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Remembering the 1916 rebellion in Ireland together

category ireland / britain | history | opinion / analysis author Wednesday April 20, 2016 22:31author by Andrew - WSM Report this post to the editors

Video from the Dublin Anarchist Bookfair

Almost a century ago, an armed insurrection took place in Ireland to end British rule and to establish an independent Irish Republic. The 1916 Rising was soon accompanied by major popular revolts against World War One across Europe and later emulated by anti-colonial movements across the Global South.

When it comes to remembering the 1916 Rising, why do conservative politicians and historians want to convince us that it would have been better for us if Pearse and Connolly had stayed at home? Why did the state parade lots of military equipment and personnel down O’Connell Street to mark the centenary? Why did so many people turn out to watch it?

This panel attempts to think through the meaning of 1916 for us today, and the politics at stake in how these events are remembered, forgotten, and mis-remembered.

SPEAKERS
Andrew is a member of Workers Solidarity Movement, currently based in Dublin. He will be making the case for a more critical assessment of the legacy of 1916 in terms of the sort of movement we should be building today

Fionnghuala is a member of the Workers Solidarity Movement, currently based in Belfast. She will be taking a post colonial look at the celebrations and modern day ireland and where we find ourselves in the north.

Donal is a local Dublin historian and activist. He is one of the founders of the award-winning blog on Dublin life and culture, ‘Come Here To Me’. He will be looking at the revisionist nature of centenary, the reinvention of World War One as some kind of wonderful thing and the cult of Redmond.

Video recorded and edited by Andrew Flood - Follow Andrew on Twitter

author by Alternativa Libertaria/FdCA - Ufficio Relazioni Internazionalipublication date Fri Apr 22, 2016 22:29Report this post to the editors

Irlanda 1916 - Connolly, il sacrificio di sangue e la sconfitta dell'imperialismo britannico
by Andrew Flood (italian translation)

Alle 11.30 del 24 aprile 1916, Bugler William Oman, un esponente della milizia sindacalista rivoluzionaria Irish Citizen Army (ICA), suonò "l'adunata" fuori della sede del sindacato. Era il segnale che dava inizio all'insurrezione di Dublino a cui parteciparono circa 1500 uomini e donne in armi che occuparono gli edifici strategici della città per almeno una settimana a fronte della presenza di migliaia di soldati dell'esercito britannico. Durante la repressione dell'insurrezione, furono uccise o rimasero gravemente ferite 1351 persone mentre 179 edifici del centro cittadino vennero distrutti. (1)

Quasi il 20% dei miliziani facevano parte dell'Irish Citizen Army (ICA) - alleati con i nazionalisti degli Irish Volunteers. L'ICA era stato formato nel 1913, quando i padroni avevano fatto la serrata contro i sindacalisti rivoluzionari del sindacato Irish Transport and General Workers Union (ITGWU). La serrata era durata 6 mesi fino a che i lavoratori stremati dalla fame dovettero tornare al lavoro. Fin dall'inizio della serrata, numerosi operai erano stati uccisi o erano rimasti gravemente feriti in seguito agli attacchi della polizia contro le manifestazioni sindacali, contro i picchetti e contro le case dei lavoratori.

Di fronte a questa situazione, il 13 novembre 1913, durante una manifestazione, il socialista rivoluzionario James Connolly [1868-1916, ndt] dichiarò: “La prossima volta che faremo un corteo, voglio avere con me 4 battaglioni di uomini addestrati. Se loro addestrano i loro uomini in Ulster, perchè non dovremmo noi far esercitare ed addestrare i nostri a Dublino?” Un ex-ufficiale dell'esercito britannico, il Capitano Jack White, si offrì per organizzare una milizia di difesa degli iscritti all'ITGWU. Nasceva così l'ICA che garantiva lo svolgimento pacifico dei meetings, proteggeva i lavoratori dalla polizia ed impediva gli sfratti. (2)
I preparativi per l'insurrezione

Nel marzo 1914, l'ICA venne riorganizzato e venne stilata una nuova Costituzione. Che aveva i caratteri del repubblicanesimo e non conteneva nessun esplicito riferimento al socialismo. Tuttavia, essa prevedeva che “la proprietà dell'Irlanda, morale e materiale, è investita del diritto del popolo d'Irlanda” e “uguali diritti ed opportunità per il popolo irlandese.”(3).
L'ICA doveva essere composto solo da membri di un sindacato riconosciuto ed il Consiglio dei Sindacati di Dublino diede la sua approvazione ufficiale.

L'insurrezione venne pianificata da James Connolly, comandante dell'ICA nonchè segretario dell'ITGWU, insieme ai dirigenti della fratellanza segreta Irish Republican Brotherhood (IRB). L'IRB era riuscita a conquistare molte posizioni dirigenziali all'interno degli Irish Volunteers, forti di 20.000 uomini, senza che la maggior parte dei Volunteers se ne rendesse conto. Persino W.J. Brennan-Whitmore, che era uno dei pochi dirigenti dei Volunteers che non facesse parte dell'IRB ad essere a conoscenza di un piano insurrezionale, venne informato del ruolo dell'IRB solo il giorno dell'insurrezione, quando vide la proclamazione che prevedeva anche la partecipazione dei Volunteers.

Nel 1915 Connolly aveva già iniziato a pubblicare articoli sull'insurrezione, aveva anche trasformato parte della Liberty Hall (la sede dei sindacati, ndt) in una fabbrica di munizioni che produceva baionette, piedi di porco e bombe. Aveva anche pubblicato sul ‘Workers Republic’ una serie di articoli che studiavano le tattiche usate in insurrezioni precedenti avvenute in Europa. Commentando un articolo di Connolly sull'insurrezione di Mosca del 1905, uno dei suoi attuali biografi, Donal Nevin, osserva come “sia impossibile leggerlo senza rilevare le notevoli somiglianze con le tattiche usate dagli insorti di Dublino undici anni dopo”.
Nel 1915 l'ICA svolgeva regolarmente esercitazioni nei dintorni di Dublino. Addirittura “una notte di ottobre, grazie alla fitta nebbia che avvolgeva la città, l'intero esercito, uomini e donne, a mezzanotte si esercitarono per due ore in simulazioni di attacco e di difesa intorno al Castello.” (4).
Nei documenti della Commissione sulla Ribellione in Irlanda si trovano rapporti di polizia su queste esercitazioni armate.

Connolly e la IRB

I rapporti tra l'ICA ed i Volunteers non furono sempre facili. L'11 ottobre 1914 ci furono degli scontri tra i Volunteers e l'ICA nel corso di raduni rivali a Glasnevin in occasione dell'anniversario della morte di Parnell (1846-1891, politico nazionalista irlandese, ndt). Nel Natale 1915, Padraic Pearse (1879-1916, poeta nazionalista irlandese, ndt) disse di Connolly: “Connolly ha dei metodi del tutto disonesti. In pubblico dice che la guerra è una guerra imposta alla Germania dagli Alleati. In privato dice che i Tedeschi sono odiosi quanto gli Inglesi e che noi dovremmo fare le cose per conto nostro. E per quanto riguarda ciò che scrive sul suo giornale, se voleva sfasciare tutto non poteva fare di meglio. Lui non sarà contento finchè non ci porterà tutti allo scontro, ed anche allora dirà che la maggior parte di noi è troppo moderata e che la metà di noi sarebbe da ghigliottinare.”

Ad ogni modo Connolly sapeva bene che un'insurrezione coordinata da entrambe le forze sarebbe stata militarmente più forte di un'azione portata avanti solo da una delle due. Brennan-Whitmore afferma di aver sentito dire in seguito che “Attorno agli inizi della Prima Guerra Mondiale, James Connolly .. aveva detto a Cathal O’Shannon [1893-1969, fondatore degli Irish Volunteers, ndt] .. che egli voleva entrare in contatto con la IRB e, se necessario, era pronto a prestare giuramento alla fratellanza allo scopo di stabilire relazioni amichevoli tra i militanti nazionalisti e il sindacalismo irlandese.”

A Natale del 1915, il Consiglio Militare dell'IRB aveva scelto la Pasqua del 1916 quale probabile data per l'insurrezione. Ignaro di questa decisione, Connolly si era convinto che anche l'IRB, come gli irlandesi delle precedenti generazioni, indugiava troppo nel passare all'azione. Sulla ribellione del 1848 aveva scritto: “alla maggior parte di coloro che si erano impegnati nel dargli un'espressione articolata mancava la capacità essenziale di tradurre i sentimenti in azione.” Nel gennaio 1916, Connolly disse a JJ Burke “che il Citizen Army sarebbe entrato in azione per conto proprio entro una settimana sotto il suo comando.” (5)

Connolly incontrò i dirigenti dei Volunteer il 16 gennaio. “MacNeill dichiarò che Connolly era favorevole ad un'insurrezione immediata e che l'occupazione di edifici strategici di Dublino avrebbe acceso tutto il paese. Insistette su fatto che l'ICA era pronto ad insorgere da solo.” (6)
Da quella riunione non venne fuori nulla, ma il 19 gennaio Connolly sparì per tre giorni durante i quali si incontrò con il consiglio militare dell'IRB raggiungendo l'accordo per un piano unitario insurrezionale da attuare la domenica di Pasqua. A questo punto Connolly venne cooptato nel Consiglio Militare dell'IRB. Donal Nevin (1924-2012, sindacalista e storico, ndt) sostiene che Connolly “sarebbe stato accolto nell'IRB il mese successivo.” Questo è ciò che viene con certezza affermato da un esponente dell'IRB, il quale stava al tempo stesso cercando di reclutare Frank Robbins, anch'egli dell'ICA.(7)
E se?

