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Venezuela: Per una società libertaria ed emancipata, il fascismo non passerà!

category venezuela / colombia | movimento anarchico | comunicato stampa author Monday September 24, 2012 21:56author by Federación Anarquista Revolucionaria de Venezuela - FARV Report this post to the editors

1° Comunicato della FARV in vista delle elezioni presidenziali del 7 ottobre 2012

La Federación Anarquista Revolucionaria de Venezuela, formata da gruppi ed individualità comunisti libertari delle città di Caracas, Valencia, Maracay e Barquisimeto, pubblica il seguente comunicato. [Castellano] [English]

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Venezuela: Per una società libertaria ed emancipata, il fascismo non passerà!


Nere tempeste agitano l'aria. Il capitalismo ed i poteri economici internazionali cercano di riprendersi gli spazi che avevano perso nella Nostra America, cercano di nuovo di incatenarci, cercano di fare della storia nord-occidentale il progetto da imporre a tutti i popoli del mondo. Siamo coscienti che la congiuntura intorno al 7 ottobre non si caratterizza come un mero conflitto inter-borghese, ma come uno scenario di lotta di classe e di scontro anticoloniale.

Come anarchici, riconosciamo le condizioni di possibilità che si sono generate dalla articolazione dispiegatasi tra Stato e Comunità Organizzate in termini di innegabili conquiste nella sfera dei diritti sociali e popolari che l'attuale processo bolivariano ha portato al popolo venezuelano. Sarebbe sciocco e poco realista affermare che non si siano fatti progressi nel soddisfacimento dei bisogni sociali e politici della popolazione storicamente esclusa in questo paese, grazie alla lotta dei figli e delle figlie del popolo venezuelano. Tuttavia, occorre anche riconoscere i limiti di questa articolazione che, al di là dei molti errori e fallimenti - propri della natura gerarchica, borghese e reazionaria di qualsiasi Stato - tende ad arginare le potenzialità del popolo venezuelano nella costruzione di una società dove venga sradicata l'egemonia capitalista e prenda il sopravvento un'organizzazione economica, politica e sociale fondata su un reale potere popolare socialista, collettivo ed assembleare a democrazia diretta. Come anarchici sappiamo che questo processo di radicalizzazione si pone come compito collettivo e comune del popolo venezuelano e che, pertanto, non va subordinato alle condizioni di possibilità che oggi offre l'articolazione tattica con lo stato bolivariano.

Non ci sono Stati rivoluzionari: le rivoluzioni le fanno i popoli. Pertanto, di fronte alle elezioni presidenziali del 7 ottobre, manteniamo una posizione di forza per evitare che la destra fascista borghese puntofijista [riferimento al patto Punto Fijo del 1958 tra i partiti borghesi che esclusero il Partito Comunista per un sistema bipartitico, ndt] e traditrice si riprenda le redini del governo nazionale, e ribadiamo il nostro impegno alla lotta per la radicalizzazione della rivoluzione.

Sappiamo come storicamente gli/le anarchici/che di tutti i tipi siano stati/e contro le elezioni borghesi e contro tutto il teatrino dello spettacolo elettorale, e dunque come anarchici noi non riconosciamo questo circo. Gli Stati non fanno le rivoluzioni, però possono distruggerle. Quindi non c'è nulla di sorprendente se, di fronte a determinate congiunture molto particolari e molto concrete, ci siano stati casi di partecipazione politica elettorale da parte di settori anarchici, per esempio le elezioni spagnole del 1936 in cui il proletariato spagnolo e molti/e anarchici ed anarchiche tanto della Confederación Nacional del Trabajo (CNT) quanto della Federación Anarquista Ibérica (FAI), diedero il loro appoggio al Fronte Popolare contro i gruppi ed i partiti della destra iberica che avevano rapidamente messo in essere il golpe nel mese di luglio dello stesso anno.

Quello stesso popolo che si era recato alle urne, si renderà protagonista nei mesi successivi di uno dei momenti più gloriosi del proletariato mondiale, realizzando praticamente il comunismo libertario e l'anarchia. Parimenti, il Partido por la Victoria del Pueblo in Uruguay si costituì con forti influenze libertarie provenienti dalla Federación Anarquista Uruguaya, i cui militanti erano grandi combattenti che avevano combattuto, tra l'altro, le dittature del sud nei decenni passati.

Non è certo un assunto nuovo quello di tener conto della congiuntura e delle particolarità che ci sono in ogni lotta. In una riunione, tenutasi a Biel (Svizzera), nel 50° anniversario del Congresso di Saint-Imier, Bertoni e Malatesta si posero la questione di come si sarebbero dovuti regolare gli anarchici di fronte a possibili rivoluzioni sociali che non fossero di segno libertario.

