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Contropotere, democrazia partecipativa, difesa rivoluzionaria

category internazionale | la sinistra | dibattito author Thursday April 21, 2011 22:44author by Lucien van der Walt Report this post to the editors

Dibattito sul libro Black Flame, su anarchismo rivoluzionario e marxismo storico

Questo articolo risponde alle critiche rivolte alla grande tradizione anarchica contenute in "International Socialism", un giornale della International Socialist Tendency (IST). Mi soffermerò su temi quali l'uso delle fonti, la difesa della rivoluzione e della libertà, gli anarchici spagnoli, l'anarchismo e la democrazia, il ruolo storico del marxismo, la rivoluzione russa. [English]

Stalin e Lenin
Stalin e Lenin


Dibattito sul libro Black Flame, su anarchismo rivoluzionario e marxismo storico

Contropotere, democrazia partecipativa, difesa rivoluzionaria

Lucien van der Walt

 

Questo articolo risponde alle critiche rivolte alla grande tradizione anarchica contenute in "International Socialism", un giornale della International Socialist Tendency (IST). Mi soffermerò su temi quali l'uso delle fonti, la difesa della rivoluzione e della libertà, gli anarchici spagnoli, l'anarchismo e la democrazia, il ruolo storico del marxismo, la rivoluzione russa.

 

Questo articolo risponde alle critiche rivolte alla grande tradizione anarchica contenute in "International Socialism", un giornale della International Socialist Tendency (IST). Mi soffermerò su temi quali l'uso delle fonti, la difesa della rivoluzione e della libertà, gli anarchici spagnoli, l'anarchismo e la democrazia, il ruolo storico del marxismo, la rivoluzione russa.

Gli articoli critici a cui mi accingo a rispondere sono ispirati da lodevole buona volontà; spero di fare anch'io lo stesso. Infatti, l'articolo di Paul Blackledge vuole evitare "il non-dibattito caricaturale".[2] Ian Birchall sottolinea che le "linee di distinzione tra anarchismo e marxismo sono spesso indistinguibili ".[3] Leo Zeilig infine applaude al libro scritto da me insieme a Michael Schmidt, Black Flame: the Revolutionary Class Politics of Anarchism and Syndicalism, come "un'affascinante ricostruzione".[4]

E' importante notare i punti di convergenza. La IST afferma di essere per il socialismo dal basso costruito attraverso la rivoluzione. Quando si invoca Marx, Lenin e Trotsky, è perché secondo la IST la "essenza" dei loro lavori si fonda sulla "auto-emancipazione della classe lavoratrice".[5] L'espressione "dittatura del proletariato", insiste Leo, significa solo "difesa democratica del potere della classe lavoratrice" tramite "organismi di auto-organizzazione, consigli, sindacati, comuni, ecc.".[6]

Senza dubbio, gli anarchici sono per l'auto-emancipazione della classe lavoratrice. Per Mikhail Bakunin e Pyotr Kropotkin, la rivoluzione sociale richiede un movimento di "operai e contadini", "le sole due classi capaci di una insurrezione così potente".[7] Il "nuovo ordine sociale" verrebbe costruito "dal basso verso l'alto dalla "organizzazione e dal potere delle masse lavoratrici".[8] Le classi popolari "assumerebbero da sé il compito di ricostruire la società",[9] tramite un contropotere ed una controcultura rivoluzionari, contro e al di fuori della classe dominante, dello Stato, del capitale.

Anche qui ci sono reali differenze: che richiedono una discussione tra compagni, ma che sia del tutto franca. Il primo passo per evitare "un non-dibattito caricaturale" è misurarsi seriamente con ciò che Leo definisce la storia "spesso oscurata" della grande tradizione anarchica. E' un peccato, però, che la recensione di Leo si concentri sul respingere (e dimostrerò quanto poco risulti convincente) ciò che in Black Flame si scrive a proposito della tradizione marxista. Lo scopo del libro Black Flame non è quello di studiare il marxismo, ma i 150 anni di anarchismo e sindacalismo (termine usato dall'autore come sinonimo di sindacalismo rivoluzionario, vedi mota 4, ndt) - un movimento di massa con una teoria raffinata, di solito caricaturata dai marxisti.

