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Che c’è di nuovo sotto la bandiera nera?

category internazionale | genero | opinione / analisi author Wednesday May 11, 2005 18:48author by Klitoauthor email klito at no-log dot org Report this post to the editors

Piccole considerazioni sull’anti-sessismo in ambiente libertario

Molte cose restano da fare per una reale lotta contro il patriarcato nei gruppi libertari. Il collettivo separatista delle donne KLITO ha individuato dei problemi e delle probabili risoluzioni.

Noi, donne femministe libertarie, vogliamo tirare un segnale d’allarme. Denunciamo la doppia giornata lavorativa delle lavoratrici che, una volta tornate a casa, si appioppano tutti i lavori domestici, ma nell’ambito militantista, si potrebbe parlare di una "doppia lotta". La lotta contro il patriarcato richiede in effetti il doppio di energia che altre battaglie, poiché ci si batte non solo sul fronte sociale, ma anche all’interno degli stessi gruppi politici. Chi incolla le etichette sulle buste? Chi spazza nelle sedi? Di solito le donne. Chi coordina le manifestazioni? Chi parla più forte nelle riunioni? Spesso gli uomini.

Tra i gruppi libertari di Francia, il tema donne viene preso in considerazione, ma in maniera poco soddisfacente. Anche se qualche gruppo si mobilita per l’8 marzo o contro gli "anti-IVG", ci
si chiede quale sia il vero spazio dato alla lotta anti-patriarcale nella pratica e nelle riflessioni dei gruppi libertari in Francia.

Non ci facciamo delle illusioni: i libertari riproducono le dominazioni legate al genere e alla sessualità come tutti. Ma, quando si pretende di combattere i dominanti, bisognerebbe concentrarsi sulle cose che lo tengono a galla. Non prestargli attenzione significa rinforzarli.

Un po’ di storia

Il movimento anarchico non ha sempre issato la bandiera del femminismo tra le sue istanze prioritarie; un’occhiata alla storia ce lo conferma.

Bakunin che voleva l’uguaglianza totale tra donne e uomini, ha denunciato le contraddizioni di molti militanti maschi che nelle lotte sono per l’uguaglianza e la libertà sul piano economico e sociale, a casa sono come dei tiranni con le proprie compagne.

Pruodhon, un pilastro della storia anarchica, è una figura chiaramente misogina. Autore di una frase che dice "La donna è un grazioso animale, ma sempre un animale. Vogliosa di baci come la capra del sale", Pruodhon rimane per molti una figura di riferimento. Stessa cosa per l’omofobia. Per alcuni anarchici l’omosessualità rappresentava una "perversione borghese". Emma Goldman non aveva infatti grossi problemi quando cercava di trattare di queste problematiche? "La censura venne dalle mie stesse file, perché tratto di cose" poco naturali "come l’omosessualità" raccontava nel 1912. L’idea della liberazione sessuale stata spesso e svuotata del suo senso
anti-patriarcale. Per la maggior parte dei militanti, nel 1936 così come nel 1970, significava
soprattutto una disponibilità maggiore delle militanti e delle femministe ai desideri maschili.

Le donne "invisibili"

