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L'anarchismo in tempo di guerra civile

category russia / ucraina / bielorussia | la sinistra | opinione / analisi author Sunday May 18, 2014 14:45author by Antti Rautiainen Report this post to the editors

I fatti della Casa dei Sindacati a Odessa sono una tragedia ed è possibile che tra coloro che vi hanno trovato la morte ci fossero anche persone che non c'entravano nulla con l'accendersi della violenza. Chi ha tirato le molotov contro l'edificio avrebbe dovuto sapere quali potevano essere le conseguenze, anche se l'incendio non era dovuto solo alle molotov. [English]
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L'anarchismo in tempo di guerra civile


Venerdì 2 maggio, la Casa dei Sindacati di Odessa è andata a fuoco. Almeno 42 persone hanno perso la vita durante gli scontri in città, per lo più in combattimenti strada per strada. Un eccellente resoconto in russo di un testimone oculare lo trovate qui.

La situazione è precipitata quando combattenti filo-russi AntiMaidan hanno attaccato una manifestazione organizzata da tifosi di calcio nazionalisti. Questo attacco è stato letale, ma i filo-russi sono stati presto sopraffatti. Si sono ritirati nella loro tendopoli di protesta nel campo di Kulikovo, ma sono stati inseguiti dai manifestanti filo-Kiev i quali hanno dato fuoco alle tende. A quel punto i filo-russi si sono rifugiati nella Casa dei Sindacati, che ha preso rapidamente fuoco. Le fiamme che si diffondono sono visibili in questo video. Al minuto 2, si può vedere una fiamma al di là di una finestra chiusa, rendendo plausibile pensare che parte dell'incendio sia iniziato all'interno dell'edificio. Ad esempio, a causa della miscela per fabbricare le molotov usate da entrambe le parti nel corso degli scontri. Tuttavia, si vedono anche i nazionalisti filo-ucraini lanciare le molotov, rendendosi così parzialmente responsabili per l'incendio.

Non vi sono certezze se il nucleo interno ai filo-russi che hanno attaccato la manifestazione con armi da fuoco fosse composto da provocatori giunti da fuori. Ma certamente, nella Casa dei Sindacati c'erano persone che non avevano nulla a che fare con l'attacco. In alcune fotografie, si vede la polizia che protegge il nucleo interno degli aggressori. Oppure la si vede del tutto passiva durante l'incendio senza interferire con quanto stava succedendo. Anche se la polizia non era coinvolta nelle aggressioni, si è comunque comportata in modo del tutto non professionale.

Durante il weekend, truppe del governo centrale e "federalisti" locali hanno scatenato gli scontri nella città di Kramatorsk nell'Ucraina orientale. Il che significa che quello che sta accadendo in Ucraina può già essere considerata guerra civile. Nelle prossime settimane vedremo quanto lo stato di guerra possa ampliarsi e se ci saranno interferenze da parte della Russia.

Conosco bene la situazione russa avendo vissuto per 12 anni a Mosca, ma non conosco altrettanto bene la situazione ucraina. Ho visitato l'Ucraina 3 volte nel corso di un anno e mi sono reso conto della concreta possibilità di uno scenario da guerra civile. Le mie conoscenze in Ucraina erano del tutto sicuri che non sarebbe successo niente del genere e che con tutte le differenze tra Ucraina occidentale ed Ucraina orientale, nessuno era pronto ad uccidere in base a questo. La convinzione era che l'Ucraina non avrebbe fatto la fine della Yugoslavia: questi erano i sentimenti di persone residenti di qua e di là del Dnieper, di lingua ucraina o russa. Ma il racconto dei propri amici può indurre a sottostimare i fatti, impedendo di cogliere i meccanismi che creano l'odio su più ampia scala.

La guerra non ha bisogno che le persone si odino tra di loro, sono più che sufficienti le cause geopolitiche insieme a quelle economiche. Ed in Ucraina gli interessi geopolitici sono ben più ampi di quelli in campo nella allora Yugoslavia. Se qualcuno vuole alimentare l'odio etnico o la guerra, basta una piccola provocazione su base etnica. Qualche violenza, magari delle uccisioni e sequestri di bambini ed avrete tutti pronti allo scontro. Questo è quanto sta succedendo in Ucraina, come già successo in molti altri posti.

