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Lo sciopero degli insegnanti di Chicago e la privatizzazione di una generazione

category nord america / messico | economia | cronaca author Thursday September 27, 2012 17:32author by John Jacobsen Report this post to the editors

John Jacobsen scrive sugli sviluppi dei negoziati tra la amministrazione delle Chicago Public Schools ed il sindacato Chicago Teachers Union nel contesto della chiusura delle scuole pubbliche e del diffondersi delle scuole sovvenzionate. [English]

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Lo sciopero degli insegnanti di Chicago e la privatizzazione di una generazione


I delegati del CTU hanno votato questa settimana per la fine dello sciopero che per 7 giorni ha messo effettivamente in ginocchio tutte le scuole pubbliche di Chicago.

La decisione è giunta dopo che nell'ultima trattativa tra la amministrazione delle Chicago Public Schools e il sindacato Chicago Teachers Union si era riusciti a raggiungere un accordo che secondo i rappresentanti sindacali poteva essere sottoposto ai granitici insegnanti del sindacato.

Lo sciopero era iniziato il 10 settembre, dopo che la CTU e l'amministrazione cittadina non erano riusciti a raggiungere un accordo nel corso di precedenti negoziati. In seguito alla rottura del tavolo delle trattative, quasi 26.000 insegnanti ed assistenti non sono andati a lavorare per la prima volta dopo 25 anni.

Dopo aver votato per lo sciopero, gli insegnanti hanno invaso le strade insieme a folle di studenti e di genitori. Si sono tenuti cortei in tutta Chicago, paralizzando il traffico nelle zone centrali, sono state picchettate 675 scuole, come pure l'Ufficio Scolastico.

Lo sciopero ha messo in evidenza sia il rapporto spigoloso del movimento operaio col Partito Democratico, in particolare col sindaco Rahm Emmanuel - un forte raccoglitore di fondi per il presidente Barack Obama, nonché ex-Capo dello Staff di quest'ultimo - il quale si era spinto fino a proporre azioni inibitorie nei confronti degli insegnanti in sciopero, sia la necessità per il sindacato degli insegnanti di aprire un corso di azione più incisiva nell'opporsi alle imminenti privatizzazioni delle scuole con quelle chiamiamo "charter schools" [scuole sovvenzionate, ndt].

Il contratto

Fino ad ora le trattative hanno girato intorno ad un complesso contenzioso - su stipendi ed indennità, sulla determinazione del sindaco Rahm Emmanuel ad imporre una giornata di lavoro più lunga ed un nuovo sistema di valutazione degli insegnanti (che in origine prevedeva di collegare lo stipendio degli insegnanti ai punteggi ottenuti dagli studenti nelle prove), sulla riassunzione degli insegnanti licenziati, sulle pensioni.

I rappresentanti sindacali hanno sottoposto agli insegnanti un nuovo contratto triennale, il quale, in attesa di approvazione via referendum, include una serie di concessioni sia per il sindacato che per l'amministrazione della città.

"Io personalmente credo che la CTU sarà alla fine d'accordo con la bozza di contratto" dice Agnieszka Karoluk, una educatrice vicina al Chicago Teachers Union, anche se "molti iscritti al CTU non si fidano dell'amministrazione scolastica vista la sua storia fatta di dichiarazioni ambigue e di sospensione delle promesse iniziali".

Il contratto così com'è comprende un accordo quadriennale di aumenti stipendiali per gli insegnanti del 17,6% per i prossimi 4 anni, appena poco più della metà dell'aumento del 30% chiesto dal sindacato all'inizio della trattativa, ma ben oltre l'iniziale offerta dell'amministrazione scolastica del 2% di aumenti.

Aumenteranno anche i carichi di lavoro degli insegnanti sia su base giornaliera che annuale, aggiungendo più di 2 anni di formazione nel percorso scolastico dei nuovi studenti, cosa di cui si è vantato il sindaco Emanuel, anche se gli insegnanti di Chicago già lavorano per una media di 10 ore giornaliere a scuola, con un'aggiunta di 2 ore a casa (pari più o meno a 800 ore in più di quanto previsto dall'attuale contratto).

Secondo alcuni resoconti, il sindacato è riuscito a stoppare la richiesta del sindaco Emmanuel per un sistema di valutazione degli insegnanti che avrebbe collegato lo stipendio direttamente ai risultati delle prove degli studenti.

Questo controverso sistema era stato criticato da molti esponenti del sistema formativo in quanto puniva gli insegnanti per fattori al di fuori del loro controllo, come gli aspetti sociali presenti nei quartieri a basso reddito, dove la performance di uno studente può essere - e spesso lo è - condizionata negativamente da problemi a casa, come l'accesso ai trasporti o agli strumenti di ricerca, ed una miriade di altri fattori.

"Sia come sia" conclude Karoluk, "la CTU non sta cercando il contratto perfetto. Vogliono solo un contratto equo".

Molti lavoratori, tuttavia, restano scettici sulle promesse della amministrazione cittadina, fa notare la signora Karoluk.

