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Condannati 11 Anarchici Contro Il Muro
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cronaca
Wednesday February 21, 2007 16:40 by via awalls.org - Anarchici Contro il Muro

Il processo contro 11 attivisti aderenti al gruppo Anarchici Contro Il Muro (ACIM) si è concluso oggi dopo circa 3 anni. In sette si sono visti commutare le condanne per assemblea illegale e distruzione di pubblica proprietà in 80 ore di servizio civile. Il verdetto per altri 3 imputati è stato posticipato al 18 marzo a causa della richiesta di unire le imputazioni in essere con altre precedenti per attività politica. Jonatan Pollak, attivista di ACIM, ha avuto una condanna a 3 mesi con sospensione della pena.
Condannati 11 Anarchici
Contro Il Muro
Il processo contro 11 attivisti aderenti al gruppo Anarchici Contro
Il Muro (ACIM) si è concluso oggi dopo circa 3 anni. In sette si sono visti
commutare le condanne per assemblea illegale e distruzione di pubblica
proprietà in 80 ore di servizio civile. Il verdetto per altri 3 imputati è
stato posticipato al 18 marzo a causa della richiesta di unire le imputazioni
in essere con altre precedenti per attività politica. Jonatan Pollak,
attivista di ACIM, ha avuto una condanna a 3 mesi con sospensione della pena.

Gli imputati nell'aula
In un'aula di tribunale stipata, piena di sostenitori, è stata data lettura
del verdetto finale nel primo processo a carico del gruppo di Anarchici Contro
Il Muro. Le accuse hanno origine in seguito agli arresti durante la
manifestazione di fronte al quartier generale dell'esercito svoltasi il 3
febbraio 2004. In quel giorno aveva inizio il procedimento presso la Corte di
Giustizia dell'Aia sulla legittimità del Muro dell'Apartheid. Fin dalle prime
ore del giorno, agli attivisti era stato impedito di raggiungere la
manifestazione vicino Tul Karem e, in risposta, avevano bloccato la via Kaplan,
di fronte al comando dell'esercito, e ricoperto di scritti i muri
dell'edificio.
Pollak si è rifiutato di collaborare col servizio di libertà vigilata ed ha
chiesto alla corte di essere condannato a trascorrere in carcere il periodo
previsto, senza che gli fosse sospesa la sentenza. Le sue ragioni sono state
esposte in un documento letto davanti alla corte (vedi sotto).
La corte non ha accolto la richiesta di Pollak e lo ha condannato a 3 mesi
con la sospensione della pena, salvo che nei prossimi 2 anni Pollak non sia
nuovamente condannato per assemblea illegale. La corte ha stabilito di non
imporgli una pena pecuniaria, data l'improbabilità che Pollak la pagherebbe.
I membri del gruppo erano difesi dall'avvocatessa Gaby Lasky, che difende
il gruppo da diversi anni.
La linea difensiva di Lasky si è sempre fondata sul principio di resistenza
civile e sul diritto internazionale, soprattutto dei tribunali di Norimberga e
di Tokyo sui crimini di guerra, per giustificare legalmente la violazione di
leggi nazionali, al fine di rispettare il diritto internazionale.

Gli imputati fuori dell'aula, insieme al difensore Gaby
Lasky
La dichiarazione di Jonatan Pollak
"Fin dall'inizio di questo processo ci siamo assunti la responsabilità
delle nostre azioni. Non abbiamo mai negato, nemmeno per un istante, di essere
stati lì sulla strada. Anzi, al contrario lo abbiamo ammesso a chiare lettere
e ne abbiamo spiegato le ragioni. La nostra difesa è stata imperniata su due
assi centrali: sulla denuncia delle menzogne della polizia con l'invenzione
delle accuse e delle circostanze, che la corte ha già rubricato, e sul
principio di resistenza civile. Con la sua decisione, la corte ha stabilito
che noi stavamo cercando di trascinare i giudici nell'arena politica, cosa da
evitare come il fuoco, per paura di restarne scottata. In realtà, è questo
processo di Stato che diventa un atto politico. In ogni crimine ed in ogni
processo, la questione del movente è sempre quella centrale. Il cosiddetto
crimine che ci viene imputato è chiaramente di natura politica e politiche
sono le sue ragioni.
Questo processo, qualora non si fosse tenuto in un tribunale di
occupazione, nella democrazia imposta a 3,5 milioni di palestinesi deprivati
delle basilari libertà democratiche, sarebbe stato il processo contro il Muro;
quello stesso muro che è stato dichiarato illegittimo dalla più alta autorità
legale al mondo; quel muro che viene di solito usato come uno strumento
politico nella campagna di pulizia etnica intrapresa da Israele nei Territori
Occupati; quello stesso muro che in fase progettuale era stato rigettato
persino dai tribunali israeliani! Non siamo noi che dovremmo essere sul banco
degli imputati ora, ma gli architetti e i teorici dell'Apartheid israeliana.
Alla nostra affermazione che a volte è doveroso violare la legge, la corte
ha replicato che a volte si deve anche accettare la punizione. Questa risposta
contiene un'evidente debolezza etica. La risposta corretta sarebbe stata,
invece, affermare che chi viola la legge deve aspettarsi una punizione.
Aspettarsela certo, ma in nessun caso accettarne la legittimità.
Non sono affatto sorpreso di essere stato dichiarato colpevole. Eppure,
nonostante ciò, non posso accettare la legittimità della punizione. Questa è
la ragione per cui mi sono rifiutato di collaborare col servizio di libertà
vigilata, così come rifiuterò il servizio civile.
Credo che a questo stadio del processo la difesa tenderà a sancire la
seguente convinzione del difeso: che egli è un essere umano del tutto normale,
inserito nell'ambito della civile convivenza, che lavora stabilmente, e così
via. Tuttavia io ho ben altro da dire. Che se questa è la mia prima
convinzione, ebbene essa non è certamente l'ultima. Credo fermamente che
quanto ho fatto fosse necessario e sia moralmente corretto, che la resistenza
all'oppressione sia dovere di ogni essere umano, anche se comporta il pagare
dei prezzi a livello personale.
E' di prassi chiedere la clemenza: la non esecuzione della sentenza ed
usufruire di una condizionale. Io non chiederò niente di tutto ciò. Chiederò
che la sentenza a mio carico sia eseguita, dal momento che stando così le
cose, ogni manifestazione nei Territori Occupati viene considerata al pari di
un'assemblea illegale, in base al sistema diffuso ed antidemocratico del
dichiarare interi territori zone militari interdette. In questo affare di
Stato, ogni sentenza con la condizionale che mi venga imposta diventerà
rapidamente una sentenza da eseguire. Se Vostro Onore ritiene che per tali
atti sia necessario il carcere, allora le chiedo di privarmi della libertà e
di incarcerarmi qui ed ora."

Jonatan Pollak
[Adattamento per
Anarkismo.net in base a alcuni articoli sul sito
www.awalls.org]
Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali
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