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Manifesto per il Comunismo Anarchico

category italia / svizzera | movimento anarchico | documento politico author Monday January 18, 2010 23:39author by Unione dei Comunisti Anarchici d'Italiaauthor email ucadi at ucadi dot org Report this post to the editors

Il nostro agire politico privilegia la piena partecipazione di tutti alle azioni di lotta, stimola la partecipazione alle lotte di emancipazione e di affrancamento dallo sfruttamento per il superamento del rapporto salariato, nella prospettiva di una società solidale.


MANIFESTO PER IL COMUNISMO ANARCHICO


Noi militanti della lotta di classe sentiamo il bisogno di svolgere insieme un’azione comune finalizzata allo sviluppo del comunismo anarchico in Italia.

Perciò ci rivolgiamo a tutti coloro che, animati dal nostro stesso fine, desiderano lottare e sviluppare esperienze e confronti finalizzati a diffondere la pratica del comunismo anarchico nelle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori, forti di una memoria storica di esperienze e di lotte delle quali ci consideriamo portatori.

Il nostro appello è diretto sia a chi ha sviluppato negli anni di militanza politica un vissuto di lotte e di ricerca di strategie politiche di azione anticapitalistica, sia a chi oggi vuole impegnarsi nella lotta per una società di liberi ed uguali e contro lo sfruttamento di un essere umano su altri.

OBIETTIVI DEL NOSTRO AGIRE POLITICO

Il nostro agire politico privilegia la piena partecipazione di tutti alle azioni di lotta, stimola la partecipazione alle lotte di emancipazione e di affrancamento dallo sfruttamento per il superamento del rapporto salariato, nella prospettiva di una società solidale. L’obiettivo è quello di consentire l’accesso di tutti alle risorse, lottando contro l'egemonia dei paesi più sviluppati sui poveri del mondo, nella consapevolezza che il comunismo anarchico è l’unica strada verso l’uguaglianza e la libertà sia dal bisogno che di garanzia dei diritti civili, di genere, di status.

Problemi quali la qualità e durata della vita, il peso dell’inquinamento e del deterioramento del clima pongono oggi in modo drammatico la ricerca di un’etica compatibile con questi valori che si leghi indissolubilmente alla lotta di classe in quanto la ricerca dell’eguaglianza economica non può prescindere dal diritto a una vita e a una morte consapevole, da relazioni sociali e affettive che superino le differenze di genere, da un rapporto con la natura che recuperi una relazione sana con l’ambiente, da una matura riflessione sulle metodiche di accesso all’energia, da un approccio alle tecniche produttive che liberi sempre di più energie da dedicare alla vita e all’arricchimento di se stessi.

L’eliminazione degli squilibri nella distribuzione delle ricchezze tra le classi e tra le diverse aree del mondo non può che accompagnarsi alla lotta per la liberazione dall’oppressione religiosa in quanto non vi è libertà dal bisogno se essa non riguarda insieme la dimensione economica e quella valoriale. Su quest’ultimo campo la battaglia va combattuta contro ogni forma di schiavitù religiosa affermando il valore supremo della libertà di coscienza il che comporta la garanzia del diritto di ognuno di credere e di appartenere ad una confessione religiosa, nella consapevolezza che la strada verso la liberazione dal bisogno religioso richiede un percorso graduale e libero, progressivo, che passa all’interno delle coscienze e deve essere supportato dal mutamento dei rapporti produttivi e dal superamento della divisione della società in classi. La libertà di coscienza tuttavia esplica i suoi benefici effetti sul piano valoriale la dove l’appartenenza religiosa e il culto pubblico di essa non si traduce nel perseguimento di obiettivi politici quali la costruzione di società teocratiche o condizionate da strutture confessionali, che pretendono di farsi interpreti di valori totalizzanti e vogliono costruire su questi obiettivi un’alleanza interclassista di segno religioso e fideistico.

La società che va prendendo forma dai valori e dalle considerazioni fin qui enunciate è frutto in parte di un processo dialettico di confronto tra le forze in campo, costituisce un progetto in progresso che si va delineando nel tempo e col tempo si arricchisce di articolazioni e di contenuti, misurandosi con l’evoluzione della società e della specie, nella convinzione che gli esseri umani sono frutto dell'evoluzione biologica, nascono e crescono sulle esperienze, fanno tesoro della loro storia e dei loro errori come delle positive esperienze, della poesia, della bellezza, dell’amore e del piacere, delle tradizioni e dei ricordi, della socialità e delle feste, della musica e dell’arte.

