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internazionale / migrazione / razzismo / comunicato stampa Wednesday August 30, 2017 19:20 byDefend Mediterranea

Comunicato di DEFEND MEDITERRANEA*, rete mediterranea solidale ed antifascista contro la spedizione identitaria Defend Europe e contro il progetto di fortezza Europa

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Un anno e mezzo dopo l'accordo disastroso tra l'Unione Europea e la Turchia, che ha portato alla moltiplicazione di campi terribili e insopportabili in Grecia e in Turchia, i leader del continente più ricco della Terra stanno per dare il peggio di sè.

Questa volta, sulle coste africane, è in corso il progetto Fortezza Europa, in collaborazione con il regime fantoccio libico e su iniziativa del presidente francese, in cambio di enormi risorse militari e di una grande somma di denaro che può essere tre volte superiore ai sei miliardi di dollari offerti al Dittatore Erdogan nel 2016.

Nell'ambito della preparazione del presente accordo, le navi militari italiane hanno aumentato il numero delle loro pattuglie verso il sud e la Libia, modificando in modo unilaterale i limiti delle acque territoriali da 12 a 70 miglia nautiche. Al tempo stesso, le autorità italiane hanno sequestrato un'imbarcazione di soccorso di una ONG e arrestato il suo equipaggio, mentre alcune miglia più a sud, al largo delle coste di Zuwarah, le guardie costiere libiche hanno sparato proiettili veri per respingere un'altra imbarcazione di soccorso.

Nel frattempo, una spedizione di miliziani fascisti navigava liberamente sul Mar Mediterraneo senza incontrare altri ostacoli che noi, attivisti antifascisti, che per diverse settimane, gli abbiamo causato problemi ed ogni possibile ostacolo: paure, cancellazioni, perdite, cambiamenti di rotta, guasti del motore, rendendoli un po' ridicoli.

Diverse persone responsabili di questa nave anti-migranti sono state improvvisamente liberate dalla loro custodia nel nord di Cipro, territorio sotto il controllo di Erdogan, nonostante il fatto che le accuse contro di loro fossero molto gravi e l'inchiesta fosse stata prolungata. I richiedenti asilo Tamil che hanno denunciato la truffa sono stati deportati in Sri Lanka. Dopo, malgrado le dichiarazioni xenofobe, le minacce esplicite e il mancato rispetto dei regolamenti marittimi, questi fascisti non sono mai disturbati dalle autorità che hanno deciso evidentemente di far loro proseguire i loro progetti.
Molti ministri dell'Unione Europea hanno anche espresso la loro benevolenza nei confronti di questi miliziani fascisti di Defend Europe e persino il ministro degli Interni austriaco si è congratulato con loro.

In risposta a questa violenza in corso, le navi delle ONG sono state costrette una dopo l'altra a lasciare la principale zona di ricerca e salvataggio, lasciando le imbarcazioni dei migranti nelle mani dei fascisti europei e della guardia costiera libica purtroppo ben nota per il suo racket, l'uso della tortura e la pratica dei sequestri. Mentre testimoniamo la morte di migliaia di migranti negli ultimi mesi (più di 2200 quest'anno e 4500 lo scorso anno), mentre tutte le navi di salvataggio erano ancora lì, è difficile immaginare la portata del disastro umanitario futuro per decine di migliaia di famiglie che continuano a fuggire dalla guerra, dalla povertà e dalla repressione.

Infatti, finché la giustizia e l'uguaglianza non saranno stabiliti in questi paesi, nulla impedirà l'immigrazione umana. Fintanto che i neocolonialisti europei perseguiranno il loro progetto di far diventare l'Africa un vasto campo di rovine, nulla impedirà a queste famiglie di voler sfuggire alla guerra, alla morte e alla violenza. Niente respingerà gli oppositori politici e le minoranze etniche o religiose che fuggono dalle persecuzioni mentre il silenzio complice dei leader occidentali li circonda. Nulla è più spaventoso per intere popolazioni, e tra loro per donne e bambini, che essere picchiati, violentati, reclutati con forza in eserciti o costretti a lavorare nei campi (molti casi lo hanno riferito). Soprattutto, nessuno può negare che la storia umana sia stata modellata da viaggi, odissee e migrazioni.

Per quanto tempo ancora l'Europ continuerà a costruire muri e scudi di ferro?

In ogni modo, il prossimo accordo tra l'Unione Europea e la Libia è un crimine contro l'umanità, sia per gli individui che fuggono da una vita insopportabile che per gli individui che fuggono ad ogni costo, ma che muoiono su un percorso pericoloso e difficile.

Nelle ultime settimane, abbiamo fatto del nostro meglio per impedire a questa nave fascista (o almeno rallentarli) di fermare le missioni di soccorso delle ONG e salvare i nostri fratelli e sorelle in mare aperto. Ma, nonostante le nostre azioni, affrontando forze colossali, testimoniando le grottesche agitazioni di questi balordi, non pensiamo che otterremo molto.

