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Autogestioni, Roma 2 marzo: Urupia - una comune libertaria nel Salento

category italia / svizzera | lotte sul territorio | evento comunista anarchico author Wednesday February 27, 2013 20:58author by FdCA Roma - Federazione dei Comunisti Anarchici Report this post to the editors

Sabato 2 marzo 2013 alle ore 19, ci sarà un incontro-dibattito presso lo Spazio sociale 100celle Aperte in Via della Resede 5, Roma, con cena biovegana a seguire. L'incontro fa parte del ciclo di incontri sulle forme di autorganizzazione.

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AUTOGESTIONI:: sabato 2 marzo:: URUPIA


AUTOGESTIONI:: Ciclo di incontri sulle forme di autorganizzazione

L'AUTOGESTIONE può investire qualsiasi aspetto della nostra vita, da quello produttivo, a quello sociale e politico. Diverse sono le sue forme, da quello globale delle Comuni, a quello parziale di un gruppo di lavoratori, di studenti di una scuola, di un gruppo di cittadini di un territorio per esempio.

Un ciclo di incontri per dibattere insieme su quanto e come l'autogestione può essere praticata ed allargata all’interno della società attuale e se questa sua auspicata espansione possa in qualche modo portare ad un cambiamento radicale dell’intera società.

SABATO 2MARZO :: URUPIA - UNA COMUNE LIBERTARIA NEL SALENTO

Urupia nasce all’inizio degli anni novanta. I suoi principi costitutivi sono soprattutto l’assenza della proprietà privata e il principio del consenso

ore 19 > INCONTRO DIBATTITO >> a seguire CENA bioVEGAN

AUTOGESTIONI – Ciclo di incontri sulle forme di autorganizzazione

L’autogestione è un sistema di organizzazione sociale, politica ed economica che prevede la gestione collettiva dei vari aspetti della vita, attraverso la quale un insieme di individui, una collettività scelgono, appunto, di governarsi autonomamente e di decidere in merito ai vari aspetti della propria vita, senza delegare queste decisioni ad una singola persona o ad un gruppo di persone.

L’autogestione parte dall’assunzione di responsabilità individuale di ogni singolo partecipante che, attraverso la condivisione cosciente delle decisioni con gli altri individui del gruppo, costruisce un rapporto simbiotico con la collettività, realizzando la migliore sintesi tra aspirazioni individuali e necessità collettive.

Ogni singolo è chiamato a fare la propria parte, ad assumersi le proprie responsabilità nella gestione del bene collettivo, nella stessa misura con la quale si assumono la loro responsabilità tutti gli altri, ciascuno con la propria individualità.

Appare chiaro quindi, che l’unica forma politica che può sovrintendere all’autogestione è quella assembleare dove tutti gli individui hanno lo stesso peso decisionale, e dove l’orizzontalità è garantita dalla pratica decisionale della condivisione e/o della democrazia diretta.

L'autogestione è uno dei principi fondanti dello Spazio Sociale 100celle, e l'assemblea è una pratica che giorno su giorno ci sostiene nella crescita individuale e collettiva. Un percorso affatto facile, perché come recitava Giorgio Gaber “Sì ci odiamo, ci ammazziamo sì, ci sbraniamo per un caffè chissà cosa c'è sotto a quel caffè”, ma a nostro avviso necessario per liberarsi da un sistema omologante che aspira ad uomini ammaestrati e rassegnati alla delega per poter solo rafforzare il proprio potere.

Perché un ciclo di incontri sull’autogestione? In un periodo come questo, contrassegnato dalla crisi delle rappresentanze politiche nei vari campi del vivere collettivo, dalla crisi strutturale del sistema economico e dalla crisi delle forme di organizzazione sociale, e dove si tenta di sperimentare forme di organizzazione diverse da quelle classiche, ma sempre all’interno delle attuali forme di potere, perché non mettere in discussione dalla base le forme di organizzazione politica, sociale ed economica dominanti?

Anche perché esperimenti di autogestione, pur se limitati nel tempo e nello spazio, anche se coinvolgenti l’intera società di una regione terrestre, ce ne sono stati; da quelli dell’Ucraina del 1917-1921 a quelli della Spagna del 1936, a quelli più recenti algerini e balcanici.

