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2o Comunicato del Movimento degli Allegados in Lotta (MAL)

category bolivia / perù / ecuador / cile | lotte sul territorio | comunicato stampa author Tuesday March 21, 2006 23:20author by Movimiento de Allegados en Luchaauthor email pobladoressincasa at gmail dot com Report this post to the editors

Facciamo parte di quelle 18.000 famiglie che esistono a Peñalolén. Abitiamo in condizioni affollati con le nostre famiglie, oppure affittiamo precariamente dei tuguri, subendo l'umiliazione di non avere una propria casa.


Santiago, lunedì 15 marzo 2006

2o Comunicato del Movimento degli Allegados in Lotta (MAL)

Alla luce degli eventi di quest'ultimi giorni , quando gli abitanti organizzati hanno occupato alcune terreni nei pressi del quartiere popolare di Esperanza Andina a Peñalolén, e per poter chiarificare e smentire i commenti fatti dalla stampa al riguardo, il Movimiento de Allegados en Lucha dichiara:
  1. Facciamo parte di quelle 18.000 famiglie che esistono a Peñalolén. Abitiamo in condizioni affollati con le nostre famiglie, oppure affittiamo precariamente dei tuguri, subendo l'umiliazione di non avere una propria casa. Oggi il valore della terra qui è talmente alto che siamo costretti ad abbandonare Peñalolén se vogliamo una nostra casa. Guardiamo mentre si costruiscono case di lusso e giardini per i ricchi, però noi dobbiamo migrare in periferia dove non c'è lavoro, non ci sono servizi come le ospedali, le scuole ecc.
  2. Siamo organizzati in diversi comitati di allegados*. In questi ultimi due anni, abbiamo fatto tutto quello che ci era legalmente possibile fare in cerca di una soluzione per la questione della casa attraverso i programmi governativi; siamo iscritti alla SERVIU (l'agenzia cilena per la casa) e abbiamo i nostri libretti di contribuzione per la casa. Abbiamo assistito a innumerevoli riunioni con le varie autorità, tra cui il sindaco di Peñalolén, Claudio Orrego, il direttore del SERVIU, Ricardo Trincado, e il Ministro per la Casa, Sonia Tschorne, ricevendo ogni volta solo delle promesse, bugie e inganno. Abbiamo ricevuto da loro degli impegni verbali e scritti, nessuno dei quali è stato osservato. Ma non solo le autorità non ci hanno aiutato, hanno addirittura sviluppato una politica destruttiva di attacarci, tendando di delegittimare e indebolire la nostra organizzazione.
  3. Nessuno occupa la terra per semplice piacere o per capriccio, ma la situazione di molti di noi è diventata insostenibile. Avendo esaurito ogni strada legale trovando ogni volta l'indifferenza, abbiamo deciso di agire in questo modo solo come ultima misura, nella ricerca per una soluzione definitiva alla nostra principale rivendicazione: una casa degna a Peñalolén.
  4. E' ASSOLUTAMENTE FALSO che noi avevamo intenzione di occupare le case destinate agli ex abitanti del terreno meglio conosciuto sotto il nome Toma de Peñalolén, come è stato ripetutamente detto nei media e dal ministro degli interni, Andres Zaldívar, e dal Governatore metropolitano, Victor Barrueto. Si tratta di una menzogna cattiva, inaccettabile e malintenzionata che cerca solamente di generare contestazione e divisione tra i lavoratori senza casa. Dichiariamo il nostro profondo rifiuto di quello che noi consideriamo un montaggio, una manovra concertata tra Governo, Municipalità e Carabinieri cileni insieme a alcuni elementi della stampa. Ci appelliamo all'opinione pubblica perché non si dia alcuna credenza a tale menzogna, e ci appelliamo ai residenti perché riflettano su chi mente e chi dice la verità. la nostra organizzazione praticherà sempre la solidarietà tra i poveri e la difesa del diritto umano a una casa degna.
