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Spagna '36: Le milizie rivoluzionarie

category iberia | storia dell'anarchismo | opinione / analisi author Sonntag August 08, 2010 16:26author by "Front Libertaire" - Organisation Communiste Libertaire Report this post to the editors

Miliziani sì, soldati mai!

Il testo che segue è un avvicinamento ad una alternativa all'esercito. I comunisti libertari si sono sempre battuti contro ogni esercito, che si chiami popolare o rosso; anche sapendo benissimo che la rivoluzione non si farà a mani nude o con le braccia incrociate. Parlare delle milizie spagnole significa dimostrare che esiste una alternativa anticapitalistica e antigerarchica all'esercito. In questo, l'esperienza spagnola ci è utile, ma bisogna vedere bene anche il lato oscuro, negativo, di ciò che è successo (senza parlare dell'accettazione della militarizzazione della CNT trattata nel testo).
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Spagna '36: Le milizie rivoluzionarie

(da "Front Libertaire", n°59, Paris, 25 dicembre 1976, rivista della Organisation Communiste Libertaire)

Presentazione:

Il testo che segue è un avvicinamento ad una alternativa all'esercito. I comunisti libertari si sono sempre battuti contro ogni esercito, che si chiami popolare o rosso; anche sapendo benissimo che la rivoluzione non si farà a mani nude o con le braccia incrociate. Parlare delle milizie spagnole significa dimostrare che esiste una alternativa anticapitalistica e antigerarchica all'esercito. In questo, l'esperienza spagnola ci è utile, ma bisogna vedere bene anche il lato oscuro, negativo, di ciò che è successo (senza parlare dell'accettazione della militarizzazione della CNT trattata nel testo). C'è da dire che la CNT in quanto organizzazione, non entra per niente nella costituzione delle milizie, perché è spontaneamente alla base che gli operai, davanti alle necessità, le crearono, servendosi anche, evidentemente, della struttura sindacale. Prima delle giornate del luglio '36, mai l'apparato della CNT s'era posto il problema d'un lavoro realmente anti-militarista volto al presente, ciò che avrebbe reso possibile, che avrebbe almeno grandemente impedito la ribellione fascista. Nello stesso modo, l'apparato della CNT - affondato com'era nel vecchio anarcosindacalismo apolitico ed idealista- non s'era posto i problemi inerenti alla presa del potere politico da parte del proletariato, organizzato nelle proprie strutture autonome.

Più che mai si può ripetere: l'emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi!

Miliziani sì, soldati mai!

"Dopo le giornate del luglio 1936, non si aveva più esercito, né corpi di polizia e c'erano le milizie operaie che difendevano la rivoluzione delle retrovie come al fronte. Là anche la Generalitat si vide obbligata a riconoscere le iniziative rivoluzionarie in attesa di giorni migliori. Il 21 giugno 1936, Companys creava con decreto le milizie operaie..."

Il potere era nelle strade, rappresentato dal popolo in armi.

A titolo d'esempio: "Ecco la composizione iniziale delle milizie antifasciste di Catalogna: CNT-FAI: 13.000 uomini - UGT: 2.000 uomini - POUM: 3.000 - Polizia e Generalitat: 200".

Come si vede, le organizzazioni operaie rappresentano la schiacciante maggioranza e sono esse che stanno per armare e controllare le colonne dei miliziani. Companys lo comprende molto presto, egli sapeva che non poteva fare delle concessioni:

"Ma gli occorreva un interlocutore rappresentativo, valido, avente influenza sul popolo".

I partiti di sinistra ne avevano poca. I soli che avevano influenza presso le masse erano gli anarchici della CNT-FAI.

E' verso loro che Companys si rivolge. Garcia Oliver scrive:

"Egli ci ricevette subito, visibilmente emozionato, ci strinse la mano. (...) La cerimonia di presentazione fu breve, ciascuno prese posto, col fucile fra le gambe...".

"Voi siete oggi i padroni della città e della Catalogna, perché voi soli avete vinto, è tutto in vostro potere. Se voi non avete bisogno di me, se voi non mi volete come Presidente della Catalogna, ditemelo subito ed io non sarò che un soldato in più nella lotta contro il fascismo...." [1]

Infatti, se Companys fece venire la delegazione CNT-FAI guidata da Garcia Oliver, Durruti, Santillan, ecc., ciò fu nell'intenzione di formare il Comitato delle Milizie Antifasciste, che avrebbe avuto per scopo l'orientare tutta la vita della Catalogna.

La delegazione della CNT-FAI lasciò la Generalitat dove era si era appena ragguagliata in seguito alla domanda di Companys, e si recò al Comitato Nazionale.

La CNT doveva consultare tutti i suoi militanti prima di pronunciarsi. E' il 21 luglio 1936, nel plenum regionale delle federazioni locali, quando venne accettata l'idea di collaborazione democratica in seno all'organismo proposto da Lluís Companys, alla condizione esplicita che il Comitato Centrale delle Milizie diventasse il potere reale, assumendo la direzione politica, economica e militare. Ciò appariva in realtà fare della Generalitat un organismo simbolico, svuotato di ogni autorità tangibile.

