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Mario Monty (Python) e il senso della vita

category italia / svizzera | economia | comunicato stampa author Thursday November 24, 2011 15:58author by Segreteria Nazionale FdCA - Federazione dei Comunisti Anarchiciauthor email fdca at fdca dot it Report this post to the editors

Il nuovo governo Monti, quello che troppi si ostinano a vedere come post- Berlusconiano attribuendogli una capacità salvifica morale, politica ed economica, non è altro che la risposta dei poteri forti dell'area euro atlantica alla crisi finanziaria, poteri che, dopo aver scaricato sulle casse statali la salvezza dall'indebitamento delle banche, ora non fanno altro che presentare il conto, scaricando sulle spalle dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati e dei precari la garanzia dell'accumulazione del potere economico Europeo.

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Mario Monty (Python) e il senso della vita


Il nuovo governo Monti, quello che troppi si ostinano a vedere come post- Berlusconiano attribuendogli una capacità salvifica morale, politica ed economica, non è altro che la risposta dei poteri forti dell'area euro atlantica alla crisi finanziaria, poteri che, dopo aver scaricato sulle casse statali la salvezza dall'indebitamento delle banche, ora non fanno altro che presentare il conto, scaricando sulle spalle dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati e dei precari la garanzia dell'accumulazione del potere economico Europeo.

Oltre ai male informati, anche la NATO ed il Vaticano si sono sperticati in lodi al nuovo esecutivo; stesso sostegno hanno dato al neogoverno Greco. Come sempre le risposte autoritarie che ristabiliscono le prerogative borghesi di una società classista vengono assunte come provvidenziali.

Gli stolti gioiscono e le classi subalterne precipitano in una deriva di cui è arduo conoscere la fine, ed anche gli esiti al momento sono solo percettibili alla grande massa dei lavoratori.

Le linee di intervento delle politiche governative ce le stanno cucinando lentamente; giustificate dalle necessità impellenti del debito pubblico si realizzeranno in un attacco al salario diretto ed indiretto. Per far fronte ad una sorta di inedita accumulazione a singhiozzo, si getta nella precarietà la vita di milioni di persone tagliando le pensioni e abolendo la pensione di anzianità, garantendo la libertà di licenziamento ai padroni.

Tutto ciò unito ad una impennata della disoccupazione che in futuro avrà sempre meno ammortizzatori economici che aiutino la sopravvivenza materiale delle persone, insieme ad una generalizzata diminuzione dell'accesso a servizi essenziali come la sanità e fondamentali come l'istruzione.

Lo tsunami delle "necessarie" privatizzazioni travolgerà i beni collettivi, che saranno svenduti a costi di favore al capitale privato e l'avvio della costruzione di mega opere inutili e dannose, con un impatto ambientale disastroso, sarà presentata come la sola leva per sostenere la domanda interna, oltre ad un aumento lineare delle spese militari che non faranno altro che favorire le mafie del potere militare ed economico. E il ruolo dello Stato in questa fase si conferma sempre più caratterizzato dalla ricerca di nuove forme di controllo sociale e da un inasprimento della repressione dell'antagonismo sociale.

Se questo può essere assunto come un abbozzo del quadro sociale e politico futuro, è altrettanto vero che nel campo delle classi subalterne e del proletariato in generale con molta difficoltà si stanno ridefinendo forme di risposte in grado di resistere e di combattere le scelte del capitale. L'impossibilità di praticare ogni via parlamentare, unita alla generale crisi di rappresentanza politica, accompagnate dall'impossibilità altrettanto evidente di una nuova politica keynesiana, stanno mettendo a nudo la fine della compatibilità sociale che il proletariato nelle sue varie forme politiche e sindacali si era dato. È la fine di un epoca che ci riporta a rapporti sociali ottocenteschi, da dove il proletariato europeo pensava di essere fuggito.

Così la FIAT cancella con un tratto di penna il contratto collettivo dei lavoratori per le sue aziende, elimina le garanzie sindacali e limita fortemente le libertà sindacali, sapendo di poter contare sul sostanziale avvallo governativo, spalancando la breccia che aveva aperto con Pomigliano. Un bel regalo di Natale per tutta la classe padronale.

Con buona parte dei sindacati confederali attenti a salvare la Patria e le sue banche ed i fortissimi ricatti occupazionali in atto, la battaglia di resistenza dovrà contare su un nuovo protagonismo operaio che con intelligenza politica e determinazione riesca a difendere libertà sindacali e rivendicazioni salariali, rifiutando la logica dei sacrifici e dei ricatti, dicendo chiaramente che la crisi va fatta pagare a chi l'ha creata e ci ha guadagnato, che noi abbiamo già pagato abbastanza.

Intanto nella società reale le richieste sempre più impellenti di nuovi spazi politici stanno mettendo una nuova generazione di militanti di fronte alla necessità di conquistare autonomia e progettualità, sia nella difesa dei beni collettivi, intesi come insieme di servizi sociali e risorse vitali, dall'attacco privatistico del capitale, sia nelle richieste degli studenti per la difesa della scuola pubblica.

Nello scegliere e nell'impegnarsi dal semplice affacciarsi per vedere le macerie sociali prodotte dalla ristrutturazione capitalistica, al ritornare nelle piazze, al praticare metodi di sopravvivenza sottratti al mercato del capitale, allo sperimentare nuove forme di autogestione e di mutualità, alla solidarietà attiva con le lotte dei lavoratori e l'impegno a difesa delle condizioni di vita.

Solo nelle lotte è possibile sedimentare soggettività e risposta radicale, praticare nuove forme di solidarietà attraverso percorsi di unione e di federalità delle lotte, lontani come sempre da vecchie consuetudini parlamentari.

E nelle forme che il potere popolare, tutto da costruire, si sta dando, forme assembleari, democratiche e dirette, ritroviamo la nostra pratica rivoluzionaria, comunista e anarchica.

Segreteria Nazionale

Federazione dei Comunisti Anarchici

24 novembre 2011

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Revolutionary Trade Unionism: The Road to Workers’ Freedom

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