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L'ora dei banchieri

category internazionale | vari | editoriale author Thursday November 17, 2011 07:45author by José Antonio Gutiérrez D. Report this post to the editors

I limiti della democrazia nel progetto europeo

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I limiti della democrazia nel progetto europeo

È bastato solo una profonda crisi economica e un po' di malcontento popolare perché le democrazie europee abbandonassero la loro facciata liberale e si mostrassero per ciò che realmente sono: la dittatura del grande Capitale. Non vale nulla il parere dei cittadini, il colpo di Stato in Grecia, la nomina dei tecnocrati al governo in Italia e il governo in Irlanda telecomandato da Bruxelles, queste sono le migliori prove che nemmeno in Europa si esita a prescindere dai formalismi democratici se gli interessi dell'1% sono a rischio. Mentre la scontentezza generale e la mobilitazione popolare aumentano, che cosa succederà ora?

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L'ora dei banchieri

I limiti della democrazia nel progetto europeo


Quando i popoli arabi cominciarono ad agitarsi all'inizio dell'anno, i paesi europei rapidamente cominciarono a prendere le distanze dai dittatori che avevano allattato al seno da tanto tempo, per sequestrare le bandiere del cambiamento che questi popoli rivendicavano in piazza. Così facendo, cercavano di sedare il clamore per le rivendicazioni sociali ed economiche, sostituendole con riforme democratiche cosmetiche, come se le lotte di questi popoli non fossero state soprattutto per il diritto al pane, più che alle urne. Non mancava chi accusava gli europei e i loro fratelli maggiori a Washington di ipocrisia: mentre si "inorridivano" di fronte alla repressione in Siria, la sostenevano apertamente in Bahrain e nello Yemen; mentre agitavano lo spauracchio dell'islamismo radicale nello Yemen, sostenevano apertamente un regime di jihadisti che cercava di imporre la legge islamica in Libia; mentre chiedevano le dimissioni di Assad, chiudevano un occhio alle monarchie medievali degli Emirati, della Giordania, del Marocco e dell'Arabia Saudita. Non sorprende affatto, dal momento che gli imperialisti (e gli USA e l'UE sono imperialisti nel senso classico del termine) non agiscono mai con uno scopo che non sia quello dei loro stessi interessi materiali e geopolitici. Saranno ipocriti, ma la loro ipocrisia è abbastanza prevedibile.

Altri denunciano che c'è stata anche ipocrisia da parte degli europei nel parlare di "democrazia", sequestrando pure questo concetto e deformandolo a piacere, quando quello che facevano era di canalizzare accuratamente il processo di cambiamento nei paesi arabi in modo tipicamente gattopardesco ("che tutto cambi affinché niente cambi"), di modo che non ci fossero più dittature aperte bensì "democrazie" vigilate, con l'esercito come custode ultimo degli interessi imperiali. Alla fine, l'unica libertà che sanno difendere è la libertà del mercato [1].

Ma non mancava nemmeno chi ci correggeva, dicendo che i paesi europei non erano ipocriti, ma contraddittori: cioè, che non è che non siano "democratici" di per sé, ma che hanno una politica interna e un'altra estera. Quella estera, ovviamente, è determinata dai loro interessi venali, ma quella domestica presumibilmente orientata secondo radicati valori democratici.

È bastato che gli indignati entrassero in scena dalla Porta del Sole con tutta la loro gloria e maestosità, che questo mito dell'Europa democratica cadesse. La democrazia occidentale, come alcuni lo chiamano, funziona finché nessuno protesti. Come Chomsky ha dimostrato drammaticamente, nelle società capitalistiche avanzate il meccanismo di controllo reale non è tanto il manganello, quanto la creazione di consenso forzato tramite una propaganda asfissiante. Una volta che il popolo decide di oltrepassare gli angusti limiti imposti dalle libertà democratiche da parte di questa piccola elite che ci governa, la democrazia europea tira fuori i denti e imprigiona, colpisce (nessuno osa dire tortura, ma è anche questo) e perfino uccide. È successo a Genova dieci anni fa ed è successo in Grecia diverse volte, ma la memoria dei cittadini europei è molto fragile.

