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Il movimento anticapitalista nella Repubblica Catalana

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category iberia | imperialismo / guerra | opinione / analisi author Tuesday November 14, 2017 06:35author by Aitor Tarradellas - Embat, Organització Llibertària de Catalunya Report this post to the editors

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Un articolo introduttivo sulla situazione in Catalogna e sulla posizione di alcuni anarchici catalani.

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Il movimento anticapitalista nella Repubblica Catalana


Un articolo introduttivo sulla situazione in Catalogna e sulla posizione di alcuni anarchici catalani.

Se in Spagna alcuni nostri compagni non riescono a comprendere la complessità della nostra posizione, figuriamoci a livello mondiale. L'articolo che segue cerca di spiegare la posizione di diversi anticapitalisti catalani che sono a favore della Repubblica Catalana.

In quanto militante di Embat, una organizzazione politica catalana che lavora per l'anarchismo sociale, le mie posizioni riflettono quelle della mia organizzazione. Alcuni dettagli non saranno condivisi da alcuni anarchici o dal movimento indipendentista di sinistra (Arran, Endavant, CUP...), tuttavia, per quello che vedo e che sento, ci sono non poche convergenze.

Vedo che c'è tanta ignoranza sulla partecipazione dei movimenti sociali nel processo catalano ed ogni questione viene ridotta alla causa nazionalista o all'attività parlamentare. Cercherò, dunque, di spiegare la storia politica della Spagna e della Catalogna e di offrire il mio punto di vista sui fatti recenti.

Spagna


Come dovrebbe essere noto, la Spagna è stata governata in questi 40 anni di democrazia principalmente da due partiti. Il primo è il Partido Popular (PP) che rappresenta un ampio spettro della destra ed i cui fondatori erano esponenti del governo franchista. L'altro partito è il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) che rappresenta il centro-sinistra dopo aver abbandonato l'ideologia marxisa.

Per più di 30 anni nulla è cambiato davvero nello stato spagnolo ed a sinistra si sostiene che questi due partiti rappresentano il Regime del '78, in riferimento alla Costituzione del 1978 tuttora in vigore.

Nel 2011, dopo tre anni di crisi finanziaria, fa la sua comparsa il movimento Occupy (noto il Spagna come movimento 15-M) che offre l'opportunità di crescita di partiti differenti, soprattutto di Ciudadanos (un partito politico liberale) e di Podemos (un partito di sinistra). Una serie di partiti di sinistra minori si sono alleati in coalizione con Podemos per poter vincere le elezioni municipali del 2015. Dopo aver vinto a Barcelona e Madrid, Podemos e gli altri partiti politici hanno cercato di fare la stessa cosa nelle elezioni politiche del 2016. Purtroppo, senza successo, dato che il PP vinse le elezioni e Podemos arrivò terzo dopo il PSOE.

Il movimento sociale più importante in Spagna in questa fase è Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH), un movimento per il diritto alla casa molto vicino a Podemos. Hanno fatto un grande lavoro nell'impedire gli sfratti e nel condurre un'iniziativa per il diritto alla casa che però è stata bloccata dal governo del PP.

Così, per il momento, l'unica alternativa in Spagna è rappresentata da Podemos e da una possibile coalizione di sinistra per le elezioni politiche del 2020. Tuttavia, secondo i sondaggi, Podemos sarebbe in calo ed il PP in crescita.

Catalogna



In Catalogna, il regime del '78 ha avuto come protagonisti in un sistema bipolare il partito di destra ampia Convergència i Unió (CiU) ed il Partit Socialista de Catalunya o PSC, che è la federazione catalana del PSOE.

Nel 2011, anche il popolo catalano si è unito al movimento del 15-M facendo apparire nello spettro politico catalano il partito dei Ciudadanos ed anche Podemos, seppur con minore influenza. Inoltre fa la sua comparsa Candidatura d'Unitat Popular (CUP) quale partito indipendentista di sinistra con un chiaro approccio anticapitalista e femminista. Il movimento indipendentista ha iniziato a crescere con la creazione della Assemblea Nacional Catalana (ANC) e con l'aumento di popolarità di Òmnium Cultural fino alle grandi manifestazioni dell'11 settembre per la giornata della nazione catalana. Queste due organizzazioni hanno ideali nazional-indipendentisti e sono molto vicine alla principale coalizione indipendentista di Junts Pel Sí. Questa alleanza esprime oggi il governo catalano con esponenti della società civile ma anche di altri partiti indipendentisti come Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) e CiU.

Per cui, prima del referendum, l'unica grande alternativa in Catalogna contro il Regime del '78 era rappresentata dal movimento indipendentista senza alcun contenuto di carattere sociale.

A questo punto, ci siamo resi conto che non potevamo sfidare gli ideali nazionalisti nè creare un'alternativa anticapitalista. Cio nonostante, abbiamo fatto nostra l'idea che una frattura delle strutture del Regime del '78 poteva essere un'opportunità di sviluppo per i collettivi anticapitalisti, tanto più che le persone si stavano avvicinando sempre di più a ideali e pratiche radicali. Ecco perchè abbiamo dato il nostro appoggio al referendum ed all'indipendenza senza grande entusiasmo.

