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Italia “clandestina” nel mondo…

category italy / switzerland | migration / racism | non anarchist press author Wednesday May 13, 2009 19:16author by GASPARE SERRAauthor email spazio.libero at email dot it Report this post to the editors

IL RESPINGIMENTO DEI MIGRANTI IN MARE E' ATTO CONTRARIO AL DIRITTO INTERNO ED INTERNAZIONALE!

ANCH’IO SONO ORGOGLIOSO D’ESSERE CULTURALMENTE “BASTARDO”!

PERCHÉ QUESTO TITOLO?

Con grande piacere ho ripreso un’immagine esemplare utilizzata da Andrea Camilleri, scrittore ed intellettuale siciliano, per rappresentare l’immagine di noi Italiani: quella di un popolo, date le sue radici multi-entico-culturali, culturalmente “bastardo”, ossia frutto di un’incredibile (e sedimentata nei secoli) mescolanza di genti, culture, tradizioni, civiltà … una combinazione perfetta da cui è derivata la nostra più grande forza culturale e identitaria!
Lo spunto per questa considerazione è sorto dalle recenti affermazioni del Premier Berlusconi, dichiaratosi contrario ad un modello di Italia multietnica e multiculturale. Dimenticando, però, che l’Italia multietnica -piaccia o non piaccia- esiste già!
Il nostro Paese, in questi ultimi anni, sembra essere diventato sempre più “smemorato” piuttosto che bastardo, perdendo inesorabilmente la memoria storica del suo passato (anche più recente) e disinteressato sempre più spesso alla “verità”… Ci si è dimenticati presto di essere stati un “popolo migrante” (fino a pochi decenni fa, disprezzato e malvisto in America come in Belgio o Germania …), finendo con l’applaudire alla politica della cd. “tolleranza zero” contro i nuovi immigrati di oggi (bruttissima parola, dietro cui si camuffa a volte la più becera “intolleranza”!).

IN COSA SI TRADUCE LA “TOLLERANZA ZERO”?

Accade per la prima volta nella storia repubblicana che il nostro Paese adotti una politica del “respingimento” dei barconi di immigrati fermati nelle acque internazionali come soluzione estrema al problema -sicuramente presente- della clandestinità!
La linea dettata dal Ministero dell’Interno è inequivocabile: respingere al largo le “carrette del mare” di immigrati (provenienti dalla Libia, in particolare) così da risolvere all’origine il problema degli sbarchi lungo le nostre coste!
Ciò, però, in pieno contrasto:
1- sia con il “diritto internazionale” (la Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiati del 1951)
2- sia con il “diritto interno” (il Testo Unico in materia di immigrazione).
L’Italia, per perseguire “a muso duro” politiche di sicurezza e legalità, si è paradossalmente posta in una condizione di palese “illegalità”: di scandalosa “violazione dei diritti umani”!

PERCHÉ IL RESPINGIMENTO DEI MIGRANTI IN MARE VIOLA IL DIRITTO INTERNAZIONALE?

La politica dei respingimenti in alto mare di “barconi di disperati” si pone in aperto contrasto:

1- con l’art. 33 della Convenzione di Ginevra, che stabilisce un espresso divieto d’espulsione e di rinvio al confine dei rifugiati: “nessuno Stato contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”.
Da cosa sorge la violazione? Dal fatto che nei barconi respinti -certamente gestiti dalla criminalità organizzata- si trovano pure (se non in gran parte) gente in fuga da guerre o persecuzioni, profughi in cerca di una via di fuga dai loro paesi e che, essendo rispediti indietro senza nemmeno entrare in territorio italiano, sono privati del diritto di richiedere asilo politico al nostro Paese!
A parte il fatto che la Libia, se rispettasse davvero gli accordi con l’Italia (per i quali paghiamo il dazio di 200 milioni di euro l’anno!), dovrebbe evitare in partenza che tali barconi prendano il largo dalle proprie spiagge, la questione imprescindibile è una: la Convenzione di Ginevra (ratificata dall’Italia) si basa sul “principio di non respingimento” dei migranti:
- sia verso lo “Stato di provenienza”
- sia verso qualsiasi altro “Stato terzo” che non garantisca la piena salvaguardia dei diritti umani ed il rispetto della Convenzione stessa.
L’Italia, invece, non solo sta presuntuosamente violando tale principio del diritto internazionale ma, per di più, respinge gli immigrati (tra cui sono certamente presenti molti profughi!) verso la Libia, un paese:
- non democratico, che non offre ampie garanzie di rispetto dei diritti umani (nessuno sa realmente che fine fanno e in che condizione vengono trattenuti i migranti una volta respinti in Libia!)
- e nemmeno siglante la Convenzione di Ginevra (dunque non vincolato dall’obbligo di non respingimento in patria dei migranti, anche se aventi lo status di rifugiati!)

2- con l’art. 35, che impone agli stati firmatari la Convenzione obblighi di cooperazione con le Nazioni Unite: “gli Stati contraenti s’impegnano a cooperare con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, o con qualsiasi altra istituzione delle Nazioni Unite che dovesse succedergli, nell’esercizio delle sue funzioni e a facilitare in particolare il suo compito di sorveglianza sull’applicazione delle disposizioni della presente Convenzione”.
Le dichiarazioni critiche contro l’atteggiamento del Governo italiano espresse dal segretario delle Nazioni Unite in persona, Ban Ki-moon, sono l’eclatante dimostrazione!

PERCHÉ IL “RESPINGIMENTO” È CONTRARIO ANCHE AL DIRITTO INTERNO?

Anzitutto, l’art.10 della Costituzione stabilisce che “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche, garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto all’asilo nel territorio della Repubblica”.
Tale disposizione, ovviamente, viene vanificata se si respinge direttamente in mare lo straniero non garantendo a questi nessuna possibilità di richiedere asilo alle nostre Autorità!
Inoltre, il T.U. in materia d’immigrazione vigente in Italia stabilisce le procedure con cui affrontare il fenomeno della migrazione clandestina, senza prevede il respingimento in mare degli immigrati bensì:
- l’accoglienza ed il soccorso agli stessi
- la loro permanenza nei centri di identificazioni temporanea (al fine di vagliarne la posizione caso per caso)
- il riconoscimento dello status di rifugiato a chi non solo ne faccia richiesta ma dimostri anche di averne diritto
- e, infine, l’espulsione di tutti gli immigrati irregolari (o “clandestini”) che non godono dello status di rifugiati.
La politica dei respingimenti in mare non fa altro che “raggirare” queste procedure di garanzia!

CHI SONO I RIFUGIATI?

Ai sensi dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra, rifugiato è “chiunque (…), nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche:
- si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato;
- oppure, essendo apolide e trovandosi fuori del suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi”.
Un rifugiato non è un “migrante economico” che arriva illegalmente in Italia solo per migliorare le proprie condizioni di vita o per garantire un futuro migliore ai propri figli: chi ottiene asilo è sempre e solo una persona che fugge per sopravvivere, per sfuggire a guerre o persecuzioni nel proprio paese!

PERCHÉ LA “POLITICA DELLA SICUREZZA” NON VA CONFUSA CON LA “POLITICA DELL’IMMIGRAZIONE”?
(…)

PUOI LEGGERE LA SECONDA PARTE DELL’ARTICOLO SU:
http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/ITALIA-CLADES...2.htm

Gaspare Serra

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