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Mass revolt in Slovenia Dec 18 12 by Federation for Anarchist Organizing

Rivolta di massa in Slovenia

category regione balcanica | lotte sul territorio | cronaca author Monday December 17, 2012 16:54author by Federation for Anarchist Organizing - FAO-Sloveniaauthor email inter at a-federacija dot org Report this post to the editors

La scintilla ha acceso la rivolta contro l'elite politico-economica e contro l'intero sistema capitalistico

La Slovenia Ŕ scossa dalla prima rivolta di massa degli ultimi 20 anni e dalla prima rivolta in assoluto contro il sistema politico, contro le politiche di austerity, tanto che in alcune cittÓ sta assumendo un carattere anti-capitalista. In meno di tre settimane ci sono state 35 manifestazioni in 18 cittÓ, dove pi¨ di 70.000 persone sono scese in piazza insieme. Le manifestazioni si sono spesso trasformate in scontri con la polizia che cerca di reprimerle violentemente. 284 persone sono state arrestate, alcune sono state rilasciate, altre no. Molti sono i feriti. [English]

Al fine di difendere questa solidarietÓ tra le persone ed al fine di  bloccare l'azione di recupero della  rivolta ad opera della classe politica, Ŕ esattamente questo il decentramento che dobbiamo difendere, promuovere e rafforzare!
Al fine di difendere questa solidarietÓ tra le persone ed al fine di bloccare l'azione di recupero della rivolta ad opera della classe politica, Ŕ esattamente questo il decentramento che dobbiamo difendere, promuovere e rafforzare!


Rivolta di massa in Slovenia

La scintilla ha acceso la rivolta contro l'elite politico-economica e contro l'intero sistema capitalistico


La Slovenia Ŕ scossa dalla prima rivolta di massa degli ultimi 20 anni e dalla prima rivolta in assoluto contro il sistema politico, contro le politiche di austerity, tanto che in alcune cittÓ sta assumendo un carattere anti-capitalista.

In meno di tre settimane ci sono state 35 manifestazioni in 18 cittÓ, dove pi¨ di 70.000 persone sono scese in piazza insieme. Le manifestazioni si sono spesso trasformate in scontri con la polizia che cerca di reprimerle violentemente. 284 persone sono state arrestate, alcune sono state rilasciate, altre no. Molti sono i feriti.

Tutto Ŕ iniziato a metÓ di novembre con le persone che protestavano contro il corrotto sindaco della seconda cittÓ della Slovenia, Maribor (giÓ dimessosi). Lo slogan che scandivano era Gotof je (sei finito) che Ŕ stato poi utilizzato contro quasi tutti i politici sloveni. In pochi giorni le proteste si sono diffuse in tutto il paese. Stanno diventando sempre pi¨ il canale tramite cui le persone esprimono la rabbia verso le condizioni generali in cui versa la societÓ: niente lavoro, nessuna sicurezza, nessun diritto, nessun futuro.

Le manifestazioni sono decentrate, antiautoritarie e non gerarchiche. Ci sono persone che non hanno mai preso parte ad una manifestazione prima d'ora. Ci sono manifestazioni in villaggi e cittÓ in cui non si era mai vista una sola protesta fino ad oggi. Le persone stanno creando nuove alleanze, diventano compagni di lotta e sono determinate ad andare avanti fino a che serve. Non sappiamo per quanto riusciranno a restare nelle strade. Ma una cosa Ŕ sicura. Le persone stanno sperimentando il processo di emancipazione e stanno acquistando quella voce che gli era stata sempre strappata con la violenza nel passsato. E questo Ŕ qualcosa che nessuno gli pu˛ pi¨ togliere. Qui sotto il comunicato dei gruppi della Federation for Anarchist Organizing (FAO).


Nessuna discriminazione, sono tutti finiti!