Gli insegnanti di Chicago si erano infuriati quando, per esempio, l'anno scorso, gli appena nominati nuovi dirigenti dell'Ufficio Scolastico avevano votato per cancellare gli aumenti stipendiali previsti contrattualmente. Venne fuori poi che l'amministrazione scolastica aveva distratto segretamente milioni di dollari stanziati per gli stipendi e le pensioni degli insegnanti, allo scopo di poter poi dire che che non erano in grado di pagare gli aumenti.

C'è qualcuno nel sindacato, comunque, che è anche preoccupato per quello che nel contratto non c'è scritto.

"In attesa dei dettagli che usciranno nelle prossime 48 ore" fa notare la signora Karoluk in un articolo pubblicato su Libcom. "gli iscritti del CTU hanno criticato l'assenza nel contratto di ogni riferimento alla chiusura di scuole. Questa era evidentemente la preoccupazione principale sia per i delegati sindacali ed i dirigenti del CTU che per tutti gli insegnanti che erano presenti questa mattina alla riunione al Jordan".

"L'amministrazione scolastica ha già un accordo con la Bill and Melinda Gates Foundation per aprire più di 60 charter schools a Chicago, innescando così un processo di chiusura delle scuole di quartiere".

Le nuove scuole

Ci sono state numerose proposte di riforme scolastiche nei decenni passati, nel tentativo di sfidare la vecchia forma di scuola pubblica.

Sono stati proposti alle famiglie, che ora mandano i figli alla scuola pubblica, sistemi fondati sui buoni scuola perché mandassero i figli alle scuole elementari e secondarie private; la scelta della scuola e di una formaziona basata sul risultato sono stati temi importanti nei dibattiti sulla riforma scolastica, così come le questioni fondamentali del numero di alunni per classe e del tasso di dispersione.

Le charter schools, comunque, sono state un implicito e costante elemento del contendere nel corso dell'ultimo sciopero degli insegnanti di Chicago.

Da quando i bilanci locali hanno subito una cura dimagrante, le amministrazioni locali di tutto il paese hanno trovato l'idea delle charter schools sempre più interessante.

Considerato che le charter schools pagano gli insegnanti con stipendi inferiori alla media, che integrano i fondi pubblici con crescenti donazioni private e che hanno introdotto società di gestione private nella struttura della scuola per tenere bassi i costi, molte charter schools si sono rivelate meno onerose delle tradizionali scuole pubbliche. Infatti, mentre queste scuole sono pur sempre considerate pubbliche, quasi il 16% delle charter schools viene gestito da Organizzazioni di gestione della formazione a scopo di lucro.

L'espansione delle charter schools può contare anche sulla quantità di investimenti federali. Nel 2002, quasi i 2/3 delle charter schools ha ricevuto finanziamenti federali nella loro fase di avvio; nel 2010, oltre $130 milioni sono stati assegnati a varie charters schools nel paese dal Charter Schools Program, che è uno dei diversi programmi governativi che ora danno sostegno ed assistenza alle charter schools.

Di rilievo è anche l'assistenza fornita dal FEMA (Federal Emergency Management Agency, ndt), che nel giugno del 2006 ha rimborsato le charter schools (di New Orleans, ndt) per "costi relativi a riparazioni, ripristini, o sostituzioni di strutture danneggiate da catastrofi" aiutando il distretto scolastico a ristrutturare effettivamente l'intero sistema educativo della città. (Ad oggi, New Orleans rimane l'unica città degli Stati Uniti in cui la maggioranza degli studenti della scuola pubblica frequenta le charter schools).

Questo spostamento di fondi verso le charter schools, è bene ricordarlo, è stato fatto sia dai democratici che dai repubblicani. E per delle buone ragioni.

La nuova economia

Lo Stato riconosce che non viviamo più in una società in cui forti programmi a gestione pubblica possano essere la soluzione per i principali bisogni della nostra economia.

Durante il regno delle politiche keynesiane - l'era della G.I. Bill [legge emanata nel 1944 a favore dei veterani della 2GM, ndt], dei programmi di lavori pubblici - non solo era possibile mettere in atto politiche che prevedevano una forte rete di sicurezza per la popolazione, ma era strutturalmente necessario. Era possibile perché i capitalisti avevano poche risorse od opportunità per spostare la loro produzione oltreoceano (sanzioni governative come quelle previste dal Trattato di Bretton Woods imponevano restrizioni agli investimenti oltremare, e dopo la seconda guerra mondiale le infrastrutture delle maggior parte dei paesi industrializzati risultava bombardata), ed era necessario perche gli Stati Uniti si stavano ancora riprendendo dalla depressione, con milioni di cittadini che ritornavano a casa e che chiedevano lavoro.

Va da sè, naturalmente, che non viviamo più in quella società. Viviamo in un tempo in cui non solo è possibile produrre e fare manutenzione all'estero, ma è diventato più redditizio; una società in cui il capitale è sempre meno legato agli stati-nazione (il che, ovviamente, rende possibile imporre alti livelli di tasse sulla più larga platea di percettori di reddito), ed ha sempre più bisogno di circolare a livello globale per restare competitivo.

Come scrive Peter Brogan in questo brano, Cosa c'è dietro l'attacco agli insegnanti ed all'istruzione pubblica?,

"E' tremendo pensare ad un'arena di investimenti economici e di accumulazione di capitale sul mercato globale dei servizi educativi! Due trilioni e mezzo di dollari a livello globale lo scorso anno, e gli USA vanno vicini ai $600 miliardi su cui gli investitori stanno cercando di mettere le mani. Ecco perché quelli che sono stati chiamati "i filantropi del rischio", soprattutto la Bill and Melinda Gates Foundation, la Eli and Edyth Broad Foundation e la Walton Foundation sono stati i primi sostenitori finanziari della "scelta di scuola", del cosiddetto movimento per "la riforma dell'istruzione". L'istruzione ha bisogno di essere riconosciuta quale arena vitale per lo sviluppo economico e l'accumulazione capitalistica".

La privatizzazione è quindi diventata il grande obiettivo politico dietro la capacità della nostra economia di rimanere competitiva dentro il mercato globale, come pure nell'incontrare i crescenti bisogni dell'industria della formazione della nuova forza-lavoro (senza i finanziamenti che prima erano in grado di sostenere la scuola pubblica come la conoscevamo).

Questo cambiamento sta avendo un effetto profondo sulle modalità con cui si struttura la formazione a livello paese - non solo come si finanzia l'istruzione, ma anche come la classi stesse debbano essere riorganizzate.

"La realtà [sul posto di lavoro] è mutata in modo significativo negli ultimi decenni" fa notare Amanda Credaro, nel suo lavoro del 2006 "Innovation and Change in Education".

Nell'evocare immagini di una nuova forza-lavoro - sempre più impiegata nella fornitura di servizi e costretta a cambiare lavoro frequentemente - prosegue la Credaro "Non è più l'accumulazione di abilità e di conoscenze il prerequisito per un impiego, quanto piuttosto sono ora imperative la capacità di essere in grado di adattarsi a nuove situazioni, di continuare ad imparare autonomamente, e di saper lavorare in cooperazione".

Lo sciopero, nel contesto

Come da buona moda sindacale, c'era in questo sciopero uno iato tra quelle che potevano essere considerate "richieste politiche" e quelle più puramente "economiche".

Mentre i singoli iscritti del CTU hanno giustamente preso posizione contro il sistema delle charter schools, il sindacato sceglie ancora di strutturare la sua opposizione in termini di "portare via i fondi dalle scuole pubbliche"; in altre parole, di condurre il dibattito in termini di impatto economico sulle scuole pubbliche.

In poche parole, una forte reazione a difesa delle nostre tradizionali istituzioni pubbliche - siano esse le scuole pubbliche o persino lo stesso sindacato - non è realistica.

Se insegnanti, genitori e studenti non si mettono a re-immaginare come potrebbe essere la scuola in questa nuova economia; se non iniziano ad organizzarsi intorno ad una nuova visione di scuola - né quella che guarda ad un passato di scuola pubblica tipo linea di assemblaggio né al sistema iperalienato e lucrativo delle charter schools - essi saranno presto messi da parte dalla marcia inarrestabile del capitalismo.

In un tempo in cui non solo i sindacati, ma la stessa istituzione della scuola pubblica come l'abbiamo conosciuta sono sottoposti ad enormi attacchi e cambiamenti, si dovrebbe spostare la difesa degli insegnanti ben oltre la mera lotta per lo stipendio, per il dimensionamento delle classi e per la sicurezza sul lavoro - per produrre una critica più profonda ed una più ampia proposta di riforma del sistema educativo.

C'è frenesia in questo paese sullo stato delle nostre scuole pubbliche, ed è ingenuo e miope quel sindacato che concentra lo sciopero solo sulle questioni economiche - a parte la cura retorica che riguarda i bambini - in quanto cede ai liberisti il monopolio sulla riforma della scuola, pemettendo ad un editorialista del "Seattle Times" di scrivere, senza timore di sfide, che "le riforme ragionevoli, come una più forte valutazione degli insegnanti e una maggiore innovazione tramite le charter schools pubbliche, vanno oltre le politiche di parte". Oppure di permettere ad un esponente della CNN, Ruben Navarrette Jr., di dichiarare che i sindacati degli insegnanti vedono il loro ruolo come quello di protettori degli insegnanti di fronte "alle richieste della pubblica opinione di maggiore assunzione di responsabilità, di maggiori standards e di una migliore istruzione per i nostri figli," per minacciare un attimo dopo: "Se gli insegnanti non torneranno in classe lunedì, il sindaco dovrà togliere la rappresentanza legale al sindacato, licenziare gli insegnanti e procedere ad assunzioni sostitutive".

Questo limite - l'incapacità del sindacato ad andare al di là delle tradizionali questioni del "pane e burro" - è direttamente collegato allo status legale ed alla struttura del CTU. Se i sindacati continueranno a vedere se stessi come legalmente definiti - più o meno come agenti legali di contrattazione col compito di litigare solamente su stipendi ed indennità - allora resteranno incapaci di combattere con efficacia i cambiamenti in atto nella scuola.

John Jacobsen

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

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