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La Rivoluzione siriana da vicino

category mashrek / arabia / irak | imperialismo / guerra | opinione / analisi author Wednesday November 07, 2012 18:23author by A Syrian comrade Report this post to the editors

Un anarchico tra jihadisti

Questa scritta vuole raccontare la mia esperienza dentro i "territori liberati" in Siria, ossia quei territori controllati dall'esercito libero, le forze armate dell'opposizione siriana. [English]

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La Rivoluzione siriana da vicino

Un anarchico tra jihadisti


Questa scritta vuole raccontare la mia esperienza dentro i "territori liberati" in Siria, ossia quei territori controllati dall'esercito libero, le forze armate dell'opposizione siriana. Ma non è comunque tutta la verità. E' vero che non tutti i militanti dell'esercito libero sono jihadisti devoti, anche se la maggior parte di loro pensano, o dicono, che praticano il "jihad".

La verità è che c'è molta gente semplice, anche ladri, ecc., tra di loro, come in qualsiasi lotta armata. La mia prima impressione, e che mi rimane, della situazione attuale in Siria è che non c'è più una rivoluzione popolare: si tratta invece di una rivoluzione armata che potrebbe degenerare semplicemente in una guerra civile. Il popolo siriano, che nei primi mesi della rivoluzione ha dimostrato tutto il suo coraggio e la sua determinazione per sfidare il regime di Assad e tutta la sua brutalità, è veramente esausto ora. Il suo spirito è indebolito da 19 lunghi mesi di feroce repressione e ultimamente di fame, di scarsità di risorse di ogni genere e dal continuo bombardamento da parte dell'esercito del regime.

Il beneficiario cinico di tutto ciò non è stato il regime, bensì l'opposizione, specialmente gli Islamisti. Grazie ai suoi rapporti internazionali, in particolare con i governi despotici dei ricchi stati del Golfo, l'opposizione ora può fornire cibo e sostegni alla popolazione povera delle aree sotto il suo controllo. Senza tale sostegno, ci sarebbe una tragica situazione umanitaria in quella zona. Ma questo sostegno non arriva gratis, né da parte degli stati del Golfo, né dai capi dell'opposizione. Come qualsiasi altra forza autoritaria, chiedono la sottomissione e l'obbedienza dalle masse. Questo significa, infatti, la morte della rivoluzione siriana in quanto atto coraggioso da parte delle masse siriane. Sì, ho aiutato alcuni jihadisti a rimanere in vita e altri a tornare a combattere (1); ma la mia vera intenzione era di aiutare le masse di cui io stesso faccio parte, prima come medico e secondo come anarchico.

A dire la verità, non credo che il nostro problema sia l'Islam stesso. L'Islam può essere egalitario o anche anarchico. Nella storia dell'Islam ci sono stati molti studiosi che si sono pronunciato a favore di una libera società musulmana senza stato, e anche di un universo libero senza alcuna sorta di autorità. Il problema è che quel che succede ora in Siria non è solamente il difficile e sanguinoso processo di eliminare una spietata dittatura: potrebbe essere peggio ancora se la dittatura viene sostituita con un'altra, ancora peggio e più sanguinosa.

All'inizio della rivoluzione, un piccolo numero di persone, principalmente Islamisti devoti, sostenevano di rappresentare le masse in rivolta e si sono autonominati i veri rivoluzionari, i veri rappresentanti della rivoluzione. Nessuno tra la maggioranza delle masse in rivolta e degli intellettuali li ha contestato. Noi [anarchici - ndt] sì abbiamo contestato tali affermazioni autoritarie e anche false, ma eravamo - e siamo tuttora - troppo pochi per fare la differenza. Questa gente sosteneva che si trattava di una guerra religiosa, non una semplice rivoluzione da parte delle masse oppresse contro il loro oppressore. Hanno spinto con molta forza l'idea che l'oppressore apparteneva ad un'altra setta dell'Islam, diversa da quella setta alla quale appartiene la maggior parte del popolo, una setta giudicata spesso dagli studiosi Sunniti di essere contro gli insegnamenti del vero Islam - cosa che è ancor peggior di essere non musulmano. Siamo rimasti sconvolti dal fatto che la maggior parte degli Alauiti - la setta dell'attuale dittatore, che sono più poveri e ancora più emarginati rispetto alla maggioranza Sunnita - sosteneva il regime; e partecipavano anche alla sua soppressione brutale delle masse in rivolta. Questo veniva considerata una "prova" della "vera guerra religiosa" che si combatteva tra Sunniti e Alauiti. Quindi questa gente poteva sostenere di essere i veri Sunniti: essendo studiosi musulmani e altamente settari, nessuno poteva contestarli. Hanno infatti costruito la loro autorità spirituale e morale prima di costruire quella materiale. Il sostegno materiale è arrivato poi dai grandi del Golfo.