Una domanda interessante sorge riguardo a cosa sarebbe potuto succedere se l'ICA -in base ai suoi piani- avesse dato inizio all'insurrezione nel gennaio 1916. Per Connolly doveva essere un'azione simbolica destinata alla sconfitta, oppure sperava davvero che potesse esplodere in un'insurrezione generale? Se nel 1915 gli avessero chiesto quanto fossero maturi i tempi per una rivoluzione in Irlanda, egli avrebbe risposto così: “Non sapremo mai quando i tempi sono maturi finchè non ci proviamo. Se vinciamo vuol dire che i tempi erano maturi, se perdiamo vuol dire che non lo erano.” (8)
Poco tempo dopo l'accordo con l'IRB, così scriveva sul Workers Republic (26 gennaio 1916) “Quei rivoluzionari che si sottraggono al rispondere colpo su colpo fino a che non arriva il grande giorno, che hanno le stringhe delle scarpe in ordine, che hanno ciascuno la propria pistola, ed a cui il nemico ha gentilmente concesso di rinviare l'azione in modo da non dare inutilmente fretta ai rivoluzionari, né di screditare i loro piani - ebbene tali rivoluzionari si trovano solo in due posti - sulle scene dell'opera buffa e sul palcoscenico della politica nazionale irlandese ".

Il programma di un'insurrezione lanciata solo dall'ICA sarebbe stato ben diverso da quello della proclamazione di Pasqua. Nel precedente numero di Workers Republic, che doveva essere l'ultimo numero prima dell'insurrezione dell'ICA, Connolly aveva definito il seguente programma per un nuovo governo rivoluzionario:“Tutte le ferrovie saranno immediatamente confiscate e rese di proprietà pubblica, nessun indennizzo sarà previsto per i loro azionisti. Tutte le navi necessarie dovrebbero essere immediatamente espropriate dai loro armatori, senza indennizzi e senza scuse. Che [il Governo] si prenda le fabbriche manifatturiere e confischi immediatamente tutte le terre inattive (l'enorme quantità di splendide terre che giacciono in stato di abbandono insieme alle proprietà private della nobiltà e della borghesia) per darle ai lavoratori affinchè le coltivino e diano cibo a tutti. Dato che la classe dei proprietari terrieri si è spudoratamente venduta ai nostri nemici, la confisca delle loro proprietà non susciterà scrupoli di sorta in coloro che gestiranno il Governo Irlandese nei primi giorni della liberazione."

Un'insurrezione solitaria da parte delle poche centinaia dell'ICA nel gennaio del 1916 non avrebbe avuto neanche mezza possibilità di riuscita rispetto all'insurrezione di Pasqua. Un indizio per comprendere quali fossero gli obiettivi di Connolly lo si trova nella descrizione dell'ICA che egli diede nell'agosto 1915: "I suoi membri sono, di conseguenza, coloro i quali credono che quando il dovere chiama si può anche donare la propria vita per l'Irlanda, sono coloro i quali si sono formati nella certezza che nel peggiore dei casi il sacrificio della loro vita andrà a costituire il punto di partenza un'altra gloriosa tradizione - una tradizione che non mancherà di tenere viva l'anima della nazione ". L'insurrezione prevista dal programma delineato sulle pagine del Workers Republic può essere dunque intesa al fine di "costituire il punto di partenza di un'altra gloriosa tradizione", destinata a spostare a sinistra l'atteggiamento generale del repubblicanesimo.

Poteva riuscire l'insurrezione di Pasqua?

Un'altra interessante domanda riguarda l'insurrezione di Pasqua in sè. Per i nazionalisti si era trattato di un consapevole "sacrificio di sangue"- un gesto fatidico compiuto allo scopo di ispirare le generazioni future, eppure vi è chi afferma -e non sono pochi- che vi erano le condizioni per una vittoria.

L'insurrezione si verificò nel bel mezzo della Prima Guerra Mondiale e, come nel caso di altre insurrezioni repubblicane irlandesi, “le difficoltà dell'Inghilterra erano viste come un'opportunità per l'Irlanda”. La politica irlandese per trent'anni era stata dominata dalla lotta per l'Home Rule (un governo autonomo, ndt). Negli anni che avevano preceduto la Prima Guerra Mondiale, si era assistito alla formazione di milizie nazionaliste ed unioniste tra loro rivali, che potevano contare su centinaia di migliaia di irlandesi e su decine di migliaia in armi con fucili di contrabbando.

Le generazioni successive hanno in gran parte fatto propria la convinzione che l'insurrezione sia stata un "sacrificio di sangue", organizzata quale atto di opposizione alla guerra imperialista o da un punto di vista puramente nazionalista per tenere “fede al passato e consegnare una tradizione al futuro”. Ma, come scrive lo storico John A Murphy [1927-]: “non va dimenticato che fino alla confusione dello stadio finale, il Consiglio Militare credeva che la ribellione avesse una vera possibilità di vittoria.”(9)

La Prima Guerra Mondiale aveva comportato che l'esercito britannico in Irlanda “si trovasse al di sotto dei suoi effettivi.” (10)
Se tutti i 20.000 Irish Volunteers fossero stati mobilitati, si sarebbero trovati con una superiorità di 5 a 1 rispetto all'esercito inglese. Fu solo all'ultimo minuto che MacNeill [1867-1945], il comandante dei Volunteer, accorgendosi di quanto fosse stato strumentalizzato dalla IRB, fece stampare su tutti i giornali l'ordine con cui veniva annullata la mobilitazione. Inoltre venne meno il sostegno della Germania che prevedeva sia un diversivo con un bombardamento su Londra con un dirigibile Zeppelin sia il bombardamento navale del porto di Lowestoft, così come al largo delle coste irlandesi venne intercettata all'ultimo momento una cospicua spedizione tedesca di armi per gli insorti.

Nelle sue memorie, così scrive il Generale W.J. Brennan-Whitmore [1886-1977, ndt] che confidava nel successo dell'insurrezione:
“In generale i piani per l'insurrezione erano tecnicamente adeguati alle circostanze date ed alle risorse disponibili. Se fosse riuscito lo sbarco di armi moderne, la libera cooperazione e l'azione simultanea in tutto il paese avrebbero portato alla realizzazione dell'obiettivo finale. E' certamente plausibile che ci saremmo trovati in presenza di una completa vittoria da parte dei Volunteers e del Citizen Army.”

“L'idea di base era quella di occupare Dublino con un rapido attacco a sorpresa ed immobilizzare le truppe inglesi non tanto con un attacco quanto con minacce e manovre .. In questo modo si contava di guadagnare il tempo necessario allo sbarco ed alla distribuzione delle armi ma anche di permettere alle brigate delle province si mettersi in movimento.” (11)
Il piano dell'insurrezione

I ribelli si erano ben preparati sul piano militare. Avevano studiato la guerriglia di strada, occupato e fortificato posizioni ben scelte da cui tendere imboscate all'esercito britannico. Invece di usare le strade per gli spostamenti, avevano scavato dei tunnel attraverso le pareti degli edifici adiacenti, barricato le porte e le finestre dei loro punti di forza. Alcune unità dell'esercito britannico schierate contro di loro sembravano non avere alcun addestramento in fatto di guerriglia urbana, consentendo, per esempio, ad una piccola forza ribelle di meno di 17 insorti presso il canale a Mount Street di mettere i Foresters Sherwood sotto un fuoco incrociato ed infliggere loro oltre 240 vittime. Nonostante l'esercito britannico fosse dotato di mezzi superiori, tra cui carri armati e artiglieria nonchè migliori strutture mediche, e nonostante il fatto che i ribelli fossero in inferiorità numerica di 1 a 3, gli Irish Volunteers e l'ICA insieme ebbero solo il 40% delle perdite che subirono l'esercito britannico e la polizia.

