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Le associazioni di quartiere – un'esperienza personale

category nord america / messico | lotte sul territorio | opinione / analisi author Monday December 21, 2009 19:32author by Larry Gambone Report this post to the editors

L'associazionismo di quartiere è un ambito importante per il coinvolgimento degli anarchici. Tra gli organismi a carattere popolare, come i sindacati o le cooperative, queste associazioni sono le più facili in cui inserirsi. La ragione sta nell'assenza di burocrazia o di quel ceto addetto al controllo burocratico con cui ci si ritrova a dover fare i conti in altre situazioni. Le associazioni di quartiere sono luogo naturale per il coinvolgimento di militanti che sono pensionati, studenti, lavoratori in proprio o fruitori dell'assistenza sociale. [English]
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Le associazioni di quartiere – un'esperienza personale

di Larry Gambone

Faccio parte di una associazione di quartiere da 3 anni. In questo periodo, ho dato una mano nel tenere pulito il quartiere, nella raccolta di fondi, nelle riunioni con oltre 400 residenti, nell'arte pubblica e nella collocazione di cassonetti dipinti. Ha avuto successo una campagna per mettere fine al nocivo inquinamento provocato da un'industria locale. Il Miner's Heritage Picnic ha visto la partecipazione di circa 1000 persone nel 2008. Attualmente siamo impegnati in un progetto di quartiere che punta a preservarne le caratteristiche operaie ed a ricostruire gran parte di quella comunità che è andata perduta a causa degli affari legati all'apertura di grandi ipermercati nelle periferie della città. Gran parte delle cose che facciamo si basa sull'azione diretta. Non chiediamo nessuna autorizzazione, facciamo e basta.

Due anni fa sono stato eletto nell'esecutivo dell'associazione. Le occasioni in cui mi trovo a fare da portavoce oppure a svolgere un ruolo dirigente sono solo quelle in cui entrano in gioco talune mie personali capacità necessarie all'attività dell'associazione. Mi impegno a mantenere un contesto di approccio comune all'interno dell'associazione.Ho dato una mano a costruire un blog ed una newsletter dell'associazione che hanno avuto un grande successo. Grazie alle mie competenze storiografiche ho potuto allestire la mostra di fotografie del Miner's Heritage e ristampare l'opuscolo del 1913 della BC Federation of Labour sul Grande Sciopero del Carbone del 1912. Il mio prossimo obiettivo è quello di mettere su un "dipartimento di documentazione" per ricerche e per pubblicazioni di interesse per il quartiere.

L'associazionismo di quartiere è un ambito importante per il coinvolgimento degli anarchici. Tra gli organismi a carattere popolare, come i sindacati o le cooperative, queste associazioni sono le più facili in cui inserirsi. La ragione sta nell'assenza di burocrazia o di quel ceto addetto al controllo burocratico con cui ci si ritrova a dover fare i conti in altre situazioni. Le associazioni di quartiere sono luogo naturale per il coinvolgimento di militanti che sono pensionati, studenti, lavoratori in proprio o fruitori dell'assistenza sociale.

L'associazione dà voce in modo coordinato al quartiere, crea dialogo e così facendo contribuisce alla ricostruzione della comunità. Laddove tali associazioni non esistono, ecco che la paura oppure pregiudizi strumentalizzati possono dividere la popolazione, incoraggiare l'ostilità verso le minoranze o anche impedire che si sviluppino positività all'interno della comunità. Laddove già esiste un'associazione, essa può prevenire tali ostilità ed indirizzare il quartiere verso una direzione costruttiva.

Ne parlo con cognizione di causa. Nel quartiere adiacente al nostro non c'era nessuna associazione. Un tentativo di creare una mensa per i poveri era stata contrastata da una minoranza che agitava timori verso un arrivo di drogati e di senza dimora. Nel nostro quartiere un vecchio hotel è stato convertito in uno spazio di accoglienza controllato per tossicodipendenti e persone con patologie mentali. Qualcuno ha cercato di bloccare tutto principalmente a causa della paura, ma la nostra associazione è riuscita a ristabilire la calma ed a svolgere un effetto moderatore sul quartiere.

Le ragioni per cui ho aderito alla associazione del mio quartiere sono le stesse di tutti gli altri soci. Intendo preservare la comunità che ancora esiste nel mio quartiere e ricostruire ciò che è andato perduto. Ne faccio parte per ragioni reali, ragioni che hanno a che fare con la mia esistenza personale. Non sono lì dentro per scopi ideologici ed ancor meno per convertire le persone ad una ideologia. E se qualcuno ha ulteriori motivi per starci, in ogni caso si verrà a sapere. Infine, non vi è nessuna differenza tra quello che cerco io, quello che persegue l'associazione e quelle che sono le mie convinzioni. La comunità è anche una delle pietre fondanti del socialismo libertario.