Il Comitato Centrale delle Milizie

Composizione (da luglio ad agosto 1936):
  • PSUC: 1
  • POUM: 1
  • FAI: 2
  • CNT: 3
  • UGT: 3
  • Union des Rabassaires: 1
  • Esquerra e Acció Catalana Republicana: 5
  • Totale: 16
Appare da questa lista che la CNT-FAI , benché rappresentasse la grande maggioranza delle masse, nella realtà non possiede che un terzo dei membri del Comitato delle Milizie. Ciò è dovuto al fatto che essi hanno voluto essere i più "democratici" possibile, volendo che ognuno dei partiti e delle organizzazioni potesse essere rappresentato.

Dopo la sua prima riunione, il Comitato Centrale delle Milizie decise d'inviare una delegazione a Saragozza per conoscere la posizione militare dei ribelli. "Esso s'attribuì immediatamente tutti i poteri e cominciò a pubblicare delle istruzioni che la popolazione doveva seguire per mantenere l'ordine rivoluzionario".

Il Comitato, appoggiandosi sugli organismi rivoluzionari creati dagli operai, si fissò come scopo quello di passare il più presto possibile alla normalizzazione della vita, al fine di evitare l'esaurimento dei viveri, delle munizioni, della benzina, ecc. E' in questa stessa riunione che fu deciso che una colonna di miliziani partisse per l'Aragona con, alla testa, Buenaventura Durruti.

Cosa erano le milizie?

In ogni movimento al quale prende parte spontaneamente la parte più sana del popolo, scaturiscono inevitabilmente dei nuovi metodi di lotta, ai margini delle organizzazioni istituzionalizzate dalle leggi della società capitalista. In Catalogna sono sorte naturalmente le milizie antifasciste e le pattuglie di controllo come organi indispensabili alla difesa della rivoluzione in corso. Le milizie, come espressione naturale della rivoluzione, non erano altro che gli organi vitali della rivoluzione e della sua difesa.

"Le milizie, prima della militarizzazione, erano un fattore considerevole di guerra che dettero un grande slancio alla rivoluzione. Esse erano costituite nella loro maggioranza da elementi di ispirazione rivoluzionaria, a base volontaria che facevano fronte alla sollevazione delle forze reazionarie. Fino a che queste milizie esistettero, il fronte rivoluzionario è sempre avanzato. A partire dal momento in cui si è imposta loro la militarizzazione, i fronti rivoluzionari stazionavano, perdendo così tempo prezioso..."

Le milizie erano costituite sul piano militare in "centurie" con un centurione responsabile davanti alla centuria, eletto responsabilmente nell'assemblea generale di quest'ultima. Inoltre, vi erano 4 responsabili di gruppi di 25 individui. Una linea di centuria costituiva un "un raggruppamento" [2], un insieme di raggruppamenti, costituiva una colonna...

Il valore militare della milizia proveniva di fatto dalla responsabilità liberamente accettata da coloro che concretamente combattevano per un ideale...." [3].

Tutto partiva dalla milizia per lì terminarsi.

La militarizzazione

Nell'agosto 1936 La Spagna Antifascista scriveva: "Al tempo del tentativo di mobilitazione militare del governo madrileno e della Generalitad, le strade di Barcellona sono state invase dai coscritti delle classi '33, '34, '35 che, non avendo alcune fiducia negli ufficiali e ritenendosi liberati dalla vecchia concezione militare dell'accasermamento, rifiutarono di recarsi presso i loro reparti. Un gran numero di giovani s'iscrivevano alle milizie; alcuni volevano anche partire subito per Saragozza. Per esporre il loro punto di vista, essi organizzarono una vasta assemblea riunendo 10.000 di loro, nel corso della quale votarono l'ordine del giorno seguente: 'Noi non rifiutiamo di adempiere al nostro dovere civico e rivoluzionario. Vogliamo andare a liberare i nostri fratelli di Saragozza. Vogliamo essere miliziani della libertà, non dei soldati con l'uniforme. L'esercito s'è dimostrato un pericolo per il popolo, solo le milizie popolari proteggono le libertà pubbliche. Miliziani sì! Ma soldati mai!'".

José Peirats scrive in "La CNT nella Rivoluzione Spagnola":

"Ci è impossibile difendere l'esistenza né comprendere la necessità d'un esercito regolare e obbligatorio, in uniforme. Questo esercito deve essere costituito da milizie popolari, dal popolo in armi, unica garanzia che la libertà sarà difesa con entusiasmo e che esso non si troverà nel dubbio di nuove cospirazioni".

In occasione di un Plenum della FAI venne detto:

"Il Plenum (...) accetta il fatto compiuto delle milizie popolari come una necessità ineluttabile della guerra civile in corso. Il Plenum si dichiara contrario alla militarizzazione delle milizie, ma riconosce la necessità di un'organizzazione nell'azione, indispensabile in tutte le guerre".

