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Irlanda: è il FMI che salva il paese o la BCE che vuole salvare l'Eurozona?

category irlanda / gran bretagna | economia | opinione / analisi author Wednesday November 24, 2010 22:02author by Paul Bowman - Workers Solidarity Movement Report this post to the editors

In Irlanda, le famiglie stanno facendo i conti con l'imposizione di altri e più drastici tagli dei servizi pubblici, dei posti di lavoro e dei redditi. Ma occorre rendersi conto che dietro questa logica brutale non c'è il FMI guidato da Washington, bensì l'Eurozona. [English]
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Irlanda: è il FMI che salva il paese o la BCE che vuole salvare l'Eurozona?


Perché mai il direttore del FMI si lamenta del fatto che i negoziati a Dublino vanno avanti lentamente? Cosa c'è che non funziona? In realtà niente, finché uno non si rende conto che non è il FMI a dettare le condizioni in questi negoziati.

A dispetto dei titoli dei giornali, non siamo di fronte ad un salvataggio ad opera del FMI. Siamo di fronte ad un processo di ristrutturazione del debito europeo in cui il FMI sta svolgendo un mero ruolo di consulente di supporto. Si tratta di un processo tutto europeo e sebbene i signori dell'Eurozona, tramite i commissari europei, abbiano l'ultima parola sull'accordo finale, la vera forza guida dietro le quinte in questo processo è la BCE.

Nel corso dei negoziati tra il governo irlandese ed i rappresentanti del FMI, della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea (BCE), il direttore del FMI, Dominique Strauss-Kahn, ha espresso la sua frustrazione per la lentezza dei lavori. "La crisi di sovranità non è finita," ha detto, "gli ingranaggi della cooperazione si muovono troppo lentamente. Per riparare il settore finanziario ci vuole troppo tempo, in parte perché i politici non danno la giusta attenzione alla dimensione pan-europea." Infatti i negoziatori della UE hanno detto chiaramente che non verrà annunciato nessun dettaglio sul prestito necessario fino al varo del piano quadriennale del governo irlandese ed alle elezioni nel Donegal [1]. Klaus Regling, capo del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) - fondo comunitario di 440 miliardi di euro - ha persino ipotizzato più di due settimane di negoziati prima di raggiungere qualche risultato – e cioè dopo il voto sulla finanziaria del 7 dicembre.

Per capire perché le cose stanno così, occorre comprendere cosa è accaduto nel sistema bancario irlandese negli ultimi mesi.

Per prima cosa, negli ultimi 3 mesi c'è stata una fuga di depositi privati ed istituzionali che il fondo bancario di garanzia del settembre 2008 avrebbe dovuto impedire. Quel cavallo ha sfondato la porta ed è ora lontano.

In secondo luogo, siccome le banche irlandesi non hanno ora nessun accesso al mercato interbancario globale, l'unica fonte di finanziamenti è la BCE, che sta infatti finanziando il buco nero del sistema bancario irlandese al solito tasso base dell'1% sul prestito. Solo nell'ultimo mese è stato erogato un quarto di tutta la liquidità fornita dalla BCE alla Eurozona. Posto che l'Irlanda ha una popolazione pari solo all'1,3% della popolazione europea (329 milioni di persone) e che rappresenta solo il 2,4% del PIL europeo, la cosa si fa problematica.

Effettivamente, questo vuol dire non solo che il governo irlandese ha scaricato le perdite del sistema bancario sui contribuenti, ma che queste stesse perdite vengono ora scaricate su tutta l'Eurozona via BCE. All'indomani della crisi del 2008 e persino agli inizi del 2010 con la crisi greca, la BCE era disposta a pagare questo prezzo per salvare l'Euro. Ora non più.

Quel prestito proposto come "l'offerta che non si può rifiutare" sostituirà effettivamente il prestito al tasso dell'1% della BCE con un altro tasso da concordare, ma che sarà probabilmente vicino al 5%. In altre parole, le perdite della Anglo Irish Bank, dell'AIB, ecc., verranno contenute nel senso che le banche e gli investitori del resto dell'Eurozona saranno ricompensati per il prestito che faranno allo Stato irlandese e alle sue banche, potendo decidere lo spread tra il tasso dell'1% della BCE e quello che sarà il tasso concordato con l'Irlanda. Questo non è un salvataggio, ma la fine di quel sostegno vitale da parte della BCE che ha permesso al sistema bancario di stare a galla gratis.

Ma deve essere chiaro che non sono in gioco solo le sorti dell'Irlanda, bensì della gestione finanzaria di tutta l'Eurozona. Il pacchetto di condizioni per il prestito dell'"aggiustamento strutturale" che verrà imposto all'Irlanda alla fine di questo processo non viene solo a nostro "beneficio", ma è il tentativo di mettere in riga le altre "periferie" costituite da paesi come Portogallo e Spagna. Tutti sono più o meno rassegnati a vedere il Portogallo seguire a breve termine l'Irlanda nelle cure della BCE, ma il vero obiettivo è la Spagna, la quarta economia dell'Eurozona. Le dimensioni della Spagna sono tali da poter costituire potenzialmente una crisi per l'esistenza dell'euro, se mai dovesse trovarsi a fronteggiare quella perdita di accesso ai mercati monetari che ha colpito l'Irlanda e che sta attualmente strangolando il Portogallo. Come ha detto recentemente il direttore di un hedge fund: "la Spagna è troppo grossa da salvare" [2]. E' per evitare questo scenario da incubo che la BCE sta ristrutturando il prestito all'Irlanda su basi più punitive (e più remunerative).

Nel frattempo, le famiglie stanno facendo i conti con l'imposizione di altri e più drastici tagli dei servizi pubblici, dei posti di lavoro e dei redditi. Ma occorre rendersi conto che dietro questa logica brutale non c'è il FMI guidato da Washington, bensì l'Eurozona.

Se vogliamo, e dobbiamo, resistere a questa logica disumana, tocca a noi prendere atto ed avere consapevolezza che, a parte la lingua e la storia, gli USA e il Regno Unito non sono più quelle potenze principali tra le quali dobbiamo barcamenarci. Il nostro futuro sarà determinato per lo più dal nostro successo o dal nostro fallimento nel saper partecipare ad una risposta collettiva dei lavoratori delle "periferie" dell'Europa contro la logica dell'austerità imposta dalla BCE e dalla "cupola" della potenze europee. L'Irlanda non è che una piccola nazione isolana e la lotta per la sua sovranità richiede una prospettiva che non è solo contro la dittatura del mercato imposta dal capitalismo, ma deve avere anche una portata internazionalista.


Paul Bowman

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali


Ndt:

1. Elezione parziale alla Camera dei deputati per il solo colleggio elettorale di Donegal South West, da svolgersi il 25 novembre 2010.

2. http://www.ft.com/cms/s/0/27543d1c-f27f-11df-a2f3-00144feab49a.html#axzz16CxLCL9G

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