Il comando militare della IRB aveva tentato di tutto pur di mantenere segreti i piani specifici dell'insurrezione. Lo storico Max Caulfield, che ha intervistato molti sopravvissuti per la sua storia dell'insurrezione, ha rilevato come alcuni dei ribelli che erano in strada quella mattina "pensavano che .. si trattasse solo di una marcia di routine, o al massimo di una esercitazione tattica." (12).
Naturalmente la mobilitazione prevista non era in sé un segreto, infatti "Praticamente tutti quelli che in città erano all'oscuro di quello che facevano i nazionalisti, erano comunque a conoscenza che in quei giorni i Volunteers e il Citizen Army avevano pianificato per la domenica di Pasqua una manifestazione a pieni ranghi per le vie principali della città." Ma il contesto politico degli anni precedenti aveva fatto sì che sia le autorità britanniche che la popolazione in generale fossero abituati a vedere pubblicamente in giro unità di uomini armati, infatti "di tanto in tanto si svolgevano in città molte marce e finte manovre per non allarmare il potere. "(13)

Perchè il Castello non agì

Tuttavia, nonostante gli sforzi per tenerla segreta, l'intelligence britannica aveva buone informazioni sui piani e sui tempi dell'insurrezione. Il 19 aprile un informatore rivelava che Thomas MacDonagh [1878-1916, degli Irish Volunteers] aveva detto “Non è per venerdì, ma per domenica .. Ragazzi, qualcuno di noi potrebbe restarci.” (14)
Le rotte delle navi tedesche erano state intercettate ed i Britannici si aspettavano che avrebbero scaricato le armi per Pasqua. Questa “netta prova di una connessione tra gli Irish Volunteers e la Germania indusse Lord Wimborne ad insistere perchè nella notte della domenica fossero arrestati tra i 60 ed i 100 capi dei ribelli ..eppure Nathan [1862-1939, sottosegretario per l'Irlanda, ndt] rimandò gli arresti in attesa che da Londra giungesse l'autorizzazione da parte del Segretario Capo, Augustine Birrell [1850-1933, ndt]. Autorizzazione che giunse solo il Lunedì di Pasqua.” (15)

Questa esitazione si spiega col fatto che sebbene i Britannici sapessero che stava succedendo qualcosa, essi temevano le conseguenze di una prematura azione contro i ribelli. Il Segretario Capo Augustine Birrell “riteneva suo compito fondamentale la necessità di mantenere un equilibrio tra la prevenzione di una minaccia e la sopravalutazione della minaccia stessa in qualcosa più importante di quella che era.” (16)
Il Castello sperava che l'aver intercettato i fucili tedeschi ed il conseguente contrordine alla mobilitazione dato da MacNeill, voleva dire che non c'era più la minaccia di una insurrezione. Avevano trascorso la notte prima dell'insurrezione a discutere se agire contro il quartier generale ribelle situato nella Liberty Hall ma avevano concluso che non avevano forze sufficienti. Il primo giorno dell'insurrezione, Lord Wimborne [1873-1939, sorta di Lord governatore dell'Irlanda, ndt] potè solo scrivere con rincrescimento che “se solo si fosse agito la notte prima con decisione ed arrestando i capi come io volevo, la ribellione poteva essere evitata.” (17)

Tra le ragioni per cui l'amministrazione britannica nel Castello si sentiva così sicura c'era la certezza che la causa dei ribelli non fosse poi così popolare tra la popolazione. Un enorme numero di irlandesi prestava servizio militare nell'esercito britannico, erano 170.000 gli irlandesi arruolati, cioè il 41% della popolazione maschile tra i 10 ed i 44 anni. Circa la metà venivano dall'Ulster e molti di loro erano lealisti, ma tra i 40 ed i 50.000 morti in guerra, almeno la metà era cattolica. (18).
Anche il sindacalista rivoluzionario ITGWU, da cui era nato l'ICA, riteneva che metà dei suoi iscritti del 1914 si fossero arruolati nell'esercito britannico nel 1916. (19)

La serrata, che era terminata solo pochi mesi prima dello scoppio della guerra, aveva portato molti degli scioperanti ad arruolarsi spinti dalla povertà. Lo stesso Connolly dichiarò che uno dei maggiori imprenditori, Jacobs, aveva licenziato all'inizio della guerra proprio tutti gli uomini abili al servizio militare. Sulle pagine del Workers Republic del 26 febbraio 1916 Connolly riconosceva che “Le trincee nelle Fiandre sono state la tomba per migliaia di irlandesi, una gran parte dei quali era nata e cresciuta nei tuguri e nelle case popolari di Dublino, baraccopoli note in tutto il mondo .. Usciti dalle baracche, questi nostri poveri fratelli malconsigliati, sono stati ingannati ed illusi nel combattere in nome dell'Inghilterra.” Il Castello aveva sottovalutato, non senza ragione, che probabilmente i parenti di questi soldati non avrebbero visto con favore un'insurrezione.
L'insurrezione

Sono ben noti gli eventi militari della rivolta. I ribelli occuparono con successo la maggior parte dei loro obiettivi. Poi, nei 6 giorni successivi, l'esercito britannico venne rinforzato con l'invio di artiglieria e della nave cannoniera Helga, per cui si procedette alla distruzione selettiva delle posizioni dei ribelli, in particolare del GPO [General Postal Office, ndt] e dell'area di O’Connell Street. L'esercito britannico “occupava le posizioni strategiche, distruggendo le barricate e circondandoci in un cerchio di fuoco sempre più stretto. Non avevamo nessun piano per reagire a quella situazione.” (20)

La testimonianza sull'inizio dell'insurrezione rilasciata da Brenan - Whitmore dimostra come non tutti i dublinesi fossero ostili ai ribelli. Egli ricorda che “mentre marciavamo verso l'incrocio con O’Connell Street il traffico pedonale si fermò per farci passare in mezzo a parecchi appalusi. .” E che, mentre iniziavamo a fortificare il GPO, “Non era molto che stavamo lavorando quando un grande applauso della folla fuori ci fece capire che il tricolore era stato issato sulla cima del palazzo che fronteggia la strada.” (21)

Brenan - Whitmore ricorda anche che mentre era al comando della posizione in North Earl street, nella prima notte “avrei potuto in poco tempo quadruplicare gli effettivi del mio piccolo presidio se solo avessi preso con me tutti quelli che si erano offerti volontari.” Egli mandò via quelli che non erano già membri dell'ICA o dei Volunteers, ma nel GPO tra i volontari c'erano anche un polacco ed un marinaio finlandese come pure un obiettore di coscienza inglese (che pare facesse di nome Allen) che portava la spilla dell'IWW-Industrial Workers of the World, il sindacato rivoluzionario internazionale. Egli venne ferito durante l'evacuazione del GPO e morì il sabato. (22)
Il venerdì venne ferito a morte anche un “socialista cockney [di Londra,ndt] di nome Neale” (23).
Sebbene l'insurrezione avesse un carattere nazionalista, alcuni dei capi, tra cui Connolly, erano nati fuori dell'Irlanda. Le ultime parole di Padraic Pearse ai suoi ragazzi sono state riportate come: ricordate che se vinciamo è stato anche grazie al figlio di un inglese che ha lottato per vostra libertà.

Molte unità dell'esercito britannico utilizzate nella repressione della rivolta era composte da reggimenti di irlandesi, il che voleva dire che c'erano componenti della stessa famiglia schierati sui versanti opposti delle barricate. Una delle prime vittime nelle fila britanniche fu il luogotenente Gerald Neilan [1881-1916, ndt] , colpito da un cecchino a Ushers Quay. Suo fratello più piccolo invece era tra gli insorti. (24)
Nei duri combattimenti alla Camera del Lavoro di Dublino, Richard O’Reilly fu una delle prime vittime nel campo dei ribelli, aveva un fratello con lui, ma gli altri due fratelli erano nell'esercito britannico. “Quel giorno due di noi combattevano per l'Inghilterra e due contro.” (25)
Una certa ostilità verso la rivolta

L'insurrezione ebbe luogo nel primo anniversario della seconda battaglia di Ypres [aprile 1915 nelle Fiandre, ndt] , dove i Fucilieri Dublinesi, tra cui c'erano molti degli iscritti dell'ITGWU, avevano subito pesanti perdite. Il testimone oculare James Stephens [1880-1950, scrittore irlandese, ndt], nel suo racconto scritto appena dopo la rivolta, rilevava che “va considerato ora (a distanza di uno o due giorni) che Dublino era del tutto contro i Volunteers, .. L'opinione della maggior parte delle donne era non solo sfavorevole ma persino attivamente e tenacemente ostile all'insurrezione. La cosa era molto presente tra le donne eleganti della nostra popolazione; ma anche le peggio vestite, la feccia femminile di Dublino, era anch'essa ostile e con gli stessi accenti. Dicevano: spero che sparino ad ognuno di questi uomini.” (26)

Verso la fine della rivolta, mentre l'unità di Brennan-Whitmore cercava di passare tra le linee britanniche nei pressi di Sean MacDermott Street, egli ricorda che gli uomini dell'ICA presenti dicevano “siamo in una zona molto ostile, piena di donne che ricevono l'indennità sociale per chi ha persone a carico e che certamente ci tradiranno.” Infatti vennero traditi mentre si stavano nascondendo in un caseggiato, dove “la maggioranza degli inquilini si era radunata sul primo pianerottolo e ci hanno ricoperto di maledizioni appena ci hanno visto. Molte donne chiamarono i soldati perchè sparassero su quei **** del Sinn Fein’.” (27)

Max Caulfield ha scritto che i ribelli presi prigionieri furono fatti passare tra donne del popolo che li aggredirono “’Sparate ai traditori dicevano’ ... gli tirarono addosso verdure marce, mentre le più esagitate gli gettarono addosso il contenuto dei loro vasi da notte.” Ad un livello più misurabile, Caulfield mette in chiaro che durante la rivolta “Non un solo negozio, non un organismo politico o comunale in tutta l'Irlanda si era dichiarato a favore della repubblica.” (28)
E così nacque una terribile bellezza?