Ecco perché, con questo comunicato, abbiamo deciso di avvertire il maggior numero possibile di persone perché è nostro dovere e nostra responsabilità, ovunque siamo, in Europa o in Africa, di opporsi contro questo nuovo muro tra di noi. Un muro fatto di lacrime e sangue. Ogni muro, è un muro di troppo.

Contro questo muro e coloro che governano per impaurirci e dividerci, agiamo insieme, attraverso il Mar Mediterraneo, da Parigi a Tunisi, da Tripoli a Roma e oltre.

La lotta continua!*DEFEND MEDITERRANEA è una rete antifascista, antirazzista e solidale di attivisti del Mediterraneo che si sono impegnati nel bloccare la nave C-star a Suez, poi a Cipro e nell'impedirgli di fare scalo a Creta, in Sicilia ed in Tunisia.

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria - Ufficio Relazioni Internazionali)
africa meridionale / repressione / prigionieri / comunicato stampa Friday August 04, 2017 15:27 byZabalaza Anarchist Communist Front

Nel febbraio del 2015, 4 attivisti comunitari di Boiketlong in the Vaal, a sud di Johannesburg, furono condannati ognuno a 16 anni di prigione a seguito di una protesta comunitaria. Si tratta di una sentenza molto severa e la condanna si basò su prove incerte.

I 4 di Boiketlong vennero arrestati per aver attaccato, secondo quanto riportato, il locale consigliere distrettuale dell’ANC e aver appiccato il fuoco alla sua abitazione e a due macchine durante la protesta comunitaria. I 4 furono perciò condannati per assalto con l’intento di causare gravi lesioni personali, incendio e danneggiamento volontario della proprietà.

Questo è un esempio della terribile ingiustizia perpetrata contro attivisti proletari neri e potrebbe avere pericolose ripercussioni per le future lotte della classe lavoratrice nera e dei poveri in Sud Africa, se non combattuta. La gente deve essere consapevole di ciò e attivarsi per chiedere giustizia e combattere la criminalizzazione della povertà e della protesta.

– Appello di solidarietà –

I ‘4 di Boiketlong’ e la criminalizzazione della povertà e della protesta:
libertà per Dinah e Sipho, giustizia per Papi!

I 4 di Boiketlong

Nel febbraio del 2015, 4 attivisti comunitari di Boiketlong in the Vaal, a sud di Johannesburg, furono condannati ognuno a 16 anni di prigione a seguito di una protesta comunitaria. Si tratta di una sentenza molto severa e la condanna si basò su prove incerte.

I 4 di Boiketlong vennero arrestati per aver attaccato, secondo quanto riportato, il locale consigliere distrettuale dell’ANC e aver appiccato il fuoco alla sua abitazione e a due macchine durante la protesta comunitaria. I 4 furono perciò condannati per assalto con l’intento di causare gravi lesioni personali, incendio e danneggiamento volontario della proprietà.

Questo è un esempio della terribile ingiustizia perpetrata contro attivisti proletari neri e potrebbe avere pericolose ripercussioni per le future lotte della classe lavoratrice nera e dei poveri in Sud Africa, se non combattuta. La gente deve essere consapevole di ciò e attivarsi per chiedere giustizia e combattere la criminalizzazione della povertà e della protesta.

La prova presentata dal procuratore in tribunale si rivelò debole e i testimoni non poterono identificare i 4 accusati o collocarli sulla scena all’epoca dei fatti. Per condannare i 4 lo stato usò la legge dell’apartheid del 1973 nota come “proposito comune”, che sta a significare che essi furono giudicati colpevoli semplicemente a causa del fatto che erano i leaders della comunità, anche se non fu presentata alcuna evidenza che collegasse i quattro all’incendio dell’abitazione del consigliere o delle macchine. Almeno uno dei quattro, Dinah Makhetha, non era neanche presente in quel momento.

Il testimone chiave disposto a testimoniare che Dinah non era presente presso l’abitazione del consigliere nel momento in cui fu messa a ferro e fuoco, Papi Tobias, scomparve in circostanze misteriose nel febbraio del 2016 e non è stato più visto. Si crede che sia morto.

Nel giugno del 2015, i 4 di Boiketlong chiesero la scarcerazione su cauzione e il permesso per appellare sia la condanna che la sentenza. Fu concesso il permesso per appellare la condanna, ma non la severità della sentenza, il che significa che se l’appello della condanna non dovesse andare a buon fine, essi dovranno scontare una condanna a 16 anni di carcere. Anche la scarcerazione su cauzione fu negata.

L'istruttoria per la richiesta di scarcerazione e il permesso di appello si svolsero nell’ambito di processi di Alta Corte, circostanza che pose un notevole carico finanziario ed emotivo sulle famiglie proletarie degli accusati. Fu formato un comitato di raccolta fondi all’interno della comunità, al fine di pagare le spese legali e altre spese connesse.

Dopo 9 mesi di prigione, i 4 attivisti furono rilasciati su cauzione nell’ottobre del 2015. Successivamente, il 19 giugno del 2017, due dei 4 accusati furono nuovamente arrestati e riportati in prigione, dove attualmente si trovano. Dobbiamo urgentemente chiedere che essi siano immediatamente rilasciati su cauzione e che la condanna sia revocata.

