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Italia - Il giustificato motivo oggettivo

category italia / svizzera | economia | opinione / analisi author Tuesday January 10, 2017 17:09author by Alternativa Libertaria/fdca Report this post to the editors

documento del 96° Consiglio dei Delegati di AL/fdca

Il 7 dicembre 2016 la Corte di Cassazione stabilisce in una sentenza: “si può licenziare per fare più profitti”; il padrone, per aumentare efficienza e produttività, per meglio organizzare la produzione, può procedere ai licenziamenti monetizzando. Ovviamente versando al lavoratore il meno possibile.


IL GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO

Il 7 dicembre 2016 la Corte di Cassazione stabilisce in una sentenza: “si può licenziare per fare più profitti”; il padrone, per aumentare efficienza e produttività, per meglio organizzare la produzione, può procedere ai licenziamenti monetizzando. Ovviamente versando al lavoratore il meno possibile.

Non si tratta quindi di una esigenza, come sottolineano sempre, legata alla crisi dell’azienda, alla sua sopravvivenza, ma al semplice” il lavoratore non mi serve più”, viene sostituto con un robot, con fornitori esterni più economici, la sua mansione entra in un’altra “organizzazione”.

Si tratta dell’applicazione della prima frase dell’ART. 41 della costituzione più bella del mondo – libertà di iniziativa economica- il resto è frutto della legge fornero e del jobs act ovvero la flessibilità in uscita.

Il diritto del lavoro è diventato inservibile: “nessuno”, nessuna dottrina giuridica, può” entrare” sostituendosi alle scelte organizzative dell’azienda.

Il mercato della forza lavoro compone l’altro tassello che mancava al sogno padronale: dopo aver imposto la massima flessibilità in entrata, la precarizzazione funziona da 20 anni, e l’uso del lavoro accessorio, i voucher.

La falsa discussione in atto sui voucher, che punta a mantenerli, sul loro dilagare in tutti i settori, compresa la copertura all’altra parte -il lavoro in nero- e si potrebbe continuare, non fa emergere il punto fondamentale: sono lo strumento per la decontratualizzazione del lavoro e dell’affermazione del rapporto individuale lavoratore- padrone. L’uscita dallo schema classico del lavoro entra direttamente nella cultura sociale e nei comportamenti collettivi e dei singolo lavoratori.

Sempre più ampia la forbice tra lavoratori che pure senza diritti e tutele adeguate sono remunerati e svolgono lavoro di qualità e una larga fetta di classe che vive a stretto contatto con questa ma svolge lavoro precario e non pagato.

La Ferrari Auto distribuisce un premio a tutti i suoi dipendenti di 5000 € per aver lavorato forte e bene raggiungendo gli obiettivi stabiliti dall’azienda, la comunicazione è stata fatta direttamente da Marchionne in assemblea. Ma il dipendente Ferrari inoltre ha la previdenza integrativa con contributi maggiorati,la sanità integrativa anche per i famigliari e altro welfare.

Il 30 dicembre 2016 la multi utility IREN ha disdettato i 200 contratti aziendali delle varie sedi: nulla di nuovo, iniziò la FIAT nel 2009 e tanti altri.

I lavoratori di 2 false cooperative di facchinaggio, di Montese MO, sono stati licenziati con la solita consolidata procedura: i lavoratori hanno picchettato, il committente, la ditta Levoni, che smonta la carne per i supermercati, ha chiesto agibilità : cariche della polizia e lacrimogeni.
Possiamo continuare con Barilla che per ” favorire” 200 impiegate sposta il lavoro a domicilio: gli elogi si sprecano ma in particolare le lavoratrici si sentono più libere.

Oggi la classe viene scomposta, individualizzata, in competizione, si accetta di lavorare gratis perchè fa curriculum e ci si sente partecipi di qualcosa.

L’ultimo snodo: il lavoro sembra perdere il suo carattere di subordinazione creando una situazione dove segmenti di classe sembrano aderire ad una cultura sempre più egemonica: sostanzialmente individualista fatta di competitività e antisolidaristica; anche se inserito in strutture definite vivi il tuo lavoro in modo individuale come se fossi in una condizione di competitività costante.

E quest’ultima parte dell’analisi critica dei rapporti di produzione, non più esterna ma tutta interna, va indagata come parte del rapporto e costruzione del soggetto e della forma che definiamo di dominio sui lavoratori.

96° Consiglio dei Delegati
Alternativa Libertaria/FdCA
Fano, 7 gennaio 2017

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