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Dai fatti alle parole… dalle parole ai fatti!

category italia / svizzera | lotte sul territorio | comunicato stampa author Thursday October 27, 2011 17:41author by CIB Unicobas e FLMU CUB - Bari Report this post to the editors

Documento di compagne/i della CIB Unicobas ed Flmu CUB di Bari sul dopo 15/10

L’autorganizzazione e l’autogestione devono già da ora rappresentare un modello sociale alternativo al sistema capitalistico. Di seguito avanziamo alcune proposte che possono e devono essere discusse collettivamente.

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Dai fatti alle parole… dalle parole ai fatti!

Documento di compagne/i della CIB Unicobas ed Flmu CUB di Bari sul dopo 15/10


La giornata mondiale dell’indignazione del 15 ottobre ha visto una mobilitazione contemporanea senza precedenti in tutto il mondo. Ciò che colpisce di più è la consapevolezza espressa dall’intero movimento rispetto alla crisi economica del mercato globale: la crisi è l’espressione diretta del sistema capitalistico e delle politiche di rapina causate dallo sfruttamento padronale e dalle speculazioni finanziarie delle banche.

Per evitare il tracollo del sistema bancario e finanziario mondiali, conseguenza degli ingenti debiti dei singoli paesi, i governi di qualsiasi colore, con l’eccezione dell’Islanda, attuano misure durissime di austerità, che colpiscono ovunque i ceti sociali più deboli. Ma nonostante la crisi cresca di intensità, aumenta il divario tra i pochi che accumulano ricchezze e potere e il resto dell’umanità sempre più costretta a vivere sotto la soglia di povertà, senza alcuna certezza per il futuro, sempre più sotto il ricatto, lo sfruttamento, la privazione di libertà e diritti, sia nei luoghi di lavoro che nell’intera società.

I capitalisti hanno di fatto ancora una volta dichiarato guerra all’intera umanità.

Questa guerra impari contrappone i rampanti guru dell’economia virtuale e gli sciacalli della produzione, ai lavoratori, agli immigrati, ai precari, agli ormai numerosi cassaintegrati e disoccupati che si sobbarcano giornalmente il costo degli interventi liberticidi sullo stato sociale.

Con lo slogan “non paghiamo la loro crisi!” anche in Italia si è avviato un processo di ricomposizione dal basso degli sfruttati in generale, con tutte le proprie forme organizzative di base nel sociale e nei luoghi di lavoro. E’ questa consapevolezza che, secondo noi, ha condotto le nostre componenti di autorganizzazione sociale a partecipare uniti (anche se in modo parziale) alla giornata del 15 Ottobre 2011 a Roma.

Per quanto ci riguarda è avendo chiaro in mente che il sistema capitalistico è ormai al collasso che diventa sempre più urgente avviare forme più incisive di lotta per difendere i lavoratori, i precari, gli studenti, i ceti sociali più deboli, denunciare tutte le derive fasciste e liberticide attuate dai governi mondiali e da tutte quelle forze politiche colluse col sistema capitalistico che continuano ad illudere le masse col miraggio della democrazia fasulla.

Per questo denunciamo con forza le nuove richieste legislative fasciste fatte da Di Pietro dell’IdV, dopo aver bloccato a suo tempo la commissione di indagine sui fatti del G8 di Genova, così come denunciamo il ricorso da parte delle dirigenze nazionali dei sindacati di base (CIB Unicobas, CUB, USB, COBAS, ecc.) a ricercare supporti politico-parlamentari allo stesso Di Pietro o ad altre forze della sedicente sinistra che nei giorni scorsi si sono scatenati nell’opera di delazione contro le componenti più intransigenti del movimento di protesta.

Il nostro obiettivo non è mai coinciso con quello di qualsivoglia cartello politico-elettorale che si è presentato a Roma per fare passeggiate turistiche in cerca di visibilità. Ci siamo sempre schierati con tutti coloro che tra le difficoltà quotidiane, spesso al limite di una dignitosa sopravvivenza e privati del loro futuro, hanno voluto esprimere in maniera forte il loro dissenso. Come sindacati di base a livello locale non siamo mai stati conniventi o collaterali ad alcun partito politico ed eravamo consapevoli che, nel clima pesante in cui siamo stati costretti a sopportare attacchi continui alla libertà e alla dignità collettive, la manifestazione del 15 ottobre si sarebbe potuta trasformare da ulteriore occasione di maturazione e coagulazione del movimento, per lo sviluppo di una nuova società autodeterminata e organizzata dal basso, in una ennesima prova di forza tra la disperazione di chi non ce la fa più ed il braccio militare di chi il potere non vuole mollare.

