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Sul conflitto in corso tra il progetto coloniale sionista ed i lavoratori indigeni della Palestina

category mashrek / arabia / irak | imperialismo / guerra | opinione / analisi author Tuesday July 22, 2014 06:20author by Ilan Shalif - Anarchists Against the Wall; A-Infos; Ahdutauthor email ilan.shalif at gmail dot comauthor address Tel Aviv Report this post to the editors

Il grave conflitto tra l'elite capitalista israeliana al potere ed i lavoratori indigeni della Palestina a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane fa parte degli incessanti sforzi israeliani di evacuare i Palestinesi dalla loro terra oppure di esercitare una tale pressione da indurli a farlo volontariamente. [English]
Operazione "Margine Protettivo" il cui nome in ebraico traduce "Scogliera Poderosa"
Operazione "Margine Protettivo" il cui nome in ebraico traduce "Scogliera Poderosa"


Sul conflitto in corso tra il progetto coloniale sionista ed i lavoratori indigeni della Palestina*


Il grave conflitto tra l'elite capitalista israeliana al potere ed i lavoratori indigeni della Palestina a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane fa parte degli incessanti sforzi israeliani di evacuare i Palestinesi dalla loro terra oppure di esercitare una tale pressione da indurli a farlo volontariamente.

Questa pressione viene esercitata sia nei territori ancora in possesso dei palestinesi con cittadinanza israeliana sia più intensivamente nei territori occupati dopo la guerra del 1967 dove ancora risiedono i palestinesi e cioè principalmente nei territori annessi a Gerusalemme, nell'area C della Cisgiordania e nelle aree adiacenti al muro della separazione della Striscia di Gaza.

Il conflitto in corso

La ragione dell'esplosione di questo conflitto delle ultime settimane sta nella recente intensificazione della pressione internazionale esercitata su Israele perché si ritiri dai territori occupati nella guerra del 1967. La maggior parte degli sforzi israeliani va nella direzione di allentare questa pressione e di far saltare il recente accordo tra l'elite palestinese al governo in parte della Cisgiordania e l'elite di Hamas al governo della Striscia di Gaza.

Anni fa, allo scopo di allentare la pressione dei palestinesi ad uscire dai territori occupati nella guerra del 1967, Israele compì una sorta di ritirata, facendo evacuare i suoi coloni dalla Striscia di Gaza, spostando l'esercito e mettendo fine ad un suo controllo diretto sulla Striscia. In questo modo ne fece un gigantesco ghetto, di cui controllava tutto quello che usciva o entrava, nonché tutti i movimenti dei residenti. Come parte della sua strategia di "liberare" in parte la Striscia di Gaza, l'Israele evitò che la giurisdizione ed il governo sulla Striscia andasse alla Autorità Palestinese, per rendere possibile invece che il controllo fosse preso dai fondamentalisti separatisti di Hamas, che lo stesso Israele aveva sponsorizzato anni prima quale concorrente dell'elite palestinese al potere e con cui aveva firmato gli accordi di Oslo 20 anni fa.

Controllare i residenti ed il governo nella Striscia di Gaza, ma senza che si rendessero interamente liberi dall'egemonia israeliana, era il mezzo per proteggere gli sforzi israeliani nella presa della Cisgiordania.

Il reiterato rifiuto da parte di Israele, per molti anni, di siglare un trattato di non-aggressione (tahadia, o cessate-il-fuoco) con l'elite al potere di Hamas rivela il castello di pretesti e di menzogne da parte israeliana sulla "impossibilità di raggiungere un accordo con Hamas".