Nonostante l'iniziale ostilità a livello di opinione pubblica, nel giro di 2 anni i repubblicani avrebbero vinto la maggioranza dei seggi nelle elezioni del 1918, e nel giro di 5 anni le forze britanniche sarebbero state costrette a siglare un trattato e ad abbandonare 26 delle 32 contee irlandesi. L'insurrezione del 1916 sembra quasi fatta apposta per essere studiata come un caso in cui una rivolta possa radicalizzare la popolazione e far mutare l'opinione pubblica.

E, come notava James Stephens, persino nel corso della stessa insurrezione l'opinione pubblica stava cambiando. Egli scrisse il mercoledì: “C'è quasi un sentimento di gratitudine verso i Volunteers perchè stanno resistendo, se invece fossero stati battuti il primo o il secondo giorno, tutta la città si sarebbe sentita umiliata fino in fondo all'anima.” (29)

Dopo la rivolta, il governo britannico fece i conti con la sua mancanza di azione preventiva: 3439 uomini e 70 donne in carcere, 92 condannati a morte (30).
'Solo' 16, tra cui Rodger Casement [1864-1916, patriota, ndt] , furono fucilati, ma molti osservatori hanno registrato come l'opinione pubblica cambiò proprio nel corso delle esecuzioni. Quando il 12 maggio le esecuzioni culminarono con la fucilazione di Connolly, che era così gravemente ferito da dover essere fucilato seduto su una sedia, in quel momento vennero poste le basi per il mito nazionalista secondo il quale era stata l'insurrezione, e in particolare il sacrificio di sangue dei suoi leader, che aveva 'liberato l'Irlanda'.

Quale l'origine dell'IRA?

Qui si cercherà di offrire una spiegazione alternativa che verrà approfondita in articoli successivi. Le esecuzioni degli insorti diedero certamente da che riflettere all'opinione pubblica, ma fu il massacro della Prima Guerra Mondiale e la necessità per l'esercito britannico di arruolare irlandesi da mandare in guerra che fornirono le basi per la formazione dell'IRA. Nei registri della polizia di Kerry si stimava che “il tasso di affiliazione al movimento repubblicano aumentò significativamente tra l'ottobre 1917 ed il novembre 1918 quando la minaccia di essere arruolati era al massimo.” (31)
Ernie O’Malley [1897-1957, ndt] che divenne ufficiale comandante del Second Southern, la seconda divisione dell'IRA per numero di membri, si trovava nel Donegal all'altro capo del paese. Anch'egli registrava lo stesso fenomeno ma al contrario, lì “la paura della leva passò con la fine della guerra in Europa. Diminuì Il numero delle compagnie dei Volunteer e ci trovammo a fare i conti con una certa opposizione nei costri confronti.” (32)

Michael Collins [1890-1922, politico irlandese, ndt] sapeva che l'IRA non aveva più di 5000 attivi durante la guerra, mentre l'amministrazione britannica poteva contare su una forza di decine di migliaia di uomini in armi. Rispetto alle perdite subite sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale, le vittime britanniche in Irlanda furono quasi insignificanti. Lo storico Robert Foster [1949] fornisce dati che per la Guerra d'Indipendenza parlano di 400 poliziotti e 180 soldati uccisi. In tutta la Prima Guerra Mondiale le forze armate britanniche subirono un milione di morti (33).

Eppure, nel 1921, la classe dirigente britannica era nel panico. Il Feldmaresciallo Sir Henry Wilson [1864-1922,ndt] annotava sul suo diario il 18 maggio 1921 “Ho detto chiaramente che se l'Inghilterra voleva salvarsi, ogni uomo a disposizione doveva essere mandato in Irlanda come pure i 4 battaglioni stanziati sul Reno, e secondo me a meno che quella banda di assassini non fosse stata schiacciata entro l'estate, noi avremmo perso sia l'Irlanda che l'Impero.” (34)
La causa del panico britannico

Ci furono due fattori che interagirono nel creare questo panico. In tutto il mondo questi erano anni di lotte rivoluzionarie per la classe lavoratrice. Nella maggior parte dei paesi i lavoratori vennero sconfitti dalle forze che volevano imporre "legge ed ordine". La lotta armata repubblicana in Irlanda, che era in gran parte finalizzata a rendere impossibile il controllo del paese, aveva creato un vuoto di "legge ed ordine". Nell'aprile 1921, 800 caserme di polizia e tribunali erano stati presi d'assalto. (35)
In quel "vuoto di legge ed ordine" creato dalla campagna militare dell'IRA, la classe lavoratrice fece dei passi in avanti ed occupò terre e luoghi di lavoro. Questa situazione del tutto unica in Irlanda fece sì che, nelle 26 contee del sud, le forze che volevano "legge ed ordine" e che erano in grado di reprimere le lotte dei lavoratori si dimostrarono in gran parte inefficaci.

Ci furono 5 scioperi generali in Irlanda tra l'agosto 1918 e l'agosto 1923, 18 scioperi locali, dodici di cui nel 1919. Ad esempio, lo sciopero generale del 14 aprile 1920, convocato nel corso della notte dai dirigenti sindacali, vide i lavoratori prendere il controllo del paese. Il giornale Manchester Guardian scriveva che a Waterford “la città era governata dal Commissario di un Soviet più altri tre. Il sindaco del Sinn Fein diede le dimissioni ed il Soviet emanò ordinanze dirette alla popolazione. Per due giorni, fino a che non giunse un telegramma che annunciava la liberazione dei prigionieri in sciopero della fame, la città fu in mano a questi uomini.” (36)

Nel gennaio 1919, il London Times scrisse di timori rispetto al fatto che i radicali avrebbero “estromesso l'intellighenzia della classe media del Sinn Fein, così come Lenin e Trotsky avevano fatto con Kerensky ed altri intellettuali.” (37).
La classe dominante entro in pieni panico quando la forza lavoro lealista di Belfast usò medesime tattiche nel corso del grande sciopero dei macchinisti [per le 40 ore lavorative, ndt] del 1919. Scoppiarono anche casi di ammuntinamento nei reggimenti irlandesi all'interno dell'esercito britannico stanziato in India.

A Glasgow, si combattè una battaglia campale in George Square [sciopero per le 40 ore,ndt] dove furono posizionati 6 carri armati e dislocati 100 camion carichi di truppe con mitragliatrici per impedire manifestazioni. (38)
Non è così difficile capire perchè la classe dominante britannica si trovasse in pieno panico. Il Direttore dell'Intelligence presso l'Home Office, Basil Hugh Thomson [1861-1939, ndt], scriveva “Durante i primi tre mesi del 1919 le agitazioni sono diventate come un'alta marea. Non siamo mai giunti così vicini ad una rivoluzione dai tempi dei disordini di Bristol [1831, ndt].” Winston Churchill [1874-1965, ndt] rammentava “Avevamo un considerevole numero di ammutinati nell'esercito .. C'era un gran numero di scioperi e di minacce di scioperi .. c'erano gravi disordini a Glasgow che richiedevano la presenza di un consistente numero di truppe.” (39)

Per le istituzioni britanniche i costi di una prosecuzione della guerra in Irlanda non erano militari ma politici. SI rendevano conto che “se l'Inghilterra fosse andata avanti in questo modo avrebbe perso l'Impero .. Ed il futuro appariva minaccioso. Siamo consapevoli di avere seri problemi in Irlanda, in Egitto ed in India e non mancheranno anche quelli con i Bolscevichi. In patria, coloro che ne sanno di più dicono che avremo dei colpi dalla Triplice Alleanza ed uno sciopero alle Poste. Sarebbero una minaccia ed un attacco diretti alla vita della nazione.” (40)

Dalla paura al compromesso con il Sinn Fein

Il livello di panico da parte dello Stato britannico riguardo alle minacce di una rivoluzione fece sì che i dirigenti del Sinn Fein cominciarono ad essere visti dallo Stato Britannico come una alternativa ragionevole con cui poter intavolare trattative. Da parte britannica si riteneva - correttamente come poi si è dimostrato - che un buon numero di dirigenti del Sinn Fein avrebbe acconsentito ad un accordo che proteggesse gli interessi chiave britannici, compresi i porti. Tramite i tribunali sulle proprietà terriere, il Sinn Fein aveva dimostrato che non costituiva una minaccia per il capitalismo in Irlanda. Nel 1921 il trattato aprì le porte alla stabilizzazione -a costi apparentemente contenuti- di una situazione che si era fatta pericolosa.

Il trattato condusse alla guerra civile [1922-1923, tra gli oppositore del trattato ed i firmatari, ndt] e dal momento che il governo del Libero Stato vinse la guerra civile, esso usò le forze del Libero Stato per schiacciare i movimenti dei lavoratori. Lo storico del mondo del lavoro Emmet O’ Connor descrive come migliaia di poliziotti paramilitari (Speciali Corpi di Fanteria) vennero dislocati di modo tale che nella primavera del 1932 “l'intervento militare stava diventando una risposta di routine alle occupazioni di fabbriche o all'interruzione di servizi essenziali”. Durante lo sciopero agricolo del 1923 a Waterford “600 paramilitari erano posizionati in postazioni a catena in tutta l'area interesssata.”