Neoliberalismo, corruzione e criminalizzazione della povertà e della protesta

I 4 di Boiketlong stavano guidando la protesta della comunità per il diritto alla casa, lo sviluppo della township e per quello che il governo dell’ANC ha promesso loro (e alla classe lavoratrice nera del Sud Africa) per oltre 20 anni. L’essere poveri e il combattere per cambiare la loro condizione e risollevare loro stessi e la loro comunità è il loro solo crimine. Si pensa che essi siano stati oggetto di una manovra politica dello stato, su richiesta della locale sezione dell’ANC, per sopprimere e criminalizzare le loro attività a causa del loro ruolo di opposizione alle politiche contro i poveri, implementate dal governo neoliberale dell’ANC, e per aver evidenziato e combattuto la corruzione della classe politica locale.

Essi non sono criminali, essi sono prigionieri politici della lotta di classe.

Essi furono accusati ingiustamente a causa del loro ruolo nella proteste comunitarie, causate da un trattamento ingiusto, corruzione e malgoverno. La classe lavoratrice nera in Sud Africa ha sofferto abbastanza il peso della povertà e della disuguaglianza, ma quando scendiamo in strada per protestare, soffriamo la potente repressione dello stato e la brutalità della polizia. I politici, che si suppone siano al potere al servizio della comunità, presto dimenticano di fare ciò a causa del fatto che iniziano a vivere nel lusso.

I nostri fratelli e le nostre sorelle che combattono per la giustizia non dovrebbero essere puniti per queste azioni. Nel 1994 il regime tripartitico disse che non avrebbe fatto quello che fece il National Party alla classe lavoratrice nera del Sud Africa, ma più di venti anni dopo stiamo sperimentando quasi lo stesso trattamento. Il nemico si è dimostrato essere il partito al governo e i capitalisti privati.

Così come molte townships, aree rurali e comunità povere in tutto il Sud Africa, la classe lavoratrice nera e povera della comunità di Boiketlong ha per molto tempo sofferto per le promesse non mantenute dal governo dell’ANC. Fin dalle prime elezioni multirazziali del 1994, l’ANC è stato ripetutamente rieletto sulla base di vuote promesse di creazione di lavoro, servizi e sviluppo e ristrutturazione delle townships e delle altre aree degradate, che hanno per lungo tempo sofferto dell’assenza di adeguati e accessibili servizi igienici, acqua, elettricità e abitazioni, così come di educazione, salute, ecc., parte dell’eredità del colonialismo e di capitalismo e apartheid.

Dovendo affrontare il crescente malcontento e la protesta in risposta alla mancanza di volontà politica e inadeguatezza, a causa delle politiche neoliberali adottate, anche solo di intraprendere il tentativo di rispettare le proprie promesse e implementare uno sviluppo su larga scala, la ristrutturazione delle townships, la riforma agraria, la creazione di lavoro e servizi, il governo dell’ANC sta costantemente rispondendo con la criminalizzazione della protesta e dei poveri, al fine di sopprimere e contenere le lotte sociali e la resistenza della classe lavoratrice.

Questo a causa dei due processi in cui la classe politica è coinvolta: usare lo stato per accumulare ricchezza privata e far rispettare le politiche neoliberali di redistribuzione verso l’alto della ricchezza, dalla classe lavoratrice nera verso la classe dominante, fatta di bianchi, e ora neri, capitalisti privati così come politici e dirigenti pubblici.

In questo modo è possibile recuperare e mantenere i profitti trasferendo i costi della crisi economica sulla classe lavoratrice, in particolare sui neri. Questo viene fatto mediante la commercializzazione e la privatizzazione, la flessibilità del lavoro, le politiche di austerità e i tagli sulla spesa pubblica, l’esternalizzazione e le aggressive misure di recupero dei costi.

A livello locale, l’esternalizzazione ha portato a contratti e gare per l’edilizia, i servizi e lo sviluppo di infrastrutture dispensati a individui e proprietari di società, politicamente connessi in particolare alla nuova BEE (Black Economic Empowerment) elite, che ha prodotto nepotismo, corruzione e clientelismo su larga scala. Al fine di fare quanto più profitto possibile attraverso questi contratti, questa nuova elite economica nera abbatte i costi attraverso lo sfruttamento dei lavoratori, usando materiali più a buon mercato e risparmiando su sicurezza e standards. Questo è il motivo del perché tante case presentano lesioni e cadono a pezzi, e i servizi nelle townships sono così terribili.

La classe politica a livello locale, provinciale e nazionale, sia dell’ANC che, in alcune aree, della DA (ndt Alleanza democratica, principale forza di opposizione), usano il controllo e l’accesso alle risorse statali al fine di accumulare ricchezza privata e consolidare il loro potere e controllo dello stato e delle sue risorse. Questo è il significato di “corruzione”, e viene fatto a spese della classe lavoratrice nera e dei poveri, che non ottengono niente al di là di abitazioni e servizi di qualità scadente e repressione statale, qualora si ribellino.

