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Il futuro dell'Iraq, della Siria, della Giordania e prove di un Kurdistan indipendente

category mashrek / arabia / irak | imperialismo / guerra | stampa non anarchica author Friday October 17, 2014 16:38author by Sinan Çiftyürekauthor email canbegyekbun at hotmail dot com Report this post to the editors

Nella spirale caotica che avvolge il Medio Oriente dai tempi dell'invasione dell'Iraq, potenze locali e globali hanno dovuto ricorrere ad una serie di organismi, come l'ISIS, per sostenere le proprie richieste. Tutti sanno che all'interno degli attuali confini la situazione non è più sostenibile, ma nessuno è in grado offrire delle opzioni alternative. E' all'interno di questo schema che le potenze regionali e quelle globali avevano bisogno dell'ISIS come una sorta di balsamo per chiudere le fratture nella situazione attuale ed anche come grilletto per spingere verso la formazione di nuovi confini e nuovi stati, ed ancor di più come opportunistico strumento per gestire la crisi nella regione. [English]

I - Nella spirale caotica che avvolge il Medio Oriente dai tempi dell'invasione dell'Iraq, potenze locali e globali hanno dovuto ricorrere ad una serie di organismi, come l'ISIS, per sostenere le proprie richieste. Tutti sanno che all'interno degli attuali confini la situazione non è più sostenibile, ma nessuno è in grado offrire delle opzioni alternative. E' all'interno di questo schema che le potenze regionali e quelle globali avevano bisogno dell'ISIS come una sorta di balsamo per chiudere le fratture nella situazione attuale ed anche come grilletto per spingere verso la formazione di nuovi confini e nuovi stati, ed ancor di più come opportunistico strumento per gestire la crisi nella regione.

Ciò che ci sembra rilevante in questa fase è il cambiamento dell'atteggiamento degli USA verso i suoi alleati strategici in Occidente. Al culmine del loro sogno di ricostruire e ridisegnare il Medio Oriente - dall'invasione dell'Iraq in avanti - gli USA avevano rifiutato qualsiasi interferenza occidentale, optando invece per un'azione di ridefinizione della regione portata avanti in proprio e per i propri interessi imperialisti. Quando le cose non sono andate secondo i loro piani, gli USA hanno mutato tattica, essendosi resi conto della complessità del compito lasciato solo nelle loro mani Si sono resi conto allora che era necessario un supporto inglese, data la storica capacità britannica di decodificare gli scenari politici della regione. Ed è proprio su questa influenza imperialista inglese che dobbiamo fermarci a riflettere.

Gli attuali sviluppi, che dall'Iraq si sono estesi alla Siria, alla Giordania, al Libano ed ai paesi del Golfo, hanno il potenziale per contagiare anche la Turchia e l'Iran. In questa fase, insieme alla prospettiva di una Palestina e di un Kurdistan indipendenti, è possibile osservare la formazione di uno stato composto dalle popolazioni sunnite di Iraq e Siria. Ma altre possibili unità statuali sono quelle degli Sciiti e dei Nusayri (alawiti, ndt) con nuovi confini all'interno di Iraq e Siria. Naturalmente, la lista di nuovi possibili stati non si ferma qui. Dipende da quali risposte si danno alle seguenti domande: il nuovo stato palestinese sarà all'interno dei suoi attuali confini o riguarderà anche parte della Giordania, come vorrebbe il piano inglese? E cosa ne sarà della Giordania in questo caso? Chi verrà incollato su chi? Uno stato sovrano curdo sarà unito o spezzettato? Pare che ci siano per ora più domande che risposte...

