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Monday November 10, 2008 10:02 by Mazen Kamalmaz mazen2190 at maktoob dot com
![]() I media liberali occidentali ancora non raccontano la verità sui regimi totalitari-nazionalisti arabi. Vediamo ad esempio il mio paese, la Siria. Ci hanno raccontato che l’amministrazione Bush critica incessantemente il regime siriano sin dalla caduta di Saddam a causa delle pratiche oppressive di questo regime e che il vero intento dell’amministrazione Bush era di sostituirlo con un regime veramentedemocratico come parte del progetto statunitense per la democratizzazione del Medio Oriente. [English] Verso un vero cambiamento democratico nel Medio OrienteI media liberali occidentali ancora non raccontano la verità sui regimi totalitari-nazionalisti arabi. Vediamo ad esempio il mio paese, la Siria. Ci hanno raccontato che l’amministrazione Bush critica incessantemente il regime siriano sin dalla caduta di Saddam a causa delle pratiche oppressive di questo regime e che il vero intento dell’amministrazione Bush era di sostituirlo con un regime veramentedemocratico come parte del progetto statunitense per la democratizzazione del Medio Oriente. Invece, il vero motivo di tale conflitto sta piuttosto nel progetto dell’amministrazione Bush di dominare il Medio Oriente, a partire dall’Irak. Avvertendo la minaccia, il regime siriano cercava di tenere occupati le truppe americane in Irak ed il suo ruolo nel mantenere viva la resistenza antiamericana era vitale, e qualcosa che l’amministrazione Bush non poteva assolutamente perdonare o dimenticare. Un’altra causa apertamente indicata dai rappresentanti dell’amministrazione è la Palestina ed il Libano, dove il regime siriano “sostiene” retoricamente le forze della resistenza al fine di usarli succesivamente nelle trattative con gli americani e gli israeliani. Bush stesso, ed altre figure di rilievo nella sua amministrazione, continuamente chiede che il regime siriano cambi, di modo che gli USA possano poi ridurre le pressioni su di esso. In questo contesto, i media occidentali hanno potuto vedere solo l’oppressione del regime, cioò dell’elite, e non hanno potuto nemmeno scorgere il terribile impatto delle politiche di questo regime sulle condizioni di vita delle masse, della maggioranza dei siriani. E le loro condizioni non sono mai state così brutte: i prezzi dei beni di prima necessità aumentano continuamente, così come la disoccupazione; inoltre, la nascita di una nuova classe che ha le sue origini nella burocazia dominante e che si è formata a causa della privatizzione dell’industria e dei servizi ha condotto milioni di siriani in condizioni di povertà, miseria e addirittura fame. Queste sofferenze sono state volutamente ignorate dai paladini della democrazia, semplicemente perché sono la conseguenza delle stesse politiche neoliberiste a cui tutto il mondo è ormai soggetto, nel nome della globalizzazione capitalista, producendo ovunque gli stessi risultati. Tutto ciò è in forte contrasto con l’attenzione liberamente data alla repressione da parte del regime contro un piccolo gruppo d’elite di intellettuali e politici che hanno abbracciato il neoliberismo in quanto unica espressione di libertà e che li porta ad accettare che l’unico possibile modo per effettuare un cambiamento in senso veramente democratico nel paese è la pressione esercitato dagli USA o addirittura l’invasione del paese da parte di questi. Infatti, si capisce qui il vero significato della democrazia predicata da Bush e Rice in quest’ultimi otto anni: il governo da parte di un’elite satellitare o amica, anche se i nuovi governanti dell’Irak post-Saddam si sono rivelati meno pro-USA di quanto non si pensava. E il fatto cheora Bush se ne va dalla Casa Bianca non vuol dire che ci saranno cambiamenti. Infatti, il regime siriano – e anche lo stesso Saddam e al-Qaeda – sono stati in altri momenti alleati dell’America, cioè in piena Guerra Fredda, quando l’Unione Sovietica poteva offrire a questi regimi sostegni politici e bellici. Tutto ciò significa una cosa sola: che un vero cambiamento democratico può solo avvenire con la liberazione dei nostri popoli, e questo non ha niente a che fare con il dominio statunitense sulle risorse petrolifere della nostra regione. Che il conflitto per il dominio tra i poteri oppressivi, che siano locali o stranieri, “nazionalisti” o globali, non è legato alle lotte dei nostri popoli, sirani o iracheni, per la libertà e la giustizia, per migliori condizioni di vita. E che gli unici ad avere veramente interesse nella completa libertà sono le masse, le vere vittime delle politiche del regime e dei paladini occidentali della globalizzazione. E che anche il formarsi di un mondo multipolare in contrasto con quello attuale, dominato interamente dagli USA, non significa la democratizzazione del nostro mondo; significa solo che la torta si dividerà tra più poteri avidi, non che la si dividerà in modo equo.
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali |
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