Nel contesto della crisi globale del sistema capitalista e della riduzione delle risorse statali, c’è una crescente lotta tra le elites politiche per conservare il potere e l’accesso alle limitate risorse. Questa competizione per l’accesso al potere e alle risorse statali per il proprio arricchimento ha portato alla guerre, di cui siamo attualmente testimoni, tra le due principali fazioni dell’ANC, quella intorno alla figura di Jacob Zuma e quella intorno a Cyril Ramaphosa.

Comunque, al di là delle apparenze, entrambe le fazioni e le due correnti della classe dominante (dirigenti pubblici, politici da una parte e capitalisti privati dall’altra), dipendono dallo sfruttamento della classe lavoratrice e dei poveri, nonché dal modello del lavoro a basso costo dei neri e del taglio alla spesa pubblica nelle townships.

Questo può finire solo tramite una coerente e indipendente lotta di classe e resistenza ed è ciò che la classe dominante teme, e perché lo stato e l’elite politica che lo controlla stanno costantemente ricorrendo alla criminalizzazione della povertà e della protesta, al fine di sopprimere la resistenza della classe lavoratrice.

Il governo dell’ANC vuole, tramite l’esempio dei 4 di Boiketlong, lanciare un forte messaggio ai poveri, ai disoccupati e alla gioventù emarginata che guida e partecipa alle proteste per la terra e la casa, per il lavoro e i servizi.

Il messaggio è che se osi organizzare o partecipare alle lotte sociali per i tuoi diritti, esporti in prima persona o semplicemente prendere posizione contro la crescente corruzione dell’elite politica, sarai affrontato rapidamente e duramente. Le pesanti sentenze comminate ai 4 di Boiketlong, nonchè il rifiuto della scarcerazione su cauzione e del permesso all’appello, sono tutti finalizzati a intimidire e scoraggiare altri dalla resistenza e dalla protesta indipendente della classe lavoratrice.

E’ quindi di estrema importanza che i/le militanti della lotta di classe facciano qualsiasi cosa, compatibilmente con i loro mezzi, per sostenere la compagna per la revoca della condanna e della sentenza, perché se non lo facciamo, lo stato userà questo caso come un precedente al fine di criminalizzare ulteriormente la povertà e la protesta, e altre persone saranno trascinate in prigione sulla base di presunte accuse e colpite con dure sentenze per il fatto di protestare contro la loro povertà e combattere per i loro diritti.

Giustizia per Papi Tobias

La sera del 6 febbraio 2016, Papi Tobias lasciò la sua casa a Boiketlong per andare a vedere una partita di calcio in un bar della zona. Egli fu visto l’ultimo volta lasciare il bar alla presenza del brigadiere della stazione di polizia di Sebokeng, Jan Scheepers.

Papi, padre di tre figli, era anche un attivista comunitario della lotta per la casa e per lo sviluppo della township, e fu spesso alla guida delle proteste per l’ottenimento dei servizi pubblici.

Egli era anche uno dei membri del comitato per la raccolta fondi per le spese legali dei 4 di Boiketlong. Sei giorni prima della sua scomparsa, Papi partecipò a un vivace incontro della comunità, convocato dal sindaco, in cui egli criticò il comitato per la raccolta fondi per un cattivo uso dei soldi raccolti per la difesa dei 4 di Boiketlong. Egli, a quanto pare, disse anche che la comunità era minacciata e ingannata dal comitato, che “ha eletto infatti se stesso perché non è nostro, del popolo”, e che “furono arrestate le persone sbagliate”. Papi disse anche al Brigadiere Scheepers, all’avvocato che si occupava del caso, a un paralegale all’Orange Farm Human Rights Advice Centre, nonché durante incontri pubblici, che egli era disponibile a testimoniare che Dinah non era presente nei pressi dell’abitazione del consigliere quando fu appiccato il fuoco, e che lei e gli altri 3 furono accusati ingiustamente.

Si suppone che uno dei membri del comitato sospettato del cattivo uso dei fondi, un leader locale dell’ANC e membro del Boiketlong Concern Group, dominato dall’ANC, sia dietro la scomparsa di Papi; e che egli abbia detto alla famiglia di Papi che il Brigadiere Scheepers sapeva dove Papi si trovasse subito dopo la sua scomparsa. Si sospetta che, oltre al membro del comitato, il brigadiere Scheepers e il sindaco della municipalità locale di Emfuleni, Simon Mofokeng, siano anche implicati nel rapimento.

Poco prima della sua scomparsa, il cane di Papi fu ucciso e un membro del Boiketlong Concern Group disse che circolavano delle voci sul fatto che la vita di Papi fosse in pericolo.

Papi è ormai scomparso da più di un anno e si crede che sia morto. La sua scomparsa e la sua sospetta morte hanno quasi certamente una motivazione politica e sono collegati al suo ruolo nelle lotte per i servizi pubblici, la casa e lo sviluppo della township, e per la dichiarazione circa la presunta corruzione o un cattivo uso del denaro raccolto per le spese legali dei 4 di Boiketlong, da parte del sindaco e dei membri del comitato per la raccolta fondi.