La difesa del Referendum



Col tentativo del governo del PP di bandire il referendum e con il rischio di una repressione su ampia scala, le cose sono drasticamente cambiate. Il 20 settembre, la polizia spagnola entrò nella sede principale della CUP ed arrestò alcuni dirigenti dipendenti del governo catalano. Nello stesso tempo iniziarono alcune proteste di unionisti spagnoli con la partecipazione di molti gruppi fascisti.

In molti centri e quartieri, il movimento indipendentista di sinistra diede inizio alla creazione dei Comitès de Defensa del Referèndum (CDR) che sono comitati popolari locali per la difesa dei quartieri e dei seggi elettorali da attacchi della polizia spagnola e dei fascisti.

Ci siamo resi conto che questo movimento indipendentista era diventato qualcosa di più di un movimento nazionalista o parlamentare. Era diventato un movimento sociale, diverso e con un grande potenziale. In quanto anarchici, abbiamo ritenuto che sarebbe stato meglio per il nostro movimento stare dentro questi comitati, dove avremmo avuto l'opportunità di proporre la nostra prassi e le nostre idee e relazionarci con persone che in genere ci percepiscono come dei fricchettoni. Così, nei nostri quartieri e nei nostri paesi abbiamo iniziato a costruire i CDR o a farvi parte.

Per esempio, nel quartiere di Vallcarca (Barcellona), gli anarchici sono stati i primi a proporre la creazione di un comitato locale. Il centro sociale più importante è diventato la sede del comitato, dove si svolgevano riunioni assembleari, con il metodo della turnazione e dell'orizzontalità per quanto possibile.

Anche i sindacati alternativi (soprattutto CGT, COS e IAC) hanno iniziato a parlare di sciopero generae il 3 ottobre per rispondere alla grande repressione.

Il giorno del referendum, la polizia spagnola ha attaccato con brutale violenza alcuni seggi elettorali, provocando quasi mille feriti in tutta la Catalogna, ma i comitati hanno risposto con metodi da azione diretta. Camion e veicoli arrivati dalle zone rurali hanno bloccato la polizia, le persone hanno nascosto le urne, le hanno sostituite con urne false, hanno fatto muri umani, organizzato le comunicazioni, curato i feriti, etc. Era stato previsto un censimento universale per il referendum (si poteva votare in qualsiasi seggio) per cui c'era un grande coordinamento tra i comitati per reindirizzare i votanti ai seggi più vicini. Alla fine, la partecipazione al referendum è stata del 42% e solo il 14% dei seggi era stato chiuso, sebbene ci fossero quasi 20.000 poliziotti spagnoli dispiegati sul territorio catalano.

Lo sciopero generale si è tenuto due giorni dopo con l'adesione della ANC, di Òmnium Cultural e di alcune organizzazioni datoriali. Davanti alle telecamere lo sciopero non aveva alcun contenuto sindacale, ma era stato indetto dai sindacati alternativi. Non avevano aderito nemmeno la CCOO e la UGT, i maggiori sindacati spagnoli.

Nei giorni successivi abbiamo visto il crescere dei fascisti in molte manifestazioni che si sono concluse con alcuni feriti a Barcellona, Valencia e Mallorca con la totale complicità della polizia spagnola e del governo. Dall'altra parte, i CDR sono cresciuti e sono aumentati, diventando punti di difesa locale per la dichiarazione di indipendenza. Tuttavia, ANC e Òmnium Cultural hanno ancora sul movimento un'importante influenza, che dobbiamo sfidare.

La nostra posizione attuale



Ciò a cui abbiamo assistito in questi giorni è la polarizzazione della società spagnola e di quella catalana in posizioni più radicali, una frattura politica rappresentata oggi dalla dichiarazione della Repubblica Catalana e dalla sospensione dell'autonomia catalana in base all'art.155 della Costituzione spagnola. Abbiamo una grande parte del movimento indipendentisa che si sposta a sinistra ed alcune organizzazioni sindacali che cercano di contenere questa spinta insieme ai partiti di destra.

Abbiamo anche la crescita del fascismo, soprattutto in territorio spagnolo e non c'è alcun movimento che sia in grado di affrontarlo. Podemos sta cercando di tenere un profilo moderato allo scopo di vincere le prossime elezioni (criticano sia la dichiarazione di indipendenza sia la repressione del governo).

In Catalogna, dobbiamo continuare a spingere per la difesa della Repubblica attraverso i CDR. Per poter creare un grande polo di sinistra, dobbiamo iniziare a parlare del processo costituente che segue alla dichiarazione di indipendenza. Ciò potrebbe significare il rafforzamento delle organizzazioni anticapitaliste per la riconquista dei diritti per i lavoratori, per le donne e per l'ambiente. Probabilmente, abbiamo l'opportunità di avere qualcosa di più di un altro stato liberale in Europa.

Ci rendiamo conto anche che questa frattura può diventare un'onda che si espande verso altri movimenti in crescita in Spagna ed in Europa, per cui riteniamo che difendere la Repubblica Catalana da un punto di vista di sinistra in Europa potrebbe significare la crescita dei movimenti popolari in tutto il continente. Per la stessa ragione per cui il movimento curdo ci ha dato il suo appoggio.

Tutto questo per spiegare la nostra posizione, ma anche per chiedere solidarietà a livello politico. Diffondete, per favore, presso altri anticapitalisti, femministe, ecologistii, anarchici ed altri radicali di sinistra e continuate a lottare.

Link esterno: http://www.embat.info

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

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