Nell'autunno 1923 queste truppe furono usate per sconfiggere uno sciopero alle Poste, provocato dalla decisione del governo del Libero Stato di respingere le conclusioni di una commissione di inchiesta sulle condizioni di vita dei dipendenti delle Poste. Durante lo sciopero, il governo usò autoblindo per abbattere i picchetti e per arrestare gli impiegati. “Numerosi arresti e la loro reiterazione durarono finchè il diritto a manifestare pacificamente non venne sancito in tribunale. Ma anche allora, le truppe continuarono ad intimidire gli scioperanti con gli autoblindo ed i fucili. Il 17 Settembre una telefonista venne colpita alle ginocchia. Proseguirono le incursioni negli uffici postali e continuarono gli arresti degli impiegati." (41)
SI voleva dimostrare ai lavoratori che la "legge e l'ordine" erano stati ristabiliti, tanto che il Direttore Generale delle Poste così si espresse “in questo momento critico, essere riusciti a reprimere un sciopero generale così ben organizzato è stata una lezione salutare contro l'indisciplina generalizzata che sembra dominare ovunque.” (42).

Nella storiografia di scuola nazionalista, in merito al periodo dopo il 1916, non ci sono argomenti razionali per spiegare come fu possibile la sconfitta dell'imperialismo britannico. Non c'è quasi alcuna menzione delle lotte di massa, degli scioperi generali e delle occupazioni. Invece, veniamo indotti a credere che il "sacrificio di sangue" di pochi uomini avrebbe avuto il potere di trasformare l'opinione pubblica e che le azioni di altri pochi galantuomini contro i "black and tans" (paramilitari britannici, ndt) avrebbero imposto una sconfitta militare all'Impero Britannico. In realtà, le vere forze che in Irlanda ed a livello internazionale imposero un compromesso sulla questione irlandese, vengono accuratamente tenute nascoste.

Andrew Flood - Aprile 2006
Originariamente pubblicato su indymedia.ie http://www.indymedia.ie/article/75643 dove si possono leggere i commenti all'articolo.

1 The Easter Rebellion, Max Caulfield, Gill and Macmillan, 1995, p283
2 James Connolly ‘A Full life’, Donal Nevin, Gill & Macmillan, 2005, p554
3 Constitution of the Irish Citizen Army, 22 March 1914, online at http://www.wsm.ie/story/717
4 James Connolly ‘A Full life’, p591
5 James Connolly ‘A Full life’, p628
6 James Connolly ‘A Full life’, p629
7 James Connolly ‘A Full life’, p634
8 James Connolly ‘A Full life’, p574
9 The Insurrection in Dublin, James R Stephens, 1916, Intro John A Murphy, p xv
10 The Easter Rebellion, , p16 + p28
11 Dublin burning; The Easter rising from Behind the Barricades, W.J. Brennan-Whitmore, Gill & Macmillan, 1996, p16
12 The Easter Rebellion, p7
13 Dublin burning, p6
14 James Connolly ‘A Full life’, p637
15 James Connolly ‘A Full life’, p637
16 James Connolly ‘A Full life’, p636
17 The Easter Rebellion, p94
18 A History of Ulster, Jonathan Bardon, The Blackstaff Press, 1996, p461
19 Syndicalism in Ireland 1917 - 1923 Emmet O’ Connor, Cork University press, 1988, p21
20 Dublin burning, p87
21 Dublin burning, p41
22 James Connolly ‘A Full life’, p646
23 The Easter Rebellion, p260
24 James Connolly ‘A Full life’, p646
25 The Easter Rebellion, , p80
26 The Insurrection in Dublin, p36
27 Dublin burning, p110
28 The Easter Rebellion, p184
29 The Insurrection in Dublin, p39
30 Conor Kostick, Revolution in Ireland: Popular militancy 1917 to 1923, Pluto Press, 1996, p23
31 The IRA in Kerry 1916 - 1921, Sinead Joy, The Collins Press, 2005, p32
32 On another Man’s Wound, Ernie O’Malley, Colour Books Limited, 1936, p88
33 BBC, http://www.bbc.co.uk/history/war/wwone/lions_donkeys_01...shtml
34 The Real Chief: Liam Lynch, Meda Ryan, Mercier Press, 2005, p46p92
35 Revolution in Ireland, p97
36 Revolution in Ireland, p123
37 Revolution in Ireland, p139
38 Revolution in Ireland, p56
39 Revolution in Ireland, p54
40 Sir Henry Wilson quoted in Conor Kostick, Revolution in Ireland, p27
41 Syndicalism in Ireland 1917 - 1923, p159
42 Syndicalism in Ireland 1917 - 1923, p159

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

author by Alternativa Libertaria/FdCA - Ufficio Relazioni Internazionalipublication date Fri Apr 22, 2016 22:35Report this post to the editors

Il pensiero di James Connolly
l'esponente più importante nella storia della sinistra irlandese

by Oisin Mac Giollamoir (italian translation)

Probabilmente James Connolly è il personaggio più di spicco nella storia della sinistra irlandese. Era stato negli USA un organizzatore degli IWW, ma fu in Irlanda che la sua figura acquistò fama sia come protagonista del sindacalismo rivoluzionaro irlandese sia per la sua partecipazione all'insurrezione nazionale del 1916 ed all'Esercito dei Cittadini Irlandesi, il corpo di difesa armato del sindacato. Alla sua eredità storica si rifanno a fasi alterne non solo tutti i partiti della sinistra irlandese ma anche quelli nazionalisti come Fianna Fail e Sinn Fein.

Connolly è una di quelle figure storiche che possono apparire essere state tutto e nulla al tempo stesso. A lui fanno riferimento una miriade di ideologie politiche fra loro inconciliabili ed opposte. A volte Connolly appare essere niente più che un rivoluzionario un po' confuso, incerto su quello che voleva o a cui si opponeva. Connolly ebbe certamente opinioni anche diverse (su cui non abbiamo qui lo spazio per approfondimenti). Al tempo stesso l'unicità della sua analisi era notevole per profondità e chiarezza. Grazie a ciò, nelle sue opere si possono trovare elementi che lo espongono ad essere tirato per la giacchetta da diversi versanti politici. In questo articolo, si cercherà di mettere in evidenza il portato anarchico -a lungo negato- del pensiero di Connolly per poter rispondere alla domanda cruciale: ma Connolly era un libertario?

Ovviamente, Connolly non era anarchico. Egli sosteneva l'azione parlamentare, a volte ha preconizzato una forma di socialismo di stato e si considerava un nazionalista. Tutte posizioni contraddittorie con il pensiero anarchico.

Il sindacalista rivoluzionario

Per prima cosa e sopra ogni cosa James Connolly era un socialista. E quando gli venne chiesto di elaborare la sua teoria socialista, egli parlava sempre del sindacalismo rivoluzionario. Chi ha letto James Connolly potrebbe reagire dicendo che quasi mai nell'opera di Connolly si trova menzione del sindacalismo rivoluzionario. Il fatto è che al termine sindacalismo rivoluzionario egli preferiva il termine "Sindacalismo Industriale".

Ai leninisti piace sostenere che Connolly era stato sindacalista rivoluzionario nella sua innocente gioventù e che ai tempi dell'insurrezione di Pasqua (per la quale passò alla storia) egli avesse abbandonato il sindacalismo rivoluzionario. Secondo C. Desmond Greaves, l'autore della definitiva biografia di James Connolly intitolata "The Life and Times of James Connolly", agli inizi del 1916 non sarebbe rimasta in lui che una vaga eco delle posizioni sindacaliste rivoluzionarie (1).
Il che appare alquanto strano dato che nel suo ultimo lavoro più importante , l'opuscolo "The Re-Conquest of Ireland", pubblicato il 14 dicembre del 1915, Connolly fa forti riferimenti al sindacalismo rivoluzionario o a al"sindacalismo industriale" come lo chiamava lui. Connolly scrive:

"Il principio della completa unità sul piano industriale deve essere perseguito incessantemente; abbracciando tutti i lavoratori di tutte le industrie, il sindacato d'industria deve prendere il posto di quella molteplicità di sindacati che oggi moderano e limitano le nostre lotte, sprecano le nostre risorse e dividono le nostre forze di fronte al nemico comune. Col sindacato d'industria quale nostro principio d'azione, possono essere costituite sezioni che diano espressione alla necessità di un effettivo controllo sulla gestione di ogni officina, di ogni cantiere navale, di ogni porto, di ogni ferrovia, essendo ogni sezione composta dagli uomini e dalle donne ora associate nel sindacato sulla base delle stesse caratteristiche tecniche dei nostri sindacati di mestiere di oggi".

Aggiungete a quanto sopra il concetto del One Big Union (un solo grande sindacato, slogan degli IWW, ndt) che abbraccia tutto, ed avrete come esito la finora più efficace forma di combinazione tra lotta sindacale ed amministrazione sociale per uno spazio cooperativo della futura repubblica.

