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La conquista del pane, una sfida d'attualità!

category internazionale | ambiente | opinione / analisi author Tuesday March 26, 2013 18:38author by Johann, liaison Jura - Coordination des Groupes Anarchistes Report this post to the editors

Da rivoluzionari noi aspiriamo ad una società che garantisca il benessere di tutte e di tutti. Il soddisfacimento dei bisogni fondamentali è indispensabile e per questo dobbiamo valutare quello che abbiamo oggi nella società capitalistica, ma anche quali lotte sviluppare per migliorare i rapporti di forza a nostro favore e dare impulso all'emergere del comunismo libertario. [Français]

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La conquista del pane, una sfida d'attualità!


Da rivoluzionari noi aspiriamo ad una società che garantisca il benessere di tutte e di tutti. Il soddisfacimento dei bisogni fondamentali è indispensabile e per questo dobbiamo valutare quello che abbiamo oggi nella società capitalistica, ma anche quali lotte sviluppare per migliorare i rapporti di forza a nostro favore e dare impulso all'emergere del comunismo libertario.

Abbiamo fame!

I media borghesi si meravigliano regolarmente dei progressi sempre più grandi che la società capitalistica mette in mostra. Tuttavia, all'interno dell'economia capitalistica, presunta fonte dello sviluppo delle forze produttive da essa generata, ci sono ancora al giorno d'oggi 870 milioni di persone in una situazione di cronica denutrizione, pari al 12% della popolazione mondiale (1).

Anche se dopo la seconda guerra mondiale i paesi occidentali non hanno vissuto situazioni di denutrimento di massa, l'alimentazione resta una delle maggiori preoccupazioni anche nelle nostre società. Per il 78% dei/lle francesi il prezzo resta il primo criterio di acquisto (2) d'un prodotto alimentare malgrado le forti preoccupazioni sulla sicurezza sanitaria dei prodotti in conseguenza delle frequenti crisi sanitarie. Il cibo è la prima voce di spesa, per oltre il 20% delle famiglie di estrazione popolare. E non si sta parlando certo di acquistare caviale, dato che più dell'80% della nostra spesa alimentare viene utilizzata per acquistare prodotti di base. (3).

In Francia, un paese con molti/e ricchi/e, più della metà dei poveri - vale a dire coloro che vivono con meno di €900 al mese - ha una dieta altamente sbilanciata (4). In effetti le patatine fritte hanno un contenuto calorico che costa 5 volte di meno del contenuto calorico della frutta (anche se di fascia bassa). Quando la disponibilità economica è limitata, la scelta è presto fatta.

Produciamo ciò che ci serve!

Oggi, siamo 7 miliardi di esseri umani che hanno un bisogno alimentare globale pari al prodotto di 12 × 1015 calorie (5). Eppure l'insieme della produzione mondiale dei 20 principali prodotti agricoli, mostra che i/le lavoratori/trici della terra producono annualmente un prodotto di 14 × 1015 calorie (6). Se si prende in considerazione il dettaglio relativo al bisogno di proteine, grassi, carboidrati e vitamine, si giunge alle stessa conclusione: i/le lavoratori/trici del mondo producono una quantità ed una diversità di cibo in grado di soddisfare i bisogni dell'umanità.

Contrariamente alla propaganda dei capitalisti, noi affermiamo che ben lungi dall'assicurare il progresso, l'economia capitalista porta ad una situazione di fatto assurda, noi produciamo un surplus alimentare mentre più del 10 % della popolazione mondiale ha fame !

Il pane, una speculazione rifugio per il capitale

Se per i/le lavoratori/trici della terra la vita non è certamente rosea (7), lo stesso non accade per i magnati del settore agroalimentare e per i latifondisti.

