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Egitto. L'autogestione di Port Said e le lotte operaie

category nordafrica | lotte sul territorio | stampa non anarchica author Friday March 01, 2013 18:39author by Corrispondente Infoaut - Infoaut Report this post to the editors

Una realtÓ senza precedenti si sta realizzando nella cittÓ di Port Said: una completa autogestione, un rifiuto di tutto ci˛ che rappresenta l'autoritÓ. Una realtÓ che i protagonisti delle lotte egiziane di questo momento - i lavoratori - stanno cercando di riprodurre anche in altre cittÓ. [Deutsch] [English] [Castellano] [RomÔnă] [Deutsch] [ČeÜtina]

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Egitto. L'autogestione di Port Said e le lotte operaie


Una realtÓ senza precedenti si sta realizzando nella cittÓ di Port Said: una completa autogestione, un rifiuto di tutto ci˛ che rappresenta l'autoritÓ. Una realtÓ che i protagonisti delle lotte egiziane di questo momento - i lavoratori - stanno cercando di riprodurre anche in altre cittÓ.

Port Said Ŕ diventato un luogo completamente nelle mani del popolo. All'entrata della cittÓ, se in passato molti erano i posti di blocco della polizia, adesso si trova un check-point formato per˛ dagli abitanti, soprattutto lavoratori in sciopero, autoproclamatisi "polizia popolare". La stessa cosa vale per il traffico: non pi¨ vigili urbani, ma giovani, studenti e lavoratori che autogestiscono il traffico urbano.

Disobbedienza civile: ci˛ che caratterizza adesso la cittÓ Ŕ un completo rifiuto del governo di Morsi in tutte le sue forme, dunque cacciata della polizia, rifiuto del lavoro e del sistema scolastico governativo.

Per quanto riguarda il fattore "sicurezza", con l'autogestione, le strade risultano adesso pi¨ sicure che mai. La polizia - a seguito delle proteste di piazza, della rabbia popolare seguita alle 21 condanne a morte legate alla strage di Port Said e alle 40 vittime dei successivi scontri - la settimana scorsa si Ŕ vista costretta ad accettare di lasciare la cittÓ nelle mani del popolo.

Il governo Morsi ha accettato di richiamare la polizia sia per le inconfutabili prove video che mostrano poliziotti del regime sparare ed uccidere a sangue freddo i manifestanti, ma anche perchÚ convinto che una cittÓ da sola non avrebbe potuto autogestirsi e che Port Said avrebbe richiesto l'intervento del governo per sedare le probabili rivolte. Invece la realtÓ Ŕ molto diversa e mostra che una cittÓ senza le "forze dell'ordine" Ŕ pi¨ sicura e vive meglio.

Vi Ŕ poi un tacito accordo che permette all'esercito (maggiormente rispettato dal popolo in quanto tradizionalmente meno legato al regime rispetto alla polizia, emanazione questa del potere e dei servizi segreti) di presidiare i punti nevralgici della cittÓ, ma senza potere di intervento.

Dunque la realtÓ Ŕ questa: militari inermi a presidiare luoghi come il tribunale e l'importantissimo porto (adesso in sciopero) e la "polizia popolare" che si occupa della sicurezza nella cittÓ. Il rifiuto di tutto ci˛ che rappresenta l'autoritÓ si ritova nella pratica di non pagare tasse governative e bollette, rifiutando anche qualunque comunicazione con il governo sia centrale che locale.

La chiusura del governo centrale e l'autorganizzazione di mezzi e modi di produzione, rendono l'esperienza di Port Said una realtÓ senza precedenti ed una sperimentazione di un nuovo modo di vivere, di produrre, di esistere.

Le fabbriche sono chiuse, il traffico marino Ŕ bloccato, si produce ci˛ solo che serve e rimangono aperti solo i servizi necessari.

Si produce il pane (nella foto sotto un negozio che vende pane a prezzi popolari; i cartelli indicano le ragioni della protesta); gli alimentari, gli ospedali e le farmacie rimangono aperti. In ogni fabbrica, sono gli operai a decidere se continuare la produzione o meno e la risposta generale adesso Ŕ NO. Prima giustizia, prima completamento della rivoluzione e poi, semmai, ripartirÓ la produzione.

Una nuova forma di autorganizzazione si sta sperimentando anche nelle scuole. Queste rimangono aperte ma le stesse famiglie di Port Said rifiutano di mandare i propri figli nelle scuole del governo. Proprio in queste ore insegnanti e comitato popolare stanno cercando di organizzare scuole popolari nella piazza centrale, rinominata la Piazza Tahrir di Port Said, in cui, accanto alle materie scolastiche si vorrebbero insegnare la giustizia sociale e i valori della rivoluzione egiziana.