Lo sviluppo graduale dei rapporti sociali e produttivi verso una gestione di essi che permetterà l’uguaglianza e la liberazione dal bisogno, se pure ha bisogno di rotture rivoluzionarie è tuttavia un processo graduale che richiede una fase di transizione, non sappiamo quanto lunga anche perché non ne conosciamo esattamente l’approdo, anche se ne individuiamo i contorni. Perciò essa avrà bisogno del diritto per gestire oggi e nella fase di transizione i rapporti interpersonali nella consapevolezza che non esiste una legge giusta ma che essa è il risultato di una relazione contrattuale che registra innanzi tutto i rapporti di forza tra le classi in un dato momento storico.

IL COMUNISMO ANARCHICO NELLA REALTA' ODIERNA

Oggi, all’inizio di un nuovo secolo, usare ancora la parola “comunista” suona terribilmente datato, eppure noi la rivendichiamo con orgoglio, come rivendichiamo con orgoglio di essere tra i pochi che ritengono la “lotta di classe” il naturale dispiegarsi delle relazioni sociali in una società capitalistica. Nel nostro paese e nel mondo, auspice l’implosione dei paesi a “socialismo reale”, l’offensiva ideologica volta alla cancellazione della coscienza dei rapporti di forza tra sfruttati e sfruttatori non ha subito soste. Non sta certo a noi rivendicare alcuna nostalgia dell’ex Unione Sovietica, dei suoi satelliti, dei partiti che nei paesi capitalistici ne hanno sostenuto il ruolo di modello cui attenersi, perché mai le nostre critiche a quella concezione sociale sono venute meno.

Il fatto è che un’attenta campagna culturale ha declassato la parola “ideologia” a sinonimo di falsa credenza, la parola “utopia” a sinonimo di violenza sulla realtà oggettiva e la parola “comunismo” a sinonimo di criminalità politica. C’è un sostrato strutturale in questo passaggio: la finanziarizzazione dell’economia, la diaspora produttiva, la polverizzazione del lavoro e della sua rappresentanza; la crescente precarizzazione dei rapporti di lavoro, cui i sindacati non hanno saputo opporre alcuna resistenza ed a cui anzi spesso hanno contribuito. Un ciclo produttivo disseminato reso possibile e controllabile dalla tecnologia informatica, ha disarticolato i rapporti sociali, rompendo i legami solidali che avevano fatto forte le classi sfruttate nell’arco di un secolo e mezzo.

Ma, come noi crediamo, ogni mutamento sovrastrutturale ha le sue retroazioni nella sfera produttiva e rende possibile altri e più profondi cambiamenti. Senza prendere in esame l’allargarsi del lavoro a domicilio (telelavoro), l’isolamento del singolo prestatore d’opera di fronte al proprio videoterminale crea l’illusione di essere il controllore del proprio produrre e così l’individualismo, tipico un tempo solo dei lavori diffusi in appalto sui territori, si allarga a tutti i lavoratori, rendendo possibile un ulteriore affondo dell’offensiva padronale.

Inoltre, l’abitudine ad interagire con una realtà virtuale, l’assuefazione alla facilità di manipolare senza sforzo i testi, l’accavallarsi di informazioni plurime, incontrollate, effimere, rendono naturali fenomeni quali la finanza volatile e i capitali senza origine né destino, sfumando i contorni proprietari delle ricchezze prodotte. Anche la storia, patrimonio prezioso che nasce dalla memoria, perde significato nel movimento convulso della cronaca, in modo che tutto diventa credibile, anche il contrario di quanto era assolutamente “vero” il giorno prima.

Tutto ciò crea una forte instabilità nei legami sociali ed individuali, comportamenti che sempre più si discostano dalla solidarietà individuale e di gruppo, e tanto meno di classe; si generano relazioni instabili; il futuro decade da opportunità a minaccia. La nostra azione sarà, quindi, controcorrente, ma non rivolta al passato, anche perché un modello costruito sui presupposti sopra descritti non ha futuro.

Partendo da questa riflessione noi, in parte già militanti dell'FDCA e forti del sostegno di nuove compagne e compagni, intendono impegnarsi nella lotta per il comunismo anarchico nulla rinnegando delle tesi politiche passate e della storia del comunismo anarchico internazionali, ma consapevoli della necessità di sperimentare una formula organizzativa che consenta la partecipazione uguale di tutte e tutti alle scelte politiche e strategiche. Siamo impegnati in una discussione approfondita sulle metodiche di intervento, sulle strutture che dovremo darci consapevoli che la costruzione compiuta di un'organizzazione politica richiede tempi, riflessione e sperimentazione.

Questo è il primo passo nella direzione indicata, senza rimpianto o rivendicazioni per lasciti ed esperienze passate, ma nella prospettiva di un sempre maggiore sviluppo della lotta di classe per il Comunismo Anarchico.

Dicembre 2009

UNIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI D'ITALIA

Per contatti: ucadi@ucadi.org

I materiali finora prodotti sono visibili:
http://www.ucadi.org/comunicato.pdf
http://www.ucadi.org/manifesto.pdf
http://www.ucadi.org/images/cp/01.pdf

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