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Tra le macerie dell'imperialismo USA

category mashrek / arabia / irak | imperialismo / guerra | opinione / analisi author Saturday September 27, 2014 16:24author by Shawn Hattingh - Zabalaza Anarchist Communist Front - ZACFauthor email zacf at riseup dot net Report this post to the editors

Il PKK, le YPG e lo Stato Islamico

Le notizie che vanno per la maggiore raccontano le storie degli orrori commessi dallo Stato Islamico (IS) in Siria ed in Iraq ma anche di come gli Stati Uniti vogliano apparentemente mettere fine a questi orrori per ragioni umanitarie. Quello che non viene mai detto dai media privati e di Stato è da dove viene l'IS, quali sono le vere ragioni di questo nuovo intervento degli USA in Medio Oriente, della volontà degli USA di isolare e distruggere le uniche due forze che stanno realmente combattendo contro l'IS: il PKK e le YPG. [English]
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Tra le macerie dell'imperialismo USA:

Il PKK, le YPG e lo Stato Islamico


Le notizie che vanno per la maggiore raccontano le storie degli orrori commessi dallo Stato Islamico (IS) in Siria ed in Iraq ma anche di come gli Stati Uniti vogliano apparentemente mettere fine a questi orrori per ragioni umanitarie. Quello che non viene mai detto dai media privati e di Stato è da dove viene l'IS, quali sono le vere ragioni di questo nuovo intervento degli USA in Medio Oriente, della volontà degli USA di isolare e distruggere le uniche due forze che stanno realmente combattendo contro l'IS: il PKK e le YPG.

Come è nato lo Stato Islamico

L'evoluzione dell'IS da oscuro gruppo a forza di rilievo in Medio Oriente risale all'invasione ed occupazione statunitense dell'Iraq nel 2003, che portò alla morte di 1 milione e 400mila persone e ad atti di brutalità nei confronti della popolazione. Cosa che naturalmente ha alimentato sentimenti anti-USA in tutto il paese.

L'occupazione statunitense dell'Iraq si basava sulla tattica del divide et impera. Allo scopo di indebolire le possibilità di una resistenza unitaria all'occupazione, gli USA hanno appoggiato l'autonomia di parti del popolo curdo nell'Iraq settentrionale sotto il governo del Governo Regionale Curdo (KRG), guidato da un corrotta classe dominante filo-USA. Gli Stati Uniti hanno anche favorito la violenza settaria in Iraq, sempre per rendere difficile ogni unità popolare contro l'occupazione. In questo quadro rientra l'appoggio ad un governo fantoccio - nonostante fosse guidato dalla linea dura dei politici sciiti più vicini al regime iraniano - che ha represso ampi settori della popolazione sunnita.

E' in questo contesto che l'IS si è sviluppato come forza sotto la guida di Abu Bakr al-Baghdadi. Molte persone, in particolare sunniti, si sono unite all'IS perché lo vedono come l'unica organizzazione capace di difendere la popolazione sunnita e di resistere tanto all'occupazione USA quanto al governo fantoccio di Baghdad. Ecco perché l'IS ha guadagnato un sostegno di base nonostante sia un'organizzazione brutale ed autoritaria.

Benché l'IS sia un'organizzazione anti-imperialista ed anti-USA, lo è da una posizione reazionaria e di estrema destra. Da tempo persegue lo scopo di instaurare uno stato totalitario sotto la sua dittatura che incorpori ampie porzioni del Medio Oriente. Nel perseguimento di questi suoi ambiziosi scopi politici l'IS si è fatto una storia di atrocità ed omicidi di massa commessi contro i suoi oppositori, siano essi musulmani o membri di rivali gruppi jihadisti. Tutti quelli ritenuti come loro oppositori sono stati trattati con estrema violenza, specialmente coloro dimostratisi riluttanti o non disposti ad abbracciare la loro ideologia estremista. Nella loro politica è centrale la sistematica oppressione delle donne. Tale visione misogina si è tradotta nella riduzione in schiave sessuali delle donne catturate.

Inizialmente, quando l'IS iniziava ad essere una forza in Iraq, gli USA chiusero deliberatamente un occhio, anche se c'erano le prime atrocità, perché gli Stati Uniti volevano che l'Iraq restasse diviso. Quando gli USA se ne sono andati dall'Iraq nel 2011, l'IS controllava già parti del paese.