Ora, il potenziale per una vera lotta popolare è in rapido declino. Siria è governato ormai dalle armi: solo chi detiene le armi può decidere sul presente e sul futuro del paese. E questo è vero non solo per il regime di Assad ma anche per l'opposizione Islamica. Ovunque nel Medio Oriente le grandi speranze stanno scomparendo. In Tunisia, in Egitto e altrove. I benefici delle coraggiose lotte delle masse sembrano andare tutti agli Islamisti. E potrebbero iniziare il processo di istituire il loro governo fanatico senza forte opposizione dalle masse. Mi sento come Emma Goldman nel 1922 quando ruppe con i Bolscevichi, infine disillusa. Nessuno, infatti, in tutto il mondo arabo e musulmano assomiglia più ai Bolscevichi che gli Islamisti, neanche il più nostalgico stalinista. Per molto tempo furono repressi dal dittatore di turno, utilizzati come spauracchi sia per le masse che per l'Occidente; e proprio per questo potevano sembrare essere la parte più decisiva dell'opposizione alle dittature. Allo stesso momento, hanno la stessa efficiente macchina propagandistica dei Bolscevichi di una volta. E sono veramente autoritari e aggressivi, esattamente come i Bolscevichi nei giorni decisive della Rivoluzione d‘ottobre. Quindi si capisce che i popoli arabi hanno optato per provarli, o accettare la loro ascesa al potere. E anche di sperare, come facevano i lavoratori e contadini russi una volta, che potessero davvero creare una società migliore e diversa. Emma ben presto perse le sue illusioni: per le masse invece, ci volle molto più tempo. Tuttavia Emma credeva, giustamente secondo me, che le masse erano state molto coraggiose nel sollevarsi nel tentativo di cambiare la propria realtà di miseria; il grande "errore", se si può chiamarlo errore, lo fecero le forze autoritarie che cercarono di dirottare la rivoluzione. Noi comunque sosteniamo la rivoluzione, non i suoi falsi "capi".

Costruire l'alternativa libertaria: propaganda e organizzazione anarchica

L'altra questione che, secondo me, è importante per noi anarchici arabi e masse arabe, è come costruire l'alternativa libertaria: ossia come iniziare una efficace propaganda anarchica o libertaria e come costruire organizzazioni anarchiche. A dire la verità, non ho mai provato a convincere nessuna a diventare anarchico. Ho scelto sempre il dialogo libera tra "uguali". Non ho mai sostenuto di sapere tutto o che qualsiasi anarchico o qualsiasi essere umano merita essere la "guida" o "leader" degli altri; che nessuno merita di essere un Papa, un Imam musulmano o il Segretario generale di qualche partito stalinista o leninista. Ho sempre creduto che cercare di influenzare altre persone fosse solo un altro modo di esercitare l'autorità su di loro. Ma ora vedo la questione da un'altra prospettiva: si tratta di rendere "disponibile" l'anarchismo, di renderlo conosciuto a tutti coloro che vogliono combattere qualsiasi autorità opprimente, che siano lavoratori, disoccupati, studenti, femministi, giovani, minoranze etniche e religiose, ecc. Si tratta di cercare di costruire un esempio o saggio della nuova vita libera nella forma di una organizzazione libertaria o libera: non solo una manifestazione vivente della sua possibilità, ma anche come MEZZO di arrivare a quella società. Dobbiamo rendere l'anarchismo conosciuto a tutti gli schiavi e le vittime degli attuali sistemi e autorità oppressive. Una EFFICACE PROPAGANDA ANARCHICA è, secondo me, il primo obiettivo di tali organizzazioni. In una parola, siamo testimoni del fallimento delle tendenze "laici" autoritarie (tra cui i nazionalisti e pan-arabisti, gli stalinisti e altri varietà di leninismo) e fra non molto del fallimento delle tendenze religiose autoritarie. La futura alternativa dovrebbe essere, logicamente, libertaria. Naturalmente, l'anarchismo non può essere impiantato artificialmente: deve essere un prodotto "naturale" delle lotte locali delle masse. Ma necessiterà comunque cura e attenzione. E questo sarà il ruolo della nostra propaganda. Non ci sarà alcun "centro" nella nostra organizzazione, nessuna burocrazia. Sarà tuttavia efficace quanto le organizzazioni autoritarie, se non più efficace ancora.

Il nostro Stalin o Bonaparte non è ancora salito al potere: le masse siriane hanno ancora la possibilità di ottenere un risultato migliore di quello della Rivoluzione russa. E' vero che è difficile e che diventa più difficile con ogni momento che passa. Ma la rivoluzione stessa era un miracolo e in questo mondo gli oppressi possono creare miracoli ogni tanto. Questa volta noi anarchici siriani abbiamo messo tutte le nostre carte sul tavolo, insieme alle masse. Non potrebbe essere diversamente - non saremmo degni del nome di libertari.



(1) Vorrei spendere due parole su questo fatto. Non è stato facile per me stare tra jihadisti, ma curarli era diverso. Mi era chiaro sin dal momento in cui sono entrato nell'ospedale: avrei curato chiunque avesse bisogno del mio aiuto, fossero civili o combattenti di qualsiasi gruppo, religione o setta. Sono stato scrupoloso: nessuno in quell'ospedale poteva essere maltrattato, anche se fossero dell'esercito di Assad. Lo dirò di nuovo qui: il mio vero problema, e credo quello degli oppressi in generale, non è con dio stesso, ma con gli essere umani che agiscono come fossero dei, che sono così ammalati di autoritarismo che pensano e agiscono come dei, che siano dittatori laici come Assad o Imam islamisti. Dio stesso non è mai pericoloso quanto coloro che pretendono di "parlare" per lui...

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali

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Verso lo sciopero generale e sociale nel mondo del lavoro, nei territori, nelle piazze

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