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Wednesday February 03, 2010 12:42 by Mark Weisbrot - The Guardian
![]() L'interferenza degli USA nella politica di Haiti e Honduras non è che l'ultimo esempio di una manipolazione di lunga data sull'America Latina Quando mi trovo a scrivere articoli sulla politica estera degli USA verso paesi come Haiti o Honduras, mi capita spesso di ricevere lettere increduIe sul fatto che il governo degli USA possa dare tale importanza a questi paesi per cercare di controllare o di far cadere i loro governi. In fondo non si tratta che di piccoli paesi molto poveri, del tutto marginali sui mercati internazionali. Perchè mai i politici di Washington se ne dovrebbero occupare? Invece e sfortunatamente se ne occupano. E pure tanto. A tal punto da far cadere per ben due volte il presidente legittimamente eletto di Haiti, Jean-Bertrand Aristide. La prima volta è stata nel 1991, e fu fatta in modo discreto. Si è scoperto poi a cose avvenute che chi aveva fatto il golpe era gente pagata dalla CIA. E poi Emmanuel Constant, il dirigente del più famigerato squadrone della morte di Haiti – responsabile della morte di migliaia di sostenitori di Aristide dopo il colpo di stato – ha dichiarato a CBS News che anche lui era finanziato dalla CIA. Nel 2004, il coinvolgimento degli USA nel secondo golpe è stato molto più evidente. Washington guidò per anni un embargo di quasi tutti gli aiuti internazionali, portando il governo haitiano all'inevitabile collasso. Come ha scritto il New York Times, mentre il dipartimento di stato degli USA diceva ad Aristide che doveva trovare un accordo con l'opposizione (finanziata con milioni di dollari dei contribuenti statunitensi), l'International Republican Institute diceva all'opposizione di non fare nessun accordo. In Honduras durante l'estate e l'autunno del 2009, il governo degli USA ha fatto di tutto per impedire che in tutta l'area montasse una forte opposizione politica al colpo di stato successo nel paese centroamericano. Per esempio hanno bloccato la Organisation of American States nel prendere posizione contro le elezioni indette dalla dittatura honduregna. Al tempo stesso, l'amninistrazione Obama fingeva pubblicamente di essere ostile al golpe. Questa strategia ha avuto successo solo in parte, dal punto di vista delle pubbliche relazioni. La maggior parte dell'opinione pubblica statunitense ritiene che l'amministrazione Obama fosse contraria al golpe in Honduras, sebbene nel novembre dell'anno scorso sono iniziati a comparire numerosi articoli ed editoriali critici verso Obama, il quale avrebbe ceduto alle pressioni dei Repubblicani e non avrebbe fatto abbastanza. Ma si trattava di una lettura fuorviante di quello che stava veramente succedendo: le pressioni del Partito Repubblicano per sostenere il golpe in Honduras hanno fatto cambiare la strategia di relazioni pubbliche da parte dell'amministrazione, ma non la strategia politica. Coloro i quali hanno seguito da vicino gli eventi fin dall'inizio possono ben vedere come la strategia politica fosse quella di intralciare e ritardare ogni sforzo per un ritorno del presidente eletto, mentre in realtà si faceva credere di voler puntare al ristabilimento della democrazia nel paese. Tra coloro che si erano resi conto di ciò vi erano i governi dell'America Latina, inclusi certi pesi massimi come il Brasile. Il che è importante, poichè dimostra come il Dipartimento di Stato sapeva di dover pagare un significativo costo politico pur di aiutare la destra in Honduras. La grande maggioranza dei governi dell'America Latina si è quindi convinta che non vi era nessuna differenza rispetto alla politica dell'amministrazione Bush nell'area, cosa non certamente piacevole da un punto di vista diplomatico. Ma perchè tanta attenzione nei confronti di chi governa in questi due poveri paesi? Come sa ogni buon giocatore di scacchi, è una questione di pedine. Cedere un paio di pedine all'inizio della partita può spesso essere decisivo nel fare la differenza tra vincerla o perderla. Gli USA stanno guardando a questi paesi soprattutto in termini di potere e nulla più. I governi che contribuiscono nel massimizzare la potenza degli USA nel mondo, sono quelli graditi. Invece i paesi che perseguono altri scopi – anche non necessariamente antagonisti con gli Stati Uniti – non sono graditi. Non deve sorprendere infatti, che gli alleati più vicini alla amministrazione Obama nell'area sono governi di destra come quelli della Colombia o di Panama, anche se Obama non è certamente un politico di destra. Viene così alla luce la continuità della politica del controllo. La vittoria elettorale della destra in Cile, la prima negli ultimi 50 anni, è stata una vittoria significativa per il governo USA. Se il Partito dei Lavoratori di Lula da Silva dovesse perdere le elezioni presidenziali in Brasile il prossimo autunno, sarebbe un'altra vittoria per il dipartimento di stato degli USA. Mentre gli USA hanno mantenuto ufficialmente, sia con Bush che con Obama, un atteggiamento amichevole nei confronti del Brasile, è ovvio che stanno cercando di far cambiare decisamente la politica estera del Brasile, il quale si è alleato con altri governi socialdemocratici nell'emisfero, e conduce una politica estera indipendente verso il Medio Oriente, verso l'Iran, e verso altri. Gli USA sono intervenuti seriamente nella politica brasiliana nel 2005, quando hanno organizzato una conferenza per promuovere un mutamento legislativo che avrebbe reso più difficile per i legislatori colpire i partiti. In questo modo verrebbe rafforzata l'opposizione al partito di Lula (il PT) al governo, dal momento che il PT ha una disciplina di partito, ma molti oppositori politici no. Questo intervento da parte del governo USA è stato scoperto solo l'anno scorso grazie ad una richiesta di applicazione della Legge sulla Libertà di Informazione presentata a Washington. Ci sono molti altri interventi in atto in tutto l'emisfero di cui non sappiamo nulla. Gli Stati Uniti erano molto addentro la politica cilena già negli anni '60, ben prima di organizzare il rovesciamento della democrazia cilena nel 1973. Nell'ottobre del 1970, il Presidente Richard Nixon nella sua stanza Ovale stava imprecando contro il presidente socialdemocatico del Cile, Salvador Allende. "Quel figlio di puttana!" diceva Richard Nixon quel 15 Ottobre. "Quel figlio di puttana di Allende – lo spazzeremo via" . Alcune settimane dopo ne spiegò il perchè: La preoccupazione principale in Cile è quella che [Allende] possa rafforzarsi, e che la sua notorietà in tutto il mondo ne sancisca il successo ... Se noi permettiamo che i leaders del Sud America possano pensare di muoversi come il Cile e scegliersi la loro strada, noi siamo nei guai. Ecco confermato il fatto che le pedine hanno un loro peso, e che l'incubo di Nixon si è rivelato vero 25 anni più tardi, quando un paese dopo l'altro hanno eletto governi indipendenti e di sinistra che Washington non voleva. Gli Stati Uniti hanno finito per "perdere" molto nella regione. Ma stanno cercando di recuperare, un paese dopo l'altro. Quei paesi più piccoli e più poveri che sono più vicini agli Stati Uniti sono quelli maggiormente a rischio. Honduras ed Haiti potranno un giorno fare delle elezioni democratiche, ma solo quando l'influenza di Washington sulle loro politiche sarà ulteriormente ridotta.
Traduzione a cura d FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali |
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