L'intervento in Siria getta benzina sul fuoco

Non contenti di aver destabilizzato l'Iraq, nel 2011 gli USA iniziarono ad usare le proteste di massa e la guerra civile che ne è seguita in Siria per destabilizzare ed indebolire il regime di Assad. Non si trattava ovviamente di un loro appoggio alle proteste ed alle frazioni in lotta contro il regime di Assad nella guerra civile, perché non era loro interesse sostenere la domanda di democrazia in Siria, quanto piuttosto per gli USA di difendere i propri interessi imperialisti. Era evidente che per gli USA il regime di Assad era troppo vicino alla Russia ed all'Iran. Infatti, gli USA non volevano destabilizzare il regime siriano per la sua brutalità - di ieri e di oggi - quanto perché il governo siriano non era del tutto in linea (per sue proprie ragioni) con i programmi dell'imperialismo USA nella regione.

Quando nel 2011 in Siria scoppiarono le proteste popolari contro il regime, nel contesto della Primavera Araba e sulla base di un reale desiderio di mettere fine alla dittatura di Assad per creare una società migliore nel paese, gli Stati Uniti si attivarono per trarre vantaggi dalla nuova situazione. Benché le proteste di massa in Siria non fossero alimentate dagli USA, questi le hanno usate e retoricamente sostenute per cercare di far progredire i loro piani.

Alla brutale repressione delle proteste da parte del regime di Assad è seguita la guerra civile, in cui sono emersi vari gruppi armati. Alcuni erano jihadisti, altri più laici. Alcune frazioni dell'esercito al comando di generali corrotti hanno abbandonato il regime agli inizi della guerra civile costituendosi in Esercito Siriano Libero (FSA), subito rifornito di armi dagli USA.

Ma, nonostante le posizioni anti-USA, gli Stati Uniti hanno armato anche vari gruppi estremisti islamici e jihadisti che erano entrati in guerra contro il regime siriano. Ben presto molti miliziani di questi gruppi estremisti sono entrati nell'IS (che agli inizi era vagamente legato ad al-Qaeda, per poi distaccarsene per differenze politiche e tattiche). Alcune delle più importanti forze combattenti che sono entrate nell'IS erano milizie con esperienze di combattimento in Cecenia, a cui gli USA hanno fornito armamenti appena si sono unite alla guerra in Siria. Come risultante di questo processo in Siria, l'IS è diventato una della più potenzi forze militari - essendosi dotato di armamenti tra cui i carri armati T-55 e T-72 ed i missili SCUD presi dalle altre forze e di equipaggiamento di origine USA portato dalle altre forze jihadiste - e dal 2013 è padrone di parti della Siria, in particolare della città di al-Raqqa.

Nelle città siriane sotto il suo controllo, come al-Raqqa, l'IS ha instaurato una dura dittatura. Chiunque viene visto come un oppositore viene eliminato, anche tramite esecuzioni di massa. Il controllo dell'IS non viene esercitato solo sulla base della paura, ma anche sull'erogazione di welfare. L'IS ha effettivamente nazionalizzato alcune industrie, il settore bancario, lasciando anche che alcune industrie rimanessero alla proprietà privata. Ha anche imposto tasse più alte per i ricchi, sviluppando con tali proventi maggiori servizi sociali. Nonostante, dunque, sia una forza di estrema destra, l'IS si è guadagnato con tali misure il sostegno delle popolazioni delle aree siriane sotto il suo controllo.

Nel 2014, l'IS ha usato le sue basi in Siria per lanciare nuove operazioni militari in Iraq. Nel corso di questa nuova fase della sua campagna militare in Iraq ha sconfitto l'esercito iracheno in diverse parti del paese, appropriandosi di grandi quantità di moderni armamenti USA che erano stati forniti all'esercito iracheno. Quando l'IS ha assediato pozzi di gas e di petrolio iracheni di importanza per gli USA ed è divenuto una minaccia militare per il governo iracheno e per il KRG alleati degli ISA, allora l'IS è diventato un problema per gli Stati Uniti.