Al momento, la "sinistra" occidentale sembra alquanto all'oscuro degli eventi. Questo dipende dal fatto che la "sinistra", in termini ampi, non è un concetto molto utile nella ex-Unione Sovietica, dato che può essere usato per nominare tanto i socialdemocratici che gli anarchici e gli stalinisti filo-Putin. Personalmente preferisco usare le virgolette. Mi ritrovo con gli anarchici e non con la "sinistra", dal momento che gli anarchici sono l'unica forza politica in Russia che unisce l'etica dell'opposizione al razzismo, al sessismo ed all'omofobia all'etica dell'uguaglianza sociale. Fino a pochissimo tempo fa non c'era in Russia nessuna "nuova sinistra" alla occidentale, salvo un pugno di trotzkysti.

Una scissione della "sinistra" ucraina è del tutto prevedibile e persino necessaria. A Kharkiv l'organizzazione stalinista e militarizzata "Borotba" (che vuol dire Lotta) si è sempre opposta agli anarchici. In questa regione della ex-Unione Sovietica, il 99.9% della "sinistra" starà sempre dalla parte dell'imperialismo per "stare dalla parte del popolo". E' tempo che gli anarchici rifiutino l'etichetta di "sinistra". Non abbiamo niente in comune con questa gente.

Ma anche gli anarchici possono essere facilmente manipolati per certe parole d'ordine come "auto-organizzazione" e "democrazia diretta". Per esempio, Boris Kagarlitsky, un intellettuale russo ben noto alla "sinistra" occidentale e frequentatore di Social Forum Mondiali, si è fatto un nome in occidente usando proprio queste parole d'ordine.

Presumibilmente, gli anarchici ucraini e quelli russi non potevano prevedere gli sviluppi che hanno portato alla guerra civile. Su Maidan se ne è discusso solo dal punto di vista di qualcosa migliore rispetto al regime di Yanukovich. Nessuno si aspettava che la Russia avrebbe reagito alla vittoria di Maidan con una voluta escalation del conflitto, che avrebbe presumibilmente portato alla guerra civile.

Se la Russia gestisce la macchina della propaganda e dei rifornimenti di armi, i paesi occidentali non fanno di meglio, dato che riconoscono gli interessi del nuovo governo di Kiev e presentano il movimento in Ucraina orientale come dei burattini nelle mani dei Russi. L'ala armata dei "federalisti" sono senz'altro burattini del Cremlino, ma se non ci fossero state manifestazioni di diffuso malcontento contro il nuovo regime di Kiev, questa ala armata non sarebbe emersa.

Non credo che la guerra civile sia tra gli obiettivi del Cremlino. Prima di tutto, la Russia voleva destabilizzare al massimo l'Ucraina al fine di mettere Kiev nelle condizioni di non poter tentare di riprendere il controllo sulla Crimea. Ora la situazione è fuori controllo anche per il Cremlino, che aveva promesso ai "federalisti" di inviare truppe regolari di sostegno in Ucraina.

Il governo di Kiev ha lanciato così tanti "ultimatum definitivi" che nessuno se li ricorda più, ed ha annunciato a parole così tante "operazioni anti-terrorismo" da rendere credibile che non dispone di truppe pronte allo scontro. In alcuni casi le truppe governative hanno fatto sul serio, ma con esiti tragicomici. Per cui, il governo si rende conto che una degenerazione verso una guerra civile è ancora possibile. Ma al tempo stesso ci si rende conto che una guerra può servire a disciplinare la società ed a stabilizzare il nuovo ordine fino al punto che ogni promessa fatta al movimento Maidan verrebbe del tutto dimenticata. Col tempo, entrambe le fazioni sono giunte alla conclusione che una guerra vera e propria potrebbe essere necessaria per i loro interessi, anche se nessuno lo aveva pianificato in precedenza.