Benedict Anderson nota che la grande tradizione anarchica è stata a lungo "l'elemento dominante nella sinistra radicale internazionale", "il principale veicolo di opposizione globale al capitalismo industriale, all'autocrazia, al latifondismo e all'imperialismo".[10] Negli anni '50 i movimenti anarchici sono spesso stati più forti dei loro rivali marxisti. Negli anni bui, gli anni '80, la tradizione anarchica ha mantenuto la sua importanza nei sindacati e nelle lotte armate in Asia, in America Latina e nell'Europa meridionale, ed una presenza sotterranea a Cuba e nell'URSS.[11]

Oggi gli anarchici sono centrali nel "più determinato e combattivo dei movimenti", quello che lotta contro la globalizzazione capitalista.[12] Un incontro sindacale a Parigi nel 2007 ha visto la partecipazione di 250 delegati da tutto il mondo, con gli africani quale più grosso raggruppamento su base continentale.[13] C'è una diffusione globale dei valori anarchici: organizzazione dal basso ed azione diretta al di fuori del sistema politico ufficiale.[14]

Sono d'accordo con Paul e Leo sul fatto che gli anarchici hanno caricaturato i marxisti, ma è vero anche il contrario - spesso perché i marxisti fanno ricorso a fonti non attendibili ed ostili, scartando altri contributi in quanto ritenuti "liberali", ecc. Ian prende lodevolmente le distanze dalle bizzarre accuse di Hal Draper il quale sostiene che Bakunin era a favore della dittatura, ecc.[15] Draper ha distorto il punto di vista anarchico ricorrendo alla manipolazione ed alla pura invenzione.[16] Ian invece cita le memorie dell'ex-anarchico Victor Serge.[17] il quale, però, a sua volta, non è attendibile. Ian riporta che secondo Serge il gruppo anarco-sindacalista Golos Truda "faceva causa comune" con i Bolscevichi; tanto è vero che quel gruppo accusò il bolscevismo di capitalismo di stato e di dittatura e venne represso [18] I materiali dello stesso movimento anarchico - in particolare la sua corrente principale - offrono di meglio se indagati con atteggiamento euristico.

Anarchismo e forza rivoluzionaria

Paul sostiene che gli anarchici negano la necessità per le classi popolari di "organizzarsi ideologicamente, politicamente e militarmente" allo scopo di difendere la rivoluzione; ma è proprio così come dice Paul?[19] La recensione ad opera di Leo su Black Flame ammette che il libro mostra come la maggior parte delle correnti anarchiche insistevano sulla necessità di "coordinare la difesa della rivoluzione contro i nemici interni ed esterni".[20] Alcuni sindacalisti (sempre nel senso di sindacalisti rivoluzionario, ndt) speravano in una "rivoluzione senza spargimenti di sangue", ma non si trattava certo della maggioranza del movimento anarchico.[21]

Bakunin voleva che "l'esercito... il sistema giudiziario... la polizia" fossero sostituiti da "presidi permanenti," coordinati tramite delegati con un "mandato sempre revocabile", voleva "l'estensione della forza rivoluzionaria" tra "paesi insorti".[22] Questa è "forza rivoluzionaria", usata per l'emancipazione, e non per l'oppressione,[23] basata sul fatto che contadini ed operai "federino" i loro "battaglioni, distretto per distretto, assicurando una difesa comune e coordinata contro i nemici interni ed esterni".[24] Essere anti-autoritari richiede una lotta forte contro gli oppressori; e questa non è una contraddizione, come invece affermava Engels.[25]

La necessità di una "forza rivoluzionaria" veniva ammessa dalla maggior parte delle figure chiave del movimento anarchico, da Kropotkin, a Pyotr Arshinov, da Alexander Berkman a Camillo Berneri, da Buenaventura Durruti a Emma Goldman, da Praxedis Guerriero a Li Pei Kan ("Ba Jin"), da Liu Sifu ("Shifu") a Ricardo Flores Magón, da Errico Malatesta a Nestor Ivanovich Makhno, da José Oiticica ad Albert Parsons, da Domingos Passos a Rudolph Rocker, da Shin Ch'aeho a Kim Jao-jin. L'abbiamo vista realizzarsi nelle milizie anarchiche/sindacaliste (rivoluzionarie, ndt) in Cina, a Cuba, in Irlanda, in Corea/Manciuria, in Messico, in Spagna, in Russia, in Ucraina e negli Stati Uniti.[26] Era la posizione ufficiale, per esempio, della maggioranza degli anarchici dopo la Prima Internazionale del 1872, della Associazione Internazionale dei Lavoratori (1922), della Lega Anarchica dell'Est (1927), dell'Associazione del Popolo Coreano in Manciuria e della CNT in Spagna.

Paul dice: "Quando i movimenti sociali sono abbastanza forti per puntare ad una reale alternativa allo status quo, allora gli Stati scatenano la repressione ".[27] Quale anarchico direbbe che non è così? Lasciar intendere che gli anarchici ed i sindacalisti (rivoluzionari, ndt) ignorino lo Stato equivale ad insistere sul fatto che il marxismo ignori il capitalismo. La maggioranza del movimento anarchico non concorda con la posizione assunta dall'autoproclamatosi marxista John Holloway nel suo libro Change the World Without Taking Power (Cambiare il mondo senza prendere il potere, ndt).[28] Paul sostiene che la CNT spagnola era entrata nel Fronte Popolare nel 1936 perché agli anarchici mancava un piano per "coordinare l'opposizione militare ai fascisti di Franco".[29] In verità quell'adesione, fu una violazione alla politica della CNT e venne presa più per timore di restare isolata e di dover condurre una lotta su due fronti. Fin dal 1870, gli anarchici spagnoli puntavano ad "annichilire il potere dello Stato" tramite una "potenza di fuoco superiore".[30] Già dal 1932 la CNT e la FAI avevano organizzato insurrezioni, investito nella difesa armata e nel coordinamento di un Consiglio Rivoluzionario Nazionale.[31] Questa posizione che venne ripresa nei congressi della FAI e della CNT del 1936,[32] era ancora quella politicamente ufficiale nell'agosto 1936, e venne parzialmente messa in atto dal Consiglio dell'Aragona.[33] Nel 1937 i dissidenti Amici di Durruti la reiterarono, lanciando un appello per un Consiglio di Difesa Nazionale e non per un Fronte Popolare.[34]