Gli investigatori che seguono il caso sembrano aver fatto pochi sforzi per stabilire il destino di Papi o la sua ubicazione, e nessuna indagine sembra essere in corso. A tutt’oggi nessuno è stato arrestato o accusato in relazione alla scomparsa di Papi.

Libertà per Dinah e Sipho

Dal rilascio avvenuto su cauzione nell’ottobre del 2015, uno degli accusati, Pulane Mahlangu, ha saltato l’udienza ed è scomparso. Egli è stato male prima del suo arresto e lo stress della condanna, la violenza e la sofferenza di 9 mesi di prigione, nonché la prospettiva di passarne altri 16, sicuramente lo spinsero a uccidersi.

Nel giugno del 2017, un permesso per un’udienza di appello per i due restanti accusati, Sipho Sydney Manganye e Dinah Makhetha, ebbe luogo presso la North Gauteng High Court per appellare la sentenza a 16 anni. La richiesta fu respinta e i due accusati furono invitati a trasferire il procedimento al Sebokeng Regional Court il 19 giugno.

Il 15 giugno, Dinah e Sipho incontrarono il loro avvocato del Legal Aid SA, il quale disse loro di essere in procinto di richiedere un’estensione della scarcerazione su cauzione al Sebokeng Regional Court il 19 giugno. Ad ogni modo, il giudice rifiutò l’estensione della cauzione in quanto la richiesta avrebbe dovuto essere stata presentata al North Gauteng High, cioè laddove la scarcerazione su cauzione inizialmente venne accordata. Dinah e Sipho furono arrestati nuovamente e riportati in prigione.

Gli avvocati pro bono di Dinah e Sipho del Legal Aid SA, avrebbero dovuto fare la richiesta alla High Court per l’estensione della scarcerazione su cauzione, in attesa dell’udienza a Sebokeng, ma questo non sembra esser stato fatto e gli accusati stanno al momento languendo in prigione, per la seconda volta, da almeno un mese.

Mentre si trovava in libertà su cauzione, Sipho sembra essere stato cooptato dalla locale elite dell’ANC, che gli trovò un lavoro in un progetto di sviluppo della township, una tattica regolarmente usata dalla locale elite politica per cooptare attivisti e allontanarli dall’attivismo e dalla lotta al fine di neutralizzare la minaccia che essi pongono sia al dominio della locale elite politica, sia alle loro opportunità per accumulare ricchezza attraverso il loro accesso alle risorse di stato e ai contratti pubblici. Sipho, forse per disperazione, si dice che iniziò a lodare il sindaco, dicendo che egli si interessa al popolo. Egli non sembra più interessato alle lotte sociali e all’attivismo all’interno della comunità.

Questo certamente non significa che Sipho dovrebbe essere lasciato andare in prigione senza supporto, però sembra che egli sia sia illuso che l’elite politica locale dell’ANC lo avrebbe aiutato, qualora egli avesse cessato il suo coinvolgimento nelle lotte all’interno della comunità.

La difesa di Sipho purtroppo, non è stata così forte come quella di Dinah, e l’avvocato non è stato in grado di trovare argomenti per contrastare la sua condanna per due delle quattro accuse contro di lui (assalto con l’intenzione di causare gravi lesioni personali e incendio). Ciò significa che, anche se l’avvocato è riuscito a revocare due delle accuse contro di lui, Sipho potrebbe scontare ancora 10 anni in prigione.

Dinah, un’attivista comunitaria di lunga data e un vecchio membro dell’ex Anti-Privatisation Forum (APF), è comunque rimasta risoluta nel suo impegno per la giustizia sociale e la militanza di classe e, nonostante quello che è essenzialmente un ordine di divieto dell’era dell’apartheid, che le impedisce di partecipare a incontro politici e comunitari, proteste, ecc., rimane coinvolta nell’organizzazione e nell’attivismo comunitario mentre si trova libera su cauzione.

La difesa di Dinah è anche molto forte, e l’avvocato ha trovato argomenti convincenti con i quali contrastare tutte le quattro accuse per le quali è stata condannata.

È di vitale importanza che noi facciamo qualsiasi cosa in nostro potere per mostrare immediatamente solidarietà e supporto sia per Dinah che per Sipho, e assicurare che venga loro garantita la scarcerazione su cauzione in attesa del processo di appello e che le accuse contro di loro siano subito ritirate e siano dichiarati innocenti.

Dinah e Sipho sono prigionieri politici dello stato capitalista, che vuole fare di loro un esempio.

Il loro destino aiuterà a determinare il destino di molti altri attivisti comunitari e poveri residenti della township, che partecipano alle lotte sociali e alle proteste.

Se la loro condanna e le sentenze non saranno revocate, un numero maggiore di militanti e persone della classe lavoratrice, arrestati durante le proteste, potranno trovarsi ad affrontare analoghe dure sentenze.