Fino al 2008, i settori economici privilegiati dalla speculazione sono stati edilizia-lavori pubblici e nuove tecnologie. Lo scoppio della bolla finanziaria nel 2008 ha spostato una parte degli investimenti capitalisti verso settori cosiddetti rifugio come le produzioni agricole. In effetti, il cibo è un bisogno fondamentale che siamo disposti ad acquistare a qualsiasi prezzo. Quali che siano le incertezze economiche, la domanda dei beni alimentari resterà pressoché stabile assicurando profitti tutto sommato stabili agli speculatori che acquistano cereali.

Una conferma simbolica dell'incremento della pressione del capitale sul settore alimentare, la si ritrova negli investimenti sulle vacche da latte che garantiscono dividendi pari al 5 del capitale ed un rapporto con gli allevatori legato al momento per momento, dato che sono gli investitori a decidere del destino dei vitelli delle "loro" vacche (8). Come ben noto, la Cina effettua vasti acquisti di terreni agricoli come risorsa importante (9) nello scenario politico-economico petrolifero mondiale.

Poiché la domanda è stabile, una lieve variazione dell'offerta di cibo comporta una forte variazione dei prezzi. Come accade nel settore degli alloggi (10), in cui una situazione di cronica carenza provoca un aumento dei prezzi sul mercato con grande vantaggio per i capitalisti e grande disagio per i/le lavoratori/trici.

Per quanto riguarda i prodotti trasformati, devono essere aggiunti alla appropriazione di plusvalore che la speculazione realizza sulle materie prime, quella realizzata dagli azionisti dell'industria alimentare. La Nestlé ha realizzato €5,1 miliardi di utili netti nel 2002, la Danone €911 milioni nel 2012, la Lactalis €1 milliardo... (11)

Un'economia agricola volatile, fonte di carestia

Questo incremento della pressione del capitale sull'economia agricola è una delle cause maggiori della volatilità dei prezzi nonché causa della carestia.

Infatti, la competizione tra tutte le strutture produttive agricole ha avuto come effetto nei diversi paesi o in diverse sub-regioni la specializzazione di settori destinati all'export. Ci sono infatti paesi in cui la produzione rappresenta una parte importante del volume di scambi. Per esempio, nel caso del mercato del latte in polvere, la Nuova Zelanda (4,3 milioni di abitanti ed una superficie pari alla metà della Francia) assicura quasi il 40% delle esportazioni mondiali (12).

Dunque è sufficiente un imprevisto climatico, un'epidemia, un incidente qualsiasi che faccia calare la produzione in uno dei grandi paesi esportatori perché il prezzo mondiale oscilli fortemente, tenuto conto della flessibilità dei mercati agricoli. Dal momento che gli speculatori di borsa conoscono le caratteristiche di questo tipo di mercato a breve termine, scatenano la speculazione al rialzo appena si preveda un calo nella produzione di uno dei maggiori paesi esportatori. Questa speculazione ha un effetto di leva che amplifica rapidamente l'aumento dei prezzi collegato ad un imprevisto nella produzione in mercati strutturalemte volatili.

Per essere chiari, i capitalisti massimizzano i loro guadagni anche da una piccola situazione di penuria (aspetto molto relativo dato che il volume dei cereali stoccati nei magazzini è pari ad 1/4 della produzione annuale) approfittando del bisogno incondizionato di cibo della popolazione.

Avremo nuovi disordini dovuti alla carenza di cibo?

La crisi alimentare del 2008 ha avuto luogo col prezzo del grano che era raddoppiato nel giro di un anno unitamente agli altri cereali di base che erano aumentati di molto. All'origine di questa fiammata dei prezzi, c'erano la siccità in Australia (un raccolto del 40% inferiore alla media) e le inondazioni negli USA nel 2007. I due paesi "che fanno il prezzo" sul mercato del grano hanno ridotto le esportazioni, con un impatto moltiplicatore sui prezzi ed una forte speculazione al rialzo.