Anarchismo, democrazia e difesa armata della rivoluzione

In questo scenario, qual è il posto per la democrazia partecipativa, per gli spazi di dibattito e per la libertà? Innanzitutto, in Spagna, la FAI, la CNT e gli Amici di Durruti insistevano su un punto, la difesa militare coordinata doveva essere subordinata agli scopi di base della rivoluzione - autogestione, collettivizzazione ed emancipazione - ed agli organismi di contropotere delle classi popolari. Riprendendo le argomentazioni di Bakunin, il Consiglio di Difesa Nazionale sarebbe stato "eletto con voto democratico" e con mandato revocabile.[35] Mettere il potere nella mani di funzionari o di una cricca di rivoluzionari avrebbe distrutto la rivoluzione dall'interno tanto quanto una sconfitta subita dai nemici esterni.

In secondo luogo, la rivoluzione si fa per il comunismo libertario, e cioè per la libertà, contro il capitalismo, contro lo Stato e contro l'oppressione. Se secondo Tony Cliff è accettabile che la "tattica entri in contraddizione con i principi", gli anarchici invece insistono che i mezzi devono essere coerenti con i fini, perché sono questi ultimi a determinarne la forma.

La difesa delle rivoluzione include necessariamente la difesa dei processi e delle strutture di partecipazione democratica come dei diritti politici e civili. Il cuore democratico del contropotere non può essere espiantato per "salvare" la rivoluzione: esso è al tempo stesso sia mezzo che fine.

Il sistema di base sarebbe l'autogoverno popolare esercitato tramite le assemblee nei posti di lavoro e nel territorio, tramite consigli composti dal delegati con mandato imperativo e revocabili, con i diritti fondamentali salvaguardati per sempre. Come ha scritto Diego Abad de Santillan, gli anarchici "si oppongono con forza a coloro che cercano di soggiogarci in nome dei loro interessi o delle loro convinzioni", ma non "ricorrono alla forza contro coloro che non condividono il nostro punto di vista".[37]

La legittima coercizione si applica alle minacce esterne, comprese le classi dominanti contro-rivoluzionarie ed il crimine interno anti-sociale; alla maggioranza interna al sistema sociale deve essere impedito di opprimere dissidenti e minoranze; si deve impedire che le dissidenze interne vengano sciolte con la forza. L'anarchismo sarà il programma rivoluzionario guida perché esso verrà accettato liberamente dalle classi popolari tramite il dibattito e la democrazia partecipativa, all'interno di strutture di contropotere di molteplici tendenze.

Il rifiuto da parte della grande maggioranza del movimento anarchico/sindacale verso la marxista "dittatura del proletariato" non è mai stata basata sul rifiuto della difesa della rivoluzione. Questo rifiuto da parte anarchica è nato dal fatto che la marxista "dittatura del proletariato" era in realtà "dittatura sul proletariato".

"Democrazia reale", anarchismo e la Comune di Parigi

Posto ciò, risulta strano che Paul sostenga (facendo eco a Draper) che gli anarchici rifiutano la "possibilità della democrazia reale".[38] Se "democrazia" significa il governo del popolo, allora l'anarchismo è radicalmente democratico. Bakunin e Kropotkin guardavano allo Stato come ad un sistema di potere territoriale centralizzato e gerarchico, gestito dalla e per la classe dominante. Un posto in cui "tutte le aspirazioni vere, le forze vive di un paese vi entrano generosamente e felicemente", solo per essere "eliminate e seppellite".[39]

Il sistema di classe viene definito sia dai rapporti di produzione espressi nel disuguale controllo dei mezzi di produzione, sia dai rapporti di dominazione, espressi nel disuguale controllo dei mezzi di coercizione che rafforzano fisicamente le decisioni e l'amministrazione al governo della società.[40]

I mezzi di coercizione sono centralizzati nello Stato, controllati dai gestori dello Stato: vecchia burocrazia, magistratura, vertici militari, sindaci, parlamentari. I capitalisti sono solo una parte della classe dominante; coloro i quali gestiscono lo Stato fanno sempre parte della classe dominante; la classe dominante è sempre una minoranza che domina e sfrutta; lo Stato è centralizzato proprio perché questa minoranza possa dominare sulla maggioranza. (i marxisti hanno una definizione diversa, ma tra gli anarchici il concetto è chiaro).