Un sistema sociale in cui le officine, le fabbriche, i porti, le ferrovie, i cantieri navali e così via siano di proprietà della nazione, ma amministrati dai sindacati d'industria delle rispettive industrie, organizzati come sopra, appare come il meglio che si possa prevedere per garantire la più alta forma di efficacia industriale, combinata con la più alta quantità di libertà individuale rispetto al dispotismo statale. Un tale sistema, riteniamo, realizzerebbe per l'Irlanda le più alte speranze coltivate dai suoi eroi e dai suoi martiri.

Questo è sindacalismo rivoluzionario puro e semplice e non ci sono acrobati della storiografia che possano cambiare il fatto che Connolly sia stato per tutta la vita tanto socialista quanto sindacalista rivoluzionario. (2)

Il nazionalista

Come già detto più sopra, Connolly si definiva nazionalista. Il che ha permesso a generazioni di nazionalisti irlandesi di tutto lo spettro politico di rifarsi all'eredità di Connolly.

Dato che che il nazionalismo è l'ideologia dominante del capitalismo ed ha profondamente contagiato tutti noi che viviamo in un sistema capitalistico, è una vera sfida doverci fare i conti oggettivamente.

Il nazionalismo è la giustificazione ideologica dello stato-nazione. Esso prevede che i capitalisti e la classe lavoratrice abbiamo degli interessi politici comuni; esso prevede che gli oppressi ed i loro oppressori, gli sfruttati ed i loro sfruttatori condividano degli interessi politici solo perchè condividono la stessa nazionalità! Il nazionalismo pretende fortemente la creazione di uno stato-nazione per proteggere questo comune interesse. Sembra strano che Connolly, in quanto socialista, si identificasse con questa ideologia.

L'errore di Connolly è stato quello di non aver mai fatto la distinzione tra liberazione nazionale e nazionalismo. In ogni caso i socialisti libertari si oppongono all'oppressione. I socialisti libertari, dunque, difendono tutti i movimenti di liberazione, di qualsiasi forma. In quanto tali, i socialisti libertari dovrebbero (sebbene spesso non lo facciano) difendere i movimenti di liberazione nazionale. Laddove un popolo è oppresso a causa della sua nazionalità, tutti i socialisti ed i progressiti del mondo dovrebbero difendere il diritto di quel popolo a lottare contro l'oppressione. Ma questo non vuole dire che sia la soluzione. Sebbene i movimenti di liberazione razziale siano raramente razzisti e sebbene i movimenti di liberazione sessuale siano raramente sessisti, purtroppo invece la maggior parte dei movimenti di liberazione nazionale sono nazionalisti, dal momento che la loro lotta contro un tipo di oppressione prepara un'altra oppressione: quella dello stato-nazione. I socialisti libertari devono sempre essere consapevoli di questa complessità. Purtroppo a Connolly mancava questa consapevolezza.

Connolly era certamente un nazionalista, ma non ha mai creduto che una rivoluzione nazionale potesse sostituire la rivoluzione sociale. Nel suo opuscolo "Socialism made easy", egli ridicolizzò duramente coloro quanti cadevano in questo errore:

"Dopo che l'Irlanda sarà libera, dice il patriota che non vuole il socialismo, noi proteggeremo tutte le classi, e se qualcuno non paga l'affitto sarà sfrattato come succede oggi. Ma gli ufficiali dello sfratto, sotto il comando di uno sceriffo, indosseranno uniformi verdi con l'Arpa senza la Corona, e l'ordinanza che ti butta in strada porterà lo stemma della Repubblica Irlandese.

Ora, è questo ciò per cui stiamo lottando?

E quando non riuscirai a trovare lavoro, smetterai di lottare in presa alla disperazione, entrerai nella Casa dei Poveri scortato da un reggimento dell'Esercito Irlandese che ti suonerà la musica del Giorno di San Patrizio.

Oh, sarà bello vivere in quei giorni...

Ora, amico mio, anche io sono irlandese, ma sono un po' più logico. Sai che ti dico, che il capitalista è un parassita dell'industria....

La classe operaia è la vittima di questi parassiti - di queste sanguisughe umane, ed è dovere ed interesse della classe lavoratrice usare ogni mezzo in suo potere per scacciare questa classe di parassiti dalla posizione che permette loro di depredare le forze vitali del lavoro.

Perciò, ti dico, organizziamoci come classe per affrontare i padroni e distruggere la loro dominazione; organizziamoci per estrometterli dal controllo che esercitano sulla vita pubblica tramite il loro potere politico; organizziamoci per strappare alla loro azione di rapina le terre e le officine in cui ci rendono schiavi; organizziamoci per ripulire la nostra vita sociale dalla peste del cannibalismo sociale, che induce un uomo a danneggiare il suo prossimo".


Chiaramente Connolly, grazie alla sua caratteristica teoria su cosa è una nazione, non pensava che le divisioni di classe fossero da ignorare in nome del nazionalismo, nè che fosse necessario farlo. Solo 16 giorni prima dell'insurrezione di Pasqua, scriveva:

"Noi lottiamo per l'Irlanda e per gli Irlandesi. Ma chi sono gli Irlandesi? Non certo chi possiede case in affitto, nemmeno i proprietari dei tuguri; nè i capitalisti che macinano profitto dal sudore delle officine; non certo gli unti ed eleganti avvocati; neanche le prostitute della stampa ed ancor meno i bugiardi al soldo del nemico. Non sono questi gli Irlandesi su cui poggia il nostro futuro. Non sono costoro gli Irlandesi, bensì la classe lavoratrice irlandese, l'unica e certa base su cui si può costruire una nazione libera.

La causa dei lavoratori è la causa dell'Irlanda. Le due cose non possono essere separate. L'Irlanda vuole la libertà. I lavoratori vogliono un'Irlanda libera quale unica sovrana del suo destino, unica sovrana di tutti beni materiali sopra e sotto il suo suolo. I lavoratori vogliono che la libera nazione irlandese sia a guardia degli interessi del popolo irlandese, per garantire che siano della libera nazione irlandese tutti i diritti di proprietà a discapito della proprietà individuale, affinchè ogni individuo possa ricevere ricchezza dalla nazione o non dallo sfruttamento dei suoi simili."

Come si può notare, Connolly riteneva che vera nazione irlandese fosse il popolo irlandese; come ebbe a dire una volta:"L'Irlanda senza il suo popolo non è niente per me" (4).
Egli era convinto che la nazione irlandese non dovesse comprendere i capitalisti. E' evidente che per Connolly la nazione irlandese e la classe lavoratrice irlandese (nel senso più ampio del termine) fossero sinonimi. Tuttavia, in base a questa logica George W. Bush non sarebbe un amercano e la Regina d'Inghilterra non sarebbe inglese. Ma questa non è la sola contraddizione insita nel nazionalismo di Connolly.

Prima di tutto, cosa intende Connolly quando dice "l'Irlanda per gli Irlandesi"?

Si riferisce a coloro che vivono in Irlanda? Certamente no, dato che molte persone che vivono in Irlanda non sono irlandesi. Ci sono molte persone che vivono in Irlanda che sono Americani o Britannici oppure Cileni o Cinesi e così via. Per cui, a meno che Connolly ritenesse che queste persone siano irlandesi senza saperlo, questa non appare la corretta interpretazione del suo slogan.

Si riferiva forse a coloro che si identificano come irlandesi? Non sembra essere così. Connolly avrebbe ritenuto detestabile l'idea che i lavoratori potessero avere diritti diseguali in base alla loro identità nazionale. Insomma, sembra che Connolly non avesse riflettuto abbastanza su quello che sosteneva.

Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di critiche mal poste. Si potrebbe obiettare che solo recentemente vivono in Irlanda persone che non sono irlandesi, un fenomeno sconosciuto ai tempi di Connolly. Si tratta di una osservazione fondata ma non molto robusta.

Connolly era un migrante. Da irlandese era cresciuto in Scozia ed aveva trascorso 12 anni della sua vita in America, tornando poi a vivere in Irlanda negli ultimi 12 anni della sua vita. Connolly avrebbe dovuto capire che lo stato-nazione non poteva essere la forma dell'auto-emancipazione dei lavoratori.

Tuttavia, quando una nazione viene politicamente oppressa allora essa si politicizza ed emerge un movimento di liberazione nazionale. Agli inizi del XX secolo, l'Irlanda era una nazione che esprimeva un movimento di liberazione nazionale.

Da una parte Connolly riteneva che l'Irlanda dei suoi tempi fosse dominata dal capitalismo britannico e dall'altra che gli Irlandesi dovessero combattere contro l'imperialismo per un nuovo sistema sociale. Connolly riteneva che questo nuovo sistema sociale dovesse essere socialista e che tutte le forze che in Irlanda lottavano contro il capitalismo e l'imperialismo dovessero unirsi e lottare insieme.

Nella sua opera maggiore "Labour in Irish History", egli scrive che la classe lavoratrice è "l'erede degli ideali irlandesi del passato - il giacimento delle speranze del futuro." (5).
Il Socialismo è la speranza del futuro.

