Chi non salta clandestino è, è….
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documento politico
Sunday May 17, 2009 01:42
by Federazione dei Comunisti Anarchici - FdCA
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Comunicato sul DDL sicurezza
Il voto alla Camera del 14 maggio che ha fatto passare il disegno di legge sulla sicurezza pone per la prima volta in questo paese le basi legali per attuare politiche discriminatorie a tutti i livelli della società civile verso altri esseri umani e lavoratori immigrati in Italia in cerca di un futuro migliore. [English]
CHI NON SALTA CLANDESTINO E’, E’….
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO!
Il voto alla Camera del 14 maggio che ha fatto passare il disegno di
legge sulla sicurezza pone per la prima volta in questo paese le basi
legali per attuare politiche discriminatorie a tutti i livelli della
società civile verso altri esseri umani e lavoratori immigrati in
Italia in cerca di un futuro migliore.
Nonostante le proteste della società civile, nonostante le voci di
semplice buonsenso degli operatori, nonostante i tentativi di limare
gli articoli più eclatanti, con il reato di clandestinità si sancisce
di fatto la riduzione in schiavitù di donne e uomini che abitano
questo paese, privandoli dei diritti più elementari e consegnandoli di
fatto alla malavita organizzata internazionale che gestisce questo
immenso mercato di braccia.
Il grande affare securitario che investe le città, i quartieri, le
scuole, gli ospedali, le famiglie con badanti, le fabbriche riceverà a
breve la legittimazione parlamentare e aprirà legalmente la caccia a
tutti coloro che vengono additati a nemici del popolo italiano solo
perché colpevoli di essere clandestini. Senza documenti perché
sbarcati da “barconi” e non da voli di linea, con il permesso scaduto
perché privati dalla crisi di un permesso di soggiorno legato al
contratto di lavoro o perché vittime della burocrazia, irregolari
perché costretti a lavorare in nero, invisibili perché figli di
clandestini, tutti appaiono potenziali nemici del popolo italiano.
Anche se su di loro poggiano sempre di più le casse dello stato e i
lavori di cura. E sarà anche reato di favoreggiamento della
clandestinità mettere in atto pratiche di solidarietà verso gli
immigrati senza permesso di soggiorno, dar loro lavoro, curarli,
accoglierli a scuola. La caccia colpirà così anche chi combatte le
discriminazioni, chi contrasta il razzismo e il veleno del
neo-fascismo che serpeggia nei quartieri delle nostre città, chi non
si arrende a questo imbarbarimento che si vuole trasformare in senso
comune.
La posta in gioco è il controllo del territorio, non solo sul piano
poliziesco-repressivo, ma anche sul piano della segregazione etnica,
del ricorso a ideologie integraliste (neo-fascismo, clericalismo,
militarismo), della valorizzazione affaristica e capitalistica di esso
(aree dismesse, case e mercati dei clandestini) senza avere tra i
piedi forme di dissenso. Questo controllo si estende ora al
Mediterraneo, alla Libia ed i respingimenti sanciscono la
clandestinità già in acque internazionali. Non sono forse le
motovedette già suolo italiano?
I lavoratori e le lavoratrici immigrati/e sono ora i/le primi/e a
farne le spese. Ogni ondata securitaria avrà ora l’imprimatur del
Parlamento e diffonderà la paura sotto la minaccia dell'espulsione o
di 6 mesi di reclusione nei nuovi e "confortevoli" CPT a gestione
consociativa cattolica e coop.
Questo terroristico controllo diventato legge si aggiunge alle tante
legislazioni nel mondo che hanno lo scopo di tenere sotto scacco la
classe lavoratrice mondiale nel tentativo di nascondere che è la crisi
dell'economia e la creazione di zone di selvaggio sfruttamento a
spingere i migranti a cercare migliori condizioni di vita.
Il feroce sfruttamento economico del capitale infatti non guarda in
faccia a nessuno, non sta a sottilizzare sul colore della pelle né
tanto meno sulle credenze religiose; prende di mira soprattutto gli
strati più deboli della popolazione, proprio perché più facilmente
ricattabili e quindi più facilmente sfruttabili. Ieri i lavoratori
italiani, irlandesi, ispanici negli USA, oggi quelli africani, europei
dell'est, mediorientali nella democratica Europa.
Separare i diritti (politici e sociali) dalla nazionalità, per la
libertà di circolazione e di insediamento, è un mezzo per combattere
questa tendenza del capitalismo.
Sono proprio questi muri che dobbiamo abbattere o superare con
organismi di base cosmopoliti di italiani e nuovi cittadini, per
lottare insieme contro le discriminazioni e per la piena cittadinanza,
a tutti i livelli, a partire dalla lotta per la sicurezza sociale, per
i diritti all'abitare, ad un lavoro dignitoso, per una scuola e una
sanità accessibili a tutti.
In questa lotta è bene essere consapevoli che laddove le subdole forme
repressive delle istituzioni non bastassero (vedi ronde), bisognerà
affrontare il razzismo incarnato oggi nelle formazioni neo-fasciste
che appestano il territorio con una buona dose di consenso
istituzionale.
Occorre, quindi, costituire reti antifasciste e antirazziste di massa
che uniscano la battaglia culturale ed il mantenimento della memoria
delle lotte della classe lavoratrice a campagne di agibilità piena del
territorio, che siano capaci di ampliare e mettere in campo tutte le
pratiche di solidarietà diretta necessarie a depotenziare il più
possibile queste leggi razziste e questo clima avvelenato.
E unitamente alla lotta per l'acquisizione della piena cittadinanza,
occorre favorire la partecipazione diretta e a pieno titolo dei
lavoratori migranti alle lotte sindacali, sociali e territoriali
contro le logiche repressive, criminali, discriminatorie e di
sfruttamento di cui il governo di questo paese si sta dimostrando
sempre più capace. Coscienti come siamo che ogni riduzione dei
diritti colpisce e indebolisce qualunque forma di dissenso e di
alternativa, sempre.
15 Maggio 2009
Federazione dei Comunisti Anarchici