Dinah e Sipho compariranno al Sebokeng District Court mercoledì 26 luglio per l’udienza sulla loro istanza di estensione della scarcerazione su cauzione. Una dimostrazione davanti al tribunale è stata organizzata per quel giorno e facciamo appello ai nostri compagni e alle nostre compagne, alleati e alleate, e a tutte le persone che nel mondo amano la libertà e la giustizia affinché si dimostrino solidali con Sipho e Dinah e chiedano giustizia sia per loro che per Papi. Dovremmo anche chiedere che venga stabilita quanto prima una data per l’appello della loro condanna e della sentenza da parte della Suprema Corte di Appello, e facciamo appello a voi e alle vostre organizzazioni affinché vi mobilitiate per azioni e attività di solidarietà, e per mostrare supporto a Dinah e Sipho prima e durante il giorno del loro appello. Vi comunicheremo la data dell’appello non appena verrà fissata.

LIBERTÀ PER DINAH AND SIPHO! GIUSTIZIA PER PAPI!
STOP ALLA CRIMINALIZZAZIONE DELLA POVERTÀ E DELLA PROTESTA!
DIFENDIAMO IL NOSTRO DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E PROTESTA!


Cosa si può fare:

• Picchetti e dimostrazioni fuori dalle Ambasciate sudafricane all’estero nella giornata di mercoledì 26 luglio;
• Email e fax al Dipartimento di Giustizia e Sviluppo Costituzionale per chiedere la concessione dell’estensione della scarcerazione su cauzione a Sipho e Dinah nella giornata di mercoledì 26 luglio;
• Diffondere quest’appello di solidarietà sui social media e nelle vostre organizzazioni, reti e movimenti;
• Scrivere lettere e articoli sul caso e pubblicarli sulla stampa alternativa e, dove possibile, sui principali quotidiani, riviste, ecc.;
• Discutere del caso e dell’appello di solidarietà su podcasts e radio comunitarie, durante incontri comunitari, studenteschi e di lavoratori e lavoratrici;
• Fare foto delle attività e delle azioni di solidarietà, o di voi stessi o della vostra organizzazione con manifesti e cartelli, recanti messaggi di supporto o di richiesta di scarcerazione di Sipho e Dinah e di revoca della loro condanna, e pubblicatele sui social media con i sottostanti hashtags e handles;
• Scrivere lettere di supporto a Dinah, Sipho e/o alla famiglia di Papi, e scrivere mails agli indirizzi zacf[at]riseup.net e orangefarmadvicecentre[at]gmail.com, da cui poi verranno loro trasmesse;
• Fare pressione sul Legal Aid SA affinché venga data priorità al caso, tramite telefonate, inviando loro emails e fax;
• Far sapere al governo del Sud Africa che il caso è giunto alla ribalta internazionale, telefonando, scrivendo emails e fax alla Presidenza e al Dipartimento di Giustizia e Sviluppo Costituzionale, per chiedere che la loro condanna venga revocata, le accuse ritirate e affinché venga effettuata un’indagine sul destino di Papi Tobias.

Sui social media usa gli hashtags #Boiketlong4Solidarity #Boiketlong4 #FreedomforDinahandSipho #JusticeforPapiTobias

Su Twitter usa gli handles @PresidencyZA @GovernmentZA @EmfuleniLM @DOJCD_ZA @LegalAidSA1 @ZabalazaNews

INDIRIZZI UTILI

Presidenza della Repubblica Sudafricana
Tel: +27 12 300 5200
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Email: president@presidency.gov.za

Ufficio del Vicepresidente Cyril Ramaphosa
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Ministro della Giustizia e dei Servizi di correzione
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Fax: +27 12 406 4680
E-mail: ministry@justice.gov.za

Viceministro per la Giustizia e lo Sviluppo Costituzionale
7Tel: +27 12 406 4854
Fax: +27 12 406 4878
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Centro di Giustizia di Pretoria del Legal Aid SA
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Centro di Giustizia di Vereeniging del Legal Aid SA
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Fax: +27 16 421 4287
italia / svizzera / scuola e università / altra stampa libertaria Wednesday July 05, 2017 23:09 byLucio Garofalo

Le scuole, da quando sono gestite da sedicenti "presidi-manager", che mirano ad esercitare un certo tipo di "politica", nell'accezione più deteriore del termine, ossia nel senso di un'operazione di squallido proselitismo clientelare ad esclusivo vantaggio di sé e di altri notabili politici locali, non sono più ambienti sani ed integri moralmente, frequentabili dai discenti...

