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opinione / analisi
Wednesday January 27, 2010 21:24 by Estrategia Libertaria / Corriente de Acción Libertaria - EL / CAL
![]() Il punto di vista libertario Questo cambio di governo avviene dopo 20 anni in cui la Concertazione ha somministrato il modello neoliberista ereditato dalla Dittatura, con costante consultazione e accordo con la Destra, e sotto la protezione ed il beneplacito del padronato. Il blocco al potere è stato unito e solido, e rimane così tutt'oggi, nel senso che non ci sono grandi lotte di potere tra le varie frazioni della borghesia, e che la "democrazia degli accordi" ha sempre vinto sopra i conflitti. [Castellano] Il punto di vista libertarioLa fine del governo della Concertazione, il trionfo della Destra ed i compiti del movimento popolareIl cambio di Governo in Cile ha destato molteplici reazioni per cui vorremmo esprimere le nostre idee al riguardo tramite questo nostro Documento. Questo cambio di governo avviene dopo 20 anni in cui la Concertazione ha somministrato il modello neoliberista ereditato dalla Dittatura, con costante consultazione e accordo con la Destra, e sotto la protezione ed il beneplacito del padronato. Il blocco al potere è stato unito e solido, e rimane così tutt'oggi, nel senso che non ci sono grandi lotte di potere tra le varie frazioni della borghesia, e che la "democrazia degli accordi" ha sempre vinto sopra i conflitti. Di questo modo, il tipo di modello economico che si è instaurato in Cile - dove la precarietà del lavoro è la regola, dove praticamente non ci sono restrizioni negli affari dei pochi sopra le necessità della maggioranza che lavora, dove ci sono Accordi di Libero Scambio con quasi tutti i paesi del mondo, la cui controparte è la miseria dei settori economici più deboli e la depredazione delle risorse naturali, e dove la distribuzione del reddito è luridamente ineguale - è stato l'asse portante dell'accordo, con ritocchi cosmetici, della classe politica dominante. La nostra opinione è che, con la Destra al governo in seguito a queste elezioni, non cambierà il panorama. Anche se ci saranno alcune differenze - come, ad esempio, il fatto che ci sono alcuni diritti sociali che la Concertazione non ha deciso di tagliare, oppure non aveva fatto in tempo a farlo - queste differenze non sono sostanziali. In questi 20 anni, la Concertazione ha impresso una visione del paese che è oggi egemonica e che esprime la legittimazione dell'ineguaglianza del capitalismo in nome della "governabilità" e della "democrazia". In questo senso, bisogna tener conto del fatto che in quest'ultimo anno, nel periodo pre-elettorale, si è vista una situazione alquanto strana: la Concertazione era presumibilmente debilitata, divisa, ma il progetto concertazionista si veniva espresso con più vigore che mai da parte dei vari candidati. Vedi personaggi come Jorge Arrate, che veniva dal blocco governativo, con una certa riluttanza e con spirito critico, ma in rappresentanza di un Partito Comunista molto affine alla Concertazione; uno come Marco Enríquez-Ominami, che dichiarava di essere lui la continuazione della Concertazione; un Edoardo Frei, appoggiato formalmente dai partiti di Governo; e Sebastián Piñera, che intendeva proporsi egli stesso come colui che offriva la Concertazione, ma "ben amministrata", "estendendo i benefici alla classe media" e "senza i vizi del passato". In quanto all'elezione stessa, e come spiegazione della vittoria di Piñera, c'è un'evidente crisi nell'elettorato. Oltre il 40% delle persone sopra i 18 anni o non è iscritto alle liste elettorali, o non ha votato oppure ha annullato il voto o ha votato scheda bianca. Pertanto, Piñera è stato eletto con circa il 30% dei voti degli aventi diritto, senza che ci fosse stato un sensibile aumento del totale dei voti che storicamente riceve la destra. Dunque, secondo noi non vi è stata in effetti alcuna svolta a destra della società cilena e le posizioni politiche dell'elettorato sono rimaste più o meno invariate. Al contrario degli analisti politici, noi non crediamo che il Cile sia cambiato, e precisamente per questo ha vinto Piñera: quello che sì spiega la sua elezione è la delegittimazione