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opinione / analisi
Monday August 15, 2011 19:45 by Viap - FdCA
![]() il sindacato di mercato opera la trasformazione genetica dell’organizzazione sindacale. IL modello è mutuato da quello USA. Con l’accordo del 28 giugno che ha come punti fondamentali le deroghe al CCNL, e la negazione dell’agibilità sindacale attraverso la soppressione del ruolo di controllo democratico sugli accordi e sulle organizzazioni di rappresentanza da parte delle lavoratrici/ori, si va a definire l’uscita di scena del ruolo trainante nelle lotte della classe lavoratrice in questa precisa fase. ACCORDI, MANOVRE E LA CGILL’accordo interconfederale 28 giugno 2011 tra Confindustria, CGIL, CISL e UIL rappresenta la parte esigibile del costruendo sindacato di mercato, costruzione che ha concreto inizio con l’accordo separato (non firmato da CGIL) sulla contrattazione del 22 gennaio 2009 e in sequenza l’accordo separato dei meccanici che lo recepisce, l’attacco della FIAT che funziona come apripista, questo passaggio lo definiamo 1° step. Nella firma della CGIL e nella strutturazione aziendalista della contrattazione risiede l’avvio concreto della sua applicazione; inutile sottolineare che il sindacato di mercato opera la trasformazione genetica dell’organizzazione sindacale. Il modello è mutuato da quello USA. Non può stupire il successivo passaggio, quello dell’intesa del 4 agosto che si concretizza nei 6 punti delle ”parti sociali” tutti assieme: Confindustria, sindacati, banche, resto dei padroni, proposti al governo e la vergogna della segretaria della CGIL che li sottoscrive. La parte legislativa, decreto legge, che rafforza e lo sostiene in campo giuridico è contenuta all’interno della manovra governativa (detta anticrisi, titolo 3° art.8) del 12 agosto: qui vengono recepiti i punti fondamentali:
Quando parliamo di aziendalismo abbiamo chiaro il collegamento diretto con il corporativismo che rimane l’esatto contrario/negazione della solidarietà , del vincolo sociale e della ricomposizione della classe. Con l’accordo del 28 giugno che ha come punti fondamentali le deroghe al CCNL, e la negazione dell’agibilità sindacale attraverso la soppressione del ruolo di controllo democratico sugli accordi e sulle organizzazioni di rappresentanza da parte delle lavoratrici/ori, si va a definire l’uscita di scena del ruolo trainante nelle lotte della classe lavoratrice in questa precisa fase. Questo tentativo, che ruota attorno all’impossibilità di reazione organizzata e che si invera negli accordi sottoscritti dentro l’azienda, esigibili e non modificabili dall’intervento diretto della soggettività auto-organizzata pena le sanzioni, pone in modo visibile la svolta autoritaria/antidemocratica. In una situazione sociale di progressivo impoverimento della classe lavoratrice e più in generale degli strati popolari con la distruzione in atto dello stato sociale, può intervenire una auspicabile reazione che come in altri paesi può sfociare in ampi movimenti sociali e per i padroni va scongiurata la prevedibile saldatura tra rivendicazioni sociali fuori e dentro i luoghi di lavoro, perchè la gestione della crisi in atto ha un solo registro: chi paga sono le classi subalterne. Non crediamo sia il prelievo sui parlamentari e sui redditi oltre i 90mila€ a cambiare il segno di classe della manovra. L’accordo del 28 giugno e l’ulteriore e pesante manovra “anticrisi” risultano strettamente connessi, il tentativo di distinzione tra questi due punti (il primo va nella giusta direzione il secondo no), che opera il gruppo che ha occupato il vertice della CGIL, risulta contraddittorio e risponde a logiche di subalternità alla politica: non a caso costoro continuano ad attaccare il governo mentre fanno accordi con e per i padroni che poi vengono recepiti dallo stesso governo: questo risulta quantomeno schizoide. Esiste anche uno stato confusionale della burocrazia sindacale, vedi come ultimo esempio la presa di posizione del segretario generale della scuola FLC-CGIL. Si può definire una sorta di “rimbalzo” la minaccia di sciopero generale contro la manovra del governo formulata dalla segretaria Camusso, dopo che questo gruppo ristretto che ha occupato il vertice confederale ha operato in modo decisionista rispetto alla scelta di firmare l’accordo del 28 giugno e le richieste delle parti sociali presentate al governo, cassando qualsiasi discussione interna e pronunciamento degli organismi dirigenti. Chiara la posizione resa esplicita da Gianni Rinaldini, coordinatore dell’area “la CGIL che vogliamo”: Il gruppo che decide in CGIL è composto da 2/3 di persone della segreteria e altrettante da fuori. Un decisionismo autoritario che ha mortificato l’organizzazione verticalizzandola e che la condanna ad un ruolo marginale sul piano sociale. Per NOI occorre percorrere una strada che dia continuità ad un progetto rivendicativo e crei ricomposizione sociale, un progetto che si ponga obiettivi condivisi da raggiungere, coscienti che i tempi non saranno brevi.
Il 31 agosto ad esempio si tiene l’assemblea di tutti i soggetti che hanno preso parte all’iniziativa FIOM del 16 ottobre scorso e ai successivi appuntamenti fino allo sciopero generale del 6 maggio, si profila un autunno di iniziative e di lotte. I comunisti anarchici sul terreno sociale delle lotte della battaglia contro l’autoritarismo sono come sempre parte costituente delle iniziative e delle aggregazioni, soprattutto oggi in una fase dura dello scontro di classe. Viap (FdCA-Commissione Sindacale) 14/08/11 |
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