Le scuole, da quando sono gestite da sedicenti "presidi-manager", ovvero "presidi-sceriffi" o come si preferisce apostrofarli, che mirano ad esercitare un certo tipo di "politica", intesa nell'accezione più ignobile e deteriore del termine, ossia nel senso di un'operazione di squallido proselitismo clientelare ad esclusivo vantaggio di sé e di altri notabili politici locali, dicevo che le scuole non sono più ambienti sani ed integri moralmente, frequentabili dai discenti. Le scuole, infette dai "virus" dell'utilitarismo aziendalista/capitalista, dell'affarismo e del clientelismo, non sono più ambienti educativi e adatti agli obiettivi di apprendimento e di socializzazione, in cui si estrinseca il processo di formazione dell'uomo e del cittadino. Ormai sono diventate dei "progettifici scolastici", vale a dire mega-fabbriche di inutili progetti-fantasma, che vengono prodotti in quantità industriale, non certo per soddisfare le istanze sociali, culturali e formative degli allievi, bensì per appagare gli appetiti venali e la sete di potere dei dirigenti e dei loro cortigiani. Ebbene, le malcapitate scuole, divorate dalla metastasi dell'affarismo e dell'utilitarismo capitalista, sono ormai diventate dei carrozzoni politico-clientelari ed assistenziali che curano gli interessi esclusivi di ristrette cricche di servi, faccendieri e traffichini che corteggiano i capi d’istituto. I quali, spesso agiscono in maniera arrogante e dispotica, atteggiandosi quasi alla stregua di "satrapi locali". La legge 107 del 2015 ha istituzionalizzato tutto ciò, rendendo la vita più difficile agli insegnanti onesti e coscienziosi, intenzionati a svolgere il proprio dovere in aula.

Lucio Garofalo
italia / svizzera / storia dell'anarchismo / evento comunista anarchico Thursday June 29, 2017 21:25 byAlternativa Libertaria/FdCA

proiezione del film-documentario di Hélène Châtelain sulla figura di Nestor Makhno e sull'altra rivoluzione d'ottobre

"Dopo i lunghi decenni di silenzio imposti dalla storia ufficiale, Hélène Châtelain, regista cinematografica belga di famiglia russo-ucraina, è tornata sui luoghi della machnovscina raccogliendo inedite testimonianze che attestano una sorprendente sopravvivenza della figura di Nestor Ivanovic Machno nell'immaginario popolare. Viene così ricostruita, anche attraverso rare immagini d'archivio, non solo l'insurrezione armata contadina ma anche la vita straordinaria del suo leader carismatico".
italia / svizzera / economia / documento politico Thursday June 29, 2017 20:58 byAlternativa Libertaria/FdCA

facilitando la riconquista della fiducia nella relazione e in una progettualità assembleare e orizzontale, autogestita e solidale, queste sperimentazioni possono assumere un ruolo prefigurativo dove far crescere forme di solidarietà sociale e di diversi rapporti di produzione e di orientamento e gestione del territorio su basi federaliste e libertarie, per riguadagnare nell’orizzonte del possibile una società più giusta e solidale.

Economie collettive e solidali, autogestione e mutualismo

Assistiamo ad una risposta sociale del tutto inadeguata alla ampiezza e alla ingiustizia del disagio sociale in atto

La progressiva scomparsa a livello planetario di un orizzonte comune alternativo al sistema capitalistico rende più frazionata e complessa la lotta per la costruzione di una società di libere, liberi ed uguali. Ciò anche grazie alla trasformazione antropologica in atto (connessa alla globalizzazione e alle nuove tecnologie digitali che mettono in un contatto sempre più immediato realtà umane ed ambientali molto diversificate) che rende ancora più complicate sia la condivisione di azioni e percorsi condivisi che la semplice comunicazione, ormai sostanzialmente privata di codici di riferimento comuni, fatta eccezione del “pensiero unico” capitalistico che trasforma -inesorabilmente- tutto quello che tocca, in “merce” acquistabile con il denaro.

Sempre più assistiamo ad un sostanziale allontanamento della prassi delle istituzioni e di molte organizzazioni partitiche “ufficiali” dalla difesa dei diritti e dal dare risposta ai bisogni umani primari (diritto al reddito e alle tutele: malattia, maternità, previdenza; equa redistribuzione del reddito; formazione…); organizzazioni ormai sostanzialmente asservite -complessivamente- al mantenimento del regime capitalistico.

In queste condizioni, singole persone, anche interessate e disponibili a partecipare a processi di trasformazione socioeconomica equi e di interesse generale, non trovano ad oggi molte sedi -affidabili- in cui essere ascoltate e prese in considerazione. Si diffonde così la perdita della speranza nella capacità di costruire orizzonti comuni di emancipazione e prevale la cultura dell’individualismo possessivo, che fomenta la divisione e la guerra tra poveri, aumentando paura, insicurezza e “manovrabilità”.