Il raccolto di quest'anno è stato buono in Francia ed in America Settentrionale ma è stato una catastrofe in Ucraina ed in Australia, vittima ancora una volta della siccità. C'è stato un contenuto fenomeno speculativo in autunno che si è tradotto in un aumento del prezzo del grano del 30%. Si teme che la prossima primavera i prezzi salgano ancora se la stagione 2013 va male con il ritorno di disordini nei paesi in cui i vivono i nostri compagni più poveri.

Nel lungo termine, la tendenza dei prezzi agricoli al consumo per il prossimo decennio è verso l'alto, tra il 15% ed il 40% in valore reale (al lordo dell'inflazione) per il 2019 (13). Il riscaldamento climatico genera un aumento degli imprevisti climatici, siccità o inondazioni. il contesto di competizione mondiale spinge ad una specializzazione sempre più forte grandi zone di produzione con l'abbandono di terreni dallo scarso potenziale produttivo. L'aumento della richiesta di cibo porta con sè l'aumento demografico.

Nel prossimo decennio, vedremo che gli elementi strutturali causa di una forte volatilità, accentueranno la crescita dei prezzi verso livelli sempre pià alti. C'è da temere che i nostri compagni africani ed asiatici dovranno ancora lottare per sfuggire alle carestie ed alla condanna loro inflitta dell'economia capitalista.

Per il prossimo decennio, è improbabile che ci siano carestie nell'Europa Occidentale. Tuttavia, la situazione economica di molti di noi si farà più dura se i prezzi dei beni alimentari aumenteranno del 20% mentre le misure di austerità che ci hanno imposto come un sacramento tendono a svuotare i nostri portafogli. C'è poco da stare allegri con queste prospettive!

Lottare contro i monopolisti del grano

Se l'alimentazione resta una preoccupazione importante malgrado la situazione di abbondanza in cui ci troviamo, é perché lo stato d'abbondanza in cui ci troviamo rientra negli interessi della classe capitalista che così può massimizzare i suoi profitti.

Se la nostra situazione alimentare peggiora, è perché la nostra forza collettiva si è indebolita. I capitalisti sfruttano il lavoro si due fronti: sulla produzione, in primo luogo tramite gli affitti e gli istituti bancari, e sul consumo, tramite la speculazione sulle materie prima ed i dividendi delle imprese agroalimentari e di distribuzione.

La sfida per i lavoratori sta nello sviluppare lotte rivendicative per ottenere rapidamente un alleggerimento della pressione del capitale sulla produzione e sulla distribuzione dei prodotti alimentari. Conquistare per tutte e tutti un accesso inalienabile ad una alimentazione diversificata, regolamentare i prezzi d'acquisto e di vendita dei prodotti alimentari, socializzare le scorte di cereali... sono dei sentieri rivendicativi immediati che possiamo intraprendere nelle nostre lotte contro il peso del capitale nelle nostre vite.

Parallalamente, noi abbiamo bisogno di costruire la solidarietà immediata nei nostri quartieri e nelle nostre città per coloro tra noi che si ritrovano in una situazione di estrema precarietà. Lo sviluppo di mense popolari stabili è un percorso possibile per evitare che i compagni poveri ed isolati restino inoccupati.

Socializziamo la terra ed i suoi prodotti!

Per l'alimentazione come per gli altri aspetti della nostra vita, il capitalismo struttura delle situazioni sociali drammatiche. Dal momento che gli interessi della classe capitalista sono strutturalmente divergenti da quelli della grande maggioranza delle persone, noi pensiamo che sia necessario decostruire il capitalismo e costruire un'economia collettivista in cui sarà fondamentale il soddisfacimento dei bisogni.

La rivoluzione spagnola del 1936 ha dimostrato che una una produzione agricola ed una distribuzione dei prodotti collettivizzzati erano non solo cose giuste ma anche molto efficaci. Anche se oggi il contesto produttivo è molto diverso alla luce dell'attuale livello d'industrializzazione dell'agricoltura, il comunismo libertario resta per noi l'unica opzione per organizzare l'agricoltura e tutta la società.