Il contropotere delle classi popolari per gli anarchici dunque non può essere espresso attraverso lo Stato. [41] L'antistatalismo anarchico sorge dalla acquisizione del carattere di classe profondamente anti-popolare dello Stato. [42] Al posto dello Stato e delle corporazioni, gli anarchici ed i sindacalisti (rivoluzionari, ndt) sostengono che i mezzi di produzione, i mezzi coercitivi e l'amministrazione devono essere assunti e ridefiniti da una democrazia genuinamente partecipativa. Quando "sarà il popolo a governare", diceva Bakunin, "non ci sarà... nessun governo, nessuno stato".[43] Wayne Price aggiunge "L'anarchismo è democrazia senza Stato".[44]

Paul cita Uri Gordon e George Woodcock, che insistevano sul fatto che l'anarchismo fosse contro la "democrazia". Ma è proprio così come la mette Paul? Gordon e Woodcock hanno definito la "democrazia" come una imposizione "collettivamente vincolante" di decisioni sui dissidenti, e l'hanno contestata.[45] Essi non si opponevano alle decisioni collettive, ma solo ad una supposta coercizione. La loro posizione non è di quelle che la maggior parte degli anarchici accetterebbe; né la maggior parte degli anarchici ritiene che sia preferibile un processo decisionale basato sul consenso; [46] Ma in ogni caso non si tratta di negare qui che la posizione di Gordon/Woodcock abbia un intento profondamente democratico.

Non c'è niente di "difficile nel capire" Bakunin quando lodava la Comune di Parigi del 1871 quale "realizzazione pratica " degli ideali anarchici [47] Gli anarchici hanno svolto un ruolo centrale nelle insurrezioni del tempo in Francia, Spagna e Italia; insieme ai proudhoniani essi costituivano un blocco consistente all'interno del Consiglio della Comune.[48] Il progetto di fondo della Comune era già stato anticipato da Bakunin nel 1870 nella sua "Lettera aperta ad un francese", e dallo stesso Proudhon, precursore dell'anarchismo rivoluzionario.[49] La sola critica sollevata da Bakunin e Kropotkin era basata sul fatto che la Comune non si fosse spinta abbastanza in avanti nella collettivizzazione e nell'autogestione, lasciando troppo potere nelle mani del Consiglio.[50]

Anarchismo, sindacalismo e organizzazione politica specifica

Paul sostiene che l'anarchismo nega la necessità di organizzazioni politiche rivoluzionarie che possano collegare le lotte e combattere per la rivoluzione e la chiarezza rivoluzionaria. [51] Egli ha ragione nel dire che c'è una corrente anarchica che si dichiara contraria all'organizzazione politica specifica. Ma sbaglia nel presentare questa corrente anarchica come rappresentativa dell'anarchismo.

Molti anarchici e sindacalisti di spicco hanno sostenuto la necessità dell'organizzazione politica che lavora con organizzazioni di massa come i sindacati. Flores Magón pone l'enfasi su "una minoranza attiva, una coraggiosa minoranza di libertari".[52] Bakunin, Flores Magón, Kropotkin, Makhno, Oiticica e Shifu anche insistono sulle "organizzazioni di tendenza", basate sull'unità politica e sulla disciplina collettiva (altri preferiscono organizzazioni meno strutturate).[53]

Tra le "organizzazioni di tendenza" troviamo l'Alleanza della Democrazia Socialista, la FAI spagnola, La Social in Messico, in Cina la Società dei Compagni Comunisti Anarchici, la Federación Anarquista Uruguaya del dopoguerra, ecc. Queste organizzazioni avevano il compito di condurre la battaglia delle idee e di promuovere l'azione autonoma, il contropotere e la controcultura, e non quello di sostituirsi alle classi popolari o di governarle.

Gli anarchici ed i sindacalisti (rivoluzionari, ndt) non "si oppongono ad una lotta politica" per i diritti, bensì spingono perché "essa debba assumere la forma dell'azione diretta" [54] I diritti dovrebbero essere conquistati dal basso mobilitando il contropotere; la partecipazione nello Stato risulta invece inefficace, corruttrice. Tutti sottolineano l'importanza delle idee rivoluzionarie per un cambiamento rivoluzionario, una "nuova filosofia sociale".[55]

C'è un fraintendimento anarchico verso la "tradizione marxista"?