Il nostro contesto

Da tempo partecipiamo, seguiamo, parliamo di forme di economie collettive e solidali. In effetti queste realtà, nel loro procedere, ci offrono diversi spunti interessanti di riflessione, per come cercano di costruire possibile risposte al disagio sociale. esperienze produttive e di vita in cui protagonisti sociali, persone o organismi collettivi si confrontano, in modo partecipativo ed orizzontale, nei loro ambiti naturali (culturali, produttivi, vertenziali, territoriali) innescando processi propositivi di percorsi di cooperazione e di condivisione produttiva, distributiva e di servizio:

persone che vogliono costituire insieme realtà economiche sostenibili, sia dal punto di vista ecologico che sociale, con una ottica di radicale alternativa al capitalismo, dando vita, forza e riconoscimento a nuclei di resistenza attiva connessi in rete, capaci di dare alcune risposte ai bisogni primari, individuali e sociali; persone intenzionate a collaborare collettivamente alla conquista di una autodeterminazione territoriale che permetta a chiunque di vivere una esistenza sempre più autonoma dai dictact delle multinazionali e delle banche, e capace -nel tempo- di dare vita ad una “autodeterminazione sociale di esistenza” sempre più generalizzata,
che fondano
realtà produttive che vivono le dinamiche che le sostanziano, autogestione, mutualismo, ecosostenibilità, il sottrarsi allo sfruttamento e al lavoro gerarchico
e che insieme a
soggetti collettivi, disposti alla relazione circolare e alla co-progettazione verso obiettivi comuni, che partono dai bisogni primari, lavorano con successo alla trasformazione della società, alla difesa dei beni comuni, alla riconquista di forme di lavoro qualificanti, in un quadro autogestionario oltre che solidale
cercano di pensare e costruire
realtà sociali territoriali (ecoreti) che facciano partire sul territorio meccanismi progettuali e decisionali di mutuo sostegno e di trasformazione, realtà che vivono le contraddizioni vecchie e nuove di un potere popolare che acquista coscienza di sé sulla base delle piccole rivendicazioni quotidiane finalizzate ad emanciparci dal giogo dello sfruttamento del profitto capitalistico nelle sue varie forme;
In particolare colpiscono alcuni aspetti che merita citare espressamente.

Il lavoro
In primo luogo l’idea del lavoro che in queste realtà che sperimentano forme di economia solidale, riacquista la sua dignità, cercando di sfuggire almeno in parte all’ alienazione sia da un punto di vista economico, sottraendosi allo sfruttamento e all’estrazione di plusvalore da lavoro dipendente, sia con il recupero del lavoro come momento creativo e non eterodiretto. Così l’oggetto del prodotto del lavoro stesso tende ad allontanarsi dal concetto di “merce” acquistabile al minor prezzo possibile, ricollegandosi alla vita della persona -in carne ed ossa- che mette a disposizione tempo, attività e saperi, per rispondere al bisogno di un’altra persona; spostando quindi l’attenzione in direzione del rispetto dei diritti e dei doveri delle persone coinvolte nello scambio di beni e/o servizi; ma con l’intenzione di determinare insieme il valore dello scambio: delle cose, delle ore e del lavoro impiegato per produrle; a prezzi equi per la produzione ma anche accessibili a chi si rende disponibile a mettersi in gioco in una “relazione circolare”, impegnandosi ad un loro uso o acquisto prefissato. In questa dinamica cresce la spinta a un superamento della dimensione lavorativa individuale o familiare verso forme di condivisione di risorse e, in prospettiva, di proprietà e gestione collettiva.

L’intenzione di migliorare la propria qualità della vita

Questo nuovo tipo di unità produttive -interessate ad organizzarsi per rispondere al meglio ai propri bisogni vitali quotidiani- costituite da persone che si relazionano tra di loro per migliorare la propria qualità della vita, favorisce relazioni di scambio centrate sulla persona nella sua globalità e non come “strumento” -più o meno occasionale- da usare per raggiungere il proprio esclusivo interesse; cioè con modalità sempre più vicine alle esigenze di autodeterminazione esistenziale, propria ed altrui; “irriducibili” quindi al capitalismo, forma esclusiva -e cieca- di accumulazione del profitto fine a se stesso;

Lo sviluppo della coscienza politica


La relazione circolare tipica dell’eco-rete, centrata sul soddisfacimento dei bisogni sociali primari, individuali e collettivi e sull’integrazione tra lavoro e vita attraverso una pratica organizzativa continuativa in comunità tendenzialmente solidali e di mutuo soccorso, può diventare fattore di sviluppo di una presa di coscienza politica, nel momento in cui sia possibile verificare concretamente l’efficacia di alleanze ampie funzionali al raggiungimento di obiettivi specifici. Cioè quando si possono sperimentare -concretamente- situazioni in cui le proprie esigenze vitali possono essere soddisfatte meglio se si riescono a costruire alleanze di scopo o patti territoriali per la trasformazione sociale e ambientale dei territori.

Si viene allora ad acquisire una maggiore consapevolezza delle difficoltà reali connesse alla realizzazione di un progetto, facilitando la riconquista della fiducia nella relazione e in una progettualità assembleare e orizzontale, autogestita e solidale. Queste sperimentazioni possono assumere un ruolo prefigurativo dove far crescere forme di solidarietà sociale e di diversi rapporti di produzione e di orientamento e gestione del territorio su basi federaliste e libertarie, per riguadagnare nell’orizzonte del possibile una società più giusta e solidale.
98° Consiglio dei Delegati di ALternativa Libertaria/fdca
Fano, 24 giugno 2017

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Employees at the Zarfati Garage in Mishur Adumim vote to strike on July 22, 2014. (Photo courtesy of Ma’an workers union)

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