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USA: Perché non voterò per Obama

category nord america / messico | la sinistra | opinione / analisi author Monday March 10, 2008 19:35author by Wayne Price - (NEFAC - a titolo personale)author email drwdprice at aol dot com Report this post to the editors

o per Hillary, e certamente non per McCain, e neppure per Ralph Nader

Negli Stati Uniti si è sviluppato un movimento entusiasta di sostenere il senatore Barack Obama, come candidato democratico alle elezioni presidenziali. Egli riesce a mobilitare ampie forze, specialmente tra i giovani adulti, ma riceve anche un grande sostegno dagli ambienti di sinistra: dai liberali ai socialdemocratici, agli stalinisti. Benché io apprezzi l'aspetto movimentista di questo appoggio popolare, personalmente no, non voterò per lui. [ English]


Perché non voterò per Obama

o per Hillary, e certamente non per McCain, e neppure per Ralph Nader


un punto di vista anarchico sulle elezioni U.S.A.


Negli Stati Uniti si è sviluppato un movimento entusiasta di sostenere il senatore Barack Obama, come candidato democratico alle elezioni presidenziali. Egli riesce a mobilitare ampie forze, specialmente tra i giovani adulti, ma riceve anche un grande sostegno dagli ambienti di sinistra: dai liberali ai socialdemocratici, agli stalinisti. Benché io apprezzi l'aspetto movimentista di questo appoggio popolare, personalmente no, non voterò per lui. Non intendo convincere i miei amici, i miei familiari oppure i miei colleghi di lavoro a non votare per lui, ma mi piacerebbe cambiare il loro modo di pensare. E' tipico dei liberali & co. all'inizio della campagna elettorale dichiarare che il candidato democratico sia il "male minore" (ammettendo così che il lui o la lei candidato sia comunque un male). Ma più le elezioni si avvicinano, più aumenta il convincimento della bontà del candidato. (In psicologia si chiama operazione di dissonanza cognitiva. Dopo tutto, come si può ammettere con se stessi che si sta appoggiando in qualche modo il male? Per cui ci si autoconvince che quello che era il male minore è in realtà il politico buono.)

Permettete che vi racconti alcuni aneddoti sul vero Obama. Su "The Nation" del 18 febbraio scorso, giornale della sinistra liberale, Christopher Hayes ha scritto un articolo pro-Obama, intitolato "La scelta" in cui rammentava: "per la sinistra di Chicago, la prima campagna elettorale di Obama e la sua susseguente elezione a senatore fu un grido collettivo e contagioso... La Chicago giovane e progressista sentiva... che Obama era uno di loro ed era stato eletto al Senato (p. 20)."

E tuttavia... "purtroppo però le cose cambiarono", scrive il sostenitore di Obama. "Ben presto, Obama... sbiadì verso il centro... inquadrandosi tra i senatori democratici moderati" (ibidem). Sembra l'ennesima tipica storia di un giovane idealista che viene corrotto dal gioco della politica elettorale borghese.

Hayes sospetta che ciò sia stato dovuto al fatto che Obama avesse "un occhio su di un incarico nazionale". Ma vi erano altre forze corruttrici. Ad esempio, Obama si è vantato nello Iowa di aver fatto passare una legge più restrittiva sui controlli nelle centrali nucleari. Nel caso specifico si trattava di una risposta alla Exelon Corp., la quale non si era curata di informare la gente su emissioni radioattive verificatesi in uno dei suoi impianti. Il Senatore Obama aveva messo in riga sia la Exelon che gli ispettori federali e presentato un disegno di legge per costringere le compagnie dell'energia nucleare a rendere pubblica ogni sia pur minima dispersione. In un comizio, Obama ha detto che si è trattato dell'unica legislazione sul nucleare passata grazie a lui nel 2007 (New York Times, 2/3/08, p. A1)".

Tuttavia, tutto ciò non corrisponde al vero. E' vero che Obama abbia presentato questo disegno di legge, ma quest'ultimo ha subito così tante modifiche da perdere ogni efficacia sull'industria dell'energia nucleare, fino ad essere accantonato. Quindi non c'è nessuna legge approvata che regoli l'industria dell'energia nucleare di cui Obama possa vantarsi. Ma come mai Obama alla fine ha ceduto? Il New York Times riporta che la Exelon era "una delle più generose fonti di finanziamento della campagna elettorale di Mr. Obama (ibidem, p. A17)". Dal 2003, Obama ha ricevuto più di $227.000 da funzionari e dipendenti della Exelon. Due dei massimi dirigenti della Exelon sono tra i suoi maggiori donatori. Il capo della strategia politica di Obama è stato consigliere della Exelon.

In breve, le sue buone intenzioni (sono sicuro che Obama avesse inizialmente le migliori intenzioni e che non sia un affatto un impostore) sono state sopraffatte dall'influenza del grande business. Naturalmente Obama è un convinto sostenitore dell'economia capitalista. Egli spera di diventare un dirigente dell'economia capitalista e non si mette certo contro il mondo degli affari. E nonostante i sindacati lo appoggino, senza dubbio egli negherebbe la necessità del conflitto tra lavoro e capitale. Tenere insieme forze tra loro confliggenti è una delle sue idee forti. Ad esempio, invece di battersi per un piano di semplificazione dell'assicurazione sanitaria — che metterebbe fuori gioco il business delle assicurazioni — Obama propone un programma sanitario che comprende anche le compagnie di assicurazione, garantendo loro finanziamenti in quantità. Ma, come nel caso del disegno di legge sull'energia nucleare, le compagnie di assicurazione faranno il possibile per far modificare il testo originale e per far cassare tutto ciò che può nuocergli.

Forse per la maggior parte delle persone, ciò che in Obama attira di più è la sua opposizione alla guerra in Iraq. A differenza della senatrice Hillary Clinton (lasciamo perdere John McCain), Obama si è opposto alla guerra fin dall'inizio. Ma questa sua posizione non ne fa un candidato contrario a tutte le guerre. Egli propone il ritiro della maggior parte delle truppe USA, ma dice pure che rimarrebbe in Iraq un numero significativo (ma non precisato) di forze per proteggere il personale impegnato nella formazione militare delle truppe del governo fantoccio di Baghdad e per "colpire Al Qaeda." Nessuno poi saprebbe dire cosa farebbe veramente Obama di fronte ad una caduta del governo iracheno.

Ma che Obama continui oppure no questa guerra, egli resta comunque un sostenitore dell'impero USA. Un impero che ha basi militari in circa 150 paesi e alleati militari in tutto il mondo. Nonostante sia in declino, questo impero domina ancora l'economia internazionale e drena risorse da ogni continente. Obama è un uomo di questo impero, che egli considera in termini di "interesse nazionale", volendo dire con questo gli interessi della classe dominante negli USA (inclusi i dirigenti della Exelon). Proprio perché difende questo impero, Obama è destinato a restare in Iraq ed a farsi coinvolgere in altre guerre. Del resto, nelle interviste che ha rilasciato, ha già dichiarato che non esiterebbe a bombardare il Pakistan ed a prendere in considerazione un'azione militare contro l'Iran.

Un altro fattore di attrazione è il suo essere nero. Proprio il suo essere se stesso, un afro-americano, mette in evidenza la possibilità che la gente di colore si faccia strada nella società americana, fino a diventare persino presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, restano sul tappeto i veri problemi del razzismo negli USA. La maggior parte degli afro-americani rimane negli strati più bassi della società americana, sempre più impoveriti, gli ultimi a trovare lavoro ed i primi ad essere licenziati, e sempre vittime della violenza della polizia. Tutto questo non cambierebbe nemmeno con la novità di un presidente nero. Un vero superamento del razzismo richiederebbe una rivoluzione sociale, non certo l'elezione di una sola persona.

A denti stretti, molti liberali e molti socialdemocratici, ammettono che Obama, al pari di Hillary Clinton, non è che un candidato del capitalismo, del militarismo, e dell'imperialismo. Ma si affrettano ad aggiungere che comunque Obama è un male di gran lunga minore del senatore John McCain. Quel McCain in cui i Repubblicani hanno riposto tutte le loro speranze. A differenza di Bush l'inetto, McCain è uomo intelligente ed arguto, un eroe di guerra, ed a volte ha mostrato una certa umanità (come nel criticare la tortura, prima di ritrattare tutto). McCain è ancora odiato da quella stessa destra estrema che pure gli dà credito. Eppure per tutte queste ragioni, egli si è impegnato a continuare la guerra in Iraq, se necessario per "100 anni...". In generale egli darà seguito ai programmi del vile regime di Bush. E' importante quindi opporsi alla sua elezione. Dato che il popolo degli Stati Uniti è ben lontano dal sostenere una alternativa socialista o anarchica, ne discende che bisognerebbe sostenere Barack Obama, il male minore.

Vorrei rispondere che accetto il fatto che i Democratici, benché siano il male, costituiscano tuttavia un male minore. Ma dubito fortemente che il male peggiore possa essere veramente sconfitto appoggiando il male minore. Dopo tutto, liberali, sindacalisti, la comunità afro-americana, il movimento delle donne, il movimento ambientalista, la comunità GLBT, ecc., ecc., hanno sostenuto i Democratici per decenni, per generazioni. E nel frattempo i Repubblicani si sono spostati più a destra, e con loro i Democratici (ma stanno un po' più alla sinistra dei Repubblicani). Bisogna dire che la filosofia del male minore non sembri aver funzionato affatto.

Invece di fare comparazioni tra i Democratici ed i Repubblicani, propongo un approccio differente: cosa è necessario fare per salvare il paese ed il mondo dal disastro? Ce l'ha il candidato un programma per impedire la crisi economica in cui stiamo scivolando? O per prevenire il pericolo di una catastrofe ecologico/ambientale/energetica? O ancora per invertire la proliferazione di armi nucleari prima che scoppi una guerra nucleare? Pretendere che Obama (o persino Ralph Nader, l'indipendente) ragionino in questi termini è assurdo.

Nessuna persona può essere il vero amministratore capo di una unità grande quanto gli Stati Uniti. E l'altra faccia della medaglia ci fa vedere come il voto di una singola persona non fa la differenza, in un paese così grande. Si tratta una unità sociale proprio troppo grande. Abbiamo invece molto più bisogno di democrazia, di politiche economiche e sociali vibranti a livello locale, molto più di un presidente imperatore.

La gente mi ribatte: ma cosa succederebbe se ognuno o se molte persone avessero il mio stesso atteggiamento negativo verso le elezioni oppure verso i candidati pro-capitalisti? La mia risposta in genere è: Magnifico! Allora avremmo un movimento di massa.

Le conquiste del movimento operaio negli anni '30 furono ottenute soprattutto con i presidi nelle fabbriche e con gli scioperi di massa. Le conquiste degli afro-americani negli anni '50 e '60 furono ottenute con la disobbedienza civile e le rivolte nelle città. La lotta contro la guerra in Vietnam si fece con manifestazioni di massa, scioperi studenteschi e rifiuto del servizio di leva.

Le conquiste della maggior parte dei movimenti sociali sono state ottenute senza politiche elettorali, senza eleggere il politico del male minore. Le iniziative elettorali indipendenti come quelle di Ralph Nader o del Partito Verde non hanno mai avuto grande utilità. E se mai avessero successo (come è accaduto in alcuni paesi europei), verrebbero presto corrotte dalle pressioni dell'elettoralismo, della finanza, dalla necessità di amministrare un gigantesco governo capitalista.

Il mio scopo non è dunque quello di convincere le persone a non votare. Ma è quello di far crescere la fiducia nella lotta indipendente di massa. Un solo sciopero generale negli Stati Uniti farebbe avanzare la lotta per la libertà molto più di qualsiasi Obama.

E' entusiasmante vedere il consenso popolare per Obama, specialmente tra i giovani. Questa può essere la base per la nascita di una Nuova Sinistra, per una nuova ondata di radicalizzazione. Purché si fondi sul riconoscimento della verità e sul dire la verità, in tutta la sua radicale evidenza — senza capitolare di fronte alle illusioni che molti ancora hanno. Una nuova radicalizzazione si svilupperà quando la gente avrà perso ogni illusione in Obama e nei Democratici. Questo deve accadere, Oppure tutti noi saremo in un mare di guai.


Wayne Price
(NEFAC - Northeastern Federation of Anarchist Communists; a titolo personale)

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

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