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Sunday December 26, 2010 17:21 by Commissione Sindacale FdCA - Federazione dei Comunisti Anarchici sindacale at fdca dot it
![]() Sull'accordo Mirafiori L'accordo imposto da FIAT a Mirafiori, e prontamente sottoscritto dai "sindacati" complici, perfeziona il precedente accordo di Pomigliano e si pone come traccia per il contratto (FIAT) dell'auto. Anzi pone come necessità a breve che questo accordo di settore si stipuli come elemento conclusivo che suggella la vittoria dei padroni. FIAT chiude il cerchioL'accordo imposto da FIAT a Mirafiori, e prontamente sottoscritto dai "sindacati" complici, perfeziona il precedente accordo di Pomigliano e si pone come traccia per il contratto (FIAT) dell'auto. Anzi pone come necessità a breve che questo accordo di settore si stipuli come elemento conclusivo che suggella la vittoria dei padroni. Il resto a cascata, che il contagio si diffonda. E a nessuno sfugge la differenza tra un contratto nazionale di categoria e un contratto di settore, in termini di rapporti di forza tra le parti e di tutela collettive. Chi si era illuso di intravedere, nella dialettica tra Governo, FIAT e Confindustria, qualcosa di diverso da un gioco delle parti, è ora servito. Rimane fondamentale per le imprese, anzi oggi si impone, il massimo di sfruttamento del lavoro "vivo". La massimizzazione dell'estrazione di plusvalore torna di moda. Si stipulano accordi scritti dalle aziende solo nell'interesse delle aziende in nome della competizione globale, si convincono i lavoratori a competere al ribasso per salari, diritti, tutele, condizioni con altri lavoratori di altre imprese, di altri paesi, pronti ad invocare la logica "nazionale" del "sistema" paese. Per i lavoratori c'è sempre un paese da salvare! Questa, signori, è la lotta di classe! Fatta dai padroni. Basta vedere i punti dell'accordo separato: a) Questo accordo diventa l'unico in vigore per Mirafiori.Naturalmente la FIAT sottoporrà l'accordo a referendum, accontentandosi questa volta del 51%. Il ricatto è tra lavoro/investimenti e diritti esigibili/condizioni di lavoro. Particolarmente pesante la parte che riguarda le condizioni di lavoro dove si esplicita la forma del dominio in termini di orari: i 18 turni, la riduzione delle pause, la messa a fine turno della pausa mensa che puo essere lavorata per recupero produttivo, la sperimentazione dei turni di 10 ore, il comando degli straordinari, la saturazione degli impianti non contrattata, l'organizzazione dei posti di lavoro secondo le disposizioni aziendali ecc. E non verranno pagati i primi 2 giorni di malattia. La FIOM viene esclusa dalle relazioni industriali, perché le viene tolta l'agibilità sindacale in fabbrica. Si trova così costretta a subire la stessa sorte che affligge da decenni i sindacati di base, esclusi dalla rappresentanza per regole contrattuali volute un tempo anche dalla stessa CGIL. Sorta di nemesi storica dunque, di fronte a cui sarebbe molto più utile un fronte solidale del sindacalismo conflittuale e di base, piuttosto che un vano "mal comune mezzo gaudio". Ora solo chi ha firmato l'accordo può essere rappresentato in azienda. In sostanza si nega la possibilita di agire sindacalmente dentro l'azienda a chiunque non accetti le regole FIAT. E i "sindacati" complici diventano pure i gendarmi che fanno rispettare l'accordo e le regole. A questo punto non si potranno nemmeno nominare le RSA, tornando di fatto a una situazione addirittura precedente a quella delle commissioni interne. Nel mese di gennaio la FIOM dovrà decidere come procedere e questo si intreccia con l'analoga necessità che ha il movimento degli studenti. Occorre ripartire da mobilitazioni capaci di spingere per uno sciopero generale, a partire dalle categorie coinvolgendo tutto il movimento di opposizione sindacale e sociale. Di fronte alla strategia di ricatto e di isolamento, di estromissione e di subordinazione verso i lavoratori, il nostro compito è di contribuire a costruire nei luoghi di lavoro rapporti di forza che permettano di reagire all'attacco padronale.
Occorre promuovere la partecipazione intercategoriale del sindacalismo
conflittuale, al di là delle sigle di appartenenza, e di tutti i
soggetti sociali di opposizione, dei lavoratori come soggetti attivi
e decisionali, ad un diffuso movimento di dissenso radicale verso le
politiche governative e padronali, che porti allo sciopero generale,
al ripristino ed ampliamento di diritti, libertà e tutele nel mondo
del lavoro e nella società tutta.
Commissione Sindacale
26 dicembre 2010
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