Una realtÓ che pu˛ sembrare impossibile. Anche sulle pagine di questo portale abbiamo in passato raccontato l'esperienza di Port Said con altri occhi. Ma dopo la condanna a morte dei 21 imputati per la mattanza dello stadio, una nuova coscienza popolare Ŕ sorta in questa cittÓ, probabilmente in passato molto tradizionalista. Infatti, ad essere condannati sono stati 21 giovani, prevalentemente studenti, mentre la colpa della mattanza va ricercata in ambito politico; la sentenza sembra essere stata pi¨ un contentino dato a chi cercava giustizia. Nessuno degli imputati proviene dalle fila della polizia o dello stato e dei suoi servizi segreti. Questo Port Said l'ha capito e, appena le condanne a morte sono state emesse, sono scoppiati forti proteste che hanno portato all'uccisione di una quarantina di manifestanti, alcuni dei quali addirittura durante i funerali delle vittime degli scontri di piazza. Da qui Ŕ iniziato lo sciopero, la disobbedienza civile.

Una realtÓ che anche noi stessi, prima di vederla con i nostri occhi, non avremmo mai immaginato.

Una rabbia, inizialmente nata da una voglia di giustizia per le condanne a morte e per le successive 40 vittime, ma che poi Ŕ cresciuta ed Ŕ diventata politica. Il forte protagonismo operaio, la crescita di coscienza della popolazione di Port Said hanno reso questa protesta una lotta senza precedenti che tanto fa tremare il regime di Morsi. Una lotta che, se realizzata anche in altre cittÓ, potrebbe veramente mettere il regime in ginocchio.

Adesso non si chiede pi¨, come era appena una settimana fa, di non punire i cittadini di Port Said per colpe che invece ha commesso il regime. Adesso si chiede una giustizia per tutte le vittime della rivoluzione, adesso si chiede a gran voce la caduta del regime.

Nella giornata di lunedý una grande manifestazione si Ŕ tenuta nelle strade di Port Said: sindacato indipendente dei lavoratori, studenti, movimento rivoluzionario, in molti sono scesi in piazza, in molti sono partiti dal Cairo per portare solidarietÓ ai lavoratori ed alla cittÓ in lotta. Un grande corteo ha invaso le strade della cittÓ, appellandosi ad uno sciopero generale in tutto il paese.

Intanto altre cittÓ egiziane hanno in queste ultime settimane sperimentato grandi scioperi: a Mahalla, Mansoura, Suez gli operai di molte fabbriche hanno incrociato le braccia per settimane. Allo stesso modo in centinaia sono scesi in piazza per invocare lo sciopero generale in tutto il paese, molte le scuole e le universitÓ che hanno annunciato un prossimo sciopero generale. Molti i lavoratori ed i settori sociali che stanno scioperando senza per˛ riuscire - per adesso - a generalizzare lo sciopero e la lotta, come avvenuto invece a Port Said.

Non si sa quanto quest'esperienza, chiamata "la comune di Parigi egiziana", possa continuare. Sicuramente Ŕ difficile portare avanti una lotta di questo genere in un momento in cui il potere centrale potrebbe staccare acqua ed elettricitÓ e, per ora, se non lo fa Ŕ solo perchÚ teme maggiori espolosioni di rabbia. Inoltre, il proseguimento o meno dello sciopero dei lavoratori, Ŕ fortemente legato alla possibilitÓ che questo si generalizzi e si riproduca anche in altre cittÓ.

Inizialmente gli abitanti di Port Said avevano annunciato di voler continuare lo sciopero fino al 9 prossimo marzo - data in cui verranno confermate le 21 condanne a morte - adesso, con il protagonismo dei lavoratori, il futuro si presenta incerto, ma sicuramente ricco di potenzialitÓ.

Le difficoltÓ al momento potrebbero sembrare tante, ma la presa di coscienza di tutto il popolo (dunque non solo operaia), la pratica del rifiuto del regime, l'autorganizzazione, sono tutti elementi che sembrano dare delle prospettive positive a queste lotte.

La corrispondente di Infoaut dall'area mediorientale

27 Febbraio 2013

Related Link: http://www.infoaut.org

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author by Julianpublication date Mon Mar 04, 2013 20:54Report this post to the editors

Please anyone can traduce? english or spanish, we are very interested but it's dificult read in italian, thanks

author by Nestor - 1 of Anarkismo Editorial Grouppublication date Tue Mar 05, 2013 18:48Report this post to the editors

An English translation is now available here:

Related Link: http://www.anarkismo.net/article/25022
 
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