Disaccordi all'interno del movimento anarchico

Nel corso degli eventi, sia in Russia che in Ucraina, il movimento anarchico si è diviso in 3 diverse componenti. Una prima componente si è dedicata alla produzione di comunicati via internet contro entrambe le parti in conflitto. Per questi anarchici, starsene fuori da ogni processo sociale è una questione di principio, limitandosi a seguire e commentare quello che succede. Per loro lo scopo non è quello di partecipare alle proteste sociali, dato che preferiscono non sporcarsi le mani. Per cui, dato che ogni processo sociale viene innescato dai disgustosi liberali o dagli odiati nazionalisti o dai terribili stalinisti, oppure da tutti e tre insieme o ancora da altre componenti non gradite, questi anarchici non possono mai partecipare a niente e l'unica alternativa che hanno è quella di starsene a casa a postare comunicati su internet su quello che succede di male in peggio. E poi nella maggior parte dei casi i loro comunicati sono pleonastici, banali.

Una seconda componente sono quelli che si eccitavano per l'estetica dello scontro e per la violenza anti-polizia a Kiev, senza mai chiedersi chi fossero gli autori di quelle violenze ed a chi giovassero. Certi antifascisti si sono spinti fino a difendere "l'unità nazionale" a Maidan, minacciando alcuni anarchici di Kiev per le loro critiche a Maidan e per il loro rifiuto a prendervi parte. La maggior parte degli anarchici di questa componente sono solo dei fans della violenza anti-polizia senza alcuna consistenza teorica, vogliono dare a Maidan un immaginario sapore anti-autoritario paragonando l'assemblea generale di Maidan ("Veche") con i consigli rivoluzionari sorti durante le rivoluzioni del 20° secolo. Fondano questa pretesa sulle rivendicazioni sociali che occasionalmente si sono affacciate a Maidan, dimenticando che tali richieste sono rimaste sempre ai margini tra gli obiettivi nell'agenda di Maidan.

Una di queste richieste marginali era la proposta che gli oligarchi pagassero un decimo del loro reddito in tasse, in perfetta sintonia con quanto chiedeva il populismo nazionalista. Comunque, le rivendicazioni di Maidan a Kiev erano ben lungi dal chiedere la restituzione alla società dei miliardi rubati dagli oligarchi. A Vinnytsa e Zhitomir, ci sono stati tentativi di espropriare fabbriche di proprietà tedesca, ma questo è l'unico caso di lotta che esula dal contesto nazional-liberale di cui sia venuto a conoscenza.

In ogni caso, il problema principale di Maidan non era la mancanza di obiettivi sociali e della democrazia diretta, bensì il fatto che questi non venivano sollevati nemmeno dalle stesse persone in piazza. Anche se tutti continuavano a ripetere che non volevano un'altra "rivoluzione arancione" come quella del 2004 e nemmeno un ritorno di Yulia Timoshenko, alla fine della giostra a guidare i sondaggi c'erano l'industriale della cioccolata Poroshenko e Vitaly Klitchko. Questa era la scelta che le persone fecevano mano a mano che si dimostravano stanchi dell'opzione rivoluzionaria proposta dagli estremisti nazionalisti di destra. Oggi, le persone vogliono ritornare alla "vita normale", alla vita prima di Yanukovich, e non sono pronte a fare i sacrifici necessari per ulteriori sviluppi rivoluzionari. La democrazia rappresentativa è davvero come un'idra, se ne tagli una testa, ne cresceranno 2 al posto di quella.

Comunque, nessuna delle paure del "colpo di stato fascista" si è materializzata. I fascisti hanno guadagnato molto in potere reale ed in Ucraina il loro ruolo storico sarà ancora quello di truppe d'assalto delle riforme liberiste richieste dal FMI e dalla UE — cioè tagli alle pensioni ed un aumento di 5 volte dei prezzi al consumo del gas, fra gli altri. Il fascismo in Ucraina ha una forte tradizione, ma non è in grado di imporre i suoi obiettivi nell'ondata rivoluzionaria. E' molto probabile che il partito Svoboda giungerà al discredito totale presso i suoi stessi elettori.

Ma qualsiasi tentativo di intervenire, anarchici compresi, avrebbe lo stesso destino — cioè quello di restare ai margini in barba a tutti gli sforzi. Durante le proteste, gli anarchici e la "sinistra" guardavano alla Destra con invidia, ma alla fine tutta la visibilità e la notorietà per cui avevano pagato a caro prezzo, non sono bastati alla Destra per conquistare una qualche reale influenza..