Negli ultimi giorni la storia ci Ŕ caduta addosso con tutta la sua forza. La rivolta a Maribor ha dato inizio a ci˛ che solo pochissimi immaginavano fosse possibile: il popolo auto-organizzato che mette lo sceriffo locale all'angolo, quindi lo costringe a fuggire in disgrazia. Questa Ŕ stata la scintilla che ha acceso una rivolta ancora pi¨ grande contro l'elite politico-economica e contro l'intero sistema capitalistico. Noi non abbiamo la sfera di cristallo per sapere cosa succederÓ, ma ci˛ di cui siamo certi Ŕ che non possiamo aspettarci nulla da romanticherie e atteggiamenti naif, ma possiamo attenderci molto dall'organizzazione e dal coraggio.

Dal basso verso l'alto e dalla periferia verso il centro

Mentre le proteste si diffondevano in tutto il paese, si trasformavano in crescente rivolta contro l'elite al potere e contro l'ordine esistente. Persone di ogni regione stanno usando creativamente i loro dialetti per esprimere lo stesso messaggio ai politici: voi siete tutti finiti. Il carattere decentralizzato della rivolta Ŕ uno degli aspetti chiave degli eventi succedutisi. Un altro aspetto Ŕ il fatto che l'intero processo fin qui sviluppatosi Ŕ del tutto dal basso; non ci sono dirigenti dal momento che le persone non sono rappresentate da nessuno. Al fine di difendere questa solidarietÓ tra le persone ed al fine di impedire che la rivolta venga recuperata dalla classe politica, Ŕ esattamente il decentramento che dobbiamo difendere, promuovere e rafforzare!

Polizia ovunque, giustizia da nessuna parte

Che la polizia si mostri brutale verso le proteste Ŕ cosa che non dovrebbe sorprendere. Ci˛ che sorprende sono le illusioni di guadagnarsi l'appoggio della polizia. E' vero che la polizia non Ŕ l'obiettivo primario di questa rivolta e che lo scontro tra la polizia ed manifestanti non ne costituisce l'unico e definitivo orizzonte. Il bersaglio del popolo in questo conflitto Ŕ la classe politica e capitalista ed il sistema nella sua globalitÓ. Tuttavia Ŕ anche assolutamente vero che la polizia non Ŕ nostro alleato ed in ragione del ruolo che essa svolge all'interno del sistema non potrÓ mai ed in nessun modo essere alleata di questa rivolta. Non ce lo dimentichiamo: la polizia fa parte dell'apparato repressivo dello Stato. La sua funzione strutturale Ŕ quella di difendere l'ordine esistente e gli interessi della classe dominante. Non ha importanza quanto possano essere sfruttati gli individui in uniforme! FinchÚ eseguono gli ordini dei loro superiori essi restano poliziotti e poliziotte. Solo quando si sottraggono a questi ordini, potranno diventare parte della rivolta.

Nutrire qualsiasi illusione sul fatto che la polizia possa stare dalla nostra parte Ŕ dunque essere naif fino all'estremo. L'intervento della polizia su queste manifestazioni degli ultimi giorni Ŕ stato davvero cosý non problematico come qualcuno lo dipinge e davvero a favore del popolo in strada? Abbiamo giÓ dimenticato la brutale repressione delle proteste a Maribor e le minacce di Gorenak (ministro degli interni) di dare la caccia a tutti gli organizzatori delle proteste "illegali"?

Non siamo sorpresi nemmeno dal moralismo che si fa sui "rivoltosi" e sulla "violenza", che si Ŕ sviluppato sui social network. il Governo ed i media ci hanno lanciato l'osso e qualcuno c'Ŕ subito cascato. Ma cosa sono alcune decine di vetrine rotte, una porta del municipio abbattuta ed i sanpietrini divelti da una strada in confronto alla violenza strutturale dello Stato? Una giovent¨ senza futuro, la disoccupazione, la precarietÓ, la riduzione della scolaritÓ, la riduzione dei pasti nelle scuole pubbliche, il decremento di assistenza negli asili, i tagli alla sanitÓ, i tagli ai fondi per la formazione e la ricerca, l'allungamento forzato dell'etÓ pensionabile, il taglio di salari e pensioni, la riduzione delle ferie, il taglio all'edilizia popolare, giovent¨ forzata a vivere in appartamenti in affitto o con i genitori fino ad etÓ adulta, negazione di ogni diritto agli omosessuali, ai migranti, alle donne ed alle persone la cui origine sociale non rientra tra le religioni e le etnie maggioritarie e molto altro ancora. Per non parlare della corruzione, del nepotismo, del clientelismo e della criminalitÓ della classe dominante. Ci costringono a lavorare di pi¨, ma i frutti del nostro lavoro finiscono sempre nelle mani della classe capitalista. Questo sfruttamento Ŕ ci˛ che costituisce il cuore di questo sistema. Diteci ora, chi commette violenza contro chi? Come osare condannare persone a cui Ŕ stato rubato ogni futuro? La giovent¨ Ŕ arrabbiata e non ha niente da perdere. Basta col condannarli; dobbiamo insieme rimettere a fuoco i problemi reali.

