap per l'indipendenza, a priori, era la divisione visibile tra i due partiti che guidavano il blocco sovranista.

Nonostante ciò, l’indipendentismo ha conseguito un successo di voti.

3.- A causa del carattere plebiscitario di queste elezioni, la corrente unionista in Catalogna si è raccolta intorno alla lista dei Ciutadans (sebbene con qualche resistenza da parte del PSC). L'unionismo ha serrato le fila in un "no all'indipendenza" alla ricerca di referenti di unità tra gli spagnoli o basati sull'identità ispanica. Va notato che il voto per i Ciutadans è anche un rifiuto verso il Partito Popolare ed è percepito dai suoi elettori non come un voto di estrema destra ma come un voto per un partito liberale, centrista, moderno, anti-casta ... che differisce dai modi di fare del PP. D'altro canto, i Ciutadans si sono dichiarati fermamente contrari all'indipendenza e talvolta hanno superato lo stesso PP a destra. Questo senza ignorare un possibile voto utile sulla lista che si presumeva vincitrice. In ogni caso, se lo Stato continua ad applicare la repressione senza misura (come sembra essere disposto a fare con le nuove accuse) può erodere questa vittoria.

I Ciutadans basano la loro forza elettorale su una parte della società catalana essenzialmente di lingua spagnola, legata alle loro origini familiari e culturali in altre regioni della Spagna e - cosa importante da sottolineare - lettori dei media spagnoli che in queste settimane hanno bombardato con la festa arancione.

Questo settore della popolazione ha un problema comune a tutte le cinture metropolitane in Europa, minacciate dal populismo di destra. Sono i quartieri più svantaggiati che cadono nell'orbita ideologica o socioculturale del settore più reazionario della nostra società e non quelli della classe media lavoratrice e professionale (molto meno nella sinistra rivoluzionaria). Non è la stessa cosa essere nati e cresciuti in famiglie e quartieri che apprezzano la cultura, che sono interessati alle associazioni o alla cultura popolare, che sono interessati alla politica, che sono linguisticamente diversi, rispetto a chi nasce e cresce sia in quelle famiglie che cercano solo di sopravvivere, sia in quelle che hanno già attraversato questo stadio e ora godono di una posizione salariale con un certo potere d'acquisto o che cercano di salire all'ascensore sociale dell '"imprenditorialità", così caratteristico del nostro tempo, che bevono dalla cultura delle masse del capitalismo.

È necessario capire che questa parte della popolazione ha - in generale - un'idea non solo della questione nazionale, ma anche delle questioni sociali, dei diritti civili, del femminismo, ecc. questo la colloca negli antipodi del movimento popolare quando la sua base sociale dovrebbe esserne parte.

4.- Da parte del movimento popolare della Catalogna, è estremamente necessario porre l'accento sul conflitto politico tra la Catalogna e la Spagna nelle politiche sociali. Questo non significa rinunciare alla questione nazionale, se non lavorando in parallelo. È vitale una costruzione simultanea per risolvere i problemi materiali della sepoltura dello Stato spagnolo e della logica repubblicana di cercare un paese migliore per la sua gente. I militanti rivoluzionari devono essere coinvolti nei sindacati, nelle associazioni di quartiere, nelle case collettive, nella rivitalizzazione delle ondate di mobilitazione, ecc. essere in contatto con la popolazione più colpita dalla crisi. Si devono avanzare alcune richieste che si scontrino con lo status quo sociale, forse a partire dalle misure sociali abrogate dal Tribunale Costituzionale o che ci difendano dall'attacco contro la scuola pubblica catalana.

Crediamo che l'indipendentismo debba abbandonare il tono vittimistico e smettere di crearsi un'identità sulla base della superiorità morale in quanto sono atteggiamenti alienanti verso le classi meno favorite. Un catalanismo escludente non fa che lasciare ampi settori della popolazione al di fuori del quadro ideologico dell'indipendenza, lasciando terreno abbondante per l'unionismo.

In breve, dobbiamo rafforzare e consolidare tutte quelle strutture incipienti di Popolo Forte degne di essere preparate per espandere la nostra base sociale indirizzandosi verso le classi popolari con un chiaro messaggio: la disgregazione e la creazione di una nuova società è vitale per avere una vita migliore.

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

Link esterno: http://embat.info/continuisme-o-ruptura-sobre-les-elecc...-21d/

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