della partecipazione alle elezioni e in generale della politica istituzionale, ed inoltre una depoliticizzazione profonda in termini della completa assenza di progetti politici nella società cilena. In questo vuoto della politica reale, può avere successo una proposta puramente propagandistica come quella di Piñera. E' anche un vuoto programmatico, nel senso che la Destra è arrivato al governo promettendo delle "cose", senza però chiarire le misure che intendeva prendere. Hanno dichiarato semplicemente che essi faranno le cose bene. Così si autoproclamano amministratori migliori rispetto alla Concertazione, senza corruzione e con facce nuove. Un altro livello di analisi è quello delle implicazioni immediate e dirette in termini di rapporti internazionali, perché si rafforza l'asse dei governi più reazionari della regione latinoamericana (Perù, Colombia, Messico, ecc.), il che dà maggior impulso agli interessi imperialistici degli USA, già imbarcati in una nuova offensiva, dopo il golpe in Honduras e, ancora più di recente, l'invasione di Haiti in veste di "aiuti umanitari". Un'altra conseguenza diretta del trionfo della Destra è una probabile stretta sulla spesa sociale, considerando l'enfasi che storicamente la Destra pone in questo ambito. Ricordiamo però che tale spesa è già molto ridotta, visto che i diritti sociali durante gli anni della Concertazione in aree quali l'istruzione, la salute, la casa, sono a malapena coperti dalle risorse dello Stato, nonostante la misura dei "bonos focalizados". In generale, la spesa pubblica degli ultimi tempi non è altro che una serie di misure di salvataggio degli investimenti dei capitalisti. In ogni caso, sappiamo che Piñera non può fare tagli drastici, perché la sua popolarità ne risentirebbe troppo; così come sappiamo che per quanto riguarda le pubbliche finanze, nel caso in cui lo Stato cileno si trovasse al verde, tanto la Concertazione quanto la Destra avrebbero ricorso ai tagli della spesa pubblica. Secondo noi, un altro aspetto importante è la parziale riconfigurazione del panorama politico, dal momento che anche prima delle elezioni diversi settori parlavano di voler creare una nuova "coalizione progressista". Ci sono qui varie considerazioni da fare. Quella fondamentale, e più pericolosa, è che questi settori faranno il gioco delle due squadre: fare "opposizione costruttiva", come dicono, non significa altro che appoggiare Piñera al governo e nel parlamento (un esempio ne è la buona ricezione dell'idea di un "governo di unità nazionale"), e nel frattempo attivare la mobilitazione sociale, strumentalmente, in funzione di tornare al governo, in linea con le dichiarazioni del presidente della CUT, Arturo Martínez. Questo nuovo blocco "progressista" può raggruppare i partiti della Concertazione ed i sostenitori di Marco Enríquez-Ominami, e forse avvicinarsi al Partito Comunista e ad altre forze di sinistra, o può escludere alcuni di questi, anche se non cambierebbe molto. Qui nasce un falso dilemma tra il "progressismo" e la Destra, come accadde in passato con la Dittatura contro la Democrazia, falsi dilemmi contro cui ogni onesto militante sociale deve combattere. Dal momento che è possibile che ci sarà una deriva delle forze concertazioniste verso la mobilitazione sociale, per poter ricaricare le proprie forze - il che implicherebbe una strumentalizzazione del movimento popolare - dovremo prepararci a far fronte ad uno scenario di maggior movimento, ma con un'ottica poco favorevole ad un progetto rivoluzionario ed autonomo dei/delle lavoratori/trici e dei popoli. Da parte nostra, bisogna trarre il massimo vantaggio dalle situazioni che possono nascere per poter rafforzare e costruire la nostra forza del campo popolare per affrontare il regime capitalista con indipendenza, autonomia e solidarietà tra coloro che lottano. Il nostro compito, il compito del movimento popolare, che è sempre stato un compito arduo, è di difendere quel poco che c'è, e continuare a lottare per quello che non abbiamo, ma che ci appartiene.
Per il Socialismo e la Libertà! Estrategia Libertaria
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali
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