Ma noi in questa serie di iniziative vogliamo più che altro dare risalto agli esperimenti odierni ed attuali di autogestione, sia a quelle forme più spontanee e meno consapevoli che hanno magari la durata di una lotta, sia a quelle più strutturate, coscienti e durature nel tempo; a tutte quelle forme cioè che abbiano la potenzialità di innescare un processo opposto all’attuale fuga verso il potere decisionale autoritario, un processo che invece distribuisca e diffonda il potere dell’autodeterminazione.

Da qui il nome di “Autogestioni”, perché questa pratica può investire qualsiasi aspetto della nostra vita, da quello produttivo, a quello sociale e politico ed a volte diviene addirittura una scelta quasi forzata come quello degli operai argentini e greci in seguito all’abbandono delle fabbriche da parte dei padroni. Esistono quindi diversi tipi di autogestione, da quello globale delle Comuni, a quello parziale di un gruppo di lavoratori, di studenti di una scuola, di un gruppo di cittadini di un territorio per esempio.

Tutte rappresentano delle forme preziose di sperimentazione di un’altra organizzazione sociale e quindi tutte degne di attenzione. Questa serie di incontri ha quindi lo scopo principale di portarle alla conoscenza collettiva, per arrivare a dibattere insieme quanto e come l'autogestione può essere praticata ed allargata all’interno della società attuale e se questa sua auspicata espansione possa in qualche modo portare ad un cambiamento radicale dell’intera società.



URUPIA :: UNA COMUNE LIBERTARIA NEL SALENTO

Il progetto Urupia nasce all’inizio degli anni novanta dall’incontro tra un gruppo di salentini – all’epoca quasi tutti redattori della rivista Senza Patria – e alcune persone di origine tedesca, “militanti” della sinistra radicale in Germania.

Tre anni di seminari, scambi epistolari, incontri dibattiti, accompagnano un percorso di conoscenza, di chiarificazione degli obiettivi e dei contenuti del progetto, di definizione dei metodi organizzativi, delle prospettive economiche, delle possibilità politiche, ecc.

Il progetto decolla “uffucialmente” nel 1995, con l’acquisto di alcuni fabbricati rurali e di circa 24 ettari di terreno nelle campagne di Francavilla Fontana, nel Salento, a metà strada tra Brindisi e Taranto.

La masseria – così da noi si chiamano i cascinali di campagna – e i terreni vengono acquistati grazie alle (poche) possibilità economiche delle comunarde e a diverse sottoscrizioni, crediti e donazioni di compagne e compagni italiani e tedeschi. La proprietà di questi beni viene intestata all’Associazione Urupia, figura giuridica senza scopo di lucro, creata appositamente per poter sottrarre alla proprietà privata la disponibilità legale dei beni e dei mezzi di produzione della Comune.

La Comune Urupia diviene così realtà: suoi principi costitutivi sono soprattutto l’assenza della proprietà privata e il principio del consenso, ossia l’unanimità delle decisioni.

Questi “punti consensuali” vengono scelti nella convinzione che, in qualsiasi contesto sociale, una vera uguaglianza politica non sia realizzabile senza la base di una uguaglianza economica, e vengono assunti come corollario al desiderio di porre l’individuo, la sua autonomia e la sua felicità a fondamento di qualsiasi sviluppo sociale. Urupia comincia a “vivere” nella primavera del ’95 con la ristrutturazione dei fabbricati – quasi 2000 metri quadri di strutture murarie coperte – e con la messa a coltura dei terreni della Comune, entrambi da anni in condizioni di avanzato abbandono.

Da allora tutti gli impianti fondamentali sono stati realizzati: acqua, luce, gas, riscaldamento, un impianto pilota di fitodepurazione per le acque di scarico, due impianti solari per la produzione di acqua calda, una fitta rete di tubazioni per l’irrigazione delle colture nelle campagne. Diversi spazi abitativi sono stati ristrutturati, così come molte delle infrastrutture della vita quotidiana: la cucina, i bagni, i magazzini , i forni, diversi laboratori, ricoveri per attrezzi, un campeggio attrezzato per gli ospiti estivi, un locale per lo stoccaggio e la vendita dell’olio, una nuova cantina, un capannone per le attività sociali e culturali…

I terreni sono stati quasi tutti messi a coltura, altri ne sono stati acquistati o presi in gestione: più di 15 ettari di oliveto – prevalentemente plurisecolare, tre ettari e mezzo di vigne, un ettaro di orto, i seminativi, i frutteti, ecc. per un totale di circa 30 ettari. Migliaia di nuove piante sono state messe a dimora.