Se gli anarchici di Kiev avessero assunto una posizione da "osservatori neutrali" dopo che Yanukovich aveva ordinato di sparare sui manifestanti, si sarebbero completamente screditati. Se dopo gli spari, la classe lavoratrice o più esattamente "la gente", cioè la classe lavoratrice più gli strati più bassi della borghesia, non fossero riusciti a rovesciare Yanukovich, la società ucraina sarebbe caduta in un sonno letargico come quello in cui sono cadute le società russa e bielorussa. Ovviamente, dopo il massacro non vi era altra scelta disponibile che rovesciare il potere, indipendentemente da chi sarebbe venuto dopo. Gli anarchici di Kiev non erano in grado di influenzare la situazione, ma non hanno mai preso in considerazione l'opzione di starsene ai margini.

E infine, veniamo alla terza posizione assunta dagli anarchici, quella "centrista" posta tra l'azione per l'azione senza cervello ed i comunicati "neutrali" su internet. Il campo degli anarchici realisti aveva compreso che anche se le proteste di Maidan peccavano della mancanza di un programma significativamente positivo, bisognava fare qualcosa o il futuro sarebbe stato terribile.

I limiti dell'intervento

A Kiev, gli anarchici hanno preso parte a diverse iniziative importanti durante l'ondata rivoluzionaria — prima di tutto l'occupazione del ministero dell'istruzione e poi il raid contro l'ufficio immigrazione locale fatto dal gruppo No Border, alla ricerca della prova dell'illegale cooperazione con i servizi di sicurezza di paesi stranieri. Ma l'intervento anarchico più di successo è stato quello a Kharkiv, dove Maidan era relativalemte debole e meno influenzato dal nazionalismo.

Eppure, anche questa posizione centrista pone dei problemi. Uno è quello che si rischia di aiutare non volendo le forze sbagliate a conquistare il potere anche screditando le proteste radicali. Un secondo problema è che si potrebbe finire per combattere una battaglia che non è la nostra. Quando AntiMaidan ha attaccato Maidan nel centro di Kharkiv, il suo nemico immaginario non erano certo gli anarchici, ma la NATO, la UE o i fascisti dell'Ucraina occidentale. Dal momento che gli anarchici facevano parte di Maidan, sarebbe stato da codardi disertare una volta che lo scontro era iniziato. Così gli anarchici sono finiti a lottare fianco a fianco con i liberali ed i fascisti. Con questo non intendo criticare gli anarchici di Kharkiv, dopo tutto loro hanno fatto, forse, il più serio tentativo fra tutti gli anarchici ucraini di influenzare il corso degli eventi, ma non era proprio quella la battaglia che volevano fare e non erano proprio quelli gli alleati che volevano.

E quindi, giunge il momento in cui la diserzione diventa un imperativo ed è quando inizia la guerra civile. Ora come ora, è ancora troppo presto per fare una valutazione finale sui tentativi degli anarchici di influenzare Maidan, ma dopo l'inizio della guerra civile, Maidan non avrà più nessun ruolo. D'ora in poi, l'assemblea si trasformerà gradualmente in un esercito ed le armi da fuoco sostituiranno le molotov. La disciplina militare prenderà il posto dell'organizzazione spontanea.

Alcuni militanti dell'organizzazione ucraina Borotba (Lotta) e del Fronte di Sinistra Russo sostengono che stanno cercando di fare le stesse cose che hanno fatto gli anarchici a Maidan, cioè manifestare dal basso per obiettivi sociali. Ma AntiMaidan non ha vere strutture di democrazia diretta e nemmeno forme distorte di democrazia. Ha rapidamente assunto il modello delle organizzazioni gerarchiche e militari. La dirigenza di AntiMaidan è composta da ex-poliziotti e riservisti. Non tenta nemmeno di esecitare la sua influenza tramite le masse, preferendo ricorrere alla forza militare ed al potere delle armi. Il che ha perfettamente senso, considerando che secondo un recente sondaggio, anche nell'area più filo-"federalista" di Lugansk, appena il 24% della popolazione è a favore di una presa armata delle strutture governative. Cioè, AntiMaidan non può contare su una vittoria tramite manifestazioni di massa.