Con un Medio Oriente stretto negli artigli di una crisi con effetto domino, non devono apparire inverosimili le possibilità di una guerra arabo-persiana o turco-araba. Specialmente se si considera la situazione dell'area circostante, la crisi politica tra Russia ed Ucraina e le lotte nel Pacifico meridionale, ci accorgiamo di aver a che fare con un quadro a tinte fosche di guerre a livello tanto regionale che globale. Questo clima di incertezza e di rischio, inutile dirlo, ha un notevole impatto negativo sulla finanza mondiale. Tuttavia, sfortunatamente, a causa dell'incapacità dell'ONU non disponiamo dei mezzi per calmare l'angoscia economica e psicologica che pervade la regione. Salvo scoprire che l'ISIS viene alimentato come strumento di gestione della crisi!

Come ho già detto nell'articolo "The Kurdish Oil, The Sunni Protest and Mosul", ben si conoscono le potenze che stanno dietro l'ISIS. Il quale non esisterebbe senza il supporto delle popolazioni arabe sunnite dell'Iraq centro-occidentale e della Siria orientale, eppure ci sono ruote che girano dentro le ruote. Se con una limitata potenza militare, ISIS ha potuto prendere un'area come quella di Mosul con 3,5 milioni di abitanti senza sparare un colpo, per poi dirigersi a nord-est verso il Kurdistan, ed anche a sud-est verso Baghdad, allora possiamo tranquillamente presumere che il supporto all'ISIS non si limita alle realtà tribali arabo-sunnite della regione. Ci sono altre potenze con diversi obiettivi qui che rendono l'ISIS una minaccia multi-dimensionale la quale opera ad un livello più profondo.

Col passare del tempo, possiamo leggere dei mutamenti nelle ragioni e nell'atteggiamento degli USA e dei loro alleati occidentali e non si sbaglierebbe nell'affermare che ciò si verifica mano a mano che emergono le falle nel processo.

Gli USA hanno cambiato politica a seconda dei tempi. Ad esempio, mentre stanno consigliando calma e pazienza ai Curdi nel non affrettarsi in dichiarazioni di indipendenza, stanno usando la minaccia dell'ISIS come uno strumento per consolidare la loro posizione di garante della sicurezza nella regione. In altre occasioni, gli USA non si sono trattenuti dall'usare l'ISIS nei confronti e contro i Curdi e gli Iracheni come oggetto di trattativa. Il che ci spinge a dover approfondire l'analisi delle azioni dell'ISIS e dei motivi che stanno in profondità all'interno questo processo. I repentini ed improvvisi mutamenti di direzione degli attacchi dell'ISIS, prima puntando su Baghdad per poi spostarsi verso il Kurdistan, hanno contribuito a creare un accordo unitario tra Iracheni e Curdi posti di fronte ad un comune nemico, ma hanno anche rafforzato la posizione degli USA nell'area. Ora, con il crescere dell'inutilità del ruolo dell'ISIS, vedremo sicuramente nascere un'altra struttura sunnita, forse un'evoluzione dell'ISIS in una fase successiva.

In quanto esponenti guida nella sfera politica sunnita, si sa che la Turchia e l'Arabia Saudita sostengono l'ISIS per una serie di ragioni. Per la Turchia si tratta di rafforzare la presenza sunnita in Medio Oriente da un lato e dall'altro di indebolire e far vacillare l'influenza politica di un Kurdistan occidentale in via di rafforzamento. A tal fine, al Turchia non si è astenuta dal garantire assistenza militare e politica all'ISIS. Per l'Arabia Saudita, si è trattato in primo luogo di ostacolare la creazione di uno stato sciita confinante a seguito della separazione dell'Iraq ma anche per bilanciare il vicino sciita con la presenza di uno stato sunnita, se e quando potrà essere fatto. Ora, mentre la Turchia ha in qualche modo smesso di dare assistenza all'ISIS, l'Arabia Saudita è sempre pro-ISIS. D'altro canto, c'è il regime siriano del partito Baath che non dà aiuto attivo all'ISIS ma lo tollera con indulgenza secondo il detto "lascia che cane mangi cane". Gli attacchi di ISIS su Shengal e su Kobani sono un prodotto dell'appoggio tanto turco che siriano.