Come già accaduto in passato, soprattutto nei momenti di maggiore consapevolezza antagonista e radicale del movimento degli anni ’70, il “potere”, in tutte le sue rappresentazioni, non avrebbe mai consentito che oltre 200.000 manifestanti potessero esprimere e mostrare a tutto il paese, che comincia a svegliarsi, la propria determinazione politica, non avrebbe mai potuto permettere la “profanazione” della “città imperiale”.

Ma pur prevedendo che, per varie ragioni, la manifestazione avrebbe potuto svilupparsi nel modo in cui è avvenuto, noi ritenevamo, e riteniamo, che l’elevazione dello scontro col braccio armato del potere è controproducente per la crescita ed il consolidamento di un movimento esteso per l’autorganizzazione e l’autogestione sociale.

Non dobbiamo farci dividere dalle iniziative giudiziarie e dalla criminalizzazione dei singoli attuati dal Governo, né dall’opera di delazione e dai giochi al massacro della sedicente sinistra governativa (PD-SEL-IDV) ecc..

Noi crediamo che per rafforzare l’autorganizzazione sociale dobbiamo passare dalle parole ai fatti, ma è necessario proseguire il nostro dibattito e sviluppare le nostre iniziative in modo convinto, trasparente e concordato.

Accanto alle forme di lotta e di rivendicazioni sul territorio (assemblee operaie, picchetti contro gli sfratti, presidi contro i CIE, mobilitazioni locali e nazionali) secondo noi è necessario sviluppare e consolidare l’autorganizzazione e l’autogestione sociale con iniziative che possano coinvolgere sempre più tutti coloro che vengono irrimediabilmente colpiti dalla crisi.

L’autorganizzazione e l’autogestione devono già da ora rappresentare un modello sociale alternativo al sistema capitalistico.

Di seguito avanziamo alcune proposte che possono e devono essere discusse collettivamente:

  • Rilanciare l’autorganizzazione di classe e anticapitalista nei luoghi di lavoro e nel modo del lavoro precario.

  • Trasformare il Socrate occupato in Centro sociale o costituire un nuovo Centro Sociale, al cui interno creare una cassa di solidarietà sociale, costituire un gruppo di acquisto solidale + autoproduzione + rapporti diretti con i piccoli coltivatori diretti del territorio, mensa sociale, iniziative culturali e di socialità che coinvolgano anche gli immigrati, ecc., ulteriore sviluppo della lotta per la casa e contro gli sfratti, ricomposizione del movimento studenti-lavoratori per la difesa del diritto allo studio e dell’istruzione pubblica, dopolavoro, lotte contro le conseguenze del debito (es. riduzione o abolizione dei tributi locali per famiglie e singoli disagiati, per i lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, per i precari), ecc.

  • Propagandare forme di autogestione praticate in altri contesti locali e non.


author by lorenzopublication date Sat Nov 19, 2011 01:26author email italianimbecilli at gmail dot comReport this post to the editors

E' un buon passo da fare, quello dell'autogestione a partire dai gruppi di acquisto. Teniamo anche presente che l'autogestione passa anche attraverso l'iniziativa personale, non per forza attraverso un gruppo, lo dico per quanti abbiano la difficoltà di incontrare altri per formare il gruppo. Ho bisogno di un chilo di limoni? Bene, vado dal contadino e li compro. Poi col passaparola il gruppo si crea, se non c'è già. Ma scrivo soprattutto per dire una cosa che ritengo di importanza capitale: nele nostre azioni di autogestione condivise con altri, è bene far emergere il concetto di anarchia, questo affinché, di pari passo alla nostra reazione, si vada a colmare nella società quel vuoto di conoscenza in merito all'ideale anarchico, un vuoto troppo spesso riempito di menzogne e pregiudizi. Insomma, se dico al contadino (nel caso dei limoni) che la mia scelta di acquisto diretto si fonda sui principii di mutuo appoggio anarchico, avrò fatto anche una propaganda positiva. Magari ci scappa anche una richiesta di approfondimento sull'anarchia da parte del contadino, due chiacchiere in più. Credo in quest'opera di divulgazione diretta più di di quella fatta attraverso un strumento tecnologico (che pure mi dà buone soddisfazioni).

In merito al settore istruzione, mi sento di dire che insistere sulla difesa del modello scuola pubblica (di Stato) è in contrasto con la pedagogia libertaria. Io sostengo e diffondo le scuole libertarie, quella rete di realtà sconosciute, ma tenaci e meravigliose, in cui si insegna (e si impara) ad essere davvero liberi, dove non esistono autorità (professori tradizionali), ecc. Allora invito chi si occupa di istruzione nella scuola pubblica di operare in senso libertario, anche da clandestino (o pseudo tale), come nel caso di questo insegnante: http://scuolalibertaria.blogspot.com/

Queste le mie proposte. Un abbraccio libertario a tutti/e.
Lorenzo

Related Link: http://italianimbecilli.blogspot.com/
 
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