Unità di classe

Connolly era un grande sostenitore dell'unità della sinistra. Riteneva che per costruire il Socialismo tutti coloro che lottavano per un nuovo sistema sociale dovessero lavorare insieme e darsi sostegno e solidarietà reciprocamente. Anche se una tale alleanza poteva mediare il messaggo politico dei sindacalisti rivoluzionari come lui, egli riteneva che:

"lo sviluppo dello spirito rivoluzionario è più importante della costruzione di un'organizzazione teoricamente perfetta; infatti anche l'organizzazione teoricamente più perfetta potrebbe, a causa della sua perfezione e della sua ampiezza, divenire un grande pericolo per il movimento rivoluzionario, qualora essa dovesse agire od essere usata per reprimere o per frenare lo spirito rivoluzionario dei compagni alla base." (6)

Connolly riteneva che la lotta per il socialismo, per una repubblica cooperativa, per una repubblica dei lavoratori, per la riconquista dell'Irlanda, per un nuovo sistema sociale, dovesse essere condotta su ogni fronte. Egli vedeva un potenziale rivoluzionario in ogni organizzazione autonoma di classe. Egli diede pieno appoggio al movimento cooperativistico e giunse a sostenere che esso avesse nella lotta la stessa importanza del sindacalismo rivoluzionario. Si spinse anche a sostenere il movimento per la lingua irlandese. Nonostante egli facesse notare alquanto cinicamente che "non si può insegnare il gaelico a chi ha fame" (7),
Connolly apprezzava il fatto che il movimento per la lingua irlandese fosse un movimento "di sfida che avesse fiducia in se stesso e nella autonoma capacità di auto-emancipazione del popolo" (8).

Naturalmente la principale preoccupazione di Connolly era la rapida crescita della classe lavoratrice industriale all'interno della popolazione irlandese. Egli sosteneva che la classe lavoratrice industriale (i salariati) dovessero unirsi in Sindacati Industriali. Diceva che:

"L'iscrizione dei lavoratori ai sindacati costituitisi e modellatisi in seguito allo strutturarsi dell'industria moderna, seguendo le linee organiche dello sviluppo industriale, è per eccellenza la forma più veloce, più sicura e più pacifica di lavoro costruttivo in cui un socialista possa cimentarsi. All'interno della struttura capitalistica della società, il lavoro sindacale prepara le forme del lavoro della Repubblica Socialista, ed in tal modo, aumentando il potere di resistenza dei lavoratori contro le attuali vessazioni della classe capitalista, costruisce in loro la fiducia nell'idea che il sindacato che stanno costruendo è destinato a soppiantare la classe capitalista nel controllo dell'industria in cui lavora. La forza di questa idea di trasformare la routine del lavoro sindacale in un lavoro di costruzione del socialismo rivoluzionario...dà un significato nuovo e più bello agli spiccioli dettagli della conflittualità della lotta di classe." (9)

Egli si battè strenuamente contro i sindacati di mestiere, che dividevano i lavoratori in base alla loro professionalità pur lavorando nella stessa industria e lottando contro gli stessi padroni. Metteva in evidenza che se in un posto di lavoro un solo sindacato di mestiere avesse indetto lo sciopero, quest'ultimo sarebbe stato inefficace, per cui tutti i lavoratori impiegati in una stessa industria dovevano stare nello stesso sindacato. Denunciava come i sindacati di mestiere creaessero ed incoraggiassero l'aristocrazia di categoria. Fenomeno che si ha quando i lavoratori degli uffici guardano dall'alto in basso i lavoratori delle pulizie, o quando i quadri intermedi fanno la stessa cosa con i loro sottoposti, o anche quando i lavoratori manuali si estraneano dalle vertenze dei lavoratori intellettuali. Connolly sosteneva che tutte le categorie dovevano essere unite e che tutti i lavoratori avrebbero dovuto organizzarsi industria per industria in un One Big Union.

Così come credeva in una lotta sociale unitaria, Connolly credeva nella necessità di una forza socialista unitaria all'interno di questa lotta. Aveva quasi sempre considerato il movimento socialista come se si trattasse di un insieme omogeneo, cosa che ovviamente non è. Dopo un secolo di cosiddetti "socialisti", come Stalin, Mao, Pol Pot, Trotsky e Lenin da un lato e del calibro di Blair e Schroeder dall'altro, sappiamo bene che non si può fingere l'unità laddove non ce n'è.

Parlamentarismo

Connolly non ha mai conosciuto le miserie della "'socialdemocrazia", nè ha mai conosciuto la barbarie del leninismo. Non ebbe modo di vedere quanto velocemente certe persone avessero abbandonato i loro principi una volta che si erano trovati in una posizione di potere. Del resto, egli era un sindacalista rivoluzionario e non fu mai un anarcosindacalista.

Nel 1908 ci fu una scissione nell' IWW (l'Industrial Workers of the World, un'organizzazione soprattutto americana a cui Connolly dedicò gran parte del suo tempo e delle sue energie). La scissione avvenne essenzialmente tra il marxista Daniel De Leon, con i suoi, da una parte e gli anarcosindacalisti dall'altra. E' il caso di notare come Connolly si schierò con gli anarcosindacalisti contro il marxista Daniel De Leon.

De Leon aveva avuto una grande influenza su Connolly, il quale per molti anni si considerò un deleonista. Eppure, quando era in America, a Connolly ripugnavano il settarismo ed il dogmatismo di De Leon. De Leon sosteneva che per raggiungere il socialismo la classe lavoratrice doveva darsi un partito socialista sostenuto in parlamento da un forte sindacato industriale allo scopo di costituire un governo socialista e per questa via la classe lavoratrice avrebbe preso il controllo dello Stato ed inaugurato il socialismo. De Leon credeva che la classe lavoratrice doveva darsi il suo "Socialist Labor Party", un partito che secondo lui doveva essere l'unica vera organizzazione socialista in America. De Leon credeva che il socialismo potesse essere raggiunto tramite le urne, a condizione che nelle elezioni ci fosse l'appoggio di un forte sindacato industriale. Così scriveva De Leon: "La potenza del voto rivoluzionario consiste nella completa organizzazione industriale dei lavoratori produttori organizzati in modo tale che, quando lo scrutinio è noto, la classe capitalista si rende conto che dietro quel voto vi è il diritto a farlo rispettare."(10)

Tutto questo a Connolly sembrava alquanto bizzarro: perchè creare sindacati d'industria capaci di dare forza ad una rivoluzione e capaci di essere i luoghi organizzativi della società socialista per poi non usarli? Perchè creare un movimento rivoluzionario capace di fare la rivoluzione per poi andare ad "elezioni rivoluzionarie"? Connolly pensava che tutto questo fosse ridicolo. Egli così scriveva:
"La lotta per la conquista politica dello Stato non è la battaglia, ma è solo l'eco della battaglia. La vera battaglia è la battaglia che si combatte ogni giorno per il potere di controllare l'industria, e l'indicatore dello stato di avanzamento di tale battaglia non è da ricercarsi nel numero dei voti ottenuti facendo una croce sotto il simbolo di un partito politico, bensì nel numero di quei lavoratori che si iscrivono ad una organizzazione industriale con lo scopo preciso di farsi padroni degli impianti industriali di tutta la società in generale.

Questa è la battaglia che avrà la sua eco politica, questa è l'organizzazione industriale che avrà la sua espressione politica. Se accettiamo la definizione per cui l'azione politica della classe lavoratrice è quella che porta i lavoratori in quanto classe al conflitto diretto con la classe possidente IN QUANTO CLASSE, e qui si tiene il punto, allora dobbiamo renderci conto che NULLA PUO' ACCELERARE TUTTO CIO' SE NON L'AZIONE ELETTORALE. Ma tale azione deve spogliare per quanto possibile Il movimento operaio di tutte le tracce di divisione e anzi deve collegarsi agli scioperi ed alle serrate per sottolineare il carattere di classe del movimento operaio. E' quindi assolutamente indispensabile per un allenamento efficace della classe operaia lungo linee corrette che l'azione tramite le urne debba accompagnarsi all'azione nelle officine." (11)

Come si può vedere, Connolly non era anarchico ma capovolgeva il ragionamento di De Leon. Questi sosteneva che è il partito che inaugura il socialismo e che il ruolo del sindacato d'industria era quello di sostenere il partito. Invece Connolly sosteneva che era il Sindacato d'industria che inaugura il socialismo e che il ruolo del partito era quello di sostenere il sindacato. Si tratta di una differenza importante.

De Leon sosteneva una rivoluzione che prevedesse l'assunzione del controllo dello Stato, una rivoluzione guidata dai politici. Connolly sosteneva una rivoluzione che desse immediatamente potere alle nuove forme di organizzazione sociale, una rivoluzione guidata dai lavoratori in quanto tali. De Leon pensava ad una rivoluzione politica che portasse alla rivoluzione sociale. Per Connolly c'era la rivoluzione sociale e basta.

Connolly mise da parte l'idea che il socialismo potesse sorgere dall'assunzione del controllo dello Stato. Egli non pensava che le istituzioni politiche del presente potessero essere usate per raggiungere il socialismo. Scriveva:

"Le istituzioni politiche del presente non sono altro che le forze coercitive della società capitalista da cui sono emerse e su cui sono basate, divisioni territoriali del potere nelle mani delle classi dominanti delle epoche passate poi adattate alla società capitalista per rispondere ai bisogni della classe capitalista quando quest'ultima rovesciò il potere di chi l'aveva preceduta.