Il mio approccio all'intervento nell'associazione è applicabile a qualsiasi organismo di base o a carattere popolare. Per prima cosa e soprattutto, occorre ascoltare quello che la gente dice, questa è probabilmente la cosa più importante da fare. Se ci si mette in ascolto, si scopre quale e quanta sorprendente e vera disponibilità di talenti esista. Nella maggior parte dei casi, essa va ben oltre le proprie conoscenze, e quanto più uno impara dagli altri tanto più gli altri imparano da voi. Quelle poche occasioni in cui ho avuto un ruolo preminente si sono verificate solo quando le mie competenze erano necessarie all'associazione.

E' importante essere flessibili. Forse non tutto di quello che viene detto o fatto dall'associazione è di nostro gradimento – sebbene non mi venga in mente un solo caso in cui ciò sia successo (devo precisare che non tutte le associazioni di quartiere sono avanzate come la nostra). E' importante stare concentrati sugli obiettivi principali, quali la costruzione della comunità, l'inclusione, l'azione diretta ed il processo democratico, invece di perdere tempo su scopi secondari.

E' necessario fare. A nessuno piacciono le persone che parlano ma non agiscono. All'interno dei limiti del tempo disponibile e delle proprie capacità, è importante farsi coinvolgere e fare le cose. E non solo le cose "fighe". Ma anche preparare tavoli e sedie, fare biglietti, cercare di essere disponibili quando occorre.

Puntare all'essenza delle cose. Si può far riferimento agli elementi fondanti dell'anarchismo, come la democrazia diretta, l'azione diretta, l'autogestione ed incoraggiare tali tendenze, anche senza mai nominare la parola "anarchia". Una dichiarazione aperta di carattere ideologico non farà che dividere le persone, ma una reale prassi anarchica le unirà. Inoltre, dal momento che non siamo i soli nell'associazione ad avere delle idee, è preferibile farle venir fuori dalle gente, piuttosto che farle entrare in quello che le persone già sono. (Non c'è nulla che faccia allontanare così velocemente le persone quanto l'apparire arroganti o sapientoni) Le persone prima o poi capiscono da dove veniamo. Ma finchè siamo rispettati, non saremo ridotti ad una caricatura mediatica.

Una cosa che si scopre quando si fa parte di un'associazione di quartiere che funziona, è che tutti gli elementi progressisti hanno molto più in comune tra loro di quanto ne possano avere gli elementi xenofobi o reazionari. Che si sia social-democratici, socialisti, verdi o anarchici, non sembra avere una grande importanza al livello di associazione nel territorio. Tutto ciò che vuole la gente è poter avere maggiore controllo sulle proprie vite, costruire la propria comunità ed essere inclusivi.

Rispetto alle associazioni di quartiere che sono influenzate da persone vittime della paura o della sindrome NIMBY ( Not In My Back Yard), il ruolo degli anarchici è ovvio – contrastare queste negatività ed incoraggiare un approccio inclusivo nella costruzione della comunità. Tuttavia, se l'associazione agisce in genere già in modo anarchico, che importanza può avere insistere sul farci parte in quanto anarchici? O puntualizzare sulle proprie teorie e ideologie?

Tutte le esperienze ed i punti di vista hanno valore – incluso il nostro. Un anarchico esperto, di buone letture, porta con sè la conoscenza della sociologia del potere, un ricco bagaglio di mutuo appoggio, di azione diretta ed una memoria storica dei movimenti sociali. Non saremo i soli, ovviamente, nel disporre di tali conoscenze, ma la differenza sta nel fatto che in quanto anarchici, siamo degli esperti in questi campi. Abbiamo gli strumenti per rafforzare le tendenze libertarie che già si esplicano nell'associazione.

Inoltre, abbiamo una visione che va al di là dei progressi dell'associazione di quartiere, di città, o anche della ricostruzione della comunità come un intero. Ancora una volta, non saremo unici in questo, ma l'anarchismo prevede una forma di organizzazione sociale completamente differente da quella esistente. Nel caso di un crollo sociale, economico ed ambientale dello Stato, la vecchia forma di organizzazione sociale, centralista e gerarchica risulterà insostenibile. Le associazioni di quartiere, quali istituzioni decentrate e basate sulla democrazia diretta, potrebbero formare i nuclei di una nuova forma di governo - quella dei consigli di quartiere federati. In quel momento gli anarchici dovrebbero farne già parte per promuovere la nuova concezione di organizzazione sociale.

Larry Gambone

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

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