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Inclusione, conciliazione e condivisione. Il pasticcio al femminile di Fornero

category italia / svizzera | genero | opinione / analisi author Tuesday March 27, 2012 17:42author by Diversamente Occupateauthor email diversamenteoccupate at gmail dot com Report this post to the editors

Circola in queste ore la relazione di Fornero sulla riforma del mercato del lavoro. E’ solo una relazione, non il testo di legge, ma già smaschera il trucco di quella che doveva essere la rivoluzione che parlava ai giovani e alle donne. A loro, le donne, Fornero dedica un intero paragrafo: Interventi per una maggiore inclusione delle donne nella vita economica. Ergo, la vita economica di questo paese passa per il lavoro, e le donne, ancora una volta, vanno “tutelate”, “incluse”. Vediamo come, secondo Fornero & co.

Il governo intende “favorire una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’intero della coppia”. Finalmente si parla di condivisione. Eh sì, Fornero introduce, a grande richiesta, il congedo di paternità obbligatorio. Una rivoluzione?

No, il trucco è svelato due righe dopo, e la conciliazione torna prepotente nel paese delle donne che si sostituiscono al welfare: “In particolare, il congedo di paternità obbligatorio è riconosciuto al padre lavoratore entro 5 mesi dalla nascita del figlio e per un periodo pari a tre giorni continuativi”. Tre giorni? Ma è uno scherzo? Anche le pari opportunità, tutte, stanno rabbrividendo! Di che tipo di condivisione si tratta quella che si può sbrigare in tre giorni? Nessuna, tranquille!

I tecnici non fanno rivoluzioni, prendono lo stato delle cose, lo girano, lo rigirano, lo nascondono, valutano i costi, una telefonata alla troika una al presidente della repubblica, e poi lo ripropongono travestito da novità. E allora ecco che la conciliazione, quella delle donne con la loro vita e il loro lavoro, un problema tutto femminile insomma, ritorna con i “voucher per la prestazione di servizi di baby-sitting. Le neo mamme avranno diritto di chiedere la corresponsione di detti voucher dalla fine della maternità obbligatoria per gli 11 mesi successivi in alternativa all’utilizzo del periodo di congedo facoltativo per maternità. Il voucher è erogato dall’INPS. Tale cifra sarà modulata in base ai parametri ISEE della famiglia”. Vale a dire, mamme, se volete rimanere a casa e godere del congedo di maternità facoltativo il bambino ve lo crescete voi, se invece volete tornare al lavoro, ve lo crescete voi comunque, aiutate da una baby-sitter convenzionata.

Sarebbe questa la cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia? Una cultura che si forma e si dipana in tre giorni? Eh, ma sono continuativi, 72 ore di seguito in cui i padri sono obbligati a fare i padri. E poi, di quali padri parliamo? Dei nostri compagni, dei nostri fratelli? No, perchè ancora una volta i padri precari ne restano esclusi. Vabbè, a loro il lusso di sostituirsi tre giorni alla compagna non è concesso, dovessero montarsi la testa!

Sono questi gli strumenti per invertire la rotta dell’ “esclusione” femminile dal mercato del lavoro? Li avrà visti Fornero i dati dei ritorni al lavoro delle donne dopo la maternità? Lo saprà che solo 4 su 10 tornano sul mercato? E pensa forse che concedere l’obbligo ai padri di rimanere a casa tre giorni possa spingere gli uomini ad abbandonare il fantasma del “i soldi a casa li porto io”? Certamente no! Non lo pensa, non può pensarlo. Ma del resto il compito è svolto: conservare lo stato delle cose facendocela bere come rivoluzione! E poi, quando avrà tempo, si dedicherà anche alla sua delega alle pari opportunità, ma senza fretta, perché tanto su una cultura sessuata del mondo non si fanno mica soldi! Eppure il paese potrebbe cambiare davvero: la tenuta economica di questo paese passa per le donne e la vera rivoluzione sarebbe farsene carico tutti.

Detta nei termini della ministra: Interventi per l’inclusione di tutti nella vita economica del Paese.

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