La problematica del genere è raramente integrata nei discorsi e nelle lotte anti-capitaliste o anti-razziste. Partendo dal buon vecchio principio che il maschile dei nomi è più importante del femminile, si difendono i disoccupati senza tenere conto del fatto che la maggioranza sono delle disoccupate, che le donne sono sfruttate il doppio che i loro colleghi uomini nel mondo del
lavoro. Per ciò che riguarda i sans papiers, c’è lo stesso discorso: le donne diventano invisibili, mentre la loro situazione di solito è peggiore di quella dei maschi. Si giustifica a volte l’assenza di questi temi con il fatto che il genere come teoria borghese è una teoria interclassista. Invece è uno strumento utile di analisi per capire le ineguaglianze tra uomini e donne, tra gli etero e gli altri. Il non tenere conto di questa situazione è visibile in molte cose. Questa invisibilità dell’oppressione femminile, in particolare, viene dal fatto che numerosi e numerose libertari/e hanno una visione chiusa delle lotte. Come se i problemi delle donne si possano ridurre ad un unico spazio di intervento. Quando in realtà nelle lotte contro i padroni, la miseria e la precarietà, o per la libertà di circolazione e i diritti degli/elle immigrati/e, le donne sono le prime ad esserne colpite: è raro che nei volantini per esempio, sia menzionato ciò che subiscono a causa del loro sesso. La questione del genere è trasversale e presente in tutte le lotte! Credere, come molti, che questo tema sia riservato alle donne (in cui nei migliori dei casi hanno sostegno nelle "loro" lotte) permette di lavarsene le mani e di non partecipare alla lotta contro il patriarcato. Il nome "commissione donne" utilizzato da alcuni gruppi libertari, come dai partiti social-democratici, rivela bene il disimpegno implicito degli uomini. Il movimento mujeres libres durante la guerra di Spagna costituisce un esempio unico di lotta di massa di donne anarchiche. Ma non bisogna dimenticare che questo gruppo di femministe proletarie, formato da circa 20.000 donne, era stato molto ostacolato dai compagni anarchici stessi. Questi pensavano che le lavoratrici volevano prendere il posto degli uomini e non accettavano particolarmente il fatto che le mujeres libres criticassero la glorificazione della maternità. Avete detto "non-gerarchia delle lotte"?

Patriarcato e capitalismo

Un altro modo, più sottile, per non integrare il femminismo alle lotte in corso, è, paradossalmente, di includere "naturalmente" il tema patriarcale alla lotta di classe. Per alcuni/e, basta dichiararsi anarchici/che per considerarsi automaticamente femministi/e. Considerare il patriarcato come una conseguenza del capitalismo, è rifiutare di vedere la specificità di questo sistema fondato sul genere. È facile dire che portando avanti la lotta di classe, si lotta contro tutte le dominazioni! Il capitalismo non ingloba sempre tutto l’insieme delle oppressioni (sarebbe troppo semplice). La lotta contro il patriarcato è una lotta a tutto tondo. E se gli effetti del patriarcato e del capitalismo si rinforzano a vicenda e si completano, bisogna ammettere che si tratta di due sistemi autonomi (alcuni società patriarcali si basano su un’economia per niente capitalista). Ci sono quindi due lotte da portare avanti parallelamente. Tra le donne militanti libertarie, si denunciano poco queste carenze, senza dubbio perché come per tutte le donne, queste hanno interiorizzato l’invisibilità del patriarcato. Nei gruppi anarchici di fatto ci sono più uomini che donne. Il fatto che le donne si mettano poco a fare politica è un fenomeno sociale, ma l’immagine violenta e guerriera che rimane attaccata al movimento non aiuta sicuramente. Avere ancora questo "folklore" virile ha veramente senso? D’altro canto, per molte donne è difficile riconoscersi in un gruppo formato solo da donne. Ci si persuade di vivere in maniera identica agli uomini e nelle realtà sociali ciò permette di fondersi nel gruppo dei militanti in nome della coesione del gruppo. Le capiamo: ogni volta che le donne cercano di sollevare una perplessità sull’oppressione femminile vengono puntualmente etichettate come "femministe", che significa per molti "rompi balle croniche". Questo disprezzo per la questione del patriarcato si traduce nella difficoltà a guardare in faccia i miti sui quali riposano tanti gruppi politici, come: "la questione del potere non esiste all’interno del gruppo", "non c’è dominazione tra i/le militanti", ecc. È ora di riconoscere che un gruppo anarchico non è fuori dal mondo e non funziona a compartimenti stagni.

Il genere? Non so...