Il sostegno al KRG ed al governo iracheno

Per assicurarsi la riconquista dei pozzi di gas e di petrolio occupati dall'IS e per fermarne l'avanzata in Iraq, gli Stati Uniti stanno fornendo servizi di intelligence ed armi al KRG ed al governo iracheno. Gli USA hanno anche condotto attacchi aerei contro l'IS in Iraq e di recente in Siria su aree come al-Raqqa. La realtà però è che l'esercito iracheno ed il KRG sono stati inefficaci contro l'IS. Il che ha portato gli USA a dispiegare delle forze speciali in Iraq, apparentemente a supporto dell'esercito iracheno e dei curdi del KRG, ma in realtà per affrontare direttamente l'IS. Certo è che se il governo iracheno ed il KRG continuano a dimostrarsi inefficienti contro l'avanzata dell'IS, gli USA potrebbero essere costretti ad impiegare altre truppe per cercare di fermare l'IS.

Le forze progressiste

Ci sono, comunque, forze progressiste - il PKK e le YPG - in Iraq ed in Siria che si sono dimostrate efficaci, ancorché male armate, nel contrastare l'IS. Ma gli USA si rifiutano di appoggiare il PKK e le YPG contro l'IS, a causa della politica progressista di questi due gruppi.

Il PKK ha una lunga storia di lotta di liberazione nazionale contro la Turchia, alleato degli USA, ed è considerato da questi un'organizzazione terroristica. Nel corso di questa guerra, i quadri del PKK hanno acquisito una vitale esperienza militare.

Recentemente, il PKK ha combattuto l'IS per fermarne l'espansione nel nord dell'Iraq dove si stava rendendo responsabile di atrocità contro le popolazioni residenti. Lo scorso agosto il PKK si è mobilitato dalla Turchia in Iraq per fermare il massacro dei rifugiati curdi da parte dell'IS. E continuano a mantenere posizioni chiave nell'Iraq settentrionale.

Nonostante l'iniziale influenza maoista, il PKK e soprattutto il suo fondatore Abdullah Öcalan sono stati fortemente influenzati da alcune idee - sebbene non tutte - del socialista libertario Murray Bookchin. Lo stesso Bookchin che agli inizi della sua vita politica era uno stalinista, si è poi spostato su posizioni anarchiche adottando una forma di socialismo libertario fondato sul comunalismo e sul municipalismo libertario. Per cui, anche se il PKK nasce come gruppo di guerriglia marxista-leninista, a partire dai primi anni 2000, è andato adottando le idee di sinistra libertaria, cuore degli scritti di Bookchin.

Avendo parte di esso fatto dei passi verso una forma di libertarianismo di sinistra, il PKK ha assunto posizioni critiche sullo Stato come struttura, ora visto come oppressivo, gerarchico ed in ultima analisi difensore di una minoranza dominante e del capitalismo. Lo scopo del PKK ed il fine delle sue lotte è una rivoluzione nel Medio Oriente, cosa che induce gli USA a diffidare. All'interno di questa rivoluzione ed in linea con il suo orientamento da sinistra libertaria, il PKK ha esplicitamente stabilito che non è suo scopo creare uno stato, bensì un sistema di democrazia diretta che verrebbe istituito da assemblee popolari, consigli e comuni confederati tra loro. Questo sistema è stato chiamato "confederalismo democratico". Sebbene questo sistema sia anti-statalista, reputi lo Stato quale ostacolo decisivo alla libertà ed all'uguaglianza e fornisca una visione dell'auto-governo basato sulla democrazia diretta, permangono degli elementi di ambiguità tattica sul fatto se lo Stato debba essere esplicitamente liquidato nel processo rivoluzionario (come sostengono gli anarchici) o se lo Stato possa semplicemente ritirarsi all'interno di un espandersi della democrazia diretta, senza necessariamente essere liquidato.

Oltre ad essere per una forma di auto-governo libertario, il PKK è anticapitalista e punta a cercare di costruire un'economia che sia gestita per soddisfare i bisogni del popolo. Per cui si punta a creare un'economia più ugualitaria, ma non è stato stabilito se tale economia sarebbe basata sull'autogestione dei lavoratori e sulla socializzazione dei mezzi di produzione e della ricchezza. Perciò, sebbene sia stato fortemente influenzato da idee di sinistra libertaria e benché si tratti di un movimento progressista (anche alla luce della forte presenza femminista), il PKK non può essere considerato come del tutto anarchico.