Alcuni sostengono che lo stesso governo del Kurdistan abbia tratto vantaggio dall'ISIS in particolare quando quest'ultimo ha spostato i suoi attacchi verso Baghdad, ma queste osservazioni pretestuose alla fine non hanno corpo dal momento che possono essere facilmente smontate se si sposta lo scenario su Baghdad. Baghdad ha tratto vantaggi dall'attacco dell'ISIS su Hewler? Perché ad un certo punto l'ISIS ha preferito attaccare il Kurdistan meridionale?

E' qui è il caso di parlare del governo del Kurdistan e della sua posizione di fronte a questi ripetuti attacchi. Si potrebbe sostenere che il Kurdistan sia da criticare per non aver saputo prevedere e conseguentemente adottare misure adeguate di fronte ad un possibile attacco, invece di fare affidamento alla sua collocazione nel campo occidentale nella contrapposizione Occidente-Oriente. E' stata questa mancanza di previsione che li ha portati a mal calcolare le mosse dell'ISIS ed a giudicare quest'ultimo come un'organizzazione esterna e finanziata dall'estero, non vedendo che l'ISIS era nato come una reazione della popolazione sunnita di Iraq e Siria alla pesante pressione dei loro rispettivi governi sciiti. E questa è anche la ragione per cui è possibile affermare che si chiami ISIS oppure una sua versione rivista, ci sarà uno stato sunnita nel nuovo Medio Oriente.

Gli attacchi dell'ISIS non solo hanno unito i Curdi e gli Sciiti contro una comune minaccia per la loro sicurezza, ma hanno anche fatto sì che gli arabi sunniti entrassero nel governo di Baghdad, dopo le dimissioni di Maliki. Ed avendo i Curdi, gli arabi sciiti e sunniti trovato ancora una volta un accordo, benchè temporaneo, sun un Iraq federale, a questo punto l'ISIS non costituisce più un fattore determinante nè per gli attori regionali nè per quelli globali. Al pari dei suoi sostenitori esteri ed in virtù dei suoi atti grottescamente violenti nonchè della prematura dichiarazione di indipendenza, l'ISIS risulta ora essere un faraone indesiderato.

II - I Curdi devono mettere da parte i loro calcoli politici interni. Con forze unite (ed operazioni militari unificate) l'ISIS è stato spazzato via dalle città del Kurdistan meridionale. Le Forze Militari Curde e le truppe dell'Iraq centrale hanno riconquistato Mahmor e le rovine di Mosul e sono sul punto di liberare anche Shangal. Una volta perduta questa città, l'ISIS si sposterà verso il Kurdistan occidentale e verso la Siria settentrionale, come già appare confermato dal loro attacco alla città di Efrin.

In un nostro precedente appello intitolato "Possa l'invasione di Shengal servire da balsamo per l'unità nazionale", avevamo sottolineato la nostra speranza per una forza curda unita e democratica contro il nemico e come una tale forza potesse avere influenza anche nella difesa del Kurdistan occidentale. I Peshmerga, l'HPG (curdi-turchi, ndt), i combattenti del Kurdistan occidentale e le YPG (unità di difesa popolare della Rojava) non devono perdere di vista i fronti di Kobani ed Efrin mentre liberano Shengal e dintorni dalla presenza dell'ISIS. Dovrebbero restare una forza unita nel mettere insieme i pezzi di un Kurdistan a pezzi. Questo è il desiderio comune del popolo curdo!

Ciò che è importante è mantenere questa unità una volta che questa fase è finita. I Curdi delle diverse parti della regione devono restare devoti e leali allo stesso sogno nazionale e non permettere che prevalgano le differenze interne. Se ritornano a combattersi gli uni contro gli altri una volta messa la parola fine con l'ISIS, allora sarà anche la fine del sogno ancestrale di tutti i Curdi in vita e di quelli passati. La questione del Monte Shengal è di strategica importanza ma la sua gestione, però, non deve oscurare uno scenario più avanzanto.