Il rigetto verso i partiti leninisti nasce da una diversa preoccupazione: quella che questi partiti hanno poi creato delle dittature. Paul ritiene che gli anarchici abbiano maturato "un enorme fraintendimento verso il marxismo", e Leo sostiene che nel libro Black Flame si fa una caricatura del "marxismo classico" quando lo si definisce riduzionista ed autoritario.[56]

Ma Paul deve ammettere che il "nocciolo razionale" della critica anarchica sta nel fatto "che la maggior parte delle voci marxiste più autorevoli nel XX secolo erano sostenitori di Stati (sia di matrice stalinista che maoista) a capo di sistemi sociali brutali" fondati sul "capitalismo di stato burocratico"[57] Leo ammette che la critica anarchica è valida se "si includono anche Kautsky, Stalin e Mao nel canone marxista".[58]

E' quanto basta. Secondo "International Socialism" e secondo gli autori della IST, Kautsky è stato a lungo "il maggiore teorico marxista"; Stalin rappresentava il "marxismo sovietico", il Maoismo era un tipo di "Marxismo-Leninismo", ecc.[59] Per propria ammissione della IST, dunque, il maggiore marxismo pre-leninista era riduzionista e statalista; il maggiore marxismo del XX secolo era "Stalinista o Maoista"; tutti i regimi marxisti sono finiti in dittature di capitalismo di stato, compresa anche (come affermato dall'ultimo Chris Harman) l'Unione Sovietica in quanto "dittatura bolscevica" già nel 1921.[60]

Non so su quali basi Paul affermi fiduciosamente che "l'essenza" del marxismo è "l'auto-emancipazione della classe lavoratrice".[61] Si tratta di qualcosa piuttosto inusuale all'interno della teoria e della prassi marxista, come lo stesso Ian ha dimostrato.[62] All'interno della tradizione marxista, le minoranze libertarie come quella del Comunismo Consiliare e dell'autonomismo costituiscono delle eccezioni, tutt'altra cosa dal leninismo o dal "marxismo classico".

Leo sostiene che nel libro Black Flame si ripetono "stereotipi quotidiani veicolati dai media".[63] Glielo concedo - se egli si riferisce ai mass media marxisti che vanno per la maggiore come i giornali "Umsebenzi", "L'Humanité", "New Age", "People's Democracy", "Angve Bayan", ecc. Può trattarsi, agli occhi della IST, semplicemente di marxismo "degradato" - ma perché gli anarchici dovrebbero accettare il giudizio della IST? Se la maggior parte degli stessi Marxisti non lo fanno!

Noi non possiamo affermare che "il vero significato del Cristianesimo nella storia vada ricercato nella lettura delle versioni inalterate dei Vangeli" ed ignorare 2000 anni di storia della chiesa e suoi derivati. Anche il marxismo allora deve essere giudicato per la sua storia e non sulla base di citazioni scelte.[64]

La prima "dittatura del proletariato" in Unione Sovietica

Paul insiste che nel marxismo la "dittatura del proletariato" propone semplicemente uno "Stato dei lavoratori" che metta fine "alle relazioni sociali fondate sullo sfruttamento".[65] Leo aggiunge che questo "fin troppo diffamato concetto" significa soltanto "difesa democratica del potere della classe lavoratrice".[66]

Il problema è che non è facile trovarne un solo esempio al mondo; si tratta di pure asserzioni. Autori come Cliff guardavano con fiducia alla prima Unione Sovietica. Per supposizione, "la terra... venne distribuita ai contadini, le fabbriche... passate sotto la proprietà statale... gestite sotto controllo operaio" e "le nazionalità oppresse ottenere... l'auto-determinazione". Se "molte centinaia di migliaia" sono morti questo "non è dovuto all'azione del governo Sovietico".[67]

Purtroppo, invece, i fatti mostrano che il regime di Lenin e Trotsky doveva essere l'architrave per quello di Stalin. La terra venne nazionalizzata e non "distribuita", e "l'azione del governo sovietico" si vide nelle requisizioni di grano che portarono alla morte di milioni di persone. I contadini insorsero ma vennero repressi col fuoco e la spada: una vera e propria dittatura di ferro sul oltre il 90% della popolazione russa. L'industria passò "sotto la proprietà statale", e non sotto "il controllo operaio": Nel 1919 i dirigenti nominati dallo Stato gestivano il 10,8% delle imprese, ma nel 1920 erano saliti all'82%.[68] Le elezioni dell'Armata Rossa vennero abolite nel marzo 1918, i posti di comando passarono agli ex-ufficiali zaristi ed ai commissari di partito.