Quando il mutamento di regime in Egitto ha portato alla sconfitta dei Fratelli Musulmani, di cui Hamas è alleato, l'assedio su Gaza si è stretto ancora di più con la chiusura quasi totale delle vie di rifornimento in mezzi e fondi per il regime di Hamas. In preda alla disperazione, l'elite al potere di Hamas era giunta ad un accordo di tregua condizionata con l'elite al governo dell'Autorità Palestinese in Cisgiordania (i cui obiettivi non sono ancora stati coronati). Questo accordo si presentava come una minaccia per la strategia israeliana del divide-ed-impera che aveva funzionato per tanti anni e che giustificava in parte il rifiuto israeliano per un accordo di pace con l'Autorità Palestinese e per il ritiro dalla Cisgiordania occupata nella guerra del 1967.

Per far saltare questo accordo di tregua e di unità tra le divisioni interne all'elite palestinese, Israele ha lanciato un attacco contro Hamas - sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza - con la speranza di provocare e suscitare un duro scontro il cui esito sarebbe stato la restaurazione al potere di un Hamas indipendente ma indebolita e sottomessa... Ma il governo egiziano con a capo il generale Sisi, che era il primo responsabile del taglio dei rifornimenti alla Striscia di Gaza governata da Hamas, si è rifiutato di fare la sua parte a causa della sua ostilità verso i Fratelli Musulmani e di conseguenza verso Hamas ed ha fatto fallire questo tentativo.

La soluzione del conflitto è ancora lontana

I vertici di Israele ammettono di volere che il governo di Hamas su Gaza continui. Tuttavia, l'immediato rifiuto di Israele delle condizioni poste da Hamas per un cessate-il-fuoco - senza mettere fine all'occupazione - è la prova evidente dei reali motivi delle attuali ostilità aperte da Israele. Hamas stessa ammette pubblicamente che sarebbe d'accordo ad un cessate-il-fuoco di lunga durata, che è certamente meno dell'indipendeza (e le basterebbe ancora meno se fosse ristabilito un flusso sia pur minimo di rifornimenti di materiali e denaro). Ma gli Egiziani continuano a rifiutarsi di "entrare in partita".

Israele potrebbe consolidare un governo indipendente di Hamas sulla Striscia di Gaza - indipendente dalla Autorità Palestinese in Cisgiordania ed indipendente dalla cooperazione egiziana. Tuttavia, i sacrifici necessari sarebbero così pesanti ed i costi così grandi da indurre Israele a prendere tempo ed a rinviare la soluzione del conflitto incrementando la pressione sulla elite di Hamas, cercando nel mentre di esercitare in segretezza pressioni politiche sull'Egitto per convincerli ad avere un ruolo dietro le quinte, nella speranza di giungere ad un accordo più favorevole e vantaggioso.

Ilan Shalif

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali


Vedi anche il documento politico dei comunisti anarchici di Ahdut (Unità) sulla lotta dei palestinesi: http://www.anarkismo.net/article/27038


* Lo Stato di Israele venne costituito dalla elite nazional-socialista, che ha poi dominato il progetto coloniale sionista in Palestina. Erano d'accordo le potenze imperialiste a cui serviva uno stato israeliano in cui forzare l'ascesa di una elite capitalista. La quale, sussidiata dall'elite nazional-socialista in cui si era integrata parte della vecchia elite, è entrata a far parte del sistema capitalista mondiale, controllando Israele negli ultimi 37 anni, da quando è andata al potere nel 1977.

L'elite capitalista israeliana continua a portare avanti il progetto coloniale sionista che le permette di sfruttare le masse lavoratrici israeliane e quelle palestinesi nelle aree occupate nel 1967 (compresa la Striscia di Gaza), mentre si propone come un partner in ascesa nel sistema imperialista mondiale. Oltre all'occupazione delle terre palestinesi ed alle pressioni perché i palestinesi se ne vadano, i territori occupati forniscono salariati in condizioni di schiavitù e costituiscono mercati protetti nonché fonte di risorse naturali.

Anarchists Against the Wall: http://awalls.org
Ahdut: http://unityispa.wordpress.com/

Related Link: http://ilanisagainstwalls.blogspot.com
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