Se nella sua essenza, Maidan era una protesta medio-liberalborghese e nazionalista, sostenuta da una parte della borghesia, AntiMaidan è invece pura tendenza contro-rivoluzionaria. Naturalmente, AntiMaidan ha il suo livello di base. Si potrebbe pensare qui ad un intervento, ma significherebbe unirsi a sostenitori di un approccio sovietico ed imperialista. Il Partito Comunista della Federazione Russa, Borotba, il Fronte di Sinistra Russo e Boris Kagarlitsky sono entrati tutti nel campo sciovinista sovietico. Intervenire in Maidan aveva senso solo finchè il nemico erano le forze di polizia della Berkut ed i teppisti a pagamento. Quando gli oppositori diventano i malguidati membri di AntiMaidan, non ha più senso combattere nelle strade.

Quando si guarda ad entrambi i lati del conflitto si può notare una tendenza pericolosa, con cui ogni anarchico ed ogni anti-autoritario dovrà fare i conti nel futuro: il recupero della retorica e della terminologia anti-autoritaria ad uso delle ideologie gerarchiche. Da una parte, gli "autonomi nazionalisti" che hanno avuto simpatie tra molti anarchici, e dall'altra intellettuali come Boris Kagarlitsky. Entrambi caratterizzano fazioni belligeranti che si attribuiscono parole d'ordine come "democrazia diretta" ed "auto-organizzazione." Ma nella realtà, questi aspetti compaiono in forma distorta o niente affatto. Quando due diversi correnti di nazionalismo si stanno "auto-organizzando" allo scopo di eliminarsi l'un l'altro, non c'è nulla da celebrare. In seguito agli eventi ucraini, è chiaro che agli anarchici corre l'obbligo di spiegare al mondo la differenza tra "auto-organizzazione" tra virgolette ed auto-organizzazione senza virgolette.

In base ad un sondaggio, nell'intera Ucraina orientale, solo il 12% della popolazione sostiene le azioni armate dei "federalisti'", mentre per il governo di Kiev è a favore il 30%. Il restante 58% non appoggia nessuno e, in condizioni di guerra civile, è questa la maggioranza su cui dovremmo contare. Dovremmo incoraggiare la diserzione e l'evitazione del conflitto. In qualsiasi altra condizione, e se gli anarchici avessero più influenza, potremmo costituire formazioni indipendenti contro le due fazioni in guerra.

I civili disarmati hanno impedito un bagno di sangue in parecchie località giusto ponendosi tra le truppe a mo' di scudi umani. Senza questo tipo di disobbedienza civile, avremmo già avuto una guerra su ampia scala. Dovremmo sostenere questo movimento e cercare di dirigerlo contemporaneamente sia contro i "federalisti" che contro le truppe governative.

Nel caso la Russia reagisse sia occupando parti dell'Ucraina orientale che l'intero paese, potremmo prendere esempio dai partigiani francesi ed italiani nella Seconda Guerra Mondiale. In condizioni simili, il nemico principale diventa l'esercito occupante, che si inimicherà l'intera popolazione molto rapidamente. Ma è anche necessario mantenere la massima distanza dagli elementi nazionalisti della resistenza, dal momento che ogni alleanza con loro allontanerebbe gli anarchici dal realizzare il loro programma all'interno della resistenza.

I fatti della Casa dei Sindacati a Odessa sono una tragedia ed è possibile che tra coloro che vi hanno trovato la morte ci fossero anche persone che non c'entravano nulla con l'accendersi della violenza. Chi ha tirato le molotov contro l'edificio avrebbe dovuto sapere quali potevano essere le conseguenze, anche se l'incendio non era dovuto solo alle molotov.

In caso di guerra civile, queste morti sono di pessimo auspicio. Non c'è dubbio che da entrambe le parti la maggioranza voglia solo una vita migliore per sè e per la patria e che molti odino con la stessa identica forza tanto i governi che gli oligarchi. Più muore gente innocente, più cresce la pressione a schierarsi con una delle fazioni in guerra. Noi dobbiamo lottare contro questa pressione.

Se a volte può capitare che valga la pena ingoiare i gas lacrimogeni o assaggiare i manganelli della polizia per una rivoluzione borghese, non ha invece alcun senso morire in una guerra civile tra due fronti ugualmente borghesi e nazionalisti. Non sarebbe un'altra Maidan ma qualcosa di completamente differente. Nemmeno una goccia di sangue anarchico o d'altro dovrebbe essere versata per questa scelleratezza.

Antti Rautiainen

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

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