E' ovvio che un partito ed un movimento politico curdo e la questione dell'indipendenza possano causare grande preoccupazione sia in Turchia che in Iran. E' altrettanto evidente l'impatto che questi due paesi possono avere sul futuro di uno stato sovrano curdo. Per cui occorre essere vigili e consapevoli del costo di un potenziale scontro per il potere all'interno dei Curdi. Dovrebbe essere noto che se i Peshmerga perdono contro l'ISIS, lo stesso PKK non potrebbe tenere il Kurdistan occidentale e nemmeno gestire la parte meridionale, dovesse l'ISIS vincere a Kobani.

La strada che può contrastare la minaccia di cui sopra è quella di stabilire un accordo unitario strategico fra tutte le componenti presenti nel Congresso Nazionale. Più di ogni altra cosa, l'interdipendenza e la fiducia tra tutte le parti costituisce un rafforzamento politico nella geografia a pezzi del Kurdistan. Per garantire una tale cruciale unità di forze e di azione in modo coordinato contro tutti gli ostacoli, i Curdi devono usare le loro strutture nazionali democratiche allo scopo di costruire un solo grande Congresso Nazionale. Da qualsiasi parte si guardi la questione, tutto indica la necessità di un Congresso Nazionale, ma sembra che ci sia non un ostacolo ma una moltitudine di ostacoli prima di giungere a tale risultato.

Il primo e principale ostacolo sta all'interno della comunità curda, a causa sia della divisione geografica che dei differenti approcci alla questione nazionale. Poi c'è la preoccupazione degli Stati occupanti il Kurdistan e di altre forze estere rispetto ad un Congresso Nazionale come ombrello che riunisca tutti i Curdi. Nelle attuali circostanze, il Congresso Nazionale è vitale, ma bisognerebbe giungervi preparati in anticipo per evitare i problemi di cui sopra.

III - Ciò che importa soprattutto è che gli stessi Curdi siano pronti all'indipendenza. Come già sottolineato con il proverbio "una sola esperienza è meglio di mille consigli", l'inefficienza dei Peshmerga a Shengal è stata una lezione importante. Ecco di seguito alcuni punti su questo:

1) il cambiamento tattico dei Peshmerga da unità di guerriglia colpisci e fuggi ad organizzate truppe statali di difesa militare sul terreno per la prima volta ha mostrato una certa mancanza di esperienza nonchè una deficienza di armi e di armamenti adatti allo scopo.

2) La mancanza di coordinamento e di unità tra i Peshmerga ed il KDP (partito democratico curdo di Barzani, ndt) come pure con il YNK (unità patriottica del Kurdistan, ndt) significa che non esiste ancora un esercito nazionale unito.

3) la mancata previsione degli attacchi dell'ISIS non solo ha causato grande sofferenza alla popolazione di Ezidi ma ha anche macchiato la rispettabilità dei Peshmerga.

Di conseguenza, attraverso gli attacchi dell'ISIS si è visto come i Curdi non siano ancora pronti per l'indipendenza e che c'è ancora tanta strada da fare. Sulla base della loro prima esperienza di carattere nazionale, i Peshmerga hanno poi iniziato ad agire secondo i punti suddetti ed hanno fatto i passi necessari per adeguare il loro armamento ricorrendo a fonti internazionali.

Infine, ciò di cui occorre essere consapevoli è che non importa se uno Stato sostiene o si oppone all'indipendenza del Kurdistan, quanto che i Curdi stessi sappiano se sono pronti oppure no per l'indipendenza. Insieme alle debolezze ed alle deficienze suddette, i Curdi devono prendere in considerazione i 7 punti presentati nel nostro precedente articolo "History seeking a direction in the Middle East and the Independence of Kurdistan" per preparasi ai giorni che verranno.

Sinan Çiftyürek


Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

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