Gli USA, ovviamente, non prendono bene la politica progressista del PKK dal momento che se una rivoluzione basata sulle idee del PKK dovesse prendere piede in Medio Oriente, gli interessi imperialisti statunitensi nella regione verrebbero completamente compromessi.

Influenzati da alcune di queste idee del PKK, ma apparentemente non da tutte, i Curdi nella Siria settentrionale - un'area nota come Rojava - hanno iniziato dal 2011, all'indomani della rivolta contro il regime siriano, a istituire consigli ed assemblee. Questi organismi - a volte definiti col termine di comuni - sono confederati insieme nel Comitato Supremo Curdo che funziona come organismo di coordinamento. Sebbene si tratti di strutture basate sulla democrazia diretta, non è chiaro se anche l'economia sta subendo trasformazioni in una direzione più ugualitaria. Cioè non è chiaro se la democrazia diretta nella sfera politica sia stata estesa anche alla sfera economica. Inoltre, non è chiaro - e non è menzionato nei vari report - se nella Rojava ci siano stati dei passi verso la socializzazione o la collettivizzazione dei mezzi di produzione e della ricchezza, anche se si sa di redistribuzione delle terre. Nonostante ciò, la sperimentazione di consigli e di assemblee nella Rojava va avanti (pur in presenza di minacce interne da parte di partiti che vorrebbero istituire una struttura statalista). Ciò che anche è progressista e che va avanti è la liberazione delle donne, che è uno dei fronti avanzati delle iniziative nella Rojava.

Per difendere il territorio della Rojava sono state istituite nel 2011 le YPG, una struttura militare a milizie. All'interno di esse le donne svolgono un ruolo dirigente. Sono state le YPG le forze più efficienti nei combattimenti contro l'IS in Siria. Certo è che la milizie YPG hanno acquisito esperienza come combattenti in un breve lasso di tempo, dal momento che prima di essere impegnate nella difesa del territorio contro l'IS, le YPG hanno dovuto difendersi da elementi del FSA (con cui però sono ora alleate in chiave anti-IS), o da altri gruppi jihadisti e dall'esercito siriano.

Per tutto il 2013 ed agli inizi del 2014, le YPG hanno fatto arretrare l'IS allargando i confini della Rojava. Alla fine del settembre 2014, però, l'IS ha lanciato un'altra grande offensiva contro la Rojava, utilizzando non meno di 40 carri armati contro le YPG che invece non dispongono di sufficienti armi pesanti. Attualmente, le YPG stanno combattendo una grande battaglia contro l'IS per il controllo della strategica città di Kobani, dentro il territorio della Rojava. Con i recenti bombardamenti degli USA contro l'IS nella Rojava, l'IS ha spostato ancora altre forze sul fronte di Kobani.

Tuttavia, per gli USA, le YPG ed il PKK restano minacce al pari dell'IS. La ragione sta nel fatto che nonostante certi limiti, queste forze stanno dimostrando che la società può essere gestita dal popolo in un modo più democratico e potrebbe essere possibile mettere fine al capitalismo, allo Stato, al patriarcato ed al dominio di classe grazie alle lotte ed ai movimenti di massa. Ecco perché gli USA si rifiutano di fornire assistenza alle YPG ed al PKK. A riprova di ciò, gli USA e la Turchia hanno concesso ai combattenti dell'IS di attraversare liberamente il confine turco per attaccare il PKK e le YPG. Inoltre, la Turchia ha bloccato con la forza al confine tutti coloro, soprattutto Curdi, che volevano entrare per unirsi alla lotta contro l'IS, specialmente ora che Kobani è sotto minaccia. Aggiungiamo che ora gli USA sembrano intenzionati a spingere il KRG a lanciare un attacco contro il PKK e possibilmente contro le YPG, nonostante l'incombenza della minaccia dell'IS.