Cliff ha condannato Stalin per l'introduzione del taylorismo e del cottimo,[69] ma Lenin li aveva già introdotti nel 1918.[70] I sindacati, dice Harman, favorivano "il controllo operaio".[71] In realtà, questi "sindacati" erano organismi controllati dallo Stato già nel 1919, attivi nella repressione degli scioperi.[72] A nulla vale insistere che "gli scioperi non dovevano essere soppressi",[73] i Bolscevichi lo facevano sistematicamente e militarizzarono l'industria. [74] La repressione della rivolta di Kronstadt, dunque, aveva già numerosi precedenti.[75]

Harman ha sostenuto che il bolscevismo non era il "maggiore partito" sovietico. Questo fu vero, ma solo in poche città e per pochi mesi. Sconfitti nelle elezioni cittadine nel 1918, i bolscevichi risposero sciogliendo i soviet, oppure con i brogli, o con le purghe, reprimendo gli oppositori.[76] Il potere venne centralizzato nel gabinetto di governo (il Sovnarkom) e nel Consiglio Supremo per l'Economia (Vesenkha); venne costituita una polizia segreta ( la Cheka ) e l'Armata Rossa venne militarizzata; infine la burocrazia del nuovo stato venne in grandissima parte reclutata tra la vecchia burocrazia zarista. Così un partito minoritario di 600.000 iscritti si trovò nel 1920 a governare su un impero di 90 milioni di persone. La Cheka aveva il mandato di vigilare sulla "stampa, sui sabotaggi, sugli scioperanti", e di procedere ad esecuzioni sommarie.[77] In 5 anni vennero compiute esecuzioni di 20 volte superiori a quelle perpetrate dalla polizia zarista Okhrana in 50 anni; la Cheka gestiva campi di concentramento e campi di lavoro "di tanto in tanto ripuliti con stermini di massa".[78]

Cliff ha sostenuto che questa minoranza bolscevica al suo interno era senza dubbio democratica. Nel 1919 il partito era gestito dai vertici, organizzato in apparatchiks; le correnti interne vennero bandite nel 1921 ed i dissidenti incarcerati. [79] Agli inizi degli anni '20 la GPU di Lenin gestiva già una vasta rete di informatori; percosse, torture e stupri erano all'ordine del giorno; gli oppositori di sinistra erano oggetto di repressione; le libere elezioni dei soviet vennero impedite. [80] Invece della "autodeterminazione", "l'Armata Rossa installò regimi fantoccio in Bielorussia ed in Ucraina già nel 1919, in Georgia (1921), in Armenia e Azerbaigian (1922). L'Ucraina a guida anarchica vide i suoi soviet banditi, le sue comuni distrutte, i suoi dirigenti uccisi - in violazione dei formali trattati di cooperazione sottoscritti.[81]

Sganciare dal bolscevismo il socialismo dal basso

E' proprio perché gli anarchici ed i sindacalisti (rivoluzionari, ndt) difendono il socialismo dal basso che essi rifiutano il bolscevismo. Paul dice che la critica di Bakunin alla marxista "dittatura del proletariato" - ed al suo evolversi in un regime da "caserma" di "capitalismo di stato centralizzato"[82] - risulta essere "superficiale" e "sciocca".[83]

Ad ogni buona ragione, tuttavia, la teoria di Bakunin viene "vendicata dal verdetto della storia".[84] "International Socialism" ha cercato di salvare la dittatura di Lenin e Trotsky facendo riferimento alle difficili condizioni oggettive, alla contro-rivoluzione, all'"imperialismo, alla "crisi economica" ecc. I "Bolscevichi non avevano altra scelta", ha detto Harman, se non quella di governare da soli: la "classe che essi rappresentavano si era dissolta mentre si difendeva per conquistare quel potere". Il potere comunque apparteneva giustamente "solo a coloro che avevano sostenuto la rivoluzione con tutto il cuore... ai bolscevichi". [85] Cliff ha sostenuto che "la pressione del mondo capitalista" costrinse poi i governanti dell'Unione Sovietica a rendere l'economia sempre più simile a quella capitalista".[86]

Ma così non funziona. Leo obietta al libro Black Flame di lasciar intendere che il marxismo classico tenda al riduzionismo economico, ma farebbe meglio a trovare una rappresentazione migliore di cosa fosse esattamente quella tendenza, piuttosto che questi alibi.

E' contraddittorio proclamare che l'ideologia bolscevica fosse essenziale per il supposto processo rivoluzionario, ma che non ebbe nessun impatto sull'esito della rivoluzione. E' contraddittorio condannare tutte le esperienze anarchiche (come la Spagna ) in quanto fondate interamente sull'ideologia e non sul contesto, e al tempo stesso salvare tutte le esperienze marxiste (come in Russia) in quanto fondate interamente sul contesto e non sull'ideologia.

Sebbene Leo abbracci il determinismo della "nessuna altra scelta possibile" che egli dichiara di rigettare, egli deve concedere che qualche scelta è ancora possibile quando si lotta contro forze senza volto come "l'imperialismo". E se lo fa, egli non può negare la colpevolezza dei bolscevichi nella distruzione della "difesa democratica del potere della classe lavoratrice". E se non lo fa, egli riesce a malapena a condannare Stalin, che dovette affrontare "le pressioni del mondo capitalista".