La delega delle funzioni di governo nelle mani di rappresentanti eletti da distretti, Stati o territori, non rapppresenta una divisione naturale che risponda alle richieste della società moderna, anzi non è che il lascito di un tempo in cui le influenze territoriali erano più importanti di quelle industriali, e per questa ragione totalmente inutili alle necessità di un nuovo ordine sociale che deve essere basato sull'industria...

La socialdemocrazia, come dice la parola, è l'applicazione all'industria o alla vita sociale della nazione dei principi fondamentali della democrazia. Tale applicazione dovrà necessariamente avere inizio nelle officine per procedere logicamente e di conseguenza in tutti i livelli dell'organizzazione industriale fino a culminare nel potere esecutivo e nella direzione della nazione. In altre parole, la socialdemocrazia deve procedere dal basso verso l'alto, mentre la società capitalista è organizzata dall'alto verso il basso..."

"Col socialismo, gli Stati, i territori o le province esisteranno solo in quanto espressioni geografiche e non esisteranno in quanto fonti di potere governativo, sebbene possano essere luoghi di organismi amministrativi..."

"Come abbiamo visto, lo Stato politico del capitalismo non avrà alcun posto nel socialismo, dunque, tutte quelle misure che intendono porre le industrie nelle mani o sotto il controllo di Stati politici et similia non hanno alcun senso nel nostro percorso verso il socialismo e sono tutt'altro che misure utili a limitare l'avidità del capitalismo o ad aiutare i lavoratori a familiarizzare con la concezione di proprietà collettiva." (12)

Come si può notare Connolly non era un "Socialdemocratico"(13), egli era uno sfegatato socialista, dedito alla conquista del socialismo. Ma, dalle citazioni menzionate, non era nemmeno un socialista statalista, anche se su questo punto occorre mantenere qualche riserva. Infatti Connolly scriveva:

"I Socialisti sono tenuti in quanto socialisti ad accettare un grande principio - che la proprietà ed il controllo della ricchezza prodotta sia nelle mani dello Stato." (14)

Questa è un'affermazione di carattere nettamente socialista. Ma si pone direttamente in contraddizione con un'altra affermazione di Connolly:

"La proprietà ed il controllo da parte dello Stato non costituiscono necessariamente il socialismo - se così fosse, allora l'Esercito, la Marina, la Polizia, la Magistratura, i secondini, le spie, i boia, tutti costoro sarebbero funzionari dello Stato, in quanto impiegati dello Stato - invece la proprietà da parte dello Stato di tutta la terra e dei mezzi di produzione, combinata con il controllo cooperativo da parte dei lavoratori di tutte le terre e dei mezzi di produzione, questo sarebbe socialismo." (15)

Per fare piena luce sull'idea di Stato che avesse Connolly sarebbe necessario fare degli approfondimenti che andrebbero al di là degli scopi di questo articolo dal momento che sarebbe necessaria una analisi approfondita delle differenze tra marxisti ed anarchici rispetto allo Stato. Qui possiamo ritenere sufficiente affermare che sia gli anarchici sia i marxisti concordavano con Connolly nel ritenere che lo Stato rappresenta "semplicemente le forze coercitive della società capitalista..." (16)

Sarebbe del tutto ridicolo affermare qui che Connolly fosse un antistatalista, dato che non è così. Possiamo semplicemente concludere che l'idea che Connolly aveva di una Repubblica dei Lavoratori non era la stessa idea di "Repubblica Socialista" che è esistita nel mondo nei paesi leninisti. E non era nemmeno la stessa idea della "Repubblica d'Irlanda" di oggi.

Connolly voleva una "repubblica cooperativa". Una società in cui tutta la proprietà produttiva è proprietà collettiva gestita da cooperative democratiche, che a loro volta sono organizzate lungo linee cooperativistiche, industria per industria, regione per regione. Connolly voleva una vera "socialdemocrazia", del tutto opposta alla vergogna di "democrazia politica" che abbiamo oggi. Egli voleva che tutta la società fosse gestita ed organizzata democraticamente a vantaggio di tutta la società.

Eredità

Chi ci legge potrebbe rapidamente far notare che gli errori di Connolly sono gli stessi errori che hanno segnato la sinistra irlandese già dopo la sua morte, ed avrebbero ragione. Le sue incoerenti opinioni relativamente alla questione nazionale sono state ripetute a pappagallo incessantemente fino agli anni Settanta, quando si è iniziato a metterle in discussione da parte di una serie di gruppi socialisti. Ed è solo da poco che ci si interroga sulla sua accettazione della imperfetta teoria marxista dello Stato. Questi errori hanno portato a politiche disastrose spesso sostenute dalla sinistra rivoluzionaria; politiche che hanno svariato dal sostegno allo stalinismo (vedi Partito Comunista) alla difesa/partecipazione al terrorismo (IRSP). I suoi errori hanno anche fornito uno scudo per le impotenti politiche dei riformisti irlandesi per i quali "i lavoratori dovevano aspettare".

Ci si è spesso domandati perchè mai Connolly combattè nel 1916 quando egli sapeva che sarebbero "stati massacrati" (17) e che una rivoluzione nazionale non sarebbe facilmente diventata una rivoluzione sociale? C'è un ben noto aneddoto che egli raccontava ai socialisti in lotta nel 1916: di tenere pronti i fucili perchè dopo l'insurrezione quei fucili sarebbero serviti per combattere coloro con cui stavano combattendo fianco a fianco. La risposta è semplice: egli pensava che una rivoluzione nazionale doveva essere anche una rivoluzione sociale perchè avesse successo. L'Irlanda non poteva essere libera fino a che la classe lavoratrice irlandese non fosse stata libera. Ed in ragione di ciò, egli sentiva che una rivoluzione nazionale poteva portare ad una rivoluzione sociale. Oggi sappiamo che non andò così, ma ci mancò poco.

Vale la pena ricordare che sia l'influenza di Connolly che il ruolo avuto dal mondo del lavoro nella Rivoluzione Nazionale Irlandese hanno fatto modo che nel Programma Democratico della Repubblica d'Irlanda, approvato nella prima seduta del parlamento irlandese (il Dail) il 21 gennaio 1919, ci fosse scritto:

"Qui, nella Proclamazione della Repubblica Irlandese, noi dichiariamo il diritto del popolo d'Irlanda alla proprietà dell'Irlanda...noi dichiariamo che la sovranità della nazione si estende ..[a] tutte le sue risorse, a tutta la ricchezza ed a tutti i processi che creano ricchezza all'interno della Nazione, ... dichiariamo che è dovere della Nazione che ogni uomo ed ogni donna abbia l'opportunità di mettere la propria forza e le proprie capacità al servizio del popolo. In cambio di ciò, noi, in nome della Repubblica, dichiariamo il diritto di ogni cittadino ad una adeguata quota del lavoro della Nazione...

Sarà compito del Governo Nazionale mettere a punto ... una Legislazione Sociale e del Lavoro che abbia riguardo per un generale e duraturo miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della classi lavoratrici...

Noi dichiariamo e desideriamo che il nostro paese venga gestito secondo i principi di Libertà, Uguaglianza e Giustizia per tutti..."

Se queste dichiarazioni possono sembrare radicali, la bozza del programma democratico lo era molto di più quando affermava:

"Sarà scopo del Governo incoraggiare l'organizzazione del popolo e dei cittadini in Sindacati e Società Cooperative affinchè il controllo e la amministrazione delle industrie siano affidati ai lavoratori impiegati in quelle industrie."(18)

Questi passi da uno dei documenti costitutivi della Repubblica Irlandese ci dà la cifra delle intenzioni rivoluzionarie di molti attivisti repubblicani durante la Rivoluzione Nazionale Irlandese, una rivoluzione che poteva contare su una diffusa progettualità della classe lavoratrice come dimostrano i Soviet costituiti a Cork ed a Limerick e le frequenti occupazioni di fabbriche. E pensare che solo 5 anni prima che tutto questo accadesse non vi erano che poche tracce di vita di un movimento socialista in Irlanda!

Questo dimostra quanto l'Irlanda sia giunta vicina a quella rivoluzione sociale che Connolly sognava e per la quale diede la sua vita. Questa rivoluzione è di quelle che non si può realizzare grazie ad una lobby, o tramite il parlamento oppure ricorrendo ad un colpo di stato. Questa è una rivoluzione che si farà solo quando tutte le persone comuni nel mondo, la classe lavoratrice, alzeranno la testa e si riprenderanno ciò che è nostro: cioè tutto.

Oisin Mac Giollamoir
(pubblicato sul n°4 di Red&Black Revolution dell'inverno 2004, rivista del Workers Solidarity Movement irlandese)
[traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali]

author by Alternativa Libertaria/FdCA - sezione "Silvia Francolini" di Fano-Pesaropublication date Thu Apr 28, 2016 21:41Report this post to the editors

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Organizza Alternativa libertaria-FdCA Fano, sezione Silvia Francolini.

 
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