Il Colpo dei Banchieri in Grecia

La scorsa settimana, abbiamo assistito a un vero e proprio colpo di Stato in Grecia. Quando il "socialdemocratico" George Papandreou prese la strana iniziativa di indire un referendum per decidere se la Grecia dovesse ancora continuare a far parte della zona euro o no, iniziarono subito le pressioni perché lasciasse il suo incarico. Le pressioni, naturalmente, non venivano dal popolo greco, ma dai mandarini dell'Unione europea. Perché l'UE è contraria al referendum? C'è qualcosa di più democratico di un referendum, cioè che le persone abbiano da dire qualcosa direttamente su politiche che riguardano direttamente loro e almeno le prossime tre generazioni future?

L'opinione dell'UE sui referendum la conosce bene chi vive in Irlanda, dal momento che gli irlandesi hanno votato ben due volte contro i Trattati europei (Nizza 2002 e Lisbona 2008) ed entrambe le volte sono stati costretti da Bruxelles a votare di nuovo in seguito a minacce a malapena velate, che andavano dall'espulsione dall'UE fino all'espulsione dall'Eurofestival della canzone.

In Grecia, sapevano che avrebbero perso il referendum, e per questo l'hanno abortito nelle più anti-democratiche delle maniere, dimostrando come possono costringere un intero popolo a rimanere per forza in una zona commerciale che lo sta dissanguando con un debito usuraio e illegittimo. Hanno cacciato il primo ministro socialdemocratico Papandreou e messo al suo posto, senza elezioni o niente, tale Lucas Papademos, ex governatore della Banca di Grecia fino al 2002 e successivamente vicepresidente della Banca Centrale Europea fino al 2010, per poi ricoprire il ruolo di consulente a Papandreou. È stato artefice della transizione dalla dracma all'euro, poi ha avuto un ruolo di spicco nei prestiti irresponsabili al buco nero delle banche greche e, infine, ha promosso lui le fallimentari politiche economiche di un governo che ha portato alla rovina tutto un popolo. In altri termini, stiamo parlando della persona che, individualmente, ha più responsabilità per tutte le difficoltà che oggi i greci devono affrontare. Ma i banchieri hanno parlato: non accetteranno alcun accenno di "populismo" (la parola usata quando la "democrazia" ottiene risultati indesiderabili per il grande Capitale) e i tempi duri che corrono richiedono una mano forte sia per le finanze che per la piazza, una mano dura con i poveri e una mano generosa con i sofferenti speculatori... banchieri al potere!

Tecnocrati e bugiardi al potere

Gli italiani, intanto, hanno molti motivi per festeggiare la caduta del patetico e decadente Berlusconi, che ha trasformato la sua presidenza in un vero e proprio reality show, dalle note piccanti offerte da veline, sesso con minorenni e feste "bunga bunga", che oscuravano i suoi legami con la mafia e la corruzione dilagante. Ma non hanno molti motivi per festeggiare il nuovo premier, Mario Monti. Il suo curriculum è simile a quello di Papademos: è stato Commissario europeo, consulente di quei speculatori di Goldman Sachs e della famigerata multinazionale Coca Cola, ed è vicino all'attuale presidente della BCE, Mario Draghi. Possiamo indovinare ancora una volta quali interesse servirà, magari ancora più efficientemente rispetto al pagliaccio corrotto che si è ritirato.

Anche in Irlanda il governo è caduto, alla fine dello scorso anno, e nelle elezioni improvvisate avvenute nel mese di febbraio, è stata eletta una coalizione apparentemente schizofrenica: i laburisti (che in Irlanda sono a destra di Tony Blair!) e un partito nazionale saldamente di destra, che all'epoca aveva anche flirtato con il nazismo fino a inviare combattenti a Franco. Sono arrivati al potere promettendo tutte quelle belle cose che si usa promettere in piena campagna elettorale. Hanno promesso che avrebbero rivisto gli accordi del governo uscente con la BCE e rinegoziato il piano di salvataggio; hanno anche giurato che non avrebbero trasferito il peso oneroso del debito sui più poveri. Infatti, hanno anche mentito, come si usa fare in campagna elettorale. Non solo hanno approfondito i termini del salvataggio concordato dal precedente governo corrotto, ma hanno annunciato ulteriori tagli con la prossima finanziaria ai danni dei poveri, della spesa sociale, dei lavoratori, mentre i banchieri che hanno creato la crisi continuano a ricevere i loro bonus milionari, perché, secondo i laburisti, quei bonus sono stati concordati prima della crisi.