Ancora pi¨ pericolosi sono i vari appelli per l'auto-repressione e per la cooperazione con la polizia. Non dobbiamo giÓ fare i conti con inaccettabili livelli di sorveglianza, con l'uso delle telecamere e con la repressione? Ci vengono a proporre costoro di aiutare la polizia nella caccia ai "rivoltosi", consegnarli alla polizia e quindi escludere tanti giovani dalla rivolta a cui hanno contribuito in modo significativo? Cooperare con la polizia significa spararci sui piedi e condannare i giovani che esprimono le loro posizioni in modo pi¨ diretto significa divenire strumentali al blocco di ulteriori sviluppi del potenziale di questa rivolta.

Oggi infrangere una vetrina Ŕ un atto che viene definito violento dalle autoritÓ. Ma deve essere chiaro che lo stesso metro pu˛ essere ben presto applicato a tutte le forme di protesta che non saranno approvate o permesse dalle stesse autoritÓ, che non saranno abbastanza passive e perci˛ non saranno completamente benevoli. Che sia chiaro agli occhi di questo sistema che ci umilia, che ci deruba e ci reprime anno dopo anno, che siamo tutti rivoltosi. Ancora una volta ribadiamo la nostra piena solidarietÓ a tutti gli arrestati, chiediamo il loro immediato rilascio, chiediamo di mettere fine alla persecuzione giudiziaria e mediatica nei loro confronti e che vengano resi nulli i provvedimenti amministrativi e le sanzioni emesse a carico delle persone che hanno partecipato alle proteste.

Potere al popolo, non ai partiti politici

Dopo l'iniziale esplosione della rivolta, quando la creativitÓ delle masse si Ŕ pienamente manifestata, si Ŕ aperto anche un nuovo spazio per la riflessione strategica. Se vogliamo che la rivolta si sviluppi in direzione di un movimento sociale con concrete rivendicazioni, scopi e prospettive, dobbiamo trovare modalitÓ per articolare queste stesse rivendicazioni, che sono giÓ espresse nella rivolta, e pervenire alla forma organizzativa che possa rendere possibile questo processo. Altrimenti la rivolta entrerÓ rapidamente in agonia e le cose resteranno come sempre.

Per quanto riguarda le rivendicazioni dobbiamo precedere passo dopo passo ed iniziare coll'assumere quelle che sono giÓ state espresse dalla rivolta. Sicuramente dobbiamo preservare quelle strutture del welfare come la sanitÓ e l'istruzione. Dobbiamo anche preservare gli esistenti diritti dei lavoratori. Detto questo dobbiamo altrettanto chiaramente dichiarare che non stiamo lottando per la preservazione del vecchio sistema. Se non possiamo permettere che ci vengano tolti i diritti che abbiamo conquistato con le lotte del passato, dobbiamo altresý mantenere una prospettiva strategica di fondo. FinchÚ esisteranno il capitale e lo Stato, resteranno anche i progetti di sfruttamento e di oppressione nel sistema scolastico, nella sanitÓ ed in tutto il sistema del welfare. Ecco perchÚ dobbiamo auto-organizzarci in queste strutture e non solo negoziare per le briciole. I diritti non sono garantiti per sempre, bisogna conquistarseli con la lotta!