  5. LA NOSTRA NON E' UNA ORGANIZZAZIONE VIOLENTE, né pratichiamo o legittimiamo la violenza: vogliamo semplicemente una casa. Che noi ci organizziamo e siamo disponibili alla lotta per quello che consideriamo giusto, non può essere una giustificazione per accusarci di essere violenti o estremisti. Dall'altra parte, l'atteggiamento del Governo e dei Carabinieri invece può certamente essere descritta come estremamente violento. Con gran dispiego di uomini della polizia e militare, con elicotteri, furgoni blindati, cannone ad acqua e centinaia di truppe speciali, ci hanno dato assedio e hanno attaccato un'intera popolazione per oltre tre giorni (cosa che ci ricorda tristemente i tempi della dittatura militare). Senza alcun tentativo al dialogo e senza alcun preavviso, senza pensiero per la presenza di bambini, donne incinte e i malati, i Carabinieri hanno bombardato la popolazione di Esperanza Andina con i lacrimogeni, hanno spianato le case e hanno arrestato i residenti in modo arbitrario.
  6. Infine, vogliamo rispondere alle dichiarazioni del nuovo governo guidato dal Presidente Michelle Bachelet, dicendo che è aperto al dialogo con i cittadini e che nessun cileno sarà privato dei suoi bisogni primari. Di quale dialogo parlono, quando nessuna autorità si è presentata da noi o ha manifestato l'intenzione di parlare con noi? Di quale riguardo per i poveri parlono, quando l'unica risposta che abbiamo avuto è stata la repressione e la violenza poliziesca, con menzogne e i montaggi mediatici? Che cosa devono fare le persone per farsi sentire da questi governi così "sensibili" ai problemi e alle richieste dei cittadini? Che cosa ci possiamo aspettare in questi prossimi quattro anni, quando già nei primi giorni del governo la Bachelet si dimostra insensibile al dramma della vita nel vero Cile, e quando preferisce sorridere, ballare e cantare per le telecamere mentre le persone, i cui voti erano così importante nella campagna, vengono circondate e costrette a respirare i gas velenosi, solo perché insistono nel voler un semplice pezzetto di terra dove vivere, lavorare e sognare una vita migliore?
Nonostante tutti gli ostacoli, e lungi dall'essere scoraggiati dalla repressione alla quale siamo stati soggetti, siamo decisi a continuare con la lotta per quello che merita qualsiasi essere umane: una casa degna per la propria famiglia. Sappiamo che, al contrario di quanto dicono le autorità tramite le loro minacce, che i poveri possono ottenere i loro obiettivi solo se lottano, fatto ampiamente illustrato dalla stessa storia del nostro comune: gli abitanti di Esperanza Andina, e anche quelli che fra poco si trasferiranno dalla Toma de Peñalolén alle nuove abitazioni, hanno sempre dovuto organizzarsi, di fondere la loro rabbia, la loro decisione e le loro paure, e prendere da soli la terra. Non è vero che chi lotta non ottiene niente!

A tutti coloro che credono nella giustezza della nostra causa, facciamo appello perché dimostrino la loro solidaietà con la nostra lotta. Per noi, che abbiamo tanto sofferto le umiliazioni e che abbiamo tanto bisogno, l'unica cosa che possediamo veramente è la nostra dignità, la nostra arma migliore e qualcosa che non perderemo mai. E' qualcosa che ci dà la motivazione di proseguire lungo questa strada con la speranza nei nostri cuori, in modo da raggiungere il nostro sogno - una propria casa...

NELLA LOTTA PER UNA VITA E UNA CASA DEGNE, NON UN PASSO INDIETRO!
MAI PIù ALLEGADOS!

MOVIMIENTO DE ALLEGADOS EN LUCHA
PEÑALOLÉN

Traduzione di Anarkismo.net


* Allegados : coloro che sono costretti a condividere una casa con più famiglie, generalmente parenti.

 

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Verso lo sciopero generale e sociale nel mondo del lavoro, nei territori, nelle piazze

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