Conclusioni

E' evidente che l'IS è una forza reazionaria che non offre nessuna speranza per un futuro migliore per il Medio Oriente. L'IS vuole instaurare una dittatura e si mostra del tutto intollerante verso chiunque dissenta dalla sua politica. Dalle scelte degli USA, si coglie altrettanto chiaramente che non gli importa granché della democrazia o delle atrocità commesse dall'IS. Gli USA non sono interessati a che ci sia un Medio Oriente pacificato, libero ed uguale, dal momento che la sola cosa che sanno offrire è ancora più miseria per la classe lavoratrice della regione. Per la classe lavoratrice del Medio Oriente, solo le politiche e le iniziative messe in atto dal PKK e dalle YPG offrono - al momento - qualche prospettiva di un futuro migliore. Ecco perché, perversamente, gli USA vogliono distruggerle.

Shawn Hattingh

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

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author by Gianni Sartoripublication date Sat Oct 04, 2014 07:38author email alexvivo at libero dot itReport this post to the editors

Un punto fermo, la solidarietà alla resistenza curda;
ma anche un pro-memoria di qualche anno fa sulle politiche imperialiste statunitensi…

L’Iraq non è il Vietnam: è peggio! (Gianni Sartori gennaio 2007)

Un episodio fra tanti. Alla fine di ottobre 2005 l’aviazione statunitense informava di aver effettuato “bombardamenti di precisione contro postazioni di terroristi stranieri” sul villaggio di Betha, nel nord dell’Iraq. Quasi immediata la smentita dei medici dell’ospedale di Qaim che parlavano di circa quaranta morti civili tra cui alcune donne e dodici bambini: un massacro. E intanto i superstiti scavavano con le mani tra le macerie alla ricerca di altri corpi.
Avvenimenti del genere si contano ormai a centinaia nell’Iraq “liberato”.
Confermando una tendenza in atto da tempo, nelle guerre sono soprattutto i civili ad essere vittime indifese di eserciti e milizie. In Iraq in particolare sono sempre più ostaggio sia delle truppe di occupazione (che sembrano non fare distinzione tra obiettivi militari e popolazione civile) e dei gruppi armati (resistenti, guerriglieri, terroristi…o come si voglia chiamarli).
Proprio nel giorno dei bombardamenti di Betha (31 ottobre 2005) il Pentagono, su richiesta del parlamento statunitense, rendeva pubblico un rapporto che calcolava in 26.000 gli iracheni uccisi o feriti dalla guerriglia dal marzo 2003. Ma con l’accortezza di non fare distinzioni tra civili ed esponenti delle forze di sicurezza. E soprattutto non forniva indicazioni sulle vittime imputabili alle truppe di occupazione. Secondo l’organizzazione “Iraq body count” il numero dei civili uccisi sarebbe compreso tra 27mila e 30mila, il 37% dovuto al fuoco americano o inglese. Usa e Gran Bretagna sarebbero inoltre responsabili del ferimento di più di 40mila persone.
E’ opinione di molti osservatori che queste cifre rappresentino solo una parte del massacro in atto contro la popolazione irachena. Per ammissione dello stesso Pentagono “il dipartimento della difesa non mantiene un conteggio preciso delle vittime irachene”. L’ex sergente dei marines Jimmy Massey (dopo aver raccontato di aver preso parte alla sistematica uccisione di civili ai posti di blocco) ipotizzava addirittura che il totale dei morti potesse arrivare a centomila. “Ma – aggiungeva – molto probabilmente non lo sapremo mai con certezza” , perché rimane incalcolabile il numero dei corpi abbandonati lungo le strade o frettolosamente sepolti in fosse comuni.

