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Nessuna solidarietà con gli "anarchici" dei pacchi-bomba

category italia / svizzera | movimento anarchico | opinione / analisi author Tuesday January 11, 2011 17:55author by Libertäre Aktion Winterthur - LAWauthor email law at arachnia dot ch Report this post to the editors

La questione della violenza è sempre stata un argomento scottante nel dibattito anarchico. Come può la più antica e barbara espressione del potere combinarsi con gli insegnamenti di un’ideologia anti-autoritaria? Può una strategia rivoluzionaria anarchica contenere elementi di violenza? [Deutsch] [English] [Ελληνικά] [Polski]

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Nessuna solidarietà con gli "anarchici" dei pacchi-bomba


[Nota: Questo comunicato è stato coscientemente scritto non in risposta ai recenti attacchi del 23 dicembre 2010 a Roma. Noi ci rivolgiamo agli anarchici collegati con questi incidenti, perché - come è successo per la serie di attacchi del 2003 - la cosiddetta "Federazione Anarchica Informale" (FAI) ne ha rivendicato la responsabilità. E' una ben strana coincidenza che questo gruppo abbia lo stesso acronimo della Federazione Anarchica Italiana che chiaramente già nel 2003 aveva preso le distanze da questi fatti fino a ipotizzare che la "FAInformale" potrebbe anche essere un'organizzazione fasulla. Ci sono parecchi esempi nella recente storia italiana di operazioni fatte sotto falsa bandiera. Una di queste fu la bomba di Piazza Fontana a Milano nel 1969, che era stata commissionata dallo Stato e di cui vennero invece accusati gli anarchici. Nel recente comunicato della "FAInformale" sul 23 dicembre, compaiono alla fine le parole "Lunga vita alla FAI, lunga vita all'anarchia", che ci sembrano piuttosto atipiche per un'organizzazione che si autodefinisce "informale".]

La questione della violenza è sempre stata un argomento scottante nel dibattito anarchico. Come può la più antica e barbara espressione del potere combinarsi con gli insegnamenti di un'ideologia anti-autoritaria? Può una strategia rivoluzionaria anarchica contenere elementi di violenza?

Possiamo essere certi che l'opzione libertaria - la quale prevede l'espropriazione dei mezzi di produzione dagli attuali proprietari e l'abolizione dei privilegi materiali - dovrà fare i conti con la brutale resistenza di coloro che si vedono sottratti i loro beni. Le relazioni tra padroni e servi (evidenti o nascoste) sono basate sulla coercizione. Dentro queste relazioni coercitive vi abita la violenza e ad essa possiamo resistere solo come movimento di massa forte e rivoluzionario.

Tuttavia, in quanto anarchici coscienti, non dovremmo cadere nella trappola di scambiare i mezzi con i fini. "La vera violenza anarchica è quella che cessa dove cessa la necessità della difesa e della liberazione. Essa è temperata dalla coscienza che gl'individui presi isolatamente sono poco o punto responsabili della posizione che ha fatto loro l'eredità e l'ambiente." [1] Questa parole dell'anarchico italiano Errico Malatesta, scritte almeno 100 anni fa, non hanno perso affatto la loro validità. Queste parole ci impediscono di concepire come prassi libertaria la possibilità di ferire o addirittura uccidere uomini che hanno una funzione nel sistema capitalistico per il ruolo che vi esercitano. Noi riteniamo che ciò dovrebbe essere ovvio per chiunque abbia una conoscenza dell'anarchismo.

Nei mesi recenti, si sono verificati dei fatti - anche in Svizzera - che, in nome dell'anarchismo, hanno messo in discussione il principio libertario espresso da Malatesta. Ma non ci riferiamo a scritte come "Colpisci i poliziotti ogni volta che li incontri" che sono comparse sui muri o sui siti come atti individuali di resistenza. Queste scritte potrebbero essere una bravata retorica, ma il loro contenuto resta alquanto confuso. E nemmeno ci riferiamo alle numerose azioni di solidarietà a favore di Billy, Costantino e Silvia, le cui attività ambientaliste contro la civiltà troviamo soltanto divertenti. [2] Comunque, possiamo assumere che le persone che danno vita a questi networks sono sostenitori di azioni che vanno ben al di là degli attacchi con bombe dipinte o contro i tir.

Ci riferiamo invece ai pacchi-bomba che negli ultimi mesi sono stati inviati a varie istituzioni dello Stato, in particolare alle ambasciate. Nella speranza di colpire un burocrate di alto rango nell'atto di aprire il pacco, queste bombe hanno il significato di una sorta di vendetta per l'incarcerazione dei 3 attivisti su citati. Questo tipo di prassi non solo dimostra tutta la sua stupidità, ma anche la sua vigliaccheria e disumanità. Che i mittenti siano nel migliore dei casi dei dilettanti o nel peggiore dei casi dei freddi calcolatori, l'obiettivo era colpire un povero impiegato o un attendente subordinato. Con queste azioni, i mittenti dei pacchi-bomba si collocano tra quei criminali senza scrupoli, che, quali servi del capitale, hanno perseguitato ed ucciso esponenti della classe lavoratrice. Queste azioni non sono affatto rivoluzionarie ma solo una forma di reazione politica. Di fronte all'infamia di queste azioni, noi possiamo concludere che non ci sarà mai nessuna solidarietà per chi invia pacchi-bomba, mai! Alcuni anni fa ci furono dei gruppi di sinistra radicale creati dallo Stato per convincere la popolazione che c'era bisogno di maggiore repressione. E' tragico che questo modo di fare sia diventato così facile per la classe capitalista europea.

E' per tutti noi sfruttati difficile reagire adeguatamente ad un clima sociale e politico che ci sta portando nel vortice della frustrazione. Ma questa, comunque, non dovrebbe essere una scusa per trovare nel santuario della vecchia illusione della "Propaganda col Fatto" il desiderio di cambiare la società tramite azioni violente individuali. Le conseguenze di tali azioni sarebbero la repressione, l'evasione dalla realtà e persino uno stato più profondo di disperazione invece che quella insurrezione delle masse che si vagheggia. Ed è sbagliato anche usare la destrutturazione della responsabilità come modus operandi, così come richiedono i nostri compagni "insurrezionalisti". Se ognuno è responsabile solo verso se stesso, è evidente che vengono scelte le azioni individuali e imprevedibili, invece di darsi da fare per creare una prassi di solidarietà per lavorare costantemente in direzione della rivoluzione sociale.

Possiamo resistere al sistema capitalista solo insieme con una lotta di classe organizzata ed orientate nei fini. L'unità teorica e la coerenza nella prassi, le strutture federaliste e la disciplina individuale sono le qualità degli anarchici che stanno lottando con spirito di solidarietà per la rivoluzione sociale e non per far scatenare la repressione totale. I posti di lavoro e le scuole, i quartieri ed i centri sociali nel territorio, le strade ed i centri dei rifugiati: questi sono gli spazi della nostra attività libertaria insieme all'organizzazione delle lotte e non ci interessano le colonne dei giornali borghesi che aspettano solo il prossimo attacco dei rivoltosi per lanciare i loro titoli a sensazione.

Libertäre Aktion Winterthur

Fine dicembre 2010

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali


1. Da un testo di Errico Malatesta. Testo completo inglese su: http://www.zabalaza.net/pdfs/varpams/anok&violence_em.pdf [PDF 108kb]. [Testo completo italiano su http://ita.anarchopedia.org/Anarchia_e_violenza(di Errico_Malatesta) - ndt.]

2. Billy, Costantino e Silvia sono stati arrestati in Svizzera il 15 aprile 2010. Sono in carcere con l'accusa di attentato alla IBM di Zurigo. Altre informazioni su http://againstthewaiting.blogsport.de/

Related Link: http://www.libertaere-aktion.ch

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