Peccato che le analisi di certi libertari si limitino allo statuto delle donne senza prendere in considerazione la costruzione sociale dei generi femminile e maschile. La maggioranza dei libertari non riescono sorpassare le teorie essenzialiste per cui, nostri comportamenti sono frutto di differenze biologiche, differenze che sembrano spiegare (senza giustificare) la dominazione maschile. O, che la natura da sola non possa fabbricare le categorie uomini/donne che tali esistono. Non si nasce ne uomo ne donna; si diventa o l’uno o l’altra. Dalla nostra infanzia, la famiglia, la scuola e la società in generale ci inculcano dei ruoli diversi secondo il nostro sesso biologico. Alle ragazze, vengono insegnati i valori della dolcezza, comprensione, sottomissione e passività. Ai ragazzi sono trasmessi quelli della violenza, del coraggio, dell’affermazione di se. Il tenere conto di questo condizionamento che forgia ciascuno di noi permette di sorpassare la tesi del determinismo biologico e delle qualità "naturalmente" femminili e maschili. L’ambienta femminista così come quello riformista si sono appropriati del concetto di costruzione del genere, ma stenta a farsi strada fra gli anarchici. Di fatti, è più facile unirsi sulla base di un nemico comune esterno (le religioni, i fasci che se ne fregano dei diritti delle donne e i padroni che le sfruttano) che di mettersi in causa individualmente per tentare di vedere i rapporti di potere che esistono in seno alle organizzazioni libertarie. È così che la maggioranza dei gruppi libertari non solo non rimette in questione i fondamenti del patriarcato ma li mantiene.

La sessualità è politica

Questa lacuna di riflessione dei libertari in materia di femminismo comporta nei fatti, una discriminazione nei confronti delle donne, delle lesbiche, gay, bi e trans (LGBT). Queste categorie di persone stanno dentro i gruppi libertari? Certo, come dappertutto nella società. Ma ci dobbiamo comunque porre la domanda tanto sono "invisibili". Con l’alibi del rispetto delle libertà individuali, si dichiara che il privato non è politico e si impone un tabù sulle discussioni intorno alla sessualità, qualunque essa sia. Ci si rifiuta di considerare che la sessualità è costruita culturalmente, concetto essenziale portato avanti dalle lotte degli anni settanta. Rifiutarsi di parlare delle implicazioni di certi comportamenti sessuali, rivela un pudore che sfiora a volte il puritanesimo. Alcuni dicono che ognuno fa ciò che si vuole nel suo letto, ma è meglio non parlarne, perché non ha niente a vedere con la politica.

Però non manca sicuramente in certi compagni l’euforia per canzoni sconce, barzellette sessiste o battute gay-lesbo-transfobe, che rinforza l’eterocentrismo. Si negano certi comportamenti sessuali e si porta avanti come solo modello l’eterosessualità. Oggi, dichiararsi lesbica, trans, bi o gay, in un’organizzazione libertaria è un atto di coraggio (così come sul lavoro o in famiglia) che molti non osano fare. Ciò che si osserva oggi non è nuovo nella storia delle lotte libertarie. I movimenti femministi, le lotte lesbiche, omo e queer hanno fatto cambiare molte cose, ma bisogna persister. Niente evolverà senza mettere in campo degli strumenti efficaci come la creazione di gruppi separatisti di donne e di uomini come spazi di riflessione politica sui rapporti di dominazione, in particolare uomo/donna e etero/LGBT.

Non basta voler abbattere il capitalismo e il patriarcato attraverso i padroni e l’ordine morale, bisogna tentare ancora di cambiare i comportamenti qui e ora. Nel movimento libertario, come altrove, non cambierà niente senza la mobilitazione dei/lle principali interessati/e: le donne, le lesbiche, i gay, i bisessuali, i trans, l’impegno degli uomini e degli eterosessuali è imperativo se voglio essere coerenti con il pensiero libertario.

Klito

* Donne libertarie di Ile-de-France, mail : klito@no-log.org

Articolo pubblicato in "Alternative Libertaire", marzo 2005

Traduzione a cura della Federazione dei Comunisti Anarchici
www.fdca.it

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