Produciamo un volume alimentare sufficiente a nutrire l'umanità, ma il degrado dei terreni a causa della coltivazione intensiva, dei concimi, dell'eccessiva meccanizzazione del lavoro... sono aspetti molto importanti ed in via di intensificazione. Il comunismo libertario dovrebbe consentire subito di rimettere a coltura i terreni abbandonati, quelli moderatamente produttivi, ed anche di diminuire la pressione sulle grandi coltivazione cerealicole. La collettivizzazione della produzione massimizzerà l'integrazione tra prodotti diversi che limitano i bisogni in ingresso..., permetterebbe d'organizzarsi collettivamente per affrontare il degrado ecologico che ci minaccia in un futuro relativamente vicino.

Organizzati/e collettivamente e senza proprietà, potremmo scegliere rotazioni più razionali, un'integrazione più equilibrata tra agricoltura ed allevamento, una migliore condivisione degli attrezzi, garantire correttamente i picchi stagionali del lavoro tramite una solidarietà strutturata tra lavoratori/trici. (14).

Se la rivoluzione sociale è la speranza di un mondo migliore, ora sta diventando sempre più urgente sia per i/le lavoratori/trici della terra come per coloro che consumano i prodotti agricoli.

Johann, contatto del Jura

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.


Note:

(1 ) http://www.fao.org/hunger/hunger-home/fr/
(2) Sondaggio di TNS Soffres per l'Ania 2008
(3) Insee, 2006 http://www.insee.fr/fr/themes/document.asp?reg_id=24&re...14167
(4) Programma Nazionale Nutrizione Salute : la situazione nutrizionale in Francia nel 2007
(5) Calcolo sulla base di un bisogno calorico giornaliero di 2703 calorie per un uomo e di 2010 calorie per una donna, fonte http://www2.cndp.fr/themadoc/besoins/energie.htm
(6) Cifra ottenuta con i volumi di produzione mondiale elaborati dalla FAO per l'anno 2010 http://faostat.fao.org/site/339/default.aspx ed il valore calorico degli alimenti reperibili sul sito http://www.les-calories.com
(7) Vedi IAL n° 90, la condizione miserevole dell'agricoltura.
(8) http://www.afic.asso.fr/Website/site/fra_accueil.htm
(9) Lo stato cinese ed i capitalisti cinesi hanno fatto acquisizioni principalmente in Asia sud-orientale e nel continente africano.
http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2009/11/16/04016-200...-.php
(10) 2 milioni di alloggi restano vuoti per mantenere alti gli affitti, vedi a tale proposito i tanti articoli usciti in precedenza su IAL.
(11) www.suisse.attac.org/IMG/pdf/Nestle_le_dossier_noir.pdf , http://bourse.lefigaro.fr/indices-actions/actu-conseils...oupe- ...
(12) http://www.fao.org/docrep/01 0/ah876f/ah876f09.htm. Per i cereali sono essenzialmente USA ed Australia. Per il pollame il mercato è dominato da Brasile...
(13) Prospettive agricole dell'OCSE e della FAO 2010-2019, p. 16.
(14) Una testimonianza personale. Da operaio agricolo, ho visto parecchi ettari produttivi lasciati in stato d'abbandono, ho fatto delle corvée che si sarebbero facilmente evitate se fossimo stati in più o con attrezzi adatti, ho visto degli strumenti costosi sotto-utilizzati quando dei vicini ne avrebbero avuto bisogno, ... Per chi vuole prestare attenzione, il frazionamento della proprietà privata può creare una situazione enormemente incasinata anche quando gli uomini e le donne che lavorano la terra non hanno cattive intenzioni.


Tradotto da: "Infos et Analyses Libertaires", No. 94


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Revista "Socialismo Libertário" num. 2

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