Qualcuno ha detto che a Urupia si lavora “troppo”: e in realtà, se ci si guarda in giro, e si è stati qui almeno una volta all’inizio, non ci si può sottrarre alla sensazione di un’enorme, fervida, interminabile mole di attività che ha trasformato completamente, in poco più di 10 anni, l’aspetto di questo posto. Ma il lavoro a Urupia non è solo quello sui cantieri o nei campi: migliaia di ore di assemblee hanno impostato la nostra vita e le nostre scelte, regalandoci nello scambio maggiore consapevolezza e maggiore libertà praticamente su tutto: sui nostri limiti e sui nostri sogni, sulla cura dei figli e sull’uso delle auto, sulla guerra nei mille angoli del mondo e sull’allevamento degli animali, sui nostri consumi e sulle risorse del pianeta, sulla repressione politica ed economica e sulle nostre relazioni sociali…

Difficile descrivere oggi, dopo oltre 10 anni di vita, che cos’è la Comune Urupia; difficile dare un’idea, sia pure approssimativa, delle innumerevoli attività – poitiche, sociali, lavorative, economiche – svolte dal 1995 ad oggi dalle centinaia di persone che hanno animato questo laboratorio sociale dell’utopia.

Nelle intenzioni delle comunarde che diedero vita al progetto, la Comune avrebbe dovuto rappresentare la realizzazione pratica di un’utopia libertaria: la possibilità, cioè, di raggiungere un alto livello di autosufficienza economica, di libertà politica e di solidarietà sociale attraverso il lavoro e l’agire collettivo, eliminando ogni forma di gerarchia, sia quelle determinate dalla proprietà che quelle legate al sesso, sia quelle fisiche che quelle intellettuali. Urupia doveva essere un laboratorio quotidiano dell’autogestione che riuscisse a permettere al tempo stesso il massimo sviluppo delle possibilità individuali e la massima negazione delle leggi del mercato, il rispetto delle diversità umane e l’opposizione alle leggi del privilegio e del profitto; la dimostrazione concreta, insomma, della possibilità di un vivere individuale e collettivo che negasse, di per sè, il più possibile, le ingiustizie del sistema dominante.

Quanto di tutto ciò siamo riusciti a realizzare, anche questo è difficile dire, e comunque, forse, non spetta neanche a noi, questo compito. Lontana da noi la presunzione di aver anche solo sfiorato il raggiungimento di simili ideali, viviamo invece quotidianamente la consapevolezza della difficoltà di un percorso di vera autogestione: i continui conflitti tra privato e collettivo, il costante riemergere di comodi meccanismi di delega e di ambigue gerarchie informali, la difficoltà del raggiungimento di una vera uguaglianza tra i sessi e di un rapporto di serena, efficace collaborazione tra uomini e donne, la risucchiante prepotenza delle peggiori leggi dell’economia, sono tutte contraddizioni che stanno lì ad indicarci quanta strada abbiamo ancora da fare, e quanto difficile sia questo percorso.

Contraddizioni alle quali, tuttavia, non abiamo alcuna intenzione di sottrarci, semplicemente rivendicando un ingenuo, quanto ipocrita, immobile “purismo”.

Ciò che è certo è che in questi anni non c’è stata critica – o suggerimento, o consiglio, o obiezione – che, per quanto brutalmente o confusamente espressa, non sia stata da noi seriamente presa in considerazione e discussa. Siamo sempre stati convinti del carattere sperimentale del nostro progetto e abbiamo sempre creduto di dover cercare soprattutto nelle nostre menti e nei nostri cuori le strade di una sincera e reale trasformazione sociale. Così alla fine Urupia potrebbe anche essere vista come un crocevia di esperienze e di idee, come un teatro di sofferenze e di emozioni, di speranze e di amori, di rabbie e di incertezze; una piccola – ma quotidiana, continua – rappresentazione di una personale e collettiva ricerca di quel mondo migliore, più libero e giusto, nel quale sarebbe anche ora che cominciassimo a vivere, noi che ci avveleniamo il sangue per questo schifo di mondo che invece dobbiamo sopportare

Related Link: http://www.fdca.it
author by Nestorpublication date Wed Mar 20, 2013 17:26Report this post to the editors

Da vedere anche "Autogestioni: Conversazione sul senso di un'iniziativa"

Related Link: http://www.anarkismo.net/article/25177
 
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