Questi governi garantiranno che si continuerà a pagare il debito illegittimo, che spremeranno fino all'ultimo centesimo, prima che i paesi dichiarino bancarotta. Non c'è altra logica in questi programmi di adeguamento strutturale e in tutti i tagli alla spesa sociale che strangolano il mercato interno e destimolano la spesa. Si tratta di prendere tutto quello che si può prima che la casa sia consumata dalle fiamme.

I governi cadono... e l'alternativa?

La tragedia europea è che i governi cadono ma non c'è la forza per imporre una via di uscita dalla crisi che venga indicata dalla mobilitazione popolare, in gran parte perché lo stesso movimento popolare è in crisi dopo decenni di patto sociale, di immobilismo, di pacificazione e a causa di una penetrazione ideologica per niente trascurabile dei luoghi comuni dei banchieri in tutti gli strati sociali. Ci sono lotte in Grecia, ma sono finora insufficienti. Ci sono gli "indignados" in Spagna, ma la classe lavoratrice ha appena iniziato a svegliarsi. In Italia o in Irlanda, le proteste sono praticamente inesistenti. In Irlanda le mobilitazioni di massa sono limitati al fine settimana (per non "colpire l'economia"), il più lontano possibile dai palazzi governativi, dove si ricorda ai banchieri la loro responsabilità sociale. Appena iniziano le mobilitazioni di massa che sfidano il regime, cosa accadrà in questa Europa (social) democratica, così fiera delle sue libertà civili? Abbiamo già avuto alcuni scorci di ciò che accadrà, con l'esperienza dei baschi e dell'Irlanda del Nord, che ci dimostrano che quando la democrazia non funziona, si fa sempre ricorso allo stato di emergenza, che è così tanto parte integrante della democrazia capitalistica quanto l'illusione elettorale. Ricordiamo inoltre che nel marzo del 2009, all'epoca di un fantomatico sciopero generale in Irlanda, Michael O'Leary, amministratore delegato della Ryanair, ha chiesto al governo di militarizzare gli aeroporti per evitare ogni azione sindacale.

Non c'è stata nemmeno ombra di una rivoluzione e già fanno un colpo di Stato in Grecia, non militare, è vero, ma un colpo fatto con una forza più formidabile della forza delle armi: la forza dell'euro. Questa è la prova perché coloro che ancora credono nel mantra dei valori liberali radicati nella società europea si rendano conto che queste cose possono succedere anche qui. In ultima analisi, il capitalismo si basa sulla forza bruta e i suoi esercizi di democrazia sono puramente formali, cosmetici. Fanno bene gli "indignados" nei loro campi in Europa per chiedere la democrazia reale, quando tutti vediamo che le decisioni che riguardano tutti noi vengono prese a Bruxelles e dalla BCE. Non dobbiamo tuttavia dimenticarci che non c'è democrazia nel politico se non c'è democrazia nell'economico. Finché l'economia (cioè, l'organizzazione dei mezzi per garantire la sussistenza delle persone) si trova nelle mani di una minoranza, sarà al servizio di una minoranza. E questa minoranza avrà il potere sugli altri, senza preoccuparsi se governa tramite referendum o tramite tecnocrati. Questo è il limite ultimo della democrazia, la sacrosanta proprietà privata e questo dovrebbe essere il primo elemento di sfida per un progetto veramente alternativo che possa superare la crisi.

José Antonio Gutiérrez D.

15 novembre 2011

Articolo scritto per Anarkismo.net


[1] Sulle democrazie vigilate che si stabiliscono con il patrocinio europeo e statunitense nei paesi che hanno deposto i propri dittatori, si vedano gli articoli che ho scritto alcuni mesi fa (in castigliano): http://www.anarkismo.net/article/19004 e http://www.anarkismo.net/article/19127

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