Un segmento della corrotta elite politica si accorgerÓ forse che nei fatti sono tutti finiti ed abbandoneranno lo scenario politico. Ma ben presto verranno sostituiti da nuovi politici che nuovamente, senza ottenere alcuna legittimazione popolare, prenderanno delle decisioni in nostro nome. I loro interessi non sono i nostri, e ce lo dimostrano ogni giorno i numerosi esempi di nepotismo, di corruzione e di riforme anti-crisi che ci stanno spingendo sempre di pi¨ ai margini della societÓ ed oltre.

Ecco perchÚ se ne devono andare via tutti, dal primo all'ultimo. Sarebbe molto ingenuo e naif credere che da qualche parte ci sono politici puri e non corrotti, politici che hanno nel loro cuore nient'altro che il nostro interesse, politici che ci porterebbero fuori dalla crisi e che attendono solo che noi li si voti alle prossime elezioni. E' il sistema politico ed economico con le sue caratteristiche autoritarie e gerarchiche che rende impossibile poter vivere in modo non alienato e secondo i nostri desideri ed i nostri bisogni. FinchÚ ci sarÓ il capitalismo, finchÚ una minoranza governa sulla maggioranza e ci spinge ai margini della vita sociale ed economica, le nostre non saranno che vite vuote. Se non resistiamo e se non lottiamo per l'alternativa, ci sarÓ sempre qualcuno che governerÓ per noi; i patriarchi nelle famiglie, i decani e la burocrazia studentesca nelle universitÓ, i padroni sul lavoro ed i politici al governo. La falsa democrazia che ci offrono in forma di elezioni non Ŕ l'unica forma possibile di organizzare la nostra vita sociale.

Organizziamoci lý dove viviamo, dove lavoriamo e dove studiamo

Se vogliamo che questa rivolta e le sue rivendicazioni producano un vero potere sociale, dobbiamo auto-organizzarci. Quando parliamo di organizzazione della rivolta, pensiamo necessariamente a forme che sono diverse dalle modalitÓ di organizzazione socio-politica a cui siamo adusi. Dobbiamo organizzarci dal basso, senza gerarchie e dirigenti; ovunque siamo sfruttati ed oppressi: nei nostri quartieri, nei posti di lavoro, nelle istituzioni della formazione. I contadini dovrebbero unirsi in cooperative; le cooperative dovrebbero connettersi con l'ambiente urbano. L'auto-organizzazione dovrebbe essere spontanea e creativa; dovrebbe sviluppare libere relazioni e stabilire strutture che favoriscano la piena emancipazione degli individui. Dovrebbe seguire i principi della democrazia diretta, della mutua solidarietÓ, dell'anti-autoritarismo e dell'anti-fascismo.

Quale metodo iniziale per organizzarci suggeriamo l'istituzione di assemblee a democrazia diretta che sono state la prassi dei movimenti insorgenti in tutto il mondo negli ultimi due anni. Possiamo organizzarci localmente in piccoli gruppi ed insieme dare forma al futuro riconoscendo i nostri bisogni e quindi i bisogni delle cittÓ e dei villaggi. Insieme possiamo avanzare proposte e scoprire le nostre potenzialitÓ, tanto da accorgerci che siamo noi stessi capaci di realizzare pi¨ o meno tutto della nostra vita. Questo Ŕ come costruiremo un'unitÓ fatta di fratellanza e sorellanza, in cui ci sia abbondanza per tutti, ma nulla per coloro che vorrebbero governarci.

Il passo successivo potrebbe essere il coordinamento mutualistico di questi gruppi e la stabilizzazione di nuove forme di organizzazione di questa rivolta dispersa ed in evoluzione. Suggeriamo che, sulla base dei nostri principi comuni, ci si unisca in un fronte di gruppi, di organizzazioni e di individualitÓ. Questo fronte dovrebbe essere ideologicamente aperto, inclusivo e basato su rivendicazioni comuni. Dovrebbe essere un fronte organizzato orizzontalmente, senza organismi centrali e senza burocrati; e basato sull'autonomia degli individui e su un processo decisionale fondato sulla democrazia diretta.

Invitiamo tutti i gruppi, le organizzazioni e le individualitÓ che si ritrovano con queste proposte ad organizzarsi nelle loro comunitÓ locali in assemblee aperte, che possano pi¨ tardi connettersi l'un l'altra. Riprendiamoci le nostre vite tutti insieme!


Dalle strade e dalle piazze, 6 dicembre 2012

Federation for Anarchist Organizing (FAO), Slovenia

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

http://a-federacija.org inter@a-federacija.org


Cronologia della rivolta

(CittÓ, data, numero di partecipanti, numero di arresti, numero di feriti):

Maribor (Marburgo), mercoledý, 21 novembre, 1.500 persone
Maribor, lunedý, 26 novembre, 10.000 persone, 31 arresti (tutti rilasciati il giorno seguente)
Lubiana, martedý, 27 novembre, 1.000 persone
Jesenice, mercoledý, 28 novembre, 200 persone
Kranj (Cragno), giovedý, 29 novembre, 1.000 persone, 2 arresti
Lubiana, venerdý, 30 novembre, 10.000 persone, 33 arresti, 17 feriti
Koper (Capodistria), venerdý, 30 novembre, 300 persone
Nova Gorica (Nuova Gorizia), venerdý 30 novembre, 800 persone
Novo Mesto (Nova Urbe), venerdý 30 novembre, 300 persone
Velenje, venerdý 30 novembre, 500 persone
AjdovÜčina (Aidussina), venerdý 30 novembre, 200 persone
Trbovlje, venerdý 30 novembre, 300 persone
KrÜko, sabato, 1 dicembre, 300 persone
Maribor, lunedý, 3 dicembre, 20.000 persone, 160 arresti, 38 feriti
Lubiana, lunedý, 3 dicembre, 6.000 persone
Celje (Cilli), lunedý, 3 dicembre, 3.000 persone, 15 arresti
Ptuj (Poetovio), lunedý, 3 dicembre, 600 persone
Ravne na KoroÜkem, lunedý, 3 dicembre, 500 persone
Trbovlje, lunedý, 3 dicembre, 400 persone
Jesenice, martedý, 4 dicembre, 300 persone, 41 arresti
Bre×ice, martedý, 4 dicembre, 250 persone
Lubiana, mercoledý, 5 dicembre, protesta degli studenti davanti alla FacoltÓ di Arti, 500 persone
Lubiana, giovedý, 6 dicembre, protesta degli studenti davanti al parlamento, 4.000 persone
Koper, giovedý, 6 dicembre, 1.000 persone, 2 arresti
Kranj, giovedý, 6 dicembre, 500 persone
Izola (Isola d'Istria), giovedý, 6 dicembre, 50 persone
Murska Sobota, venerdý, 7 dicembre, 3.000 persone
Bohinjska Bistrica, venerdý, 7 dicembre, 50 persone
AjdovÜčina, venerdý, 7 dicembre, 150 persone
Lubiana, venerdý, 7 dicembre 3.000 persone
Nova Gorica, sabato, 8 dicembre, 300 persone
Bre×ice, domenica, 9 dicembre 200 persone
Lubiana, lunedý, 10 dicembre, 100 persone
Maribor, lunedý, 10 dicembre, 200 persone (protesta di solidarietÓ per i fermati)
Ptuj, lunedý, 10 dicembre, 200 persone

ANNUNCIATE:

Lubiana, giovedý, 13 dicembre
Maribor, venerdý, 14 dicembre
SLOVENIA (in ogni cittÓ), 21 dicembre

Related Link: http://www.a-federacija.org/2012/12/11/mass-revolts-in-...2012/

La polizia fa parte dell'apparato repressivo dello Stato. La sua funzione strutturale Ŕ quella di difendere l'ordine esistente e gli interessi della classe dominante.
La polizia fa parte dell'apparato repressivo dello Stato. La sua funzione strutturale Ŕ quella di difendere l'ordine esistente e gli interessi della classe dominante.

Quale metodo iniziale per tale organizzazione suggeriamo l'istituzione di assemblee a democrazia diretta che sono state la prassi dei movimenti insorgenti in tutto il mondo negli ultimi due anni.
Quale metodo iniziale per tale organizzazione suggeriamo l'istituzione di assemblee a democrazia diretta che sono state la prassi dei movimenti insorgenti in tutto il mondo negli ultimi due anni.

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