Il 6 agosto, il Comitato delle Milizie affermava:

"Il Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste di Catalogna ha deciso che i soldati degli anni 1934-35-36 rientrino immediatamente nei loro reparti e si mettano a disposizione delle milizie costituite sotto la giurisdizione del Comitato Centrale".

La formazione del governo Caballero, agli inizi del settembre 1936, e l'influenza dei comunisti, furono il segnale d'un tentativo energico per creare una macchina militare controllata dal governo.

Per certi "leaders" anarchici, come Garcia Oliver, la fase delle milizie era già passata e metà agosto. Nel corso di una riunione a Barcellona, egli dichiarò:

"L'esercito del popolo, nato dalle milizie, deve organizzarsi sulla base di una nuova concezione...Noi siamo per l'organizzazione di una scuola militare rivoluzionaria con la quale formeremo i quadri tecnici, non ricalcati sulle vecchie tradizioni, ma in quanto esempi tecnici; questi quadri seguiranno nelle grandi linee gli insegnamenti degli ufficiali istruttori che hanno dato delle prove di fedeltà al popolo ed al proletariato".

Cipriano Mera [4] dal canto suo dichiarò a Solidaridad Obrera del 23 marzo 1937:

"Noi dobbiamo fare la guerra come essa ci è imposta da un esercito regolare, dotato di tutti i mezzi moderni di combattimento. Non vi è altra via per cancellare ogni differenza tra coloro che lottano. Al mio fianco non voglio vedere che dei combattenti. Nella mia divisione non voglio sapere chi è della CNT, chi è dell'UGT, di un partito repubblicano o di un partito marxista. La situazione lo esige ed imporrò da ora in avanti una disciplina di ferro. A partire da ora in avanti, non rivolgerò la parola che ai capitani ed ai sergenti".

Le milizie ed il Comitato Centrale delle Milizie subirono degli attacchi incessanti da parte degli stalinisti e dei partiti riformisti che erano per la creazione dell'esercito popolare e per il ripristino di un governo democratico. Ed è il 10 ottobre 1936 che viene creato, per decreto, l'esercito popolare e le milizie sono militarizzate.

Pertanto, allorché la militarizzazione fu totale, le colonne confederali ed anarchiche saranno le più ostili a queste misure e si troveranno così opposte ai comitati superiori della CNT-FAI che opteranno per la militarizzazione generale delle milizie, orientati in ciò dai ministri anarchici del governo Largo Caballero. A partire dal dicembre 1936, le colonne dei miliziani, rifiutando la militarizzazione, non sono più approvvigionate in armi, ed un decreto del 31 dello stesso mese stabilisce che la paga dei combattenti non sarà distribuita che ai battaglioni dell'esercito popolare.

Suscita rincrescimento che il delegato della Colonna di Ferro non venne ascoltato quando dichiarò in una riunione della CNT del novembre 1936:

"Ci sono dei compagni che pensano che la militarizzazione risolverà tutto, ma noi diciamo che essa non risolve niente. Di fronte ai caporali, sergenti ed ufficiali usciti dalle accademie, totalmente inutili per i problemi della guerra, noi presentiamo la nostra propria organizzazione, noi non accettiamo la struttura militare...Ogni nostra azione non deve tendere a rinforzare lo Stato, ma al contrario dobbiamo distruggerlo poco a poco, noi dobbiamo rendere completamente inutile il governo. Noi non accettiamo per niente chi si oppone alle nostre concezioni dell'anarchismo, che deve divenire una realtà, perché non si può predicare una cosa e fare il contrario".

Il 21 maggio 1937, nel corso di un'assemblea generale dei suoi membri, la Colonna di Ferro accetta di militarizzarsi e diviene la 83esima Brigata dell'esercito regolare. Fu l'ultima colonna di miliziani a piegarsi alla lusinga militarista.

Come era lontano questo periodo dal 23 luglio 1936, quando si diceva:

"Popolo operaio, organizzati in milizia. Non cedere né le armi né le munizioni. Rafforza i tuoi legami col tuo sindacato. La tua vita e la tua libertà sono nelle tue mani".

La rivoluzione cominciò il 18 luglio 1936 e terminò nel maggio 1937. La fase seguente era la Guerra di Spagna.

OCL - Organisation Communiste Libertaire - Arles


Note:

1. Lluís Companys, presidente della Generalitat di Catalogna. Consegnato da Petain a Franco, venne fucilato.
2. "Agrupacion", raggruppamento.
3. Questa testimonianza è stata trasmessa al tempo di una corrispondenza privata dal compagno Cerbero Eduardo che fu membro della Colonna Durruti, responsabile di centuria e più tardi membro del "Gruppo degli Amici di Durruti".
4. Cipriano Mera, dopo la militarizzazione delle milizie diventerà generale.

(Traduzione manoscritta e mai pubblicata a cura di ORA-Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica, Bari. In Fondo ORA-Bari, presso Centro di Documentazione Franco Salomone, Fano.)


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