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Gli ecoanarchici russi nel mirino dei nazi

category russia / ucraina / bielorussia | antifascismo | stampa non anarchica author Tuesday July 31, 2007 15:50author by Lucia Sgueglia - Lettera 22 Report this post to the editors

«Nel nostro paese l'ambientalismo non esiste. Il prossimo obiettivo? Le Olimpiadi di Soci». Parla una militante di Azione autonoma, dal campeggio in Siberia attaccato dagli skinhead che hanno ucciso un suo compagno


Gli ecoanarchici russi nel mirino dei nazi


«Nel nostro paese l'ambientalismo non esiste. Il prossimo obiettivo? Le Olimpiadi di Soci». Parla una militante di Azione autonoma, dal campeggio in Siberia attaccato dagli skinhead che hanno ucciso un suo compagno
«La battaglia ambientalista? Oggi la maggior parte dei giovani russi non sa nemmeno cosa voglia dire. Del resto il potere e i media stanno facendo passare l'idea che il dissenso giovanile sia cosa stupida e inutile, oltre che antipatriottico, e la politica vada fatta da professionisti, esperti e specialisti...».

Entra subito nel merito Olga Haritonova, 35 anni, di Mosca, membro di Avtonomnoe Deystvie (Azione Autonoma), gruppo della sinistra anarchica nato nel 1999 tra i più attivi nel panorama russo. La raggiungiamo al telefono ad Angarsk, regione di Irkutsk, Siberia, dove il 20 luglio il campeggio ecologista organizzato da Ad insieme ai Guardiani dell'arcobaleno (KhR) è stato attaccato da una banda di naziskin e ci è scappato il morto. Otto gli arresti finora, ma per la polizia locale gli aggressori sono semplici «teppisti».

«Protestavamo contro il progetto di creare in questa zona, a 100 km dal lago Baikal, un impianto per l'arricchimento dell'uranio aperto a compagnie internazionali - spiega Olga - Il campeggio è una tradizione annuale, inaugurata dai Guardiani nel lontano 1989, sempre organizzato in luoghi dove vengono costruiti o sono in funzione centri ecologicamente dannosi». Ma gli anarchici che c'entrano? Chiediamo. E scopriamo che KhR nasce proprio come emanazione del movimento anarchico all'inizio degli anni Novanta: la saldatura tra anarchia e ambientalismo risale a quell'epoca. «Da anni lavoriamo insieme», racconta Olga. Lo scambio di idee e prassi è tanto consolidato che ormai la maggioranza dei gruppi ambientalisti russi si definiscono anarcoecologisti o ecoradicali. Gli stessi che hanno fatto il loro esordio mediatico internazionale nel G8 di Pietroburgo.

Tutto nasce all'inizio degli anni Novanta, ricorda Olga: «Dopo Chernobyl e la dissoluzione dell'Urss, la Russia visse un vero boom del dibattito sui temi ambientali. La gente cominciò a preoccuparsi dei rischi delle politiche statali per la salute cittadina e a capire il livello del disastro ecologico nell'ex impero». Le istanze ambientali conquistarono la campagna elettorale di tutti i partiti, arrivando persino nella Duma. Mentre neonate commissioni ambientali locali riuscirono a bloccare progetti discutibili. Ma durò poco. Non si riuscì a far nascere un Partito Verde, e «i gravi problemi della Russia di allora restano in quella di oggi: depositi di scorie nucleari radioattive sparsi ovunque, anche nel sottosuolo di Mosca, il problema dello smaltimento delle armi atomiche e sottomarini, inquinamento altissimo». L'interesse pubblico però è calato, e la politica ignora totalmente l'ambiente, prosegue Haritonova: «Basti pensare che nel marzo 2000, subito dopo la sua elezione a presidente, Putin abolì la Commissione statale per la protezione ambientale (Scep), agenzia che effettuava controlli sulla qualità dell'acqua e dell'aria. Ufficialmente per ragioni di budget: nel 1994 aveva 21 mila dipendenti. Trasferendone la competenze al ministero delle Risorse naturali, quello che autorizza lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas ai colossi energetici come Gazprom, che stanno devastando le regioni dalla Siberia al Pacifico con i loro impianti di estrazione. Sbarazzati di quell'organo di controllo, si facilita anche il progetto governativo di costruire nei prossimi anni 22 centrali nucleari nella Federazione». Ad Angarsk, fa notare Olga, l'inquinamento si respira nelle strade. «Ma da noi l'economia resta più importante della salute dei cittadini». Per Ad invece queste battaglie sono un'urgenza assoluta per la Nuova Russia. Ed ecco che gruppi come Resistenza anarchica ed Ecologica, Echumina, Ecozashita o Groza, oltre alla lotta contro militarismo (in un paese dove non esiste il servizio civile), capitalismo, fascismo, sessismo e xenofobia, all'invocazione di software libero e riforma del sistema educativo, sul web rilanciano la battaglia verde. Anche in inglese. «Una vera rivoluzione rispetto al passato», ammette Olga.

«Con internet siamo riusciti a raggiungere la provincia, anzi la provincia ha raggiunto noi: perché i maggiori allarmi ambientali oggi si celano proprio nelle repubbliche più remote, e in città di media grandezza che ai tempi dell'Urss erano poli industriali importanti, e ora rischiano il degrado naturale».

Prossimo obiettivo, Sochi 2014. La cittadina sul mar Nero appena scelta dal Comitato Olimpico per le Olimpiadi Invernali, rischia un impatto disastroso sull'ecosistema circostante se le infrastrutture previste (un progetto da 12 miliardi di dollari finanziato proprio dai grandi colossi dell'energia russi) verranno realizzate: nel Piano del governo, il villaggio olimpico verrebbe costruito giusto a ridosso della riserva naturale Western Caucasus, patrimonio mondiale Unesco. Greenpeace Russia ha inoltrato un appello al Comitato olimpico internazionale per fermare il progetto, anche se il 5 giugno la Corte suprema russa le ha dato torto. «Nei prossimi giorni ci incontreremo tutti a Mosca per preparare azioni congiunte - conclude Olga - Anche la salute ambientale fa parte dei diritti umani. A noi non interessano poltrone alla Duma, ma diffondere coscienza critica».


Articolo da "Il Manifesto" del 29 agosto 2007

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