Le scelte dei bolscevichi portarono direttamente alla dittatura del partito unico, persino prima dell'inizio della Guerra Civile (maggio 1918) e ben oltre la sua fine (novembre 1920). Questo accadde precisamente perché i bolscevichi insistettero sul fatto (come Harman ha messo in rilievo) che solo a loro spettava il potere: tutti i lori rivali diventarono automaticamente dei contro-rivoluzionari.[87] Messi di fronte alla protesta popolare - dei contadini e di quell'imbarazzante proletariato tutt'altro che "dissolto", organizzatosi nei soviet e nelle ondate si scioperi del 1918, 1919 e 1921 - il partito si aggrappò al potere a tutti i costi.

Nonostante alcuni elementi genuinamente democratici nel pensiero di Lenin, la sua cifra reale, al di là di tutto, è veramente semplice: il sostituzionismo.[88] Persino Stato e Rivoluzione tace sulle contestazioni politiche all'interno dei soviet: il "partito dei lavoratori" sarà quello che "dirigerà ed organizzerà l'intero nuovo sistema".[89] Con buona pace di Leo, che oggi spera nella democrazia, Lenin insisteva sul fatto che "la dittatura del proletariato non può essere esercitata tramite un'organizzazione che abbracci l'intera classe... essa può essere esercitata solo da una avanguardia".[90] E questo, diceva Trotsky, "significava affermare la sua dittatura anche se quella dittatura si fosse trovata temporaneamente a scontrarsi con le forme transitorie della democrazia operaia".[91]

Per quanto riguarda il sistema socialista, dovrebbe essere gestito dall'alto verso il basso: "organizzare l'intera economia sulle linea del servizio postale... tutto sotto il controllo e la dirigenza del proletariato armato" (cioè il partito, vedi sopra), "questo è il nostro scopo immediato".[92] Le "masse lavoratrici" devono "essere sparpagliate qua e là, incaricate, comandate", "i disertori" "inseriti in battaglioni di punizione" oppure mandati in "campi di concentramento".[93] Lenin e Trotsky si opposero senza apologia alcuna all'autogestione,[94] e l'Opposizione di Sinistra di Trotsky era per l'industrializzazione forzata ben prima dell'avvento di Stalin.[95] Prima che chiunque possa dire che sono solo citazioni, faccio notare che i bolscevichi agirono precisamente secondo le linee contenute nelle citazioni proposte; il sistema consiliare che compare in Stato e Rivoluzione, quello sì è esistito solo sulla carta, soltanto parole in un opuscolo incompleto.

A quale tradizione rifarsi oggi per la resistenza?

E' lodevole difendere la Rivoluzione Russa contro le critiche dei liberali e dei conservatori. E' invece un serio errore confondere questa difesa con la difesa del sistema bolscevico che distrusse la rivoluzione.

Se si vuole il socialismo, dobbiamo rifarci alle sue tradizioni di democrazia partecipativa e di rivoluzione, tradizioni soppresse dal marxismo leninista. Il che richiede che i marxisti sinceri si confrontino seriamente - invece di dar lezioni arroganti - con la bandiera nera dell'anarchismo e del sindacalismo, con la visione alternativa del comunismo libertario, col processo rivoluzionario e con la democrazia radicale.

Lucien van der Walt

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

 

Versione completa (in inglese):

Note:

1. Sviluppo questi argomenti sul giornale online in http://lucienvanderwalt.blogspot.com/2011/02/anarchism-black-flame-marxism-and-ist.html. grazie a Shawn Hattingh, Ian Bekker, Iain McKay e Wayne Price per il sostegno.
2. Blackledge, 2010, p132.
3. Birchall, 2010, p177.
4. Zeilig, 2009, pp221-2. uso il termine "sindacalismo" in riferimento al sindacalismo rivoluzionario che combina le lotte quotidiane con lo scopo di conquistare i mezzi di produzione. esso emerse dall'ala anarchica della Prima Internazionale; si tratta di una strategia anarchica e tutte le sue forme vanno annoverate all'interno della "grande tradizione anarchica".
5. Blackledge, 2010, p132.
6. Zeilig, 2009, pp221-222.
7. Bakunin [1870], pp185, 189, sottolineato nell'originale.
8. Bakunin, 1953, pp300, 319, 378.
9. Kropotkin [1912], p188.
10. Anderson, 2006, pp2, 54.
11. Si veda l'articolo online per le note complete.
12. Meyer, 2003, p218; Epstein, 2001.
13. "Conférences Internationale Syndicales-107," http://www.anarkismo.net/article/5434
14. Goaman, 2004, pp173-174.
15. Birchall, 2010, pp179-180, con riferimento a Draper, 1966, capitolo 4.
16. Keffer, 2005.
17. Birchall, 2010, p178, notabilmente di Serge, Revolution in Danger.
18. Thorpe, 1989, pp96, 98, 100, 164, 179, 197, 200.
19. Blackledge, 2010, pp136, 139, 142.
20. Zeilig, 2010, p222. Si veda van der Walt and Schmidt, 2009, ch4, 6.
21. As esempio, Chaplin [1933].
22. Bakunin [1869], pp152-154; anche Bakunin [1870], p190.
23. Bakunin [1865], p137.
24. Bakunin, [1870], p190.
25. Engels [1873], 1972. Si veda McKay, The Anarchist FAQ, section H 4.7.
26. Si veda documento online per i riferimenti, e "Declaration of the Principles of Revolutionary Syndicalism": Thorpe, 1989, p324.
27. Blackledge, 2010, p139.
28. Holloway, 2005.
29. Blackledge, 2010, p139.
30. Maura, 1971, pp66, 68, 72, 80-83.
31. Gómez Casas, 1986, pp137, 144, 154-157.
32. Gómez Casas, 1986, pp171, 173-175; CNT [1 Maggio 1936], pp10-11.
33. Paz, 1987, p247.
34. Friends of Durruti [1938, 1978], p25.
35. Friends of Durruti [1938, 1978], p25.
36. Birchall, 2010, p175.
37. Abad de Santillan [1937], p47.
38. Blackledge, 2010, pp133-134, 136, 143-144.
39. Bakunin [1871b], p269.
40. van der Walt and Schmidt, 2009, p109.
41. Bakunin, 1990, p63.
42. Price, 2007, pp172-173.
43. Bakunin, 1953, p287.
44. Price, 2007, p172, enfasi nell'originale.
45. Gordon, 2008, pp69-70.
46. van der Walt and Schmidt, 2009, pp70-71, 240-242, 244-247, 256-257.
47. Blackledge, 2010, pp131-132, 148.
48. Avrich, 1988, pp229-239.
49. Bakunin [1870], pp184, 186-187, 189-192, 197, 204.
50. Kropotkin [1880], pp123-124.
51. Blackledge, 2010, pp136, 139, 142.
52. In Hodges, 1986, pp83-84.
53. Bakunin [1865], p138; si veda van der Walt and Schmidt, 2009, capitolo 8.
54. Rocker [1938], pp64, 74, 77.
55. Bakunin [1871a], pp249, 250-251.
56. Zeilig, 2009, pp221-2.
57. Blackledge, 2010, p133, nota 15.
58. Zeilig, 2010, p222.
59. As esempio, Blackledge, 2006; Harman, 2004; Rees, 1998; Renton, 2002, 2004; Banaji, 2010, editor's introduction.
60. Harman, 1987, p18.
61. Blackledge, 2010, p132.
62. Birchall, 1974.
63. Zeilig, 2010, pp221-222.
64. Castoriadis, 2001, p77.
65. Blackledge, 2010, pp146-147.
66. Zeilig, 2010, pp221-222.
67. Cliff, 2000, pp66-67.
68. Tutte le cifre (salvo indicazione al contrario) da Shukman, 1994, pp29, 166, 175, 177, 182, 184, 187.
69. Cliff [1964], pp30-34.
70. Devinatz, 2003.
71. Harman, 1987, p43.
72. Pirani, 2010a.
73. Cliff [1964], pp28, 34.
74. Per un riassunto, si veda McKay, The Anarchist FAQ, section H 6.3.
75. Kronstadt voleva nuove e trasparenti elezioni per i soviet; non ha mai chiesto "soviet senza i bolscevichi": Avrich, 1991, p181.
76. Avrich, 1967, pp184-185; Brovkin, 1991, p159; Farber, 1990, p22; Malle, 1985, pp240, 366-367; Rabinowitch, 2007, pp248-252; Schapiro, 1977, p191.
77. Citato in Daniels, 1985, p90.
78. Shukman, 1994, pp182-3.
79. Avrich, 1984.
80. Avrich, 1967, pp234-237; Brovkin, 1998, pp20-26, 44-46, 52-53, 61-80, 90-93; Bulletin[1923-1931]; Dubovic and Rublyov, 2009; Jansen, 1982; Pirani, 2010b.
81. Per un recente dibattito sul movimento anarchico "makhnovista", si veda McKay, 2007, pp30-32, 39.
82. Bakunin [1872], p284; Kropotkin [1912], pp170, 186.
83. Blackledge, 2010, pp133, 146-147.
84. Compare Blackledge, 2010, p133.
85. Harman, 1987, pp19-20.
86. Cliff, 2000, pp29-30.
87. Si veda, ad esempio, Lenin [1918], p599.
88. Price, 2007, pp128-129; Tabor, 1988, pp93-104.
89. Lenin [1917], p255.
90. Lenin, [1920], p21, l'enfasi è mia.
91. Trotsky, 10th Party Congress, in Farber, 1990, p203.
92. Lenin [1917], p273; anche Lenin [1918], pp258, 269.
93. Trotsky, 9th Party Congress, in Brinton, 1970, p61; anche Trotsky [1920], pp150-151.
94. Lenin [1918], pp258, 269; Trotsky [1920] 1921, pp150-151; si veda anche Brinton, 1970.
95. Marot, 2006.

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