Ovviamente sono più precisi i dati in merito ai caduti americani che da tempo hanno superato la soglia di duemila. Anche se l’amministrazione Usa continua a rassicurare i suoi cittadini insistendo sul fatto che il numero dei caduti (americani beninteso) è inferiore a quello del Vietnam, bisognerebbe calcolare anche le conseguenze future, traumi e malattie che perseguiteranno a lungo i reduci. Nella prima guerra del Golfo i caduti statunitensi furono poche centinaia, ma l’associazione dei reduci ha già denunciato più di ottomila decessi di ex militari che parteciparono alla “Tempesta”. Sono decine di migliaia coloro che in questi anni hanno accusato patologie dovute alle armi e munizioni in dotazione. Resta ora da vedere quali saranno gli effetti di uranio impoverito e fosforo bianco sui soldati inviati in Mesopotamia dal 2003. Per le popolazioni civili gli effetti sono invece già molto evidenti. Recentemente è tornato d’attualità uno degli avvenimenti più orrendi di questa guerra: l’attacco contro Falluja (la “città delle cento moschee” diventata la “Guernica irachena”) del novembre 2004, operazione denominata al Fajr (l’Alba).
Nel suo libro “Fuoco amico” Giuliana Sgrena denunciava l’uso di Mk77 (in pratica napalm) e di fosforo bianco, citando proprio un’intervista al marine Jimmy Massey. Riportava anche il racconto di alcuni sopravvissuti che, tornati alle loro case (tra le poche rimaste in piedi), avevano trovato le stanze ricoperte da una polverina bianca. Molti si sentirono male e alcuni cominciarono a sanguinare appena iniziarono a pulire. E adesso ai racconti degli scampati si aggiungono le immagini atroci di quei corpi mummificati (ma con gli abiti intatti), di quei volti straziati dalla sofferenza. Proprio la recente diffusione di queste immagini ha rilanciato con forza il dibattito sull’uso da parte dell’esercito statunitense di armi chimiche, in particolare del fosforo bianco.
Quest’ultimo era già tristemente noto per essere stato usato dagli Italiani in Etiopia, dai nazisti alleati di Franco nel bombardamento della città basca di Guernica (aprile 1937), dalla Raf britannica su Amburgo nel 1943, dagli Alleati su Dresda nel 1945, dagli Usa in Vietnam e da Ankara e Bagdad contro i curdi negli anni ottanta. Alle testimonianze di alcuni ex militari come Jeff Garret (“Ho sentito via radio l’ordine di usare il Willy Pete, nome del fosforo bianco”) si è aggiunto un documento del governo inglese in cui si afferma chiaramente che gli Usa “almeno in alcuni casi hanno usato armi chimiche”.
Il direttore del centro studi per i diritti umani di Falluja, il biologo Mohamad Tareq al-Deraji, lo aveva già denunciato al Parlamento di Strasburgo. Aveva detto:” Una pioggia di fuoco è scesa sulla città, la gente colpita da queste sostanze ha cominciato a bruciare; abbiamo trovato gente morta con strane ferite, i corpi bruciati e i vestiti intatti”. Successivamente, dopo le smentite dell’ambasciata americana che protestava per la trasmissione di “Rai News 24” (“Falluja, la strage nascosta”), altre prove si sono aggiunte.
Tre ufficiali statunitensi (un capitano, un sergente maggiore, un tenente) che avevano preso parte alla battaglia dell’8-20 novembre 2004, avevano inviato un memorandum agli Alti Comandi. Il testo venne poi pubblicato da Field Artillery (rivista dell’Artiglieria da campagna dell’esercito Usa) nel marzo 2005. Nel rapporto viene descritto l’uso del fosforo bianco contro obiettivi umani, per stanare gli insorti da trincee e cunicoli. Le azioni venivano denominate shake and bake (scuoti e cuoci). Il rapporto si conclude sottolineando come l’uso del fosforo bianco abbia avuto “effetti fisicamente e psicologicamente devastanti sugli insorti”. Anche un’altra rivista militare americana, Infantry Magazine, aveva riportato notizie in merito all’uso del fosforo bianco durante la battaglia di Erbil, nell’aprile del 2003.
Il fosforo bianco usato in grandi quantità andrebbe considerato “un’arma di distruzione di massa di tipo non convenzionale” secondo Domenico Leggiero, ex ispettore internazionale al controllo degli armamenti. E aggiunge:” Il residuato dell’esplosione di fosforo bianco è un pulviscolo impercettibile che si posa ovunque, entra nelle stanze…reagisce con l’ossigeno, attacca in modo violento soprattutto mucose, bocca e apparato respiratorio. Funziona come una bomba neutronica, uccide ciò che è vivo”. Risale al 1980 la “Convenzione sulla limitazione e divieto delle bombe incendiarie” delle Nazioni Unite e al 1997 un nuovo documento sulla “proibizione di sviluppo, produzione, stoccaggio e uso di armi chimiche e sulla loro distruzione”. Documenti che, ironia della Storia, fornirono agli Usa la giustificazione per invadere l’Iraq.
Gianni Sartori (gennaio 2007)

 
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