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VICENZA IN MANO NEMICA

category italia / svizzera | imperialismo / guerra | altra stampa libertaria author Sunday May 14, 2017 20:43author by Gianni Sartori Report this post to the editors

Un modesto \\\"si parva licet\\\" che la dice lunga sullo stato di sudditanza imperante a Vicenza nei confronti degli invadenti \\\"ospiti\\\" a stelle e strisce. Nonostante la decennale lotta del presidio No dal Molin, comunque degna di rispettosa memoria

AIUTO! Vicenza è in mano nemica!

(Gianni Sartori)

Vicenza ancora città del Palladio? Piuttosto della Ederle e delle sue succursali (Dal Molin, Pluto, Fontega...).
Quindi, perché mai le scuole vicentine dovrebbero preoccuparsi di far conoscere le antiche glorie architettoniche e artistiche locali (banalità come la “Rotonda” o il Teatro Olimpico...ormai obsoleti, diciamolo) quando è possibile attingere direttamente alle moderne realizzazioni dell\\\'imperialismo, comunque travestito?

Questa sembra essere l\\\'ultima (per ora) novità in questa città di collaborazionisti. Alcuni studenti del Liceo Quadri dovrebbero (uso il condizionale, spero ancora sia una bufala) partecipare a non meglio precisate attività della caserma Ederle.
Sorvoliamo pure sul fatto che la Scuola, universalmente intesa, dovrebbe educare alla Pace, alla convivenza, alla solidarietà (tanto sbandierate, magari a sproposito) ma proprio alla Ederle dovevano andare per lo stage? Ma di che cosa poi? Di inglese?
Al momento la cosa sembra non aver suscitato particolari reazioni tra le “autorità”, sia civili che religiose. Forse più in nome del quieto vivere (lo sport preferito a livello locale) che della “convivenza con gli ospiti statunitensi” . “Gli amici americani” li chiama Zaia.
Unico a esprimere la sua indignazione, finora, Daniele Ferrarin,
consigliere comunale pentastellato. Si è detto “stupito e sconcertato dalla scelta fatta dai dirigenti dell\\\'Istituto vicentino che hanno individuato nella caserma americana il luogo idoneo per far maturare l\\\'esperienza lavorativa di giovani studenti”.
E\\\' lecito infatti chiedersi quale contributo possa dare alla crescita umana, culturale, professionale... di un ragazzo la frequentazione e conoscenza di luoghi dove, comunque la si voglia girare, si pianificano azioni militari offensive (dal “bombardamento etico” alla “guerra umanitaria”, all\\\'esportazione della “Democrazia”). Azioni che poi, direttamente o indirettamente (“effetti collaterali”) provocano comunque la morte di civili innocenti.
D\\\'altra parte, lo ricordava lo stesso Ferrarin, Vicenza in caso di conflitto potrebbe trovarsi nello spiacevole condizione di obiettivo strategico preferenziale da parte di coloro che la Nato considera nemici.
E forse a questa eventualità che si vorrebbe preparare le giovani generazioni vicentine?
Gianni Sartori

author by Gianni Sartoripublication date Mon Nov 12, 2018 06:48author address author phone Report this post to the editors

VICENZA: I DISCENDENTI POLITICI DEI COLLABORAZIONISTI REPUBBLICHINI REVISIONANO LA STORIA

(Gianni Sartori)

Nel mio articolo in memoria di Sarà Gesses (la bambina ebrea di Padova, prima segregata nel campo di Vò Vecchio, transitata poi per la Risiera di San Sabba e infine assassinata all’arrivo nel campo di Auschwitz) avevo stigmatizzato quanto sta scritto – inciso – nella lapide di Villa Contarini Venier in memoria dei deportati ebrei che non fecero ritorno a casa, ossia: “…durante l’occupazione tedesca…”.

Sostanzialmente un modo per stendere un velo poco pietoso sulle responsabilità dei fascisti e della polizia nostrani.

Ieri (10 novembre) la cosa si è ripetuta a Vicenza, città medaglia d’oro della Resistenza, ma da qualche mese sotto un’amministrazione di destra, tanto di destra.

L’eccidio dei “Dieci martiri” (1944) viene ricordato ogni anno proprio dove sorge il piccolo monumento costruito sul luogo della fucilazione. Vicino al ponte della ferrovia, tra i fiumi Bacchiglione e Retrone. Qualcuno che all’epoca era ragazzino mi ha raccontato con emozione di aver assistito al macabro rito. I dieci giovani, prelevati dal carcere di Padova (una “concessione” alle richieste del vescovo Carlo Zinato che aveva chiesto ai nazifascisti di non infierire ancora sui vicentini, già provati, per non esasperarli!), vennero trascinati a forza lungo i binari. Aveva potuto anche assistere ai vani tentativi di alcuni di loro per sottrarsi alla stretta degli aguzzini. E poi le grida, gli spari…il colpo di grazia e infine silenzio.

Tra i fucilati, anche alcuni sinti che si erano integrati nel movimento partigiano. Una triste pagina di storia vicentina, città e provincia che hanno pagato un forte tributo di sangue alla causa della Liberazione (Torquato Fraccon, Dino Carta, Toni Giuriolo, Chilesotti, Ismene Manea…e poi i martiri di Grancona, di malga Zonta, gli impiccati di Bassano…).

Bene. Anzi, male, molto male. Ieri i manifesti del Comune – per la prima volta – non riportavano la tradizionale dicitura “i nazifascisti fucilavano per rappresaglia” bensì una rilettura l’edulcorata dell’eccidio “compiuto dalle truppe di occupazione”.

Stesso stile – e medesima ipocrisia da “italiani brava gente”- della lapide di Vò Vecchio.

Non solo. Nel manifesto adottato dall’amministrazione comunale i valori “della Costituzione” hanno sostituito quelli “della Resistenza” delle precedenti versioni.

Il vicesindaco, Matteo Tosetto, presente alla cerimonia di ieri (obtorto collo, si presume) ha ribadito che la scelta dei termini non era casuale, ma una scelta precisa in quanto si voleva agire ” in ottica di memoria condivisa”.

Memoria condivisa tra vittime e aguzzini? No, grazie.

Danilo Andriollo, presidente dell’ANPI, ha voluto esprimere la sua disapprovazione per l’accaduto.

Soprattutto perché “introdurre queste modiche in un momento in cui il sindaco riceve Forza Nuova e il MIs e il presidente del consiglio comunale incontra Casa Pound, rappresenta un tentativo di revisionismo storico».

Gianni Sartori

 

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