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L'intervento militare e la rivoluzione siriana

category mashrek / arabia / irak | imperialismo / guerra | altra stampa libertaria author Thursday August 29, 2013 15:39author by Darth Nader Report this post to the editors

La rivoluzione siriana era una rivoluzione iniziata come lotta per l'autodeterminazione. Il popolo siriano chiedeva di poter determinare il proprio destino. E, per più di 2 anni, contro ogni previsione e a fronte di repressioni di massa e distruzioni da parte del regime di Assad, questa lotta è proseguita. [English]


L'intervento militare e la rivoluzione siriana


La rivoluzione siriana era una rivoluzione iniziata come lotta per l'autodeterminazione. Il popolo siriano chiedeva di poter determinare il proprio destino. E, per più di 2 anni, contro ogni previsione e a fronte di repressioni di massa e distruzioni da parte del regime di Assad, questa lotta è proseguita.

Durante il processo rivoluzionario, sono apparsi sulla scena molti altri attori ostili alla lotta per l'autodeterminazione. L'Iran e le sue milizie, col sostegno della Russia, sono venute in soccorso del regime, per far sì che il popolo siriano non si conquistasse questo suo diritto. I jihadisti dello Stato Islamico dell'Iraq e della Falsità insieme ad altri, fingendo di “combattere il regime di Assad”, hanno anch'essi lavorato contro questo diritto. E lo stesso vale ora per l'intervento occidentale.

Qualcuno potrebbe dire che la situazione è del tutto cambiata, che non c'è più nessuna lotta per l'autodeterminazione, ma che si tratta più semplicemente di mettere fine alle uccisioni. Questa non è una posizione condivisibile. Se si trattasse solo di mettere fine alle uccisioni, sarebbe bastato sostenere i jihadisti quando sono comparsi sulla scena, perchè nessuno può negare che essi erano i meglio armati ed equipaggiati ed in grado di sfidare il regime di Assad. Ma molti siriani non lo hanno fatto, perchè si sapeva che nonostante la loro capacità di sfidare il regime, i jihadisti non avevano gli stessi fini del popolo siriano. Loro volevano solo controllare il popolo siriano e soffocarne la capacità di determinare il proprio destino. In ragione di ciò, essi erano dei controrivoluzionari, anche se lottavano contro il regime.

Ed ora, di fronte alla possibilità di un intervento occidentale in Siria, occorre mantenere la stessa posizione. Molti potrebbero obiettare che si tratta di una scelta ideologica mentre invece bisognerebbe concentrarsi sulla necessità di mettere fine ai massacri; ma costoro ignorano che, anche in termini pragmatici e pur seguendo la loro linea di ragionamento, questa argomentazione non avrebbe nessun effetto, dopo che gli USA hanno ripetuto con insistenza che “sarebbero solo azioni punitive” e che “non intendono far cadere il regime”. Che indicazione si può ricavare dal fatto che l'intervento non intende fermare i massacri, nè "risolvere" la crisi siriana?

Lasciamo perdere la questione delle sovranità. Ormai la Siria è diventata la terra di tutti tranne che dei siriani. Il mito della sovranità siriana non serve per opporsi all'intervento occidentale. E nemmeno alla prospettiva della distruzione del paese, dal momento che la Siria è già stata distrutta dal suo criminale regime. Bisogna opporsi all'intervento occidentale perché è diretto contro la lotta per l'autodeterminazione, cioè contro la rivoluzione siriana.

Assad ha usato armi chimiche. Non ci sono dubbi. E lo si sarebbe potuto evitare se la resistenza siriana avesse avuto davvero quelle armi che avrebbero potuto modificare gli equilibri militari nello scontro con il regime. Ma le potenze estere se ne sono state con le mani in mano, non volendo né una vittoria di Assad né una vittoria della resistenza. Hanno dichiarato che non potevano dare armi al popolo siriano perchè non sapevano in quali mani sarebbero finite. Temevano che sarebbero magari finite nelle mani di quei siriani che volevano determinare il loro destino, un destino sgradito agli interessi di queste potenze!

E ora il cerchio si è chiuso. Nessuno ha voluto dare le armi alla resistenza siriana, che è stata massacrata dal regime o costretta a subire le infiltrazioni jihadiste. Così Assad ha usato le armi chimiche contro i siriani, e l'Occidente intende rispondere dando ad Assad una lezione, una reazione che mette in chiaro il fatto che i siriani non hanno alcuna voce sul loro futuro. Il regime probabilmente sopravviverà a qualsiasi intervento “punitivo” da parte dell'Occidente, ed anche i massacri, probabilmente, non si fermeranno.

Eppure, nonostante tutto questo, la rivoluzione siriana che porta nel suo cuore la lotta del popolo siriano per la liberazione e la determinazione del proprio destino, continuerà a vivere.

Darth Nader

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.


Darth Nader è un giornalista/scrittore anarchico arabo, antifascista, antiorientalista e dissidente internazionalista. E' cresciuto a Beirut ma Homs è la sua casa.

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