"Non si tratta di porsi davanti ad una rivoluzione come la vorremmo noialtri, una rivoluzione anarchica che sarebbe possibile se tutti, o per lo meno la grande maggioranza degli abitanti di un determinato territorio, fossero anarchici. Si tratta di perseguire il meglio che si può fare in favore della causa anarchica all'interno di una rivoluzione sociale che possa prodursi nella realtà del presente." (1)
Tuttavia, questo esercizio di immaginazione a favore dell'anarchismo, di come porsi di fronte ad una situazione di scoppio di una possibile rivoluzione, sollevò delle critiche in campo libertario:
"I compagni apportino la propria luce alla questione ed il compagno ed amico Colomer non si deve né scandalizzare né indignare. Se per lui queste sono questioni nuove, non è degli anarchici aver paura di fronte alle novità". (2)
Quella che per Malatesta era una situazione ipotetica, è per noi anarchici rivoluzionari venezuelani una realtà con cui confrontarsi.

Quanto detto ci consente di affermare che occorre tener presenti le circostanze storiche nel momento in cui valutare la partecipazione agli spazi di costruzione socialisti e rivoluzionari. L'azione e la teoria non possono essere disgiunti dalla realtà, da quel contesto storico-politico in cui devono dispiegarsi. Siamo fermi nella convinzione che la possibilità di un genuino mutamento rivoluzionario radicale, che abbia radici profonde, trovi vivo riscontro nelle capacità creative del popolo, nelle sue comunità di lotta che hanno portato il paese sulla via della trasformazione sociale e che appoggiano il compagno Hugo Rafael Chávez Frías. Siamo convinti, sulla base dell'esperienza, che lì, nella base popolare, si radichi il germe di una nuova società comunitaria.

Oggi come oggi già esistono esempi di spazi che, senza definirsi anarchici, esprimono quotidianamente senza dubbio pratiche libertarie: comunità che hanno un certo grado di produzione sociale, di autogoverno e di auto-sicurezza (i Colectivos del 23 de Enero, Colectivo Alexis Vive, Colectivo Montaraz, tra gli altri); radio di comunità che non si piegano ai dettami contrari alla causa popolare e che si autodefiniscono come libertari (Radios comunitarias della zona nord di Barquisimeto, di Waraira Repano, di Toromaima Rebelde, Radio Comunitaria Sanareña, siti come La Guarura e simili). Il Movimento dei "Senza Tetto", le "Comunidades al Mando", il "Proyecto Nuestra América", il Frente Campesino Ezequiel Zamora e moltissimi altri collettivi ed organismi del movimento popolare che, sebbene siano protagonisti, edificatori e propagatori del processo bolivariano, ne sono anche profondamente critici.

E' per questo che, di fronte alla visione dei settori neoliberisti della destra venezuelana ed al suo desiderio di di implementare politiche economiche che riducano lo Stato alla sua minima espressione (proprio come accade attualmente in Europa, in Africa ed in altri paesi della nostra America), diciamo loro senza simpatia di osservare ed ascoltare le nostre posizioni. La nostra lotta è per il comunismo libertario e pertanto, non siamo disposti a retrocedere ad uno "stato di cose" in cui: saremmo perseguitati come occupanti e combattenti sociali, in cui sarebbero chiusi i media alternativi, in cui sarebbero restituite ai latifondisti ed ai padroni le terre e le aziende oggi di proprietà comune, in cui ci sarebbero violazioni sistematiche ai diritti umani; in cui verrebbero abrogati strumenti giuridici che possano aiutare la causa popolare, la futura costruzione degli spazi comunitari veramente orizzontali ed assembleari, la realizzazione dei consigli operai, dei contadini, degli studenti; uno stato di cose in cui verrebbero sradicati quei presidi sociali, che ora sono necessari per aiutare le classi più emarginate; per assistere ad una involuzione verso un passato che, tutt'altro che domo, spera di dare la sua zampata fascista.

La storia ci ha già dato molti esempi:

"Dal suo punto di osservazione sulle colonne de La Protesta, Santillán aveva capito meglio di chiunque altro a sinistra, la direzione ed il senso della cospirazione anti-irigoyenista (cioè contro Irigoyen, presidente argentino nel 1916, ndt) che non era tanto una realtà quanto un intento di distruggere il movimento operaio, di trattenere la rivoluzione sociale (che presumibilmente si stava avvicinando) e di stabilire le basi di uno Stato corporativo (con l'appoggio delle forze armate, dei latifondisti e del clero). Quando ci fu il golpe del 6 settembre, lanciò dalle pagine del quotidiano un appello allo sciopero generale. La FORA lo ignorò: attenendosi ad un punto di vista apparentemente molto ortodosso e logico, i suoi militanti si rifiutarono di partecipare alle lotte dei partiti politici borghesi, come se si trattasse di una mera disputa tra conservatori e radicali o tra antipersonalisti e personalisti. Inoltre, attenendosi ad un dottrinarismo inflessibile, i militanti della FORA proclamarono che: per un anarchico e per un proletario sono la stessa cosa il populismo di Irigoyen ed il fascismo di Uriburu. Tale errore di prospettiva costò alla FORA molti morti e molti esuli e si può quasi dire che portò alla morte dell'organizzazione. La Protesta venne chiusa e messa fuori legge l'organizzazione operaia..." (3)
Siamo contrari tanto a queste posizioni di supposta "sinistra" che pretendono far credere che "questo o quello sia lo stesso", quanto a quelle degli arrivisti e degli accomodanti i quali assicurano che "questa è la vera rivoluzione".

E siamo molto più distanti da certe "personalità" che rifugiandosi negli ideali dell'anarchismo (e di certe posizioni del trotskismo) cercano di nascondere la loro collocazione di stampo borghese, ma insieme ai borghesi finiscono col rendere invisibili le lotte ed i processi di cambiamento che, dalle comunità popolari e dai movimenti anti-egemonici, si sono sviluppati durante gli ultimi 30 anni. A questi anarchici diventati dei mercanti, commercianti e turisti dell'idea, diciamo anche che il fascismo non passerà.

La FARV ribadisce di non appoggiare nessun governo e nessuno Stato, ma di stare dalla parte del popolo e con le sue lotte di emancipazione e di rivoluzione sociale.

La nostra posizione è la seguente: difendere le conquiste popolari che abbiamo raggiunto e che ci sono costate tanto sangue; combattere con tutti i mezzi possibili il ritorno al potere della destra oligarchica fascista storica del Venezuela e combattere insieme al popolo, alle organizzazioni, ai movimenti ed ai collettivi politici e sociali affini alla nostra lotta, per la radicalizzazione autonoma e popolare della rivoluzione bolivariana, contro la "destra rossa" e contro i guasti e gli errori provocati dall'attuale struttura economico-giuridica capitalista e borghese, che deve ancora essere smantellata e che se non si riesce a farlo, corriamo il rischio imminente di essere un altro esempio nel mondo di fallimento di una rivoluzione socialista, democratica e partecipativa.

Il cielo coperto annuncia la tempesta. Facciamo appello ai lavoratori ed alle lavoratrici del Venezuela, ai contadini ed alle contadine, a tutti/e gli /le sfruttati/e ed agli emarginati/e del Venezuela di partecipare alla giornata decisiva del 7 ottobre, di chiudere le porte al fascismo, sia nelle urne elettorali che nelle strade.

Il fascismo non passerà. L'invito è quello di scegliere l'espressione delle organizzazioni, dei movimenti e dei collettivi rivoluzionari e socialisti affini alla nostra causa ed a favore della continuità del processo bolivariano. L'invito è quello di stare attenti ad ogni segno di violenza da parte della destra, a difendere la nostra determinazione ad essere liberi. Però, soprattutto, a costruire a sinistra dalla base, dalla quotidianità del giorno dopo giorno, dalla dimensione più piccola e più ordinaria, dalle strade, dal quartiere, dai villaggi e dai monti, gli spazi libertari che aiutano a conseguire la rivoluzione sociale.

"Al di fuori del sistema mazziniano che è poi il sistema della repubblica nella forma di Stato, non esiste nessun altro sistema se non quello della repubblica come comune, della repubblica come federazione, una repubblica genuinamente socialista e popolare - il sistema dell'Anarchismo" - M. Bakunin. (4)
PER UN PROCESSO BOLIVARIANO E POPOLARE!
PER UN SOCIALISMO ZAMORANO E LIBERTARIO NELLA REPUBBLICA COMUNITARIA!
(5)
PER IL COMUNISMO LIBERTARIO!

Federación Anarquista Revolucionaria de Venezuela - FARV


Note:

1. Errico Malatesta, Escritos, Fundación Anselmo Lorenzo. Madrid 2002. Pag. 56
2. Ibid. Pag. 59
3. Carlos M. Rama e Ángel J. Cappelletti, El Anarquismo en América Latina, Biblioteca Ayacucho. Caracas 1990. Pag. LVII
4. Bakunin, Socialismo Sin Estado, http://www.marxists.org/espanol/bakunin/socsinestado.htm
5. Nota del traduttore: il riferimento è a Ezequiel Zamora (1817-1860) pensatore socialista venezuelano di estrazione liberale, generale popolare nella Guerra Federal o Guerra Larga (1859-1863) tra conservatori e liberali del paese.

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

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