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La FIOM Ŕ un sindacato di categoria

category italia / svizzera | lotte sindacali | dibattito author Tuesday November 13, 2012 18:11author by Gino Caraffi - FdCA Report this post to the editors

Risposta ai confusionari

L'articolo apparso su UmanitÓ Nova sulla vicenda FIAT a Pomigliano contiene tali carenze nella descrizione dei fatti accaduti nella vicenda FIAT/FIOM, da non riuscire a distinguersi da qualsiasi altro pezzo sullo stesso argomento uscito su un qualsiasi giornale borghese.


La FIOM Ŕ un sindacato di categoria


L'articolo apparso su UmanitÓ Nova [1] sulla vicenda FIAT a Pomigliano contiene tali carenze nella descrizione dei fatti accaduti nella vicenda FIAT/FIOM, da non riuscire a distinguersi da qualsiasi altro pezzo sullo stesso argomento uscito su un qualsiasi giornale borghese.

Ma vediamo da vicino come Ŕ costruito il pezzo pubblicato su UmanitÓ Nova.

Nel preambolo, si abbozza alla condizione classica dello sfruttamento subito dai lavoratori, al capitalista cattivo che aumentando l'estrazione del plusvalore riduce la paga ed aumenta i ritmi. E per fare questo ricatta con i livelli dell'occupazione la massa dei lavoratori, ma, partendo dalla sola fabbrica di Pomigliano; dalla quale non si sposta lo sguardo dell'articolista che non si accorge del processo europeo in atto. Evidentemente chi ha scritto l'articolo non pu˛ rivolgere lo sguardo ad una situazione nella quale tra gli attori non compaia la tanto detestata ed autoritaria FIOM, altrimenti la sua opinione sulla FIOM (prima ancora che sulla FIAT, di cui che il nostro articolista giunge a scrivere che "da un certo punto di vista potrebbe anche aver ragione nella vicenda dei reintegri"), non sosterrebbe la sua perlomeno confusa tesi.

Sostenere poi che esista il diktat di FIAT, ma che esista anche quello di FIOM per imporre il rientro dei propri iscritti e che questo possa scatenare la rappresaglia - testualmente "provocano contraccolpi peggiori della situazione che si voleva sanare" - sottintende un attendismo confusionale che l'autore tenta di superare appellandosi alle magnifiche sorti della solidarietÓ di classe, che per˛ si guarda bene dall'analizzare nella sua materialitÓ quotidiana, sfoderando invece le potenti armi della teologia, i lavoratori dovrebbero fare questo... oppure i lavoratori dovrebbero fare quello.

La FIOM, e badate bene solo la FIOM, viene additata come esempio negativo della conduzione delle lotte e dello scontro, ultimo specchio rimasto intatto sul quale pu˛ riflettersi la luce opaca della difficoltÓ di analisi materialista dell'autore.

Affermare, come fa l'articolista, che "basta fare un giro su internet" per leggere i comunicati critici dei compagni della Rete 28 aprile sulla FIOM, rivela come egli non si accorga del fatto che i compagni della Rete 28 aprile hanno scritto quegli articoli e quei comunicati critici sulla FIOM essendoci dentro, partecipando alle lotte e sostenendo assieme a tutti i metalmeccanici della FIOM lo scontro di classe in questo paese e, se dopo le lotte del marzo-giugno scorso contro i provvedimenti del governo Monti-Fornero e del padronato non Ŕ mutato nulla, significa semplicemente che non solo la FIOM ha perso, ma l'intera classe operaia ha perso questa battaglia - e non solo in Italia - compresi i lavoratori iscritti e non iscritti al sindacato, sia di base che confederale, e se non si parte dal capire qual Ŕ la portata dell'attacco del capitale alle condizioni di vita del proletariato in questa parte del mondo ed alla trasformazione in corso, si rischia di fare della demagogia a buon mercato.

Ricordo inoltre all'articolista che Ŕ stata anche la tanto vituperata FIOM a sostenere massicciamente lo scontro, con assemblee e con tante ore di sciopero, nel tentativo di creare una rete di opposizione alle scelte del capitale; ora che questa scelta le viene fatta pagare duramente, sia dal sindacalismo colluso e complice che dal governo, che dal padronato; per questo la FIOM paga e pagherÓ un prezzo molto alto, per la sua coerenza di essere un sindacato, che non ci dobbiamo mai dimenticare Ŕ un sindacato e non un soggetto rivoluzionario.

Vorrei ricordare, semmai qualcuno non lo sapesse o se ne fosse dimenticato che la FIOM Ŕ esclusa dal tavolo delle trattative con Federmeccanica (perchÚ non si Ŕ arresa al diktat di Marchionne e dei sindacati complici ed ha rifiutato di firmare contratti che escludono ogni possibilitÓ di contrattazione e quindi di organizzazione dei lavoratori in fabbrica a meno che non siano subalterne all'azienda, mentre CISL, UIL, UGL ed in parte anche la CGIL hanno accettato di farsi rappresentare dal padrone), che la FIOM ha chiesto che le piattaforme fossero votate da tutti i lavoratori (anche per questo Ŕ stata espulsa).

Dopo la cancellazione di tutti i contratti integrativi nel gruppo FIAT, i lavoratori iscritti al sindacato FIOM si sono trovati lo stipendio decurtato in quanto la FIOM non ha firmato il contratto assieme ai sindacati complici, questo ha praticamente prodotto un travaso di iscritti ad altri sindacati di destra o alla semplice cancellazione dell'iscrizione per non perdere quote di salario operaio.

I sindacati di destra raccolgono firme con discreto successo per espellere i lavoratori FIOM ritenuti troppo "sovversivi" dall'azienda.

All'ILVA di Taranto la maggioranza dei lavoratori, iscritta a UIL, viene comandata direttamente dall'azienda, una parte degli iscritti FIOM sono passati dalla loro parte.

Queste sono solo alcune della questioni aperte e delle contraddizioni che si sviluppano intorno alle vicende sindacali; dunque, parlare di solidarietÓ di classe, come se questa esistesse in natura porta a non cogliere il problema e a non contribuire in alcun modo alla ricostruzione di un tessuto solidale tra i lavoratori.

L'autore dell'articolo non si rende conto di cadere nell'irreale quando giudica la richiesta della FIOM di aumenti per Ç100 all'anno di fronte alla perdita di salario dei lavoratori, come una richiesta troppo bassa; mentre nella realtÓ hanno di fatto cancellato il contratto nazionale, quello per intenderci che teneva uniti i lavoratori attraverso la condivisione degli obiettivi e delle lotte. Lo ripeto, la FIOM non sta trattando, Ŕ stata cacciata fuori dai padroni e dai sindacati complici e con essa Ŕ stata messa alla porta la possibilitÓ dei lavoratori di organizzarsi su basi volontarie solidali e democratiche. Evidentemente l'autore dell'articolo non ha ancora capito cosa sta accadendo, tanto che tornando al pianeta FIAT ed accusando la FIOM di "camorrismo", solo perchÚ sta difendendo i suoi iscritti da una discriminazione politica e sindacale, e non vederla per quello che Ŕ, dimostra sola la grande confusione dell'estensore, ma anche la carenza di analisi e di proposta sulla questione dell'antagonismo sociale.

Gino Caraffi
Delegato Rsu FIOM, anarchico.

Reggio Emilia, 11.11.12


Nota:

1. Antonelli T., Camorra padronale, in "UmanitÓ Nova", n. 34 anno 92, November 2012 (http://www.umanitanova.org/n-34-anno-92/camorra-padronale).

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