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editoriale
Monday November 08, 2010 19:36 by 8° Congresso FdCA - Federazione dei Comunisti Anarchici fdca at fdca dot it
![]() Documento finale approvato dal VIII Congresso Nazionale della FdCA
Domenica 31 ottobre e lunedì 1 novembre 2010, la FdCA ha tenuto a Fano il suo 8° Congresso Nazionale. Dopo un anno di preparazione e di dibattito, la massima istanza decisionale dell'organizzazione si è riunita per affrontare questioni di strategia politica e di tattica generale su temi quali l'energia e l'ambiente; i movimenti e le lotte sul territorio; le lotte sindacali; la situazione economica internazionale ed italiana."Il ruolo dei Comunisti Anarchici è, ogni giorno, ovunque siamo presenti, continuare a diffondere pratiche politiche e relazionali libertarie, autogestionali e antigerarchiche come metodo, costruire gradualmente idee ed obiettivi alternativi al capitalismo ed agli Stati, come nostra piattaforma, costruire solidarietà e progettualità condivisa anche a livello internazionale."[English] [Ελληνικά] [Castellano] [Nederlands]
8° Congresso Nazionale della Federazione dei Comunisti AnarchiciFano, 31 ottobre/1 novembre 2010Costruire unità e solidarietà per l'alternativa libertariaIl mito neoliberista di uno sviluppo inarrestabile legato alla diffusione del mercato si è dissipato, lasciando postumi dolorosi di contrazione dei mercati, solo apparentemente risolvibili con l'acutizzarsi della concorrenza e con il dumping sociale internazionale. Così il capitalismo, mentre ridisegna la sua geografia, trova una apparente unità nello scaricare - proprio grazie alla globalizzazione - la sua crisi finanziaria sulle economie reali di interi continenti e dei singoli Stati. Perché il capitalismo approfitta da sempre delle crisi per rigenerarsi, e ristrutturare a suo vantaggio i rapporti di forza delle classi. In particolare in tutto l'occidente alla classe lavoratrice viene imposto di pagare il costo di una crisi che non ha creato, di accettare un arretramento delle condizioni di vita e di lavoro, un periodo di transizione di instabilità economica e sociale che modifica in profondità le condizioni di vita, in nome della concorrenzalità con aree geografiche a forte crescita e più bassi costi sociali. L'attacco è all'intera struttura sociale, ai diritti ed alle certezze acquisite dai lavoratori con decenni di lotte in periodi di espansione, un attacco alla presenza stessa di un movimento operaio organizzato. Con il doppio obiettivo di abbassare i costi, drenando ingenti risorse dal salario diretto, indiretto e differito necessarie all'auto-finanziamento della crisi, e di ricondurre la classe lavoratrice ad uno stato di ulteriore subordinazione agli interessi aziendali e quindi del mercato. I lavoratori e le lavoratrici vengono messi in concorrenza spietata fra loro per il mantenimento di posti di lavoro sempre più fragili e meno remunerativi, mentre si cerca di disarticolare ogni risposta collettiva con l'abbattimento della agibilità sindacale e l'espulsione dal tavolo della concertazione di ogni sindacato non collaborativo. A questo si accompagnano processi di riduzione di spazio di democrazia sostanziali in tutti i paesi europei, favoriti anche dallo svuotamento del ruolo politico di indirizzo degli Stati, meri applicatori delle direttive economiche sopranazionali che consistono in politiche di riduzione della spesa pubblica, essenzialmente dei servizi, a favore di politiche finanziarie e privatistiche di bilancio e di gestione del territorio e delle risorse. Anche qui si cerca di convincere i lavoratori che agire sulla riduzione dei costi dei servizi pubblici e sulla contrazione della platea di coloro che ne hanno accesso significhi un risparmio individuale invece che un impoverimento collettivo, con la riduzione del salario indiretto e l'aumento del prelievo fiscale. Con il conseguente ridursi degli spazi di partecipazione politica, ridotta a culto di personalità o ricerca di posti di potere. Sul piano sociale l'impoverimento così generato autoalimenta l'insicurezza, che acuisce i processi di divisione e spinge a cercare risposte individuali per la sopravvivenza e porta al degradarsi del territorio e delle relazioni sociali, con l'esclusione di ogni soggetto che non rientra nella logica della produzione e del consumo. Ma l'unità e la solidarietà che scompaiono dai luoghi di lavoro, dai ranghi del sindacato, dalle lotte nel territorio, dalle manifestazioni e dagli scioperi, possono essere recuperate, riattivate e re-immesse in circolo solo con un lavoro capillare in ogni situazione che richieda la presenza, l'intelligenza politica, la capacità di unire e non dividere, di sviluppare solidarietà e non competizione, da parte degli attivisti rivoluzionari. In questo contesto il ruolo dei Comunisti Anarchici è, ogni giorno, ovunque siamo presenti, continuare a diffondere pratiche politiche e relazionali libertarie, autogestionali e antigerarchiche come metodo, costruire gradualmente idee ed obiettivi alternativi al capitalismo ed agli Stati, come nostra piattaforma, costruire solidarietà e progettualità condivisa anche a livello internazionale. Sostenere quelle parti di sindacato e quelle lotte sociali ancora in grado di sviluppare conflittualità e richiedere redistribuzione delle ricchezze invece di socializzazione delle perdite significa costruire, qui e ora, un'alternativa di classe. Appoggiare le lotte di difesa dei diritti acquisiti ed il loro allargamento ai soggetti esclusi, allargare i diritti di cittadinanza, combattere le forme di criminalizzazione della povertà che sono alla base del razzismo sempre più diffuso, difendere i beni comuni con la rivendicazione di obiettivi unitari sempre più avanzati significa costruire qui e ora un'alternativa alla desertificazione e alla mercificazione del territorio.
Costruire reti e coordinamenti capaci di federare quelle organizzazioni ed associazioni che si battono per una medesima prospettiva o che si schierano contro uno stesso pericolo, (sia esso tanto il neofascismo, il razzismo, il patriarcato, l'omofobia quanto l'inquinamento, le privatizzazioni, le guerre dell'imperialismo...), soggetti collettivi capaci di sviluppare obiettivi politici, culturali, economici condivisi per far crescere le lotte sul territorio che ridisegnino una società più partecipativa e quindi più giusta, senza ricadere in meccanismi di delega, significa costruire l'alternativa libertaria.
Federazione dei Comunisti AnarchiciFano 1 novembre 2010Documento finale approvato dal VIII Congresso Nazionale della FdCA
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