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8 marzo 2008!! Ma quale festa delle donne?

category internazionale | genero | editoriale author Friday March 07, 2008 19:59author by FdCA Commissione Etiche & Politiche di Genere - Federazione dei Comunisti Anarchiciauthor email fdca at fdca dot it Report this post to the editors

Comunicato della Commissione Etiche & Politiche di Genere dell'FdCA

Le donne sono sempre le più colpite dalla povertà, dalla violenza, dalle guerre

Noi l'8 marzo 2008 ricordiamo le operaie che durante uno sciopero morirono in fabbrica tra le fiamme e nel loro ricordo continuiamo a denunciare e a combattere per liberare le donne dalle catene della società maschilista, patriarcale e clericale che le tengono ancora legate.

Perché l'8 marzo non resti solo una ricorrenza, spezziamo queste catene e ricominciamo a lottare tutti insieme, con una sempre più forte solidarietà e coscienza di classe, consapevoli che nessuna liberazione della donna sarà mai completa, senza la più ampia liberazione di tutta l'umanità dagli oppressori e dai tiranni, chiese, Stati e padroni, consapevoli che la libertà di tutti passa attraverso la libertà delle donne.

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8 marzo 2008!!
Ma quale festa delle donne?

Le donne sono sempre le più colpite dalla povertà, dalla violenza, dalle guerre

Nell'8 marzo 2008

Una donna è pagata in media il 20% in meno dei suoi colleghi uomini a parità di requisiti e mansioni. Il doppio carico di lavoro, fuori e dentro casa, limita l'accesso delle donne al salario accessorio, legato alla produttività, agli incentivi, agli straordinari, che costituiscono una fetta sempre più consistente di salario. Incentivare i meccanismi salariali legati alla produttività favorisce l'impoverimento delle donne. E a nulla vale l'ipocrisia di inserire la questione femminile nell'agenda dei governanti e delle burocrazie sindacali per ottenere il miglioramento di questa situazione.

Nell'8 marzo 2008

Le donne sono quelle su cui ancora oggi la cultura maschilista, fascista e fondamentalista, assieme all'ipocrisia di quella società laica ancora prigioniera dei propri limiti autoritari e sessisti, esercita l'oppressione più vile, mascherata da buonismo e tolleranza, che nei fatti si traduce con la negazione di pari dignità e ruoli, che affoga nel silenzio della famiglia le violenze più crudeli, che vanno dallo sfruttamento fisico all'asservimento psicologico, in nome di quel bel quadretto di famiglia che vede le donne, madri figlie, trasformate in serve silenziose, farsi carico di tutte le incombenze del lavoro familiare sempre disponibili e sorridenti (solo nella pubblicità).

Le donne muoiono sempre di più fra le pareti domestiche, vittime delle violenze private di uomini che scambiano l'amore con il diritto di proprietà e lo trasformano in violenza troppo spesso tollerata. E uccide più la violenza tra le pareti domestiche che il cancro o gli incidenti stradali.

Nell'8 marzo 2008

Ritroviamo ancora oggi politici baciapile genuflessi ai piedi di preti e papi mettere in discussione l'autodeterminazione femminile in nome di una vita "naturale", sacra fin dal suo concepimento. Non solo lor signori benedetti non si fanno scrupoli a inviare truppe a massacrare popolazioni inermi, il tutto con il nome di guerra di "civiltà", ma continuano a mostrare il più sovrano disprezzo per la salute delle donne. Le costringono a estenuanti e costose migrazioni all'estero, in paesi più civili, all'estero se non possono avere figli, vorrebbero tornare a costringerle ad averli quando non se la sentono di portare avanti una gravidanza.

Limitare l'autodeterminazione delle donne non è soltanto mettere in pericolo la salute di centinaia di donne, è negare il diritto di scegliere la maternità, è ancora una volta il tentativo di imporre a tutti un modello culturale e sociale, è il preludio di un più ampio piano di repressione a cui ci vogliono sottoporre.

Nell'8 marzo 2008

Lo Stato e la Chiesa chiedono alle donne di fare più figli per ripopolare l'Italia. Si incentiva la politica demografica, ma ovviamente si pensa alle donne italiane, visto che si incolpano le donne migranti di farne troppi. E nonostante questa propaganda sempre più fascisteggiante, non ci sono aiuti sociali, non ci sono asili nido, non c'è lavoro e quando si trova i salari sono da fame.

Noi l'8 marzo 2008 ricordiamo le operaie che durante uno sciopero morirono in fabbrica tra le fiamme e nel loro ricordo continuiamo a denunciare e a combattere per liberare le donne dalle catene della società maschilista, patriarcale e clericale che le tengono ancora legate.

Perché l'8 marzo non resti solo una ricorrenza, spezziamo queste catene e ricominciamo a lottare tutti insieme, con una sempre più forte solidarietà e coscienza di classe, consapevoli che nessuna liberazione della donna sarà mai completa, senza la più ampia liberazione di tutta l'umanità dagli oppressori e dai tiranni, chiese, Stati e padroni, consapevoli che la libertà di tutti passa attraverso la libertà delle donne.

Federazione dei Comunisti Anarchici